Chiesa S. Pietro – Eredità Coniglio e Comune di Mineo Causa contro il Comune di Mineo
FonteS. Pietro – Conti dal 1817 al

Cfr. f. 57v (1821-1822)

Onze ventidue allo stesso per soldo annuale assegna=
togli qual Sagristano della Chiesa comprese in
detta somma onze otto legate dal fu Vicario
Don Giuseppe Coniglio ed onza una dai Cappella=
ni della Comunia per amministrazione di Sagra-
menti, quali onze nove si sono anticipate dalla
Chiesa secondo il costume per ripeterle sull’
esazione dell’annua soggiogazione dovuta dal
Comune di Mineo all’Eredità del detto Reverendo
Coniglio; dichiarate per apoca sudetta
22:

Cfr. f. 59r (1822-1823)

Onze quindici a Don Vito Grasso per soldo di Sagristano ri=
bassato da onze ventuna a questa somma, comprese le
onze otto dovutegli dall’Eredità del fu Vicario Coniglio an=
ticipate dalla Chiesa per ripeterla sulla soggiogazione
dovuta alla medesima Eredità dal Comune di Mineo
15:

Cfr. f. 74v (1827-1828)

Onze quaranta al Sacerdote Don Giuseppe Calì ad agire contra la Co=
mune di Mineo[1], come per mandato del dì 18: Aprile 1828:
40:

Cfr. f. 114r (1847-1848)

Al Notar Tuccari per istipola di procura nella causa tra
la fidecommissaria contro la Comune di Mineo[2]
24:

Cfr. f. 119v (1849-1859)

All’Avvocato Bellia, al Patrocinatore Patanè per la
causa contro la Comune di Mineo, e memo-
ria per detta causa = mutuo della Chiesa
11. -. -.
Accesso, mantenimento, e recesso del Procuratore
in Aprile per dette cause in Catania
3. 18. -.

[1] Una somma notevole! Certamente per rinvendicare la bolla annuale dovuta da questo Comune all’Eredità Coniglio. L’arciprete, fidecomissario, incarica suo fratello per questo compito (Cfr.). E’ la causa che si concluderà solo con una transazione nel 1880? Scrive il SARDO.p. 196: “[…]Per la fondazione dell’Orfanotrofio furono impiegati i capitali della eredità Coniglio, ricavati dalla transazione col comune di Mineo (2)[1], unitamente alle pie elargizioni di alcuni caritatevoli signori Castiglionesi. Quest’opera, sì altamente filantropica ed umanitaria sotto il patronato della Regina Margherita ha pigliato un notevole incremento, ed è al presente nel suo migliore sviluppo (3)[1]. [Nota (2): “(2) V. a pag. 185 del cap. 1 della parte seconda del presente volume.” Nota (3): “(3) Per iniziativa del Rev. defunto Arcipr. D. Vincenzo Sardo Turcis, D. Antonino Di Carlo e signor Rosario Saglimbene, Fidecommissarii del Coniglio, e del Cav. Gius. Sardo Avv. e Consulente legale delle chiese, i denari di Mineo furono, con nobile idea, devoluti a questo Istituto.”. Cfr. SARDO, p. 187: “[…]Il Sac. D. Giuseppe Coniglio, Vicario foraneo, profuse a piene mani capitali e rendite rusticane diverse a questa chiesa, per accrescere il di lei splendore (3)[1]. Legava particolarmente un capitale di onze 6000 (4)[1] alla cappella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo […]”. Nota (4): “(4) L’Arciprete del tempo, D. Cesare Gioeni, dottore in Sacra Teologia, ebbe richiesta in prestito tale somma dal Principe di Malvagna. Ma, ragioni speciali, a noi ignote, non gli consentirono accondiscendere alla richiesta del principe. E nel dubbio che il prepotente signore avesse usato [188] violenza per estorcere quel denaro, d’accordo col sagrista, lo nascose nella chiesa medesima di S. Pietro dentro la sepoltura dei preti. Soffrì per ciò molte persecuzioni, ed ebbe anche inflitta sei mesi di cittadella, che scontò in Messina, insieme al sagrista. Poco tempo appresso, però, per sottrarsi a nuove persecuzioni, e a maggior garanzia della somma medesima, di buon grado la cedette in mutuo alla Università di Mineo, (alla quale servì per il riscatto del mero e misto (impero) con l’annuo interesse di onze 320 (a ragione del 5%). Quale denaro, la chiesa impiegava, per il rilievo e tumulazione dei cadaveri. Per la qual cosa, i preti dovevano prestare servizio gratuito a tutti i cittadini di Castiglione, in caso di morte. Fallito il Comune di Mineo, la Fidecommisseria Consiglio [sic] per tutelare il capitale mutuato fu costretta adire i Tribunali. Molti anni durò la lite fra le parti; e in ultimo la Fidecommisseria suddetta, dovette accettare la transazione e contentarsi di sole L. 40000. (Atto in N.r Filippo Saglimbene – Castiglione 24 dicembre 1880).”.
[2] Cfr. nota 115.

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