Fonte: ClAE, Lettere dello Stato, 5. Opuscolo a stampa. Manca frontespizio. Dati bibliografici: pp. 10, CATANIA – Tip. del Reale Ospizio. [A: 09/09/2000 10.53.53] [Ω: 11/09/2000 17.02.56]
Divergenze tra l’arciprete di Castiglione, fidecommissario del sac. Giuseppe Badalato (+1682), e il Comune circa l’amministrazione dei beni e l’elezione del maestro di scuola. Excursus storico. Il maestro di scuola deve essere “sacerdote, avendo carico di celebrare una messa per l’anima del suo istitutore”.

[1] AI SIGNORI DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELLE SCUOLE

Signori,
Perché si possa con maturo esame diffinitivamente por
termine alle differenze insorte, fra l’Arciprete di Castiglione,
e quel Consiglio di Comune, esso Arciprete vi presenta la bre-
ve sposizione dei fatti che ne furono cagione:
Era in Castiglione per istituzione fatta dal sacerdote Giu-
seppe Badalato nel 1682 una scuola pubblica di Grammati-
ca, e di lettere umane, e dacchè nacque fino a pochi mesi a-
vanti, mai potestà alcuna o Ecclesiastica, o Civile pensò disfor-
mare la legge, e gli ordini di quella fondazione; talchè l’e-
stremo volere del provvido istitutore fu sempre gelosamente
osservato.
Sopravvenuti però, nelle nostre Provincie, i novelli or-
dinamenti della Comunale Amministrazione, stimando i Consiglieri
del Comune, di essere la scuola eretta dal Badalato, una scuo-
la di peculio Comunale, deliberarono dovere essi mettersi in
mano e l’amministrazione dei beni dotali, e la scelta ancora del
precettore. Il che offendendo la mente del fondatore, e ad una

[2]
volta i poteri confidati all’Arciprete pro tempore, partorì i giu-
sti reclami del detto fedecommessario, intorno ai quali, Voi
signori, dovete dare giudizio.
Per tanto giova farvi manifesto che il sacerdote Badala-
to col suo testamento del 18 di novembre 1682 forniva le
regole, e le condizioni, sotto le quali il governo della Scuo-
la doveva essere condotto. Esse erano del tenor seguente:
«Idem io sudetto testatore considerando et riconoscendo
«quanto sia necessaria et utile in questa città di Castiglio-
«ne, in servizio di Dio, e dia sua cattolica Maestà, che Dio
«guardi, e del ben pubblico che vi fosse un maestro di scuo-
«la pubblica di prammatica (sic, per grammatica) e lettere umane, che però ho
«deliberato fondare et constituire un legato perpetuo di ca-
«pitale di onze 1000 e 200 di annuale et effettiva rendita
«di onze 60 di denari, del modo e forma, et con l’infra-
«scritti clausoli, obbligazioni, et altri come infra. Per tanto
«in virtù del presente mio solenne testamento ho legato, e
«lego, o costituito, e costituisco a quello reverendo sacerdo-
«te idoneo et sufficiente, eligendo et nominando in perpe-
«tuum et infinitum per il molto rev. Arciprete presente, et qui
«pro tempore editi (sic, per ‘erit’?) et per il rev. sacerdote D. France-
«sco Finocchiaro, miei fidecommessarj infra eligendi et fa-
«ciendi onze 60 annuali in perpetuum per capitale di onze
«1000 e 200 assegnanti per detti miei eredi universali, o in de-
«nari contanti, beni stabili, o in tanti renditi tuti e sicuri al-
«la predetta somma statim secuta la mia morte; quali asse-
«gnazioni si debbia fare per atto di pubblico notaro con tutte
«quelle solite clausole, cautele, obbligazioni, et altri qual si
«voglia necessarii juxta stilum pubblici notarj, et precise
«cum obbliactione (sic), che in caso di reluizione delli capitali et
«renditi come sopra assignandi, o comprandi che in tal caso
«il denaro si debbia depositare in potere di un depositario
«abile e ricco, eligendo» per l’infrascritti miei fedecommissarj
«a loro carico e rischio, e pericolo, ad effetto con detti da-

[3]
«nari comprarsi altri tanti capitali, e rendite per quanto sa-
«ranno, statim succedente lo preditto caso, et per ogni vol-
«ta che sortirà farsi il preditto deposito. E questo ad effetto,
«che lo detto rev. sacerdote e mastro di scuola come so-
«pra eligendo in perpetuum et infinitum sia tenuto et obbli-
«gato di tenere scuola pubblica di prammatica (sic) et lettere u-
«mane in questa predetta città, tanto per lo commodo, et
«utile delli cittadini, et abitatori di questa predetta città,
«quanto per qual si voglia altre persone forestiere, che vo-
«lessero venire in detta scuola, gratis, senza nessun altro
«jus di mercede, et anco sia obbligato di celebrare una mes-
«sa il giorno per l’anima di me sudetta (sic) in perpetuum, et in-
«finitum restando reservati per detto rev. sacerdote mastro
«di scuola come sopra eligendo dodeci messi per ogni an-
«no a sua disposizione, e volontà, tantum et dumtaxat.
Per le chiare disposizioni del testamento dunque all’Ar-
ciprete è commessa l’amministrazione della rendita assegnata,
e medesimamente a lui la scelta del maestro di scuola; il qua-
le, oltre le solite buone qualità, debb’essere di più sacer-
dote, avendo carico di celebrare una messa per l’anima del
suo istitutore.
Stando così le cose della fondazione, ed essendo per se
stesse limbide (sic), ed evidenti non ispenderemo inutili parole in
dichiararle vie maggiormente, volgendoci piuttosto a riguarda-
re la esecuzione data per due secoli e più, al testamento in
esame.
Or qui comincia una sequela di atti i quali attestano es-
sere l’arciprete arbitro, e moderatore così della gestione, e del
reimpiego del capitale, come ancora della libera elezione del
precettore.
E prima nel 4 di dicembre 1682; gli eredi universali
di Badalato assegnano all’Arciprete, e ad altro fedecommessa-
rio temporaneo, censi bollari, e somme di denaro capaci di
una rendita di onze 60, giusta il testamento.

[4]
Segue poi nell’agosto del 1711 la elezione del maestro
di scuola ed oratore di messa fatta dall’Arciprete stante po-
testate ei tributa et concessa in praecalendato testamento
nella persona del sacerdote Dottore di Sacra Teologia Don Fran-
cesco Sequensia Catanese.
Occorrendo nel marzo del 1734 di dovere reimpiegare
il capitale di onze 39 l’Arciprete Don Giacmo Gioeni, fede-
commessario della scuola publica di Banalato (sic), conchiude l’ac-
cordo col notaro Filippo Frisinga (sic), dicendosi ivi che gl’interess
di onza 1. 10 del detto capitale apparteneva alla scuola pu-
blica, e quindi al maestro reverendo Dottor D. Giuseppe D’An-
gelo eletto dall’Arciprete.
Simile reimpiego si stipula nel 1729 e nel 1794 dal-
lo Arciprete pel notaro Torchia, di onze 20 l’uno, e l’altro
di onze 40.
Tutto ciò mostra la natura di una particolare fedecommes-
saria, ed il dritto di esclusiva amministrazione rispettato dal-
le leggi di tutti i tempi. Ma se all’Arciprete è dato reggere
l’assegnamento della rendita lasciata alla scuola, a lui con più
libertà d’azione è confidato il diritto della scelta del maestro
di scuola. E di questa facoltà usò la prima volta nel 1711
e di poi a quando a quando fino ai tempi a noi vicini, senza-
chè mai si fosse rivocato in dubbio il diritto di libera ammi-
nistrazione, ed elezione.
Né a provare la legittimità di tale dritto si può addurre
altro migliore, e più calzante esempio di quello del biglietto
Vice-Regio del 9 di aprile 1788 in cui il Vicerè Principe di
Stigliano Colonna attesa la dottrina e le buone qualità del Dia-
cono Don Antonino Michiele Sardo si degna raccomandarlo al-
lo Arciprete per essere eletto maestro della scuola Badalato e-
sprimendosi così — Siccome so che appartenga a Vostra Si-
gnoria la elezione di tal maestro di Grammatica e lettere
Umane provengo ec. ec. ec.
Da quel giorno in avanti molte elezioni si sono fatte da-

[5]
gli Arcipreti, e tutte approvate dalla commessione
di Pubblica Istruzione, ed Educazione di Sicilia, come si leg-
ge nei documenti presentati per giustificare i fatti, e le alle-
gate ragioni.
Fornita indi la rivoluzione del 1860 e riordinato con più
larghe forme lo stato, surse dubbio se il nuovo ordine di co-
se potesse predominare le particolari fondazioni, ed il Prefet-
to di questa Provincia, a cui si rimise tale disamina nell’offi-
cio del 28 di dicembre 1861 parlò in questa sentenza — Mi
ho dovuto convingere che con effetto il testatore fondava
nella Comune di Castiglione una scuola pubblica di gram-
matica e lettere Umane assegnando onze 60 annue in in-
finitum, et in perpetuum colla condizione espressa che il
maestro della stessa esser dovea sacerdote da prescegliersi
dal Parroco pro tempore. Di conseguenza trovo giusta e fon-
data la dimanda di quel Rev. padre Arciprete per venir
confermato il dritto di nomina presso di lui, e degli Ar-
cipreti pro tempore non potendosi immutare la volontà del
fondatore.
Dopo codesta solenne riconferma l’Arciprete nel 27 di
novembre 1862, procede alla elezione del maestro di scuola
in persona del sacerdote D. Francesco Ferrara da Castiglione
e l’Ispettore Circondariale di Aci Reale provvisoriamente ap-
prova la fatta elezione.
A tale le cose, ecco muoversi altra volta dubbio se la scuo-
la, e le rendite assegnate siano a giudicarsi patrimonio del Co-
mune, ed in conseguenza se la fondazione di Badalato dovrà
sottoporsi agli statuti della publica amministrazione, ed alle re-
gole del Codice d’Istruzione, rompendo le tavole del testamen-
to, e l’antichissima consuetudine; ovveramente se debbano piutto-
sto conciliarsi le leggi di utile publico, con la privata fede-
commessaria di Badalato.
Or siccome codesto dubbio restò irresoluto, mercè il prov-
visorio avviso messo fuori dal nostro Consiglio nel passato feb-

[6]
braro, ed è urgente necessità che il fedecommessario si ab-
bia ristabilita la sicurezza, e la integrità del suo officio; così
egli vi presenta le seguenti brevi osservazioni:
Che la fondazione della scuola di Badalato sia una isti-
tuzione particolare di Beneficenza, nonè (sic) mestieri distesamente
dimostrarlo senza tirarsi addosso il vizio di coloro, che stu-
diandosi di appoggiare le verità più evidenti, e più note, rie-
scono più presto a screditarle.
Ond’è che muovendo dal certissimo principio già toccato
nasce la conseguenza di non potersi giammai la scuola in esa-
me, per le aperte disposizioni dell’articolo 79 della Legge Co-
munale soggettare al Consiglio di Comune; giusto perché es-
sa fondazione costitusce uno di quegli enti morali pei quali
è ordinato il Codice Speciale della Pubblica Beneficenza. Ed av-
vegnacchè nel secondo membro dell’articolo 79 di essa legge
si venga prescrivendo essere gli stessi stabilimenti di Carità
e di Beneficenza sottoposti alla sorveglianza del Consiglio di
Comune, pure è da tutti saputo in che consista la sorveglian-
za, e come ivi si parli di quei stabilimenti di beneficenza, dove
nell’atto d’Istituzione non siano deputati esecutori privati, nel
quale caso è nominata dal Consiglio una Congregazione di Ca-
rità. E di ciò sia pruova e sugello l’articolo della succen-
nata Legge del 3 di agosto 1862 sulla pubblica Beneficenza,
in cui si legge doversi l’amministrazione delle opere pie af-
fidare agl’individui, ai fedecommessarii, o ai Corpi mora-
li istituiti nelle rispettive tavole di fondazione.
Or poiché nelle tavole di Badalato l’amministrazione del
denaro, e la lezione del maestro fu commessa all’Arciprete del
tempo, nessuna potestà Comunale potrà più inframmettersi nel-
la scelta del Maestro, o in altro che tocchi la gestione del la-
scito assegnato.
Né a confortare la smodata pretesa del Consiglio sareb-
bero valevoli i rinforzi del N. 2 dell’art. 80 della ciata leg-
ge Comunale; perciocchè in esso è preveduto il caso della e-

[7]
lezione di maestri di scuola elementare stipendiati dal Comune,
non già di maestri di scuola di grado Superiore, e con la
provvisione cavata fuori dagli assegnamenti di una privata fe-
fedecommessaria. La quale avendo dritto esclusivo, ed in pari
tempo carico di doverlo solamente eleggere fra i sacerdoti di
specchiata morale, e di non lieve dottrina non può essere tur-
bata nello esercizio di tanto delicato ufficio.
Per la qual cosa fino a quando la sovranità dello Stato
con una legge espressa non sopprima le particolari fondazioni,
non ne trasmuti le regole, e non ne confischi le facoltà. I si-
gnori del Consiglio di Castiglione dovranno di necessità darsi
pace, e rispettare ciò che tutti i governi hanno mai sempre ri-
spettato, per non dissecare una perenne fonte di publica pro-
sperità, e per non attentare alle inviolabili volontà dei trapassati.
Ma come intorno alla presente materia concorrono tre
leggi di vario genere, le quali con pari forza corrono e s’incon-
trano ad un punto istesso, così faremo dimostrare non esservi
fra di loro né urto, né collisione potendosi tutti insieme rat-
temperare per modo che ottengono la loro piena ed intera e-
secuzione, senza trascorrere i termini ad ognuna di esse ri-
gidamente assegnati.
E prima la legge Comunale attribuisce ai Consigli la facol-
tà di nominare i Maestri, e le Maestre delle Scuole Elementari
stipendiati del Comune, e nessuno dal canto nostro si appone
allo esercizio di cotal diritto. La legge Comunale estende la
sorveglianza del Consiglio sopra tutte le così dette opere fi-
liali del Comune, e stabilimenti di Beneficenza solo per curar-
ne lo adempimento, e rivedere i conti; e non vi ha chi voglia
interporre ostacoli al libero corso della municipale sorviglianza.
Ma una tal sorveglianza, giusta l’articolo 195 della legge sul-
l’amministrazione delle Opere Pie non conferisce ai membri
dei Consigli Comunali il diritto di dare ordini o disposi-
zioni pel servizio degl’Istituti sudetti o d’intervenire alle
adunanze delle loro Amministrazioni.

[8]
La legge istessa dunque vieta ai Consigli di Comune d’in-
gerirsi nella interna amministrazione delle Opere Pie, e lascia
ai gestori nominati nella fondazione lo esercizio delle affidate
incompenze (sic). Male quindi si avvisano i Consiglieri di Castiglio-
ne nel volere amministrare le rendite di Badalato, e peggio
ancora nel voler procedere alla elezione del maestro di gram-
matica, e lettere Umane.
Bene è vero che il Sindaco o altro Delegato del Consiglio
potrà avere accesso negl’Istituti, secondochè prescrive un altro
membro del testo sopra portato dell’art. 195; ma esso non
può trasportare fuori dell’Ufficio le carte ed i registri dell’Ope-
ra, né potrà turbare le regole della interna discipplina (sic). Quin-
di è che chiusa dentro codesti cancelli la legge Comunale, ed
il potere del consiglio di comune non può esso giammai in-
vadere le Provincie finitime.
La seconda legge che si accosta alla fondazione di Bada-
lato, è la legge della Publica istruzione. Essa prescrive con
l’art. 24 del Codice d’Istruzione che le elezioni di maestri
debbono essere approvate dal Consiglio Provinciale delle scuole.
Or quantumque ivi si parli di maestri scelti dai consigli di comune,
pure concediamo che vi si comprendano eziandio i maestri scelti
da privati fedecommessarii, né moviamo lamenti per una tale ap-
provazione. Oltre a ciò non si trova in tutto il detto Codice precet-
to alcuno che spogli i particolari fedecommisarii, e dell’ammini-
strazione delle rendite, e del diritto di eleggere il maestro,
onde è che la legge della Publica Istruzione circoscritta nel suo
limitato territorio non irrompe nei campi della findazione in
disamina.
Finalmente la terza ed ultima legge è quella delle Ope-
re Pie. La quale nell’articolo delle disposizioni Generali,
prescrive quanto siegue: Atr. (sic) La sorveglianza delle O-
pere Pie nel Regno spetta all’Autorità Governativa, alle De-
putazioni Provinciai (sic), ed ai Consigli Comunali.
L’amministrazione di esse Opere compete alle Congre-
 

[9]
gazioni di Carità, od ai Corpi, ed individui indicatgi nel-
l’art. 4° della legge.
Di questo articolo di legge nasce la differenza fra la sor-
veglianza e l’amministrazione interna del Pio Istituto: la pri-
ma spetta ai Consigli di Comune, e la seconda agli individui
chiamati nelle tavole di fondazione. Ma siccome nel caso no-
stro è quistione di amministrazione non già di Sorveglianza,
perciò l’Arciprete fedecommessario pago di custodire studio-
samente i dritti del tramandatogli ufficio, punto non si cura
di sottostare alla sorveglianza ed alla tutela dell’autorità am-
ministrativa.
La quale sorveglianza, usando delle parole di una Mini-
steriale del 13 di marzo 1862 agli Amministratori delle O-
pere Pie riesce grata anzicchè nò … perché rende più pa-
lesi le loro fatiche, e la loro equità ec.
E tale è il caso del nostro fedecommessario.
Da tutte l’esposte cose, e le addotte ragioni è manife-
sto non esservi fra le leggi di varia natura che direttamente,
o per traverso, regolano le private fedecommessarie, né autone-
mia, né confusione.
Il Consiglio di Castiglione non può per legge Comunale
amministrare i beni di Badalato e moltomeno scegliere il mae-
stro di scuola, di cui è esame. La legge di Pubblica Istru-
zione non accorda ai suoi agenti il dritto di porre le mani nei
lasciti privati, né di usurpare il potere di libera elezione di
maestro. Essa è contenta di sorvegliare la condotta ed il sa-
pere degl’insegnanti, e di provvedere, e promuovere i meto-
di, i miglioramenti generali, e quanto altro è utile alla Pub-
blica Istruzione del Regno, senza sconfinare dal suo imperio.
La legge finalmente del 3 di agosto 1862 sulle Opere Pie ri-
spetta le fondazioni private, ed inculca rigorosamente l’osser-
vanza delle tavole di fondazione; perlochè la scuola di Bada-
lato non può perdere la sua fondamentale autonomia ammini-
strativa, e voi, Signori del Consiglio Provinciale, potete ora

[10]
sicuramente e diffinitivamente determinare i rispettivi poteri del-
le autorità che concorrono al governo delle scuole Pubbliche,
e solennemente giudicare essere atribuzione dell’Arciprete di
Castiglione fedecommessario della Istituzione di Badalato, am-
ministrare i beni assegnati, e scegliere l’Insegnante sacerdote;
il quale per volere del Pio fondatore deve essere al tempo
istesso e maestro di scuola, ed oratore di messa.

CATANIA – Tip. del Reale Ospizio


doc. 101, in Arcipretura – C orr.a degli Arcipreti 2
(Lett. Ms)
M.:         Arc. G. B. Calì
D.:          Al Sig.r Int. Presidente del Consiglio Generale degli Ospizi del Valle di Catania
Ogg.:      “Al Sindaco perché laddove si verifichi l’esposto inculchi alla Com.e Comunale di non prender parte all’opera in discorso”. Storia del Legato Badalato. Lamenta ingerenza, non prevista, dei Deputati Comunali del Consiglio degli Ospizi. Si chiedono provvedimenti per evitare tale ingerenza.
Data:     Castiglione, 04/11/1824


SCUOLA PUBBLICA – Precettori

1875 D. Carmelo Saglimbene “A D. Carmelo Saglimbene qual precettore della
Scuola publica £. 11. 05.” [tarì 26.]
1876 D. Carmelo Saglimbene “A D. Carmelo Saglimbene qual precettore della
Scuola publica £. 11. 47.” [tarì 27.]
1877 D. Carmelo Saglimbene “Al Lettore Saglimbene £. 11. 75.” [tarì 27. 13.]

Cfr. Fondo Archivio storico
1. Scuole 1 [Carpetta – Fogli sciolti]
2. Scuole 2 [Carpetta – Fogli sciolti]

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