don-giuseppe-coniglio

FonteVINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli, (Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, pp. 282.

SARDO, pp. 113-114 (Capitolo X. Notizie sulla fondazione del Peculio e dell’Ospedale):
[…] La De Asaro, non potendo pagare, cedette alla detta Uni-
versità, rappresentata al contratto da Vincenzo Cipolla, con
la qualità di Procuratore di essa Università, i dritti e le ren-
dite sulla Baronia delle Favare, fino all’estinzione totale del
debito. Il Cipolla nello stesso anno, cedette tutti i diritti che si
era assegnato nel nome, ai Giurati della detta Università di Ca-
stiglione: signori: Bartolomeo Petrocitto, Petro Testa, Anto-
nino Coniglio e Vincenzo Dicarlo e al Rev. Sac. Giuseppe
Coniglio, Rettore e Procuratore dell’erigendo Ospedale.
D. Cesare Gioeni-Arciprete (1)[1].
Regolata in questo modo la partita del legato Grimaldi,
sorse nel 1660 il fabbricato, a cura del Sac. Coniglio, nel quar-
tiere della Fontana vecchia, nell’ex convento di S. Agostino,
(che era stato da recente soppresso per difetto di manteni-
mento), (2)[2] e fu intitolato Ospedale S. Giovanni di Dio.
Venne in seguito arricchito da lasciti di diverse pie per-
sone (3)[3] che ne accrebbero la dote. Il Sac. Giuseppe Coniglio,
che apparisce come il maggiore benefattore di esso Ospeda-
le, è da taluni molto erroneamente ritenuto il fondatore.
Fu egli invece, il fedele esecutore della volontà del Basile,
e quegli che dotò molto cospicuamente esso istituto; come
risulta dal suo testamento in N.r Marcantonio Leone (1664).

SARDO, pp. 148-149 (Capitolo XV, Uomini illustri):
Sac. Giuseppe Coniglio (3)[4]. Morto nell’anno 1666, vive e
vivrà nelle sue molteplici opere di beneficenza. Fu di animo
grande e di nobili e filantropiche iniziative. Modesto e scevro
da qualsiasi ofanità e personale ambizione di eccellere, de-
dicò tutto il suo patrimonio, che rappresentava una enorme
cifra, alla istituzione di legati e di benefizi ecclesiastici, alla
erezione del Monastero delle moniali benedettine, che cospi-
cuamente dotò, e infine alla costruzione dell’ospedale, ove
pur non essendo il fondatore, ne fu il maggiore beneffattore.
Dicono le maligne voci, che gl’immensi capitali accumu-
lati, fossero frutto di usura da lui per lungo tempo eserci-
tata. Pentito erogò, in riparazione dei furti consumati con
l’usura, tutto il suo in opere di pubblica utilità e beneficenza!
Sono le solite basse insinuazioni degli invidiosi e dei
maldicenti.

[149]
Noi accettiamo il bene, ma rigettiamo le calunniose in-
sinuazioni; e chiunque dei castiglionesi deve benedirne la
memoria. Se ogni età e ogni sito avesse un uomo simile,
quanto diversamente procederebbe la società!

SARDO, pp. 187-188 (Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo):
Il Sac. D. Giuseppe Coniglio, Vicario foraneo, profuse a
piene mani capitali e rendite rusticane diverse a questa chie-
sa, per accrescere il di lei splendore (3)[5]. Legava partico-
larmente un capitale di onze 6000 (4)[6] alla cappella dei Santi
Apostoli Pietro e Paolo, titolari del tempio e Protettori della
città, con diversi obblighi annessi, per la celebrazione di

– 188 –
%[7] molte messe a quell’altare, per la manutenzione della comu-
nia dei Cappellani (1)[8] e per solennizzare le feste dei due santi
con molto decoro (2)[9].

SARDO, p. 195-197 (Chiesa di S. Benedetto e annesso Monastero delle Benedettine ora Orfanotrofio Regina Margherita):
L’attuale edifizio che per la sua ampiezza e la maestosa
severità della costruzione, è dei più importanti che esistono
in Castiglione, fu opera della vasta mente del Sac. Giuseppe
Coniglio.
Il quale, con le sue larghe vedute, e nella speranza che
un locale vasto e ben fatto avesse determinato l’autorità ec-
clesiastica a reintegrare l’ordine in Castiglione, ingrandì e
migliorò con giusti criteri il ristretto recinto conventuale,
che esisteva.
Ma solo nel 1747, dopo essere ultimato di tutto punto,
venne reintegrato nuovamente in Castiglione; e a 27 marzo
del detto anno fu clausurato e solennemente inaugurato da
Suor Gesuarda Smarra a cui venne affidata la direzione delle
monache nella qualità di Abbadessa (2)[10].
[…]
Per la fondazione dell’Orfanotrofio furono impiegati i ca-
pitali della eredità Coniglio, ricavati dalla transazione col
comune di Mineo (2)[11], unitamente alle pie elargizioni di alcuni
caritatevoli signori Castiglionesi.
Quest’opera, sì altamente filantropica ed umanitaria sotto
il patronato della Regina Margherita ha pigliato un notevole
incremento, ed è al presente nel suo migliore sviluppo (3)[12].
E’ stata ed è la sollevazione morale e fisica di tante sventu-
rate bambine, che prematuramente orbate dal sostegno e dalla
guida dei genitori, invece di crescere nel fango e nei peri-
coli della corruzione, vengono in questo Istituto santamente
educate alla religione di G.C. ed al lavoro, che lor prepara
un avvenire agiato, onesto e tranquillo (4)[13].

– 197 –
La seguente epigrafe, che leggesi nel vestibolo dell’Or-
fanotrofio, ricorda la munificnza dei signori, che ebbero la
pia e nobile idea di dotare l’umanitario istituto, tramandando
ai posteri la benedetta e lodata memoria.

QUESTO
ORFANOTROFIO REGINA MARGHERITA
INTESO
AD EDUCARE E REDIMERE L’ORFANELLA CASTIGLIONESE
FU FONDATO
DALLA FIDECOMMISSERIA CONIGLIO
COL
FILANTROPICO AUSILIO DEI CITTADINI
SIGNORI
MELCHIORRE ED ELOISA SARDO ABBATE
ANGELA TUCCARI E CONCETTA FELSINA
ANNO 1886


[1] (1) Queste notizie ho tratto da atti esistenti nell’Archivio Sardo, manca
però il testamento del Grimaldi.
[2] (2) Da Monsignor Simeone Carafa con suo decreto dietro breve papale. –
Le sue rendite furono incorporate alla Comunia della Chiesa di S. Pietro di
questa Città. (Arch. cit. vol. 16).
[3] (3) I signori: Baldassare Syres – Giovanni Arnono 1675 – Giuseppe Finocchio
1686 – D. Michele Gioeni 1687 – D. Tullio Castrogiovanni 1691 – Melchiorre Bo-
nerba 1711 – D. Melchiorre Sardo Abate 1891 – contribuirono molto con i loro
legati all’arrendamento dell’Ospedale.
[4] (3) Fu economo e Vice curato sotto l’arcipr. Dott. Pietro Reganati e Vi-
cario foraneo col suo successore Dott. D. Cesared Gioeni.
[5] (3) Come da suo testamento in N.r Marcantonio Leone 9 novembre 1664.
[6] (4) L’Arciprete del tempo, D. Cesare Gioeni, dottore in Sacra Teologia,
ebbe richiesta in prestito tale somma dal Principe di Malvagna.
Ma, ragioni speciali, a noi ignote, non gli consentirono accondiscendere
alla richiesta del principe. E nel dubbio che il prepotente signore avesse usato %.
[7] % violenza per estorcere quel denaro, d’accordo col sagrista, lo nascose nella
chiesa medesima di S. Pietro dentro la sepoltura dei preti.
Soffrì per ciò molte persecuzioni, ed ebbe anche inflitta sei mesi di citta-
della, che scontò in Messina, insieme al sagrista.
Poco tempo appresso, però, per sottrarsi a nuove persecuzioni, e a mag-
gior garanzia della somma medesima, di buon grado la cedette in mutuo alla
Università di Mineo, (alla quale servì per il riscatto del mero e misto im-
pero) con l’annuo interesse di onze 320 (a ragione del 5%). Quale denaro, la
chiesa impiegava, per il rilievo e tumulazione dei cadaveri.
Per la qual cosa, i preti dovevano prestare servizio gratuito a tutti i
cittadini di Castiglione, in caso di morte.
Fallito il Comune di Mineo, la Fidecommisseria Coniglio per tutelare il
capitale mutuato fu costretta adire i Tribunali. Molti anni durò la lite fra le
parti; e in ultimo la Fidecommisseria suddetta, dovette accettare la transa-
zione e contentarsi di sole L. 40000. (Atto in N.r Filippo Saglimbene – Casti-
glione 24 dicembre 1880).
[8] (1) L’istituzione dei Cappellani apparisce antichissima; in una stipula di
contratto per la gabella nominata di lu Maldinaru (1606), si conveniva che
onze 15 dovevano corrispondersi annualmente all’Arciprete e ai Cappellani
della Madre Chiesa. (Cfr. vol. Capitoli fol. 112).
[9] (2) Molto pomposamente e con molto decoro vengono solennizzate le fun-
zioni in questa chiesa, e maggiormente quelle della settimana santa.
Antico tempore, l’intervento della Corte giuratoria e del Capitano, in
pompa magna, che sedevano in cornu epistolae di fronte il soglio arcipretale,
accresceva lo splendore della solennità delle funzioni.
[10] (2) V. doc. N. 23. – Durò floridissimo questo Monastero fino alla soppres-
sione delle corporazioni religiose. Tutt’ora nella parte superiore vivono mise-
ramente tre monache superstiti. E pensare che fu riccamente dotato dalla fon-
datrice Elenuccia; cospicuamente arrendato dal Sac. Coniglio e in tutto posse-
deva ben 23 fondi rustici!
[11] (2) V. a pag. 185 del cap. 1 della parte seconda del presente volume.
[12] (3) Per iniziativa del Rev. defunto Arcipr. D. Vincenzo Sardo Turcis,
D. Antonino Di Carlo e signor Rosario Saglimbene Fidecommissarii del Co-
niglio, e del Cav. Gius. Sardo Avv. e Consulente legale delle chiese, i denari
di Mineo furono, con nobile idea, devoluti a questo Istituto.
[13] (4) Merita di esser visitato per vedere come è ben sistemato; e osservare
i finiti lavori di ricamo e di cucito, opera delle Orfanelle.


Atto di battesimo

“A di 29 di decembre XII Indictione 1613  ||  Io don Flaminio Coniglio battizai lo figlio del dottor in Medicina Antonio Coniglio et di Maria di Carro Giugali di questa Città nomine Gioseppe, nato l’istesso giorno. Lo compare seu tenente al fonte fù Notar Gioseppe Pandolfo dilla Città di Randaczo et la mammana Audentia Carciopilo. Idem de Coniglio”. A margine l’arciprete Calì scrive: “questo fù il fondatore del Monistero, e di altre pie Opere morto Vicario Foraneo nel 1666”. Morto il 26 (o 28) ottobre 1666 , all’età di 52 anni (cfr. “S. Pietro – Morti 1652-1671” [n. 30], f. 142v).

L’arciprete Calì gli attribuisce la fondazione del Monastero. Cfr. documento del 1648 (don Giuseppe Coniglio era un giovane sacerdote). Certamente ne è stato un grande benefattore: cfr. Testamento.

Atto di morte

“Die 26[aggiunto sopra: 8] Octobris I 1666 Reverendus Sac. D. Joseph Coniglio # Vicarius Foraneus huius Civitatis Castrileonis in Comunione Sanctae Matris Ecclesiae animam Deo reddidit cuius corpus hodie sepultum fuit in sepoltura Sacerdotum in Edicula Sanctorum Apostolorum Petri et Pauli huius matricis Ecclesiae”. A margine, al richiamo #, è aggiunto a mano dall’arciprete Calì: “filius jugalium Artis Medicae Doctoris Antonii Coniglio et Mariae di Carlo aetatis suae annorum quinquaginta duorum, mensium novem, et dierum viginti septem – Archip.r Calì”.


Famiglia Coniglio

Matrimonio

ANTONIO CONIGLIO
di Giulio, dottore in medicina,
sposa MARIA DI CARLO
di Nicola e di Assenzia Piccione.
[Maria Di Carlo ha altri due fratelli: Timoteo ed Amodeo.]
il 16/02/1608 (cfr. Reg. “S. Maria”, f. 12v).

Figli:

I GIULIO nato il 01/12/1608 (cfr. “S. Pietro”, f. 50v)
II CATERINA nata il 01/04/1610 (cfr. “S. Pietro”, f. 56v)
III GIROLAMA nata il 21/04/1612 (cfr. “S. Pietro”, f. 66v)
IV GIUSEPPE nato il 29/12/1613 (cfr. “S. Pietro”, f. 80r) – morto il 26 (o 28)/10/1666 (cfr. “S. Pietro”, f. 142v)
V FABIANO nato il 04/03/1616 (cfr. “S. Pietro”, f. 106v)
VI VINCENZO nato il 04/04/1618 (cfr. “S. Maria”, f. 22r) – morto all’età di 27 anni il 17/04/1645 (cfr. “S. Pietro”, f. 14v). Nel 1645 il padre Antonio era già morto. Così è scritto nell’atto di morte di Vincenzo: “filius quondam Ar: et Med: d. Antonii Cuniglio et Maria de Carlo”.
VII GIANBATTISTA nato il 08/10/1622 (cfr. “S. Pietro”, f. 147r)
VIII ANNA nata il 18/04/1625 (cfr. “S. Pietro”, f. 162v)

Firme autografe Don Giuseppe Coniglio (Vicario Foraneo) e Don Cesare Gioeni (Arciprete), 1655:

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