Fonte: Trascrizione da un piccolo libretto manoscritto ritrovato nella sacrestia della Chiesa S. Vincenzo nell’anno 1991, pp. 40, f.to 10×13.

Canzoncini da cantarsi nei Venerdì di S.Vincenzo (originale)-676


Canzoncini da cantarsi nei Venerdì di S. Vincenzo

Pel primo Venerdì

E viva Vincenzo
Vincenzo e viva
E viva Vincenzo
E chi l’esaltò.

Qual gloria, qual lode
A questo gran Santo
Qual voce, qual canto
Spiegare lo può?

All’esser di Santo
Pria ch’ei fosse nato
Il Verbo Incarnato
Vincenzo esaltò.

Domentre ad una cieca
Mendica e pezzente
La grazia fervente
Dal Cielo impetrò.

Del Santo alla Madre
Richiese ristoro
Di fame mi muoro
La cieca affermò.

Ma oh grazia feconda
che stupore reca
La povera cieca
La luce acquistò.

Chi può dunque dire?
Chi vanta tal gloria?
Chi mai tal vittoria
Nel mondo vantò?

Ma quando egli nacque
Oh gioia! Oh portento!
Un grande contento
Valenza gustò.

Valenza piangea
Per cruda sua sorte
La fame assai forte
che dire nol so.

La gente turbata
Ne stava, e languiva
Ognuno moriva
Taluno esclamò

Pietoso mio Dio,
Il suolo irrigate
L’erbette bagnate
Così ne pregò.
Vincenzo bambino
Voltossi alla Madre
Presente suo Padre
Allora parlò.
Io voglio, e si faccia
Se pioggia volete
Che me ne conducete
Così comandò.

Si porta in trionfo
Vincenzo bambino
E qual Serafino
La grazia impetrò.

Discese dal Cielo
La pioggia bramata
La terra irrigata
Allor germogliò.

Su dunque, divoti,
Coll’alma, col core
Prestategli onore

Che ben meritò.

Pel secondo Venerdì

E viva Vincenzo
Vincenzo e viva,
E viva Vincenzo
E chi l’esaltò.

Cresceva Vincenzo
Nel santo timore
Di fiamma d’amore
Il cor gli avvampò.

In tenera etade
Con tante vittorie
Mostrava sue glorie
Com’ei si vantò.

Faceva portenti
Che uguali non hanno,
Fra gli altri un inganno
così gastigò.

E fu che un fanciullo
Voleva scherzare,
Al Santo burlare
Sentite che oprò.

Ei prese un ragazzo
Con modo assai finto
Gli dice ch’estinto
Colui si trovò.

Vincenzo sentiva
Il tutto, ed accorto
Lo fa veder morto
che ognuno tremò.

La povera Madre
Si butta al suo piede
La grazia richiede
Così suscitò.

Tal forza, tal gloria
Tal sorte, tal grazia
Chi mai tal vittoria
Nel mondo vantò?

Un altro stupendo
Portento verace
La lingua nol tace
Sentite e ‘l dirò.

Un nobile figlio
Di notte sen muore
Fu tanto l’orrore
Che dir non si può.

La Madre dolente
La morte improvvisa
La piange in tal guisa
Che dir non la so.

Si porta Vincenzo
In casa, e lo chiama,
E dice: Mia Dama,
Tuo figlio s’alzò.

Morì quel mio figlio
Morì l’Innocente,
Il cuore lo sente
Mia vita mancò.

Vincenzo l’esorta
Non starsi turbata
Neppur affannata
Ed ei si quietò.

Portatemi, disse,
Con fretta, o Signora,
Credete, che or ora
Il Cielo lo donò.

E vide Vincenzo
Il figlio non vivo,
E tutto giulivo
Allora il chiamò.

Ed ecco alla voce
Al breve comando
Un braccio afferrando
Già vivo s’alzò.

A tale stupendo
Portento di vita
Mia speme, mia vita
La madre gridò.

Rivolta poi dice ”
Vincenzo beato”
Felice mio stato!
Il Ciel ti guidò.

Il Santo fanciullo
Vincenzo giulivo
Il figlio già vivo

A scuola portò.

Pel terzo Venerdì

E viva Vincenzo
Vincenzo e viva,
E viva Vincenzo,
E chi l’esaltò.

Poi giunto in etade
Già forte e costante
Da fervido amante
Iddio seguitò.

Conobbe ben Egli
L’insidie mondane
Le pompe per vane
Con cuore sprezzò.

Il mondo fallace
L’abbatte qual mostro
E dentro di un Chiostro
Sua vita menò.

Si veste le lane
Di quel Santo Padre
La sua cara Madre,
Maria l’accettò.

Domenico il Santo
Maria del Rosario
Fu tutto l’erario
Che ben acquistò.

Ma poi già vestito
Professo Lettore
Dell’Orco l’orrore
Ben Ei si mostrò.

A corpi vessati
Da spirti rubelli
Usava flagelli,
Quant’Ei ne salvò!

Prevede i futuri
Qual vero Profeta
I mali ben vieta
Che dir non lo so.
Presente un’Ebrea
Mentr’Ei predicava
Turbata si stava
Nè legge cambiò
Sentiva a Vincenzo
Il cor le avvampava
Ma dubbia si stava,
Nè Cristo guardò.

Risolve alla fine
Da Chiesa fuggire
Per più non sentire
Lo che predicò.

Vincenzo la vede
Fra gente sì stretta
Ch’esca con fretta
Allor comandò.

Vedrete fra poco
Di Dio la vendetta:
Si porta con fretta,
Iddio la sdegnò.

Ma (caso stupendo!)
Si volle partire,
Nell’atto d’uscire
La Porta cascò.

Rimase sepolta
Fra pietre la Donna,
Nemmeno la gonna
Illesa restò.

Stordito rimase
Quel popol languente
Gli andava già in mente
Che ver si dannò.

La gente divota
Ricorre a Vincenzo
Che diale il senzo
Allora gridò.

Si pose in ginocchio
Vincenzo possente
Iddio pur lo sente
E già suscitò.

Ma sorta già in vita
La donna col cuore
Con fervido ardore
Costumi cangiò.

Si fa battezzare
A tale successo
Del debole sesso
La palma portò.

Diè tutto alle Chiese
Di quella Cittade
E pur le sue entrade

A quelle donò.

Pel quarto Venerdì

E viva Vincenzo
Vincenzo e viva
E viva Vincenzo
E chi l’esaltò.

Esipur questo è poco
Sentite di grazia
Che ancor già sazia
La lingua non può.

Non può tutto dire
Non seppe spiegarsi,
Non può raccontarsi
Lo che Egli oprò.

Trovandosi il Santo
In terra  Morella
Una donna già fella
Il figlio scannò.

Quel morto bambino
Quel corpo già estinto,
Di sangue ancor tinto
In pezzi tagliò.

E presa una parte,
Ne fa compimento,
Orrore io sento
Lo spirito mancò.

La porta in cucina
La pone in arrosto
E poi presto e tosto
Lo sposo incontrò.

Dicendo galante
Con volto ridente,
Lo sposo la sente
Ma gli occhi bagnò.

Verrà qui Vincenzo,
Sarà qui a pranzare
Lo fei cucinare,
Perchè ti onorò.

Poi mira Vincenzo
Lo sposo turbato,
Lo scorge affannato
Sentite ch’oprò.

Venuto già in casa
Il Santo Vincenzo
Con animo immenzo
Le menbra aggiustò.

E poi dopo unite
Col segno di croce
Quel caso sì atroce
Affatto sfumò.

Lo torna già in vita
Il Padre è contento,
Gran forza, o portento
Taluno gridò.

Lodato sia Dio,
Che tanta potenza,
Con somma clemenza
Al Santo donò.

L’Autor della vita
Si lodi col core
Con ogni fervore
Perchè il meritò.

Ritorno a spiegare
Molti altri portenti
Sublimi eccellenti
Che ben dispensò.

Già stava Vincenzo
Un dì predicando
La gente esclamando
Allora gridò.

Due uomini sono
Condotti a morire,
Si lascian perire
Nè alcun s’emendò.

Quel popolo dicea
Già vanno a smarrirsi,
Neppur di pentirsi
Il suon si ascoltò.

Si dice a Vincenzo
Riporti le glorie,
E allor sue vittorie
Il Santo mostrò.

Comanda a Ministri
Che sentan per poco
Attenti in quel loco
Lo che predicò.

Allor inveisce
Due ore con zelo
Togliete quel velo
Già poi comandò.

Ma dopo si vide
Di cener figura,
Il Santo assicura
Che quei si emendò.
E quel pentimento
Fu sommo e sincero
Fu sodo, fu vero
E Dio l’accettò.
Su dunque, Divoti,
Al Santo chiedete
La grazia, e vedrete

Com’ei vi salvò.

Pel quinto venerdì

E viva Vincenzo
Vincenzo e viva,
E viva Vincenzo
E chi l’esaltò.

Maggior fu stupore
Di quella lasciva
Di grazia già priva,
Ed ei l’aggiustò.

Tal Donna ostinata
Già stava morendo,
Di certo sapendo
Che già si dannò.

Ognuno di casa
Con doppio rancore,
Con sommo dolore
Vincenzo invocò.

Vincenzo va a casa
La Donna infelice ”
Io sono, gli dice,
Speranza non ho.

Soggiunse Vincenzo
Confessa i peccati
Che ben perdonati
Te li mostrerò.

La Donna ostinata
Ripiglia, e s’avanza ”
Non hai tal possanza
Vincenzo nò, nò.

Il Santo l’esorta
Non starsi confusa,
Che ancor non sei esclusa
Veder te lo fò.

E questi miei detti
Oprar io ben voglio,
E scrisse sù un foglio
E al Ciel lo dirizzò.

Il foglio pel Cielo
Dritto si andava
Ognun lo mirava
Per fin che si può.

Ma ( oh Dio, che stupore!)
Che sino al suo piede
Discender si vede
Quel ch’Ei dimandò.

Discese dal Cielo
La remissione,
E salvazione
A quella apportò.

Di questo gran Santo
Chi può proferire?
Nè io so che dire
Che dire potrò?

A casa d’un oste
Per far mercanzia
Con sua compagnia
Un giorno n’andò.

Essendo arrivato,
All’oste si chiama
Gli dice: Ho la brama,
Comprare io vò.

E l’oste risponde ”
Quel tanto volete,
O Padre, chiedete
Che ben ve lo dò.

Il Santo gli disse:
Di questo barile
Tonnina sottile,
Amico, vorrò.

E l’oste già prende
Barili ripieni,
Vantandoli ameni,
ma il Santo ch’oprò?

Col segno di croce
Quel salso s’unisce,
Ognuno stupisce
A quel che spuntò.

Da quelli barili
Tant’uomini morti
Già furon risorti,
Che l’oste tremò.

Allor l’infelice
Si butta al suo piede,
Ei pur gli concede

Che quel si emendò.

Pel sesto venerdì

E viva Vincenzo,
Vincenzo e viva,
E viva Vincenzo
E chi l’esaltò.

Passiamo più innanzi
Di quanto Vincenzo
Mostrossi propenzo
In quel che oprò.
Zelanda cittade
In mar situata
Da Mori vessata
Ben Ei la scampò.
Domentre dal mare
Per via d’una mano
La porta lontano
Così la salvò.

Fè tanti portenti,
Che il Padre Priore
Gli diede timore
Così gli parlò.

Non voglio che voi
Miracoli fate
Nè in chiesa, nè in strade
Io pur così vò.

E mentre ubbidiva
Allora di un tetto
Un fabbro diretto
Si precipitò.

Vincenzo lo vide
Per l’aer volare,
Lo fece aspettare,
E quel si fermò.

Andò dal Priore,
Il caso racconta,
La grazia fu pronta,
E allor ritornò.

E poscia che fece?
Con arte stupenda
Fa che ei ne discenda
E allora abbassò.

Le febbri e i dolori
Con arte giuliva
Con spasso guariva
Che il mondo restò.

A Donne infeconde
in fare la prole,
Con cenni e parole
Le grazie donò.

Non solo egli stesso
Miracoli oprava,
Ma pur comandava
Ch’altri n’oprò.

E fece nel mondo
Miracoli tanti,
Che Santo dei Santi
Ognuno il chiamò.

E sino a quest’oggi
Si mostra propenzo
Il grande Vincenzo
Come Ei si vantò.

Non solo presente
Ma ancor da lontano
Adopra sua mano
E molti scampò.

Ancora si legge
Che la sua figura
Affissa alle mura
Miracoli oprò.

In tempo di notte
Batte essa quel muro
Non esser sicuro
Quell’uomo pensò.

Allora si sorge
A tanti rumori,
E allor che va fuori

La casa cascò.

Pel settimo ed ultimo Venerdì

E viva Vincenzo
Vincenzo e viva,
E viva Vincenzo,
E chi l’esaltò.

Felice è quell’uomo
Per sempre felice
Con cor che gli dice
Servire vi vò.

Voglio esservi servo
Domentre avrò vita,
La gloria infinita
Per voi spererò.

Esorto le genti
Con voce giuliva
Cantare il viva
Per quanto si può.

Intanto, o Mortali,
Di questo gran Santo
Sapete qual vanto
Nel mondo Ei portò.

Chiedetegli grazia
Dell’anima prima,
Ognuno s’esprima
Per quanto egli può.

Sù dunque, Vincenzo,
Accogli i rispetti,
Gradisci i miei detti,
che il cuore cantò.
Gridate nel mondo
Con animo immenzo ”
E viva Vincenzo
E chi l’esaltò.
Lodiamo il Signore
Ch’un Santo avvocato
Al mondo ci ha dato
D’allor che ‘l formò.

Le nostre potenze,
Del core l’interno,
Che lodino l’Eterno
Iddio, che il creò.

Consagro me stesso
Con tutta la gente
Miei sensi, mia mente
E quel ch’io ho.

Benchè non son degno,
Piuttosto protervo,
Mi faccio tuo servo,
Tuo schiavo sarò.

Se poi questo canto
Non è ben esposto,
Ignaro piuttosto
Io sono e lo sò.

Vi voglio servire
Coll’alma, e col core,
Benchè peccatore
Ma vi loderò.

Gridiamo ben forte
Con voce giuliva
Vincenzo e viva
E chi l’esaltò.

Fine

Coronella in lode di S. Vincenzo.

 

In Nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

  1. Glorioso Vincenzo, il tuo valore

Dispensa grazie a quel che fermo crede.
Così bramo che tu preghi il Signore
A tenermi costante nella Fede.
   Pater   Ave  Gloria

  • A te dunque ricorro, o gran Vincenzo,

In te l’affetto mio tutto s’avanza,
Non ischifare mostrarti propenzo
Impetrarmi da Dio Fede, e Speranza.

    Pater   Ave  Gloria

  • Tu, che al mondo facesti tante grazie

E le dispensi con tanta libertà
Rendici l’alme nostre tutte sazie
Nella Fede, Speranza, e carità.
    Pater   Ave  Gloria

  • Prostrati a piedi tuoi domandiamo

Che per noi ricorressi al nostro Dio
Da lui impetrassi Tu, lo che vogliamo
Di serbar l’alma pura e ‘l core pio.
    Pater   Ave  Gloria

  • Tu, che di santità portasti il vanto,

E donasti ad ognun grazie e governo,
Ci ricovriamo sotto del tuo manto
Per godere nel Cielo teco in eterno.
    Pater   Ave  Gloria

  • Tu, che gioisci in Ciel fra tante squadre

Di Arcangeli celesti, e Serafini
Or vogliamo che tu ci fossi Padre
Per consolare sempre noi meschini.
    Pater   Ave  Gloria

  • Mentre per gloria tua quest’oggi brama

Il nostro cor che servo tuo s’ascriva,
Intanto ognun di noi canta ed esclama,
Il gran Santo Vincenzo sempre viva.
    Pater   Ave  Gloria

Ant. Adsit nobis propitius in huius vitae vespere ad Christum hos Vincentius tuto ferens itinere.

  • V. Ora pro nobis Beate Vincenti
  • R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus
Deus, qui gentium multitudinem mira Beati Vincentii Confessoris tui praedicatione, ad agnitionem tui Nominis venire tribuisti praesta quaesumus, ut quem venturum Iudicem nunciavit in terris praemiatorem halere mereamur in …
Per Christum Dominum nostrum. … Beatae Mariae Virgini, et Beato Vincen…

Coronella in lode di S. Vincenzo

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Santi. Amen.

1ª. Glorioso Vincenzo il tuo valore
Dispenza grazie a quel che fermo crede
Così bramo che preghi il Signore
A tenermi costante nella fede.
      Pater  Ave  Gloria

2ª. A te dunque ricorro o gran Vincenzo
In te l’affetto mio tutto s’avanza
Non ischifare mostrati propenzo
Impetrami da Dio fede e Speranza
     Pater  Ave  Gloria

3ª. Tu che al mondo facesti tante grazie
E le dispensi con tanta libertà
Rendeci l’alme nostre tutte sazie
Nella fede, speranza e carità.
      Pater  Ave  Gloria

4ª. Postrati a piedi tuoi domandiamo
Che per noi ricorressi al nostro Dio
Da Lui impetrassi tu, lo che vogliamo
Di serbar l’alma pura e il cuor pio.
     Pater   Ave   Gloria

Tu che di santità portasti il vanto
E donasti ad ogni uno grazie, e governo
Ci ricovriamo sotto del tuo manto
Per godere nel cielo teco in eterno.

Pater  Ave  Gloria.

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