2010 Ottobre

venerdì 1Variabile; tramontana. Messa vespertina solo al Carmine.
sabato 2Variabile; tramontana. Messa vespertina nella Chiesa S. Pietro. Prove di canto in Basilica.
domenica 3Variabile; tramontana. La messa delle 11,30 è presieduta dall’arciprete, mons. Gaetano Cannavò. Alle 18,00 in Basilica celebrazione eucaristica di saluto all’arciprete Parroco. Rinfresco offerto dal Comune nel salone del Carmine.mons-gaetano-cannavò
Dal sito del Comune:
mons-gaetano-cannavò
In data 03 ottobre 2010 l’arciprete Don Gaetano Cannavò si è congedato dalle sue funzioni. Nell’occasione si è celebrata una santa messa nella Basilica della Madonna Maria SS. della Catena.
Ecco l’intervento del sindaco dr. Claudio Scavera:
E’ per me motivo di gioia poter porgere, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale e della Cittadinanza, il referente saluto al nostro Arciprete rinnovandogli i sentimenti di sincera amicizia ed esprimendogli gratitudine per la sua opera sacerdotale.
Mons. Gaetano Cannavò, Castiglione tutta La saluta e desidera ringraziarLa per il servizio che Lei ha prestato in questi anni nella nostra cittadina.
Il ringraziamento è dovuto per l’attività da Lei svolta a favore della Comunità Cattolica, ma anche per la Sua partecipazione alla vita sociale della Città, nei momenti di gioia e di dolore della cittadinanza e di ciascuno di noi.
In questi anni Lei ha dato ai castiglionesi, insieme all’insegnamento cristiano, con semplicità, saggezza e buon senso, anche conforto, aiuto, speranza, amore e ci ha parlato di Pace, d’Amicizia, di Condivisione, di Fratellanza, di Solidarietà, che sono i valori su cui si basa il Cristianesimo, ma sono anche il fondamento della nostra convivenza civile e democratica di uomini liberi, ricordandoci spesso che per essere una comunità bisogna volersi bene davvero. Mons. Cannavò, si è reso disponibile ad accogliere il mandato affidatogli, rivelando un grande spirito di fede e dando un esempio cristallino di fedeltà, amore e dedizione con la sua attitudine pastorale ad ascoltare altri fratelli per servirli e condividere con loro ulteriori gioie e fatiche, per mettere alla prova la sua capacità a costruire una nuova comunità di fede, di speranza e di carità, continuando ad essere padre, fratello e maestro.
Infatti, il sacerdote è chiamato ad essere un modello, un fermento tra i fedeli per coinvolgerli pienamente in quel progetto di solidarietà che solo può costituire una reale prospettiva di speranza, soprattutto, oggi, in un mondo pieno di difficoltà.
Accanto all’obbedienza ed alla professionalità, Mons. Cannavò ha espresso chiare virtù, come la semplicità, l’umiltà, la consapevolezza di agire sempre nel nome di Dio, soprattutto, verso gli ammalati, i poveri, le persone anziane, i più deboli ed i ragazzi che preparava ai sacramenti della vita cristiana.
La comunanza di sentimenti e di stima instauratasi, sviluppatasi e convalidatasi nel tempo, è sfociata in una leale collaborazione tra Amministrazione e Parrocchia che ha prodotto buoni risultati sotto ogni aspetto.
Ancora una citazione intendo fare, ricordando il ruolo di protagonista svolto dal nostro Arciprete nell’ambito delle feste patronali, anche se sono fermamente convinto che non solo questo lo ha reso grande. E’ stata, certamente, la sua guida spirituale che ha prodotto tanto bene alla comunità dei fedeli ed ha costituito un sicuro punto di riferimento; perciò esprimo a nome di tutta la cittadinanza IL SINCERO DISPIACERE per il suo commiato dall’attività pastorale ed
Il RINGRAZIAMENTO per quello che ha fatto.
Grazie di essere stato uno di noi, di aver svolto il Suo mandato in mezzo alla gente, con semplicità e schiettezza; di essere sempre stato disponibile al dialogo con tutti.
Grazie di aver fatto fino in fondo il Suo dovere e di aver dato con determinazione ai nostri figli gli insegnamenti religiosi; Grazie per l’impegno, la dedizione profusa in tante attività anche di recupero e di restauro dei beni artistici e monumentali ecclesiastici.
Ma soprattutto grazie per essere stato capace, nonostante tutte le oggettive difficoltà di questi tempi, a tenere unita la Comunità facendo superare i motivi di disaccordo tra le persone che la compongono.
In questi anni abbiamo apprezzato molto le Sue omelie, Don Gaetano.
Certamente, saprà cogliere dalle espressioni e dallo sguardo di chi sta partecipando a questo momento di commiato il bene che Castiglione Le vuole e che vorremmo dimostrarle e questo lo dico a nome di tutti: i presenti, gli assenti, gli indifferenti, i malati, e di coloro che hanno lasciato la nostra terra.
Tutta la comunità ecclesiale e civile Le è grata per l’impegno profuso nell’opera svolta durante ventotto anni di ministero sacerdotale in mezzo a noi, per il cammino fatto insieme, per i valori umani, sociali e cristiani che ha proposto e che ci guideranno nel nostro percorso futuro. Noi che abbiamo la responsabilità di governare e di amministrare, abbiamo l’obbligo di guardare avanti, stimolati proprio da quei valori che Lei ha testimoniato.
Mons. Gaetano Cannavò tutta Castiglione la saluta e sappia che è onorata di averLa avuta come Parroco e sarà sempre con Lei, come Lei sarà sempre nei nostri cuori.
Un cordiale abbraccio.
Castiglione di Sicilia 03.10.2010
Claudio Scavera
Sindaco”
lunedì 4Variabile; tramontana. In mattinata arriva il nuovo Parroco, Don Roberto Fucile. Lettera alla Comunità:don-roberto-fucile
martedì 5Variabile; coperto in mattinata; aria calda nel pomeriggio. Il novo parroco celebra nella chiesa del Carmine; concelebra mons. Gaetano Cannavò. Nella giornata presenza di diversi carabinieri. In tarda serata il signor Alfio Bosco riferisce che pare sia avvenuto qualcosa collegato a una nota famiglia ... Non si sa esattamente cosa.
mercoledì 6Variabile. Sembra che il signor L S (coniugato V) abbia dato un calcio ad un carabiniere che era intervenuto a seguito di un incidente. Poi è fuggito. Sono venuti carabinieri anche da Catania.
giovedì 7Variabile; coperto; tramontana.
venerdì 8Variabile; coperto in serata. Nel pomeriggio un gruppo della parrocchia di Calatabiano nel salone del Carmine (bambini del catechismo con le mamme), con il parroco don Sebastiano Leotta.
don-sebastiano-leotta
sabato 9Pioggia; levante. Prove di canto in Basilica dopo la messa vespertina.
domenica 10Pioggia; levante. Messa pomeridiana a Verzella. Davanti alla chiesa è parcheggiata una Fiat 500.

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Martedì ‎2‎ ‎novembre ‎2010 17:46. Strada statale per Randazzo. L’arciprete Cannavò sta ritornando a casa dopo aver concelebrato al cimitero di Castiglione con Don Roberto Fucile.

Qualche sospetto … Sembra la macchina dell’arciprete. Nel corridoio della chiesa, mentre va in sacrestia, chiede ai fedeli:
C’è l’arciprete Cannavò?
No, non l’abbiamo visto.
Signor Conti, ha visto mons. Cannavò? La macchina parcheggiata fuori sembra la sua
Escono insieme per andare a vedere di chi sia quella macchina. L’arciprete è seduto. Abbassa il finestrino.
Padre Salvatore, posso celebrare la messa con te?
Arciprete! La messa con me? E me lo chiede? Certamente! Ma io ho già celebrato questa mattina a Mitogio. Dovrei binare; non mi sembra il caso. Celebri Lei!
Si deve tornare indietro e ricostruire la storia della chiesa S. Giovanni Bosco di Verzella. Si può magari scoprire che questa chiesa … Di fronte abita il professore Angelo Manitta, storico molto apprezzato. Meglio chiedere a lui. La sua mamma, la signora Ignazia, è stata l’anima di questa piccola comunità. Una piccola annotazione: fisicamente la chiesa ricade nei confini della Parrocchia “Sacro Cuore” di Solicchiata, con tutte le conseguenze  che ne possono derivare per alcune circostanze: la celebrazione dei matrimoni, per esempio. Ha lottato tanto e tante richieste inutili ha fatto mons. Cannavò  alla Curia diocesana perchè fossero rettificati i confini, proprio per evitare questi inconvenienti (ancora attuali). [….]
lunedì 11Pioggia; levante. Disagi per la vendemmia. Pare che il nuovo parroco abbia avuto qualche sofferenza nel sapere (da chi?) che ieri sera la messa di Verzella sia stata celebrata dall’arciprete emerito. Avrebbe voluto essere avvertito. I pretini che colano olio***… e odorano di nuova santità come la vernice fresca:  mettono proprio a dura prova la pazienza. Verrà il loro turno e probabilmente sarà anche peggio. Reciteranno almeno allora  qualche requiem per chi li ha preceduti …
martedì 12Levante; coperto: pioggerellina; umidità. Alle 10,00 nella chiesa del Carmine funerale della signora MARIA CATENA LOMONACO, in Giuffrè (Via S. Barbara). Presiede il nuovo Parroco don Roberto Fucile. Messa vespertina sia nella chiesa S. Pietro che al Carmine. Prove di canto in Basilica per il 23 ottobre. E’ presente don Roberto.
mercoledì 13Pioggia; levante; coperto. Difficoltà per la vendemmia.
giovedì 14Pioggia.
venerdì 15Variabile; pioggia.
sabato 16Variabile; tramontana. [Qualcuno riparte per Ginevra].
domenica 17Variabile.
lunedì 18Pioggia; levante; continua e abbondante nel pomeriggio. Alle 15,30 nella chiesa del Carmine funerale del signor CARMELO MINISSALE, di anni 76.
martedì 19Variabile. Riunione di clero del sesto vicariato a Randazzo.
mercoledì 20Variabile; tramontana. In serata sono affissi i manifestini dell’amministrazione comunale con il benvenuto al Vescovo S. E. Mons. Pio Vittorio Vigo e al nuovo Arciprete don Roberto Fucile.
giovedì 21Variabile; tramontana.
venerdì 22Levante; coperto; pioggia.
sabato 23Variabile; tramontana. Nel pomeriggio cerimonia di insediamento del nuovo Parroco don Roberto Fucile nella Basilica della Madonna.
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domenica 24Variabile. Articolo su La Sicilia (p. 50) sul nuovo parroco a Castiglione, a firma di Angelo Vecchio Ruggeri

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lunedì 25Levante; pioggia.
martedì 26Levante; pioggia nel pomeriggio. Incontro di Clero al Castello di Calatabiano (http://www.castellodicalatabiano.it/). Presentazione del Vicario Generale Mons. Rosario Di Bella. Il castello era già stato ufficialmente inaugurato il 23 luglio del 2009****. La comunicazione all’interno della Chiesa ha anch’essa i piedi di piombo. Alla messa vespertina nella chiesa S. Pietro 50° di matrimonio GEREMIA – LENTINI.

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mercoledì 27Variabile; tramontana; si abbassa la temperatura.
giovedì 28Freddo; tramontana; pioggia (nevischio).
venerdì 29Variabile.
sabato 30.Variabile; tramontana. Incontro con Padre Scuderi, il Dott. Savoca, pediatra, il signor Laviano Carmelo (Stati Uniti). Insieme al bar Nicotra con il nuovo parroco don Roberto (12,00 ca.).
domenica 31Variabile.


***

I “pretini” di Giacomelli. Una nevicata cambiò tutto

don-roberto-fucile
In mostra a Roma alcune opere del  fotografo marchigiano. Ma lo scatto più amato, il provino di stampa che teneva sempre con sé — racconta il figlio Simone — non è stato mai pubblicato

di Gaetano Vallini
Sono famose le foto dei “pretini” che giocano nella neve. Mario Giacomelli  le scattò tra il 1962 e il 1963 a Senigallia, sua città natale. I protagonisti erano giovani seminaristi. Il fotografo aveva chiesto e ottenuto, non senza difficoltà, di poter trascorrere un anno con loro. Voleva mostrare come vivevano i ragazzi in un luogo chiuso, lontano dalle attrattive del mondo esterno, affrontando tante rinunce. «Non c’era da stupirsi: papà — ci racconta il figlio Simone — era un tragico. Tuttavia  le foto che scattava non lo soddisfacevano. Ma un giorno una nevicata cambiò tutto. Vide i ragazzi giocare felici con la neve. In quell’immagine colse quella realtà  in un modo diverso da come l’immaginava. Comprese che ci si può realizzare credendo fortemente in qualcosa, anche a costo di rinunce. Per lui, che si confrontava quotidianamente con un mondo in cui stava perdendo fiducia, fu un sollievo».

Così, pur non rispondendo a pieno alle sue aspettative, le foto dei “pretini” costituiscono uno dei lavori più importanti dell’opera di Giacomelli. E non a caso sono presenti in parte tra le novanta immagini che il Museo di Roma in Trastevere ha deciso di esporre in una mostra dedicata all’artista, curata da Walter Liva, che raccoglie anche tredici lettere e documenti provenienti, come le foto, dall’archivio di Luigi Crocenzi.

Eppure lo scatto di quella serie a cui il fotografo si affezionò di più, il suo preferito e che teneva sempre con sé (in realtà un semplice provino di stampa), non è stato mai pubblicato.  «Ritraeva uno dei piccoli seminaristi — confida Simone Giacomelli — durante la prima visita del padre alcuni giorni dopo l’arrivo. Il ragazzo era in lacrime, disperato; non capiva perché fosse stato mandato lì e  implorava il genitore di riportarlo a casa. Ma l’uomo, probabilmente un contadino, un poveraccio che come tanti aveva pensato di mettere il figlio in seminario per sottrarlo alla miseria e assicurargli un futuro diverso, rimaneva impassibile, lo sguardo duro, senza un segno di amorevole compassione. Quella scena scioccò mio padre. Probabilmente la foto che scattò era quella che davvero esprimeva quanto avrebbe voluto dire. Ma alla fine non ebbe il coraggio di stamparla. Forse perché troppo intima, per rispetto verso quelle due persone in una situazione così drammatica. Chissà se quel ragazzo è poi diventato sacerdote».

Tuttavia, attraverso il racconto di questo scatto inedito, e destinato a rimanere tale, si comprende  meglio quell’Io non ho mani che mi accarezzino il viso che Giacomelli scelse come  titolo della serie di fotografie.  E in parte vi si coglie anche il rapporto che aveva con il sacro. «Un rapporto sanguigno — lo definisce il figlio —  e pieno di dubbi. Non a caso amava padre Turoldo, che aveva avuto un cammino molto travagliato. Papà andava a messa tutte le domeniche e aveva una fede profonda, anche se non lo dava a vedere. Orgoglioso di essere nato povero da una famiglia contadina, viveva il sacro come qualcosa che pone domande sulla vita. E lui le risposte le cercava attraverso la vita di tutti i giorni, anche nei soggetti delle sue foto».Si trattava di persone semplici, colte nella quotidianità del lavoro o dello svago, o, ancora, di paesaggi in cui il più delle volte si evidenzia l’operosità dell’uomo che dalla terra trae di che vivere, con fatica.

La visione e l’itinerario artistico di Giacomelli sono ben rappresentati dalle foto che il  Centro di ricerca e di archiviazione della fotografia ha selezionato con Liva per la mostra romana tra il materiale acquisito nel 1955 dall’archivio di Lorenzo Crocenzi, intellettuale al quale  l’artista marchigiano, scomparso nel 2000, fu legato da un profondo rapporto di amicizia che si tradusse anche nella collaborazione alla sceneggiatura di Un uomo una donna un amore nel 1961 e di A Silvia nel 1963.

Alcuni scatti di queste serie sono presentati nell’esposizione, che nella prima parte mostra le immagini degli anni Cinquanta, dagli inizi un po’ acerbi di Prime fotografieMarePaesaggiPugliaGente dei campi, fino all’elaborazione di una narrazione  più definita dal punto di vista formale, come in Lourdes  e Scanno  — opera quest’ultima che gli diede fama mondiale quando il prestigioso Moma di New York decise di acquisirla per la sua collezione —  e che prosegue nella parte dedicata agli anni della maturità artistica. Sono gli anni Sessanta e Settanta, quelli dei “pretini”, delle serie MattatoioLa buona terra, del completamento, nel 1966, di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, iniziata nel 1955 e dedicata agli anziani ospiti di un ospizio, fino a Motivo suggerito da taglio d’alberoCaroline Branson  e  Studenti  del 1977.

Per chi non conosce ancora l’opera di Giacomelli, la mostra romana — aperta fino al 20 gennaio 2013 — è un concentrato di immagini significative, tra quelle che hanno  contribuito a scrivere la storia della fotografia, non soltanto italiana. Quanti, invece, già conoscono e apprezzano l’opera del maestro  potranno approfittare per ammirarne una volta di più la capacità espressiva. Nelle immagini avranno modo di cogliere l’intimità dello sguardo,  il segno poetico e potente di quell’espressionismo fotografico che esaspera l’aspetto emotivo della realtà sottolineato dai contrasti, dalle tinte forti, persino dalla ruvidità della stampa; una sorta di neorealismo per immagini che si esprime spesso nella mancanza di inutili dettagli,  tanto nei racconti che nei paesaggi, questi davvero caratteristici per il tratto inconfondibile e nei quali l’autore sostiene di ritrarre «i segni e la memoria dell’esistenza».

Apprezzato da critica e pubblico, Giacomelli per tutta la vita ha continuato a definirsi un tipografo (maggiore di tre fratelli, orfano di padre, aveva iniziato tredicenne a lavorare alla Tipografia Marchigiana). Ma per molti resta il più grande fotografo italiano del Novecento, di quell’Italia perennemente in bianco e nero, della dura rinascita dalla guerra, delle scarpe risuolate e i vestiti rivoltati, della brillantina tra i capelli e delle sigarette fatte con i mozziconi raccolti da terra, che si ritrovava la domenica mattina in chiesa, a casa per il pranzo rigorosamente in famiglia e il pomeriggio al bar, incollata alla radiolina per l’immancabile rito della partita di calcio. Un maestro capace di raccontare l’essenziale e la complessità della vita in un semplice scatto, di fermarsi a guardare l’altro e di riconoscervi una parte di sé. E che nella sua parabola artistica ha cercato di rispondere a quanto scrisse nel 1967: «Trovi la speranza dove c’è il dolore e quella che par gioia lascia la bocca amara. Forse la vita vera è là, dove il dolore di ognuno è tanto grande grande che non basta la vita del mondo a viverlo tutto».

L’Osservatore Romano –  17 novembre 2012)


****

castello-di-calatabianoCOMUNICATO STAMPA n° 1

Apre il castello arabo-normanno di Calatabiano Il restauro restituisce testimonianze dell’antichità

Dopo secoli di oblio e due anni di restauri, il castello arabo-normanno di Calatabiano, una delle testimonianze storiche più affascinanti della Sicilia orientale, apre al pubblico. Il sito, di proprietà dell’Istituto di sostentamento del clero della Diocesi di Acireale che ne ha voluto il recupero, sarà inaugurato giovedì 23 luglio, nel corso di una cerimonia che avrà inizio alle 19 e sarà preceduta da una visita guidata riservata ai giornalisti.

IL PROGETTO. Proposto dalla Cultinvest, società partecipata dalla Diocesi di Acireale, il progetto di “Restauro e adeguamento tecnologico per la fruizione e lo svolgimento di attività culturali e dei servizi aggiuntivi” del castello di Calatabiano, in provincia di Catania, è stato co-finanziato con fondi Por 2000-2006 dall’Assessorato regionale BB.CC.AA. e con risorse della Chiesa acese, per un investimento di circa 4,6 milioni di euro. La riqualificazione è stata finalizzata sia al recupero, sia alla promozione culturale e turistica del sito. I lavori hanno quindi compreso il restauro delle opere; la realizzazione di sale riunioni, consumazione, caffetteria-bar, servizi; la dotazione di impianti; la realizzazione di passerelle per le visite, della stazione di partenza e del parcheggio, di un ascensore inclinato per la risalita (uno dei più grandi in Italia). La struttura apre dunque ai turisti, ma può ospitare anche convegni ed eventi culturali in varie sale e nella terrazza.

LE SCOPERTE. Gli scavi archeologici diretti dalla Soprintendenza di Catania hanno portato alla luce reperti dall’epoca greca a quella spagnola, a testimonianza della stratificazione storica del sito, che domina il fiume Alcantara e l’imbocco dell’omonima valle, specularmente a Taormina. Monete, manufatti e vasellame rinvenuti nei mesi scorsi permettono di individuare nell’attuale castello un preesistente insediamento greco, successivamente fortificato dai  bizantini nell’intento di difendersi dagli arabi, che tuttavia lo conquistarono (e lo chiamarono Kalaat-al Bian, castello di Biano, dal nome del primo signore). Il maniero, dopo i periodi normanno-svevo, angioino e aragonese, passò quindi nelle mani della famiglia spagnola dei Cruyllas, che lo ristrutturarono, per diventare proprietà della Chiesa di Acireale nel XIX secolo, quando ormai era abbandonato. In una cisterna, sigillata e mai eplorata prima, gli scavi sono ancora in corso.

L’EVENTO. Dopo la giornata di domenica 19 luglio, in cui l’apertura sarà “partecipata” agli abitanti di Calatabiano, giovedì 23 luglio, dalle 19, si svolgerà l’inaugurazione del castello, con la benedizione del vescovo di Acireale mons. Pio Vittorio Vigo e la partecipazione delle autorità civili e militari e di personalità del mondo della cultura. Nella stessa giornata del 23, ai giornalisti è riservato un apposito programma che prevede: ritrovo alle 17,30 alla stazione di partenza, visita guidata del castello, quindi conferenza stampa nella Sala d’Armi, infine possibilità di unirsi alla cerimonia e al successivo rinfresco. L’organizzazione è disponibile per eventuali facilitazioni richieste dai giornalisti. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.castellodicalatabiano.it.

 

Acireale, 16 luglio 2009

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