23 giugno 1988 – h. 08,30 – 22,30


Cannizzu

Dialogo immaginario tra il potente rumoroso e forte AETNA e il taciturno rovinoso e debole ‘ rudere ‘ di nome CANNIZZU, dove quest’ultimo lamenta la triste sorte della sua condizione e invoca dal primo aiuto solidarietà e conforto.

AETNA  E’ da tempo che ti osservo, sai. Mi sono chiesto, ci siamo chiesti: “Ma che ci sta a fare, laggiù, a valle, chi sta a guardare?” Di questo parlavamo questa notte con tutti i miei cortigiani, osservandoti, al nostro chiarore, laggiù nella valle, povero diavolo di un ‘rudere’. E ci avrai certo sentito. Forse abbiamo alzato la voce e ti sarai magari preoccupato per la tua stabilità. Ma no, no, sta’ tranquillo, non di me devi aver paura. Non sono quassù i tuoi nemici. Anzi … Perché non sali? Vieni a farci visita. Te lo prometto: ti faremo ridiventare un altro! Sappiamo far miracoli…

CANNIZZU   Salire? E come? Non vedi come sono ridotto? A stento mi reggo in piedi. Proprio a stento. Guardami bene! Lasciami stare …

AETNA  Ma protesta, fatti sentire!

CANNIZZU  Come se non bastasse lasciarmi guardare. Fai presto a parlare tu. Basta che ti scuoti, rumoreggi, sbuffi e subito leggi, decreti, ricostruzioni rapide, tutto ai tuoi piedi insomma. Ma io? Vuoi proprio sentire l’ultima? Le vedi queste pietre, questa mia carne a brandelli, ai miei piedi? Da quanto tempo sono qui? E come faccio a ricordarlo? Eppure qualcuno non solo non mi aiuta ma aggiunge all’incuria  anche la beffa. Mi prendono in giro, sì. Proprio così. Guarda là sotto, lì, proprio sotto di me. Mi  accusano di attentare alla pubblica salute, agli alberi, alla mia amica natura … Non vedi niente?  Guarda bene! E ti sembra vero che proprio io, io che per secoli ho protetto, ho guardato questo ‘bel paese’, l’incanto della provincia, ora me la prenda con i suoi, con i miei concittadini, con la sua natura?

AETNA  E il tuo padrone? Cosa fa il tuo padrone?

CANNIZZU  Il mio padrone, il ‘proprietario’ …

AETNA  Senti: ma non ti considerano tutti come un simbolo del paese ormai? Anzi ho sentito dire che addirittura uno di questi mezzi moderni, di quelli che servono per comunicare, si fregia proprio della tua immagine! Mi dicono che ogni sera ti vedono lì, all’angolino, in una scatola luminosa… Come si chiamano queste diavolerie moderne? Tu ci sei dentro ormai …

CANNIZZU  Televisione.

AETNA  Te – lesione … Te-lesione?!

CANNIZZU  Televisione. Ti ci metti pure tu, ora?

AETNA Già … Televisione, dici? Ma sento dire che si fanno tanti soldi, che insomma ci si può fare una  fortuna. Ma pagano la tua immagine? Ti danno almeno qualcosa? Perché sfruttano la tua immagine,  sai. Bello mio, non solo sei alla miseria ma neppure ti dai da fare per difendere i tuoi diritti, per avere quello che di diritto ti spetta. Parlerò io al tuo padrone. Chissà che mettendo insieme tutti quelli che ti sfruttano senza ripagarti e richiedendo quello che è giusto non possa aiutarti almeno a tenerti in piedi.

CANNIZZU Qualcosa l’ha fatto. L’ha dovuto fare! Sì, dovuto, dopo quello che ti dicevo prima a proposito della mia pericolosità per l’incolumità … La vedi quella rete? Ridi? E che altro avrebbe dovuto o potuto  fare? Se non altro, se non salva me almeno preserva … Ma lasciamo perdere, per favore. Se un giorno mi passasse qualche cattivo pensiero, se insomma stanco di stare a guardare e di essere solo commiserato, decidessi di farla finita per sempre, altro che rete! Quelli come noi, caro mio, devono  reggersi con le proprie forze. Tra noi ci intendiamo. E poi, sai, ogni tanto mi  consolo guardandomi  attorno. Sono un rudere, è vero, ma un rudere ‘storico’. E questo mi fa sentire importante, mi dà un  po’ di orgoglio per continuare a restare. E come me tanti altri si comportano così. La vedi laggiù, nella campagna, tra vigneti e noccioleti, quella vecchia chiesa? Dicono che sia bizantina, anzi uno dei pochi esempi quasi intatti esistenti nella Sicilia. La chiamano, mi pare, la ‘Cupola’, la ‘Cuba’, dedicata forse ad una certa, come si chiama?, ‘Santa Domenica’. E quante ne ha viste pure Lei! Solo Lei? E il mio castello, cosa non può raccontare il mio castello? Guardalo! Ci guardiamo ogni giorno, ci parliamo, rassegnati. Continua a veder sorgere e tramontare il sole, altero, come un vecchio signore che vuol vivere soltanto del suo, senza nulla aspettarsi dagli altri, tanto meno una ipocrita commiserazione per gli acciacchi della sua vecchiaia. Non mi fare pensare, per carità, non mi fare pensare …

AETNA Non è il tempo che ti manca. Forse l’animo. Ma cos’altro ti resta da fare, ora?

CANNIZZU Già … E quando nell’ultima guerra (ultima… quando mai non sono stato in guerra io?) quel popolo di pura razza, la razza scelta, gli uomini per eccellenza, rinchiusero altri uomini, altri fratelli, lì, guarda,  proprio lì di fronte a me, lì dove forse ora vedi altre creature, non credi che io non abbia sofferto?   Ricordo di aver pianto a quella vista, osservando i loro movimenti, per giorni, guardando quegli strani oggetti metallici che sputavano fuoco puntati contro altri esseri che in tutto mi sembravano simili ai primi, pronti a distruggerli, a trapassarli con raffiche sibilanti. E cadano pure le mie pietre, mi son detto, se servono ad evitarmi spettacoli così degradanti, così crudeli, assurdi. Immaginare che anch’io avrei dovuto avere un cuore di pietra. Non è ormai possibile questa illusione. Lo vedi quel mucchio  di pietre? Caddero, mi si staccarono proprio dopo alcuni giorni da quei fatti terribili. Sentivo spari per le strade, grida di paura, donne in pianto; vedevo tranquilli cittadini tornare dai lavori nei campi, trovare la morte ad attenderli. Che caldo in quell’estate! Quanta violenza in quella  stagione! E le mie pietre a guardare, qualcuna a cadere. Ma in fondo ho resistito … Ho resistito, anche confortato dal vedere un’anziana signora, la signora Domenica (abitava un po’ sotto la curva), che portava avvolto nel suo fadali (grembiule) impastate di pane per sfamare quei poveretti … Questo mi ha rianimato: nonostante tutto continua a resistere un po’ di umanità.

AETNA  Mi racconti tutto questo e tutto è come prima? Basterebbe solo quest’ultima cosa che m’hai detto a farti celebrare come monumento già esistente, simbolo di forza e resistenza. E non è la tua ‘resistenza’? E non sei tu ‘testimone’, cioè ‘martire’? Basterebbe, dico, solo questo per trasformare  tutto quello che ti sta intorno in un luogo sacro, un luogo di pellegrinaggio, un luogo dove si è consumato in parte o si stava per consumare un rito di sangue. Brutta cosa la miseria! Caro mio, da qui, lo vedi, domino tutta l’isola, quasi tutta. Vedo te, vedo tante, tante altre cose. Ognuno parla, mi parla dei propri guai, mi parla della propria casa. E’ giusto. Ognuno, con i tempi che corrono, è chiamato ad essere Cicerone e, come tale, è costretto a difendere la propria terra, la patria, il proprio benessere, i propri diritti, a sollevarsi da uno stato di malessere. Quanti dialoghi ho scambiato con uomini, cose, grandi testimoni del passato che, come te, o forse peggio, chiedono aiuto, giustizia, solo la difesa di un proprio diritto. Niente più! Mi senti anche tu lamentare, rumoreggiare ogni tanto, vuotare fuoco, lunghi, lunghi fiumi di fuoco a volte, rivoltarmi nel più profondo delle mie viscere dinanzi a tanta incuria, troppe rovine, mille occasioni sprecate, treni perduti … Sto troppo in alto per non vedere. Dovrei essere complice per non farmi sentire, per stare solo a guardare. Cosa fare? Cosa farci? Come cambiare? …

CANNIZZU Resistiamo?

AETNA Resisti, resisti, caro mio! Non recarmi anche tu questo grande dispiacere. Non cedere!!! Non cadere!!! Urla, dimostra, difenditi, protesta, combatti, attacca se possibile … Non arrenderti!!! Cos’altro potrei guardare da questa parte, nella valle? E poi, ascoltami, permettimi di darti qualche consiglio. Se non ci aiutiamo tra forti, del resto, chi vuoi che ci aiuti? Primo consiglio: se qualcuno ti vuole mettere le mani addosso, sì, se insomma qualcuno, mosso a pietà, pensa di farti da buon samaritano, stai attento a ricordargli che ci tieni, ci tieni tanto a sopravvivere, è vero, ma soprattutto a essere  così come ti hanno fatto prima altre mani, altri uomini, certamente più nobili, più rispettosi. Devi essere chiaro: non vuoi che ti facciano la plastica, vuoi solo che ti permettano di consolidarti con quello che ora sei, con gli avanzi che ancora hai ai tuoi piedi. Su questo non mollare! Secondo consiglio: insisti perchè anche il ‘tuo’ padrone sia chiaro, il ‘tuo’ legittimo proprietario. Ricordagli che se è ‘cosa’ sua, se sei ‘cosa’ sua, se a lui appartieni, è lui e solo lui che deve, dico deve, avanzare diritti  su di te come da lui e solo da lui si richiede il dovere di mantenerti e di evitare, cosa sacrosanta, che tu possa danneggiare terze persone. E questo anche per dirti che finora il tuo padrone forse è stato anche lui a guardare come te, forse troppo buono e remissivo. Chi ti sfrutta come immagine, chi si appropria della tua immagine senza nulla rimetterci, ha il dovere di ricompensarti in qualche modo.

CANNIZZU Come ringraziarti, mio gigante buono, solo mio avvocato, mia unica speranza, salvezza forse della mia stessa vita? Sentivo il bisogno di sfogarmi con qualcuno e di sentire da qualcuno almeno parole di conforto. Dirti grazie, cos’altro? Fino a qualche mese fa, a diversi mesi fa per essere più preciso, mi avevano anche illuminato. E io ne godevo, mi rallegravo di essere posto all’ammirazione di tutti anche di notte, dove continuavo a vegliare, a ricordare a chi passava che prima avrebbe dovuto fare i  conti con me se avesse voluto attentare ai beni dei miei concittadini. Sai, nelle lunghe serate d’inverno  e nelle tiepidi notte d’estate guardavo il mio castello, anch’esso illuminato, parlavo con quell’altra piccola ma graziosa chiesetta posta all’inizio del paese, anch’essa illuminata. Entrata ed uscita, o il contrario, erano saldamente vigilate. Ora … Solo la chiesetta è rimasta illuminata. Non me ne duole per lei. Anzi! Almeno i santi che siano rispettati! Se non hanno protettori loro, del resto, allora non  c’è più fede, non c’è più religione, non c’è più mondo. Ora al buio, in castigo! Mi diceva l’altra sera la mia chiesetta (la chiamo così, la ‘mia chiesetta‘ perchè oramai mi ci sono affezionato e la considero una mia compagna di solitudine, la mia naturale interlocutrice nella ore notturne), ripeto, mi diceva la mia cara chiesetta che forse chi mi illuminava ha avuto timore di continuare a farlo da quando ha saputo che come ‘rudere’ sono pericolante ed elemento altamente pericoloso per la pubblica salute. ‘Rudere‘ a me? E anche pericolante e pericoloso? A me? Cara mia Madonnina di Lourdes (così si chiama la ‘mia chiesetta‘), cosa ci tocca sopportare e quanti sorprusi e angherie verso noi ‘anziani’! Mi hanno tagliato i fili, vedi? Pazienza! E neppure il mio San Vincenzo ha potuto farci qualcosa! Eppure chi scende dal bivio della Madonna della Catena vede prima me, poi il massiccio roccioso della vecchia Abbazia della SS.ma Trinità, oggi presidiata dalla chiesetta di San Vincenzo, e poi alza lo sguardo in alto a destra verso te,  ‘mia cara Madonnina‘.  E dire che pensavo ad altro, che altri erano i miei progetti. Ma cercherò ora di farmi rispettare, mi farò sentire, vedrai! Vorrò essere un centro di attrazione, un bene pubblico, non un danno pubblico, un mezzo di guadagno, non un attentato per i miei cari concittadini. Farò vedere io se non sono capace di tanto. I turisti che ora mi guardano da lontano passando (non facciano altrimenti, per carità!) verranno qui, ai miei piedi, a guardarmi come guarda il nipotino il suo grande e grosso nonno. Li vorrò vedere ai miei piedi a rendere omaggio a chi ha  sfidato i secoli, a chi ha tanta storia da raccontare, a chi ha visto passare come muto ma vigile  testimone uomini, cose, fatti d’altri tempi, ma ancora presenti e operanti oggi, oggi che sembra che il mondo ha solo futuro, niente passato. Ho capito che se non parlo, se non alzo la voce, se non intervengo io, in prima persona, se non mi difendo da me, sarà sempre tempo perso. E altro che seppellirmi vivo. Come vedi, mi tocca anche fare ed essere Cicerone, ma il “Cicero pro domo sua“. E più casa mia di questa! E pensare che per altri miei colleghi, per altri miei confratelli (ma sì, li chiamo così!) la figura del Cicerone richiama altre cose. Serve appunto persino ad evitargli il fastidio di parlare. Passano loro accanto con grande, massima venerazione, entrano, dicono, raccontano, rimproverano  anche chi cercasse di mancare di rispetto, lasciandoli beatamente riposare, a godersi la loro meritata anzianità. Me lo hanno riferito miei illustri colleghi di città, di grandi e illustri città. Io sono un  povero ‘rudere‘ di paese. Se fossi in città … No, no, è qui la mia casa, qui la mia gente, qui resisterò, qui resterò. Qui, qui … sperando proprio di non morirci. Civitas animosa, io sempre la sua torre! Non potrà farne a meno! Non dovrà!!!

[ 23 giugno 1988 – h. 08,30 – 22,30 – 3sal/marian – ***]


Giugno 1988

Diffida del Comune di Castiglione di Sicilia alla Parrocchia “Santi Pietro e Paolo”. Lettera del 18/06/1988, prot. N. 5174.

“Oggetto: Segnalazione di pericolosità per minaccia di crollo del rudere denominato “ CANNIZZU “. Diffida.

Alla Parrocchia SS. Pietro e Paolo Via S. Pietro.
CASTIGLIONE DI SICILIA

IL SINDACO

Facendo seguito alla nota n° 2303 di questo Comune con la quale veniva notificata copia della relazione dell’Ufficio Tecnico, n° 2131 del 15.3.1988, al fine di adottare i provvedimenti del caso inerente lo stato di pericolosità del rudere in oggetto indicato;

Considerato che a tutt’oggi codesta Parrocchia non ha provveduto

D I F F I D A

la Parrocchia SS. Pietro e Paolo di Castiglione di Sicilia ad adottare entro e non oltre gg. 15 dalla notifica della presente i provvedimenti necessari ed atti a scongiurare ogni forma di pericolo a persone o cose derivanti dalla caduta delle pietre assumendo Codesta Parrocchia ogni responsabilità civile e penale derivante dalla non ottemperanza.

IL SINDACO
[Firma] Grasso

Relata di notifica:

Il sottoscritto Messo Notificatore del Comune di Castiglione di Sicilia, dichiara di aver notificato copia del presente atto alla [ms] Parrocchia ” Santi Pietro e Paolo” in data 20 GIU 1988 consegnandola nelle mani di [ms] sac. Treffiletti residente in Via [ms] IV Novembre.

CASTIGLIONE DI SICILIA addì 20 GIU 1988

IL MESSO NOTIFICATORE
Vincenzo Lo Monaco”

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