patrizia-fiannaccaFonte:  “THE INTERNATIONAL ASSOCIATION OF LIONS CLUBS. DISTRETTO 108 YB – ITALY. SECONDA CIRCOSCRIZIONE. ANNO 1996/97. UN BENE CULTURALE DA SALVARE. ELABORATI PER IL CONVEGNO DELLA II CIRCOSCRIZIONE – BANCA POPOLARE S. VENERA. ACIREALE, GIUGNO 1997”

PATRIZIA FIANNACCA, LA CHIESA DI S. NICOLA A CASTIGLIONE DI SICILIA, pp. 44-48.

[Testo] “[44][Foto facciata della chiesa. Didascalia: “Fig. 1. Chiesa di S. Nicola come appare percorrendo da Castiglione la S. S. per Francavilla (Antica Strada Regia)”].

[45]LA CHIESA DI S. NICOLA A CASTIGLIONE DI SICILIA. Patrizia Fiannacca

La Chiesa di San Nicola (fig. 1) sorge sull’antica Strada Regia Castiglione-Francavilla, a circa due chilometri dal centro abitato di Castiglione. Il sito, sicuramente molto pittoresco in tempi passati, come si evince dalla descrizione resa dal Sardo (fig. 2), grazie anche alla prossimità del fiume Alcantara che vi scorre su un letto basaltico, è stato, in tempi recenti, deturpato dalla realizzazione di un opificio che risultando sostanzialmente addossato alla costruzione, ne sminuisce notevolmente il fascino. Non si hanno notizie precise riguardo la data di costruzione della chiesa. Testimonianze del periodo bizantino sono date sia dalla posizione dell’altare (fig. 3) che guarda ad oriente, che dallo stesso Santo cui è dedicata, S. Nicola, il cui nome ricorre frequentemente nell’onomastica delle chiese di Costantinopoli. Inoltre è noto che il culto e il racconto dei miracoli di questo Santo, che ne fanno il taumaturgo per eccellenza, acquistarono grande importanza in Occidente (Roma e Italia meridionale) con il IX secolo. Periodo in cui la Sicilia subiva ancora l’influenza bizantina. La costruzione pertanto si può ritenere anteriore al secolo X, vista anche la semplicità della decorazione esterna, dove mancano le alternanze regolari di pietre e mattoni e le inserzioni di ceramiche che si adottano a partire da questo periodo in poi. Il gusto arcaico si rivela anche nella pianta longitudinale (fig. 4), che non rappresenta lo schema tipico dell’architettura religiosa bizantina che, infatti, dal IV secolo in poi cercò di riprodurre soprattutto la forma della croce coronata da cupola. La chiesa di S. Nicola richiama piuttosto lo schema della basilica di tipo ellenistico con copertura a tetto. Successivamente la struttura venne ulteriormente rimaneggiata; risultano infatti normanne le finestre e le porte, contornate da conci di arenaria. Come in altri esempi di chiese dell’epoca, appare evidente dallo stesso monumento che i costruttori non sono andati molto lontano per procurarsi sia i materiali richiesti dai cantieri che, soprattutto, i decori in pietra da realizzare all’esterno. Per essi la scelta mette, infatti, tanto a profitto le risorse locali che questa architettura, solitamente chiamata minore, può dirsi affondi le proprie radici nel suolo in cui sorge, rifletta la natura geologica dei luoghi.

[46] Non sono sempre materiali di cava quelli utilizzati nella struttura, ma anche i ciottoli sporadici, reperiti nel vicino fiume. I conci squadrati, come quelli che fungono da pietre angolari nella chiesa, sono tagliati sommariamente a martello; sono sconosciuti quasi del tutto il taglio sapiente della pietra e la perfezione di fattura. Il fatto che la chiesa sia sorta lungo l’antica Strada Regia, e cioè la principale via di comunicazione, che si sviluppava anticamente nell’entroterra per tema dei pirati, indica che al momento della sua realizzazione essa era ritenuta sicuramente di grande importanza. Fino agli inizi del nostro secolo la chiesa era ben conservata, anche se chiusa al culto per la sua lontananza dal centro abitato. Inoltre era oggetto di un rito propiziatorio di origini medievali di notevole interesse presso le popolazioni del luogo, come si legge negli scritti del Sardo. Nelle annate di grande siccità infatti, il simulacro del Santo veniva portato nella chiesa ed ivi lasciato, auspice di immediata e sicura pioggia. La struttura muraria della chiesa è essenzialmente costituita da pietra lavica di colore grigio scuro, disposta in filari intervallati a filari più sottili di laterizi. La pietra lavica risulta lavorata in conci di sezione rettangolare, soprattutto in corrispondenza degli angoli e dell’abside, mentre le restanti superfici esterne sono costituite prevalentemente da elementi lavici di minori dimensioni e dal contorno quasi sempre irregolare. I laterizi, di colore rosso, sono rappresentati principalmente da frammenti di tegole, e da frammenti di mattoni veri e propri. La malta, utilizzata come legante, sia tra i diversi filari che tra i singoli elementi di ogni filare spesso con notevoli spessori, si presenta di colore biancastro e con grana piuttosto grossolana. Inoltre all’interno dell’impasto si trovano rappresentati elementi litoidi di svariata origine, oltre che ulteriori frammenti di laterizi, con dimensioni che superano talvolta i 10 cm. In diversi punti, su tutto e [a fianco: Fig. 2. Manoscritto di Luigi Sardo, studioso castiglionese della fine dell’800]

[47]quattro le facciate della chiesa, si è osservato come la malta non sia presente solo come legante, ma formi anche uno strato di copertura al di sopra degli elementi strutturali, talvolta perfino ricoprendo le arenarie degli stessi portali. Ciò potrebbe portare a due diverse considerazioni, in quanto la malta potrebbe rappresentare una sorta di tamponatura in punti in cui era stato necessario eseguire piccoli lavori di restauro, oppure in un qualche periodo non facilmente determinabile la chiesa fu uniformemente ricoperta da tale impasto, che a poco a poco, sotto l’azione degli agenti atmosferici, si è andato disgregando. [a fianco: Fig. 3 – Sezione trasversale]. Gli unici sobri motivi di decorazione esterna della chiesa, rappresentati da particolari dei portali e dal rosone posto sulla facciata principale, sono realizzati con rocce arenacee, e non a caso, risultando infatti l’arenaria un litotipo molto più facilmente lavorabile della pietra lavica. Inoltre essa crea un apprezzabile contrasto cromatico di elementi chiari su fondo lavico scuro. La facciata principale, rivolta ad Ovest, è caratterizzata da un portale presumibilmente duecentesco a sesto acuto, realizzato con conci areacei di sezione rettangolare nei piedritti e trapezoidale nella volta. Quest’ultima è contornata da altri elementi arenacei di forma arcuata. In alto, al di sopra del portale, è presente un rosone costituito da due elementi arenacei semicircolari, uniti tra di loro e racchiudenti un soggetto cruciforme. Alla sommità della struttura si riconoscono i resti di una veletta campanaria. Sul prospetto Nord della chiesa si osserva la presenza di un portale identico a quello presente sulla facciata principale ma che, a differenza del precedente, non permette l’accesso alla chiesa in quanto murato con una malta di caratteristiche diverse da quella presente nel resto della costruzione. Si è infatti osservato più volte, soprattutto dopo giornate di intensa pioggia, che tale malta ha notevole tendenza igroscopica, e trasmette così l’umidità alle arenarie del portale; queste ultime assumono quindi una colorazione più scura nella porzione a contatto con la malta. La facciata Nord è completata dalla presenza di due strette monofore, anch’esse realizzate con conci arenacei, e che conservano ancora le antiche grate in ferro. Il prospetto Est è caratterizzato dalla presenza dell’abside, all’esterno del quale si apre un’altra piccola monofora che risulta però murata dall’interno. Infine sul prospetto Sud si hanno ancora due monofore di forma leggermente diversa dalle precedenti, ma prive di grate in ferro, ed un portale di dimensioni minori rispetto a quelli presenti sugli altri lati e di forma simile alle monofore soprastanti; tale portale si presume sia stato realizzato successivamente agli altri, ed in particolare intorno al 1400.

[48][a fianco: Fig. 4 – Pianta a mt. 5 da terra] Recentemente è divenuto operativo un piano di restauro promosso dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Catania, mirante, in un primo momento, alla pulitura interna ed al ripristino del tetto, che è stato realizzato con grossa e piccola orditura in legno e manto di copertura in tegole. I lunghi anni di esposizione del manufatto all’azione degli agenti atmosferici hanno però avuto modo di influire negativamente sullo stato di conservazione dell’edificio e del suo contenuto. Ci si riferisce in particolare alla presenza di pregiati affreschi visibili sulle pareti interne. Tali affreschi risalgono ad almeno due distinti periodi. Infatti sullo strato di intonaco più esterno si distinguono una scritta, dalla quale si decifrano solo poche parole, e piccole porzioni di affreschi, a soggetto decorativo, risalenti al 1600. Al di sotto di essi si possono invece notare gli affreschi di fattura quasi sicuramente bizantina: a sinistra dell’altare si osserva un affresco raffigurante S. Nicola, a destra si osserva un’immagine della Madonna con Bambino mentre la parete retrostante l’altare è invece affrescata con la figura di Gesù Benedicente. Chiaramente le condizioni in cui versano tali affreschi sono pessime e, probabilmente, solo la presenza dello strato di intonaco superficiale, che ricopre gli affreschi più antichi, ne hanno permesso la conservazione fino ai nostri giorni; ci sono però stati alcuni interventi di restauro. Il pavimento della chiesa, dopo la pulitura effettuata dagli operatori della Soprintendenza, è tornato alla luce, anche se non perfettamente integro, e risulta costituito da un impasto di cotto di colore rosso. All’interno della chiesa si notano ancora due file di panche in muratura addossate alle pareti laterali, mentre in corrispondenza dell’abside è presente l’altare. La posteriorità di tale altare rispetto alla costruzione della chiesa risulta evidente in quanto la figura di Gesù Benedicente riprodotta sulla parete dell’abside prosegue dietro l’altare stesso.

Da: Dott. Geol. Patrizia Fiannacca “Studio mineralogico-petrografico dei materiali utilizzati nella Chiesa di S. Nicola (Castiglione di Sicilia)” – Università degli studi di Catania – 1991.”


[Riprendere relazione ‘scoperta’ di Carlos D’Agostino. Cfr. etv 300, file parrocchia]


Traccia di una possibile lapide da porre sulla chiesa. L’idea è del signor Carmelo Lomonaco, che ha interessato un suo amico, il prof. Antonio Pagano, per stenderne il testo:

IN HOC VETUSTO TEMPLO
DIVO NICOLAO DICATO
AD PRISTINUM NITOREM
A MUNIFICENTISSIMO ARCHIPRESBYTERO
CAIETANO CANNAVO’
NUPER REDUCTO
BEATUS URBANUS II PAPA
ANIMOSUS FIDEI PROPUGNATOR
MONACHORUM CASINENSIUM HOSPES
ANNO DOMINI MLXXXVIII
A DEO OPTIMO MAXIMO
PRECIBUS INSTANTER PETIIT
VICTORIAM LAETAM
COMITIS ROGERI AGMINIBUS
ADVERSUS SARACENOS INVASORES
STRENUE DIMICANTIBUS

MENSE MAJO MCMXCIII
MENSE JUNIO MXMXCIII

Antonius Pagano dictavit”

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