* 17/12/1996 *


  1. Che cos’è la “Pia Opera del Sac. Giuseppe Coniglio”?
  2. Cosa amministrava/-a la “Pia Opera del Sac. Giuseppe Coniglio”?
  3. I Fedecommissari: chi sono? Quanti sono? Eredi?
  4. Come è nato l’Orfanotrofio “Regina Margherita”?
  5. Perché è nato l’Orfanotrofio “Regina Margherita”?
  6. A chi appartiene l’edificio che ‘ospita’ l’Orfanotrofio?
  7. Cosa possono fare oggi i Fedecommissari? Cosa dovrebbero fare?
  8. Cosa fare dei ‘beni’ ereditati dall’Orfanotrofio per le sue finalità originarie?
  9. A quale conclusione sono arrivati i recenti commissari regionali? Per quale scopo sono stati nominati? Perchè hanno temporeggiato tanti anni? Cosa avrebbero potuto e dovuto fare?

1.

Che cos’è la “Pia Opera del Sac. Giuseppe Coniglio”?

La “Pia Opera del Sac. Giuseppe Coniglio” assume questa denominazione nel 1866 come ente morale dell’eredità del sac. Giuseppe Coniglio(a) . Essa “trae origine mercé il suo pubblico testamento del 31 Ottobre 1666 presso il Notaro Marco Antonio Leone di Castiglione di Sicilia.” (Art. 1 dello Statuto). Per quale scopo? “Lo scopo dell’Opera conformemente alla volontà del Fondatore è quello del conferimento di un annuo legato di maritaggio [3]di £. 306 a favore di una di lui parente povera e più stretta in grado – Celebrazione di divine messe e concorso annuo nel mantenimento del Sacro Culto nella Madrice Chiesa.” (Art. 3 Statuto). Con quali mezzi provvede a questo scopo? “I mezzi coi quali si provvede al disimpegno di tutti gli obblighi imposti dal Fondatore col surripetuto suo testamento del 31 Ottobre 1666 sono costituiti di un’annua rendita sul Gran Libro del Debito Pubblico di £. 3274, costituita dal Real Governo in forza del Decreto Prodittatoriale del 17 Ottobre 1860 ed in surrogazione di un credito liquido e legalmente riconosciuto, che la Pia Opera vantava verso il Comune di Mineo.” (Art. 4). Da chi viene amministrata? “L’Amministrazione della Pia Opera è affidata per espressa volontà del Fondatore a due Fidecommissarî [4]in perpetuo: l’Arciprete del tempo, ed un parente del Testatore più stretto in grado.” (Art. 5). Chi ne è il tesoriere? “Il Fidecommissario Arciprete del tempo è il Tesoriere della Pia Opera, giusta la volontà del Testatore.

Detto Fidecommissario non è tenuto prestare idonea cauzione [5]essendo in fatto per effetto delle disposizioni testamentarie istesse responsabile delle rendite della Pia Opera.” (Art. 9).

Cosi si esprime lo statuto della pia opera sottoscritto dai fedecommissari Arc. Vincenzo Sardo e Antonino Di Carlo il 1° Luglio 1883.

2.

Cosa amministrava/-a la “Pia Opera del Sac. Giuseppe Coniglio”?

L’amministrazione della Pia Opera riguardava:

  1. a) conferimento di un annuo legato di maritaggio di £. 306 a favore di una di lui parente povera e più stretta in grado;
  2. b) Celebrazione di divine messe;
  3. c) concorso annuo nel mantenimento del Sacro Culto nella Madrice Chiesa. (Art. 3 Statuto).

Si possono confrontare tre conti consuntivi relativi agli anni 1736-7, 1884 e al 1906 (1912). Il primo conto riguarda sempre l’eredità Coniglio ma è anteriore alla sua costituzione in ente morale; il secondo è il primo dopo lo statuto della ‘Pia Opera’ (1883); il terzo sembrerebbe essere l’ultimo disponibile.

* 1736-1737.

CLAE – “CONIGLIO – Libro 3°”, ff. 306r-318v:

“Conto d’Introjto ed Esito dell’Eredità del fù D. Gius.e Coniglio nell’Amm.ne del Sig.r Arcip.te: Imperj {altra mano / arc. Felsina!}”

“G. M. G.
Introito di quelle somme pervenute in pode-
re di me D. Placido Felsina per conto dell’
Eredità del quondam D. Giuseppe Coniglio in
tempo della mia Amministrazione di Fide-
commissario e cassa di detta Eredità, che prin-
cipia nel Mese d’Aprile 1736: per tutt’ il Mese
Ottobre 1737:

Primieramente da D. Alessio Gentile della Città di Mineo come olim Procuratore di detta Eredità onze trenta novi in conto di quelle somme dal sudetto Procuratore esatte dall’Università di Mineo per quello và dovendo a detta Eredità, come per Apoca in Notar D. Carlo Imperij sotto li 29: Dicembre 15a. 1736: dico 39:
Dal spettabile Barone D. Enrico Maria Grimaldi di detta Città di Mineo e per mano del Reverendo Padre Antonino Muratore della Compagnia di Gesù onze quaranta sette tarì venti tre, e grana dieci in conto delle somme esatte da detto di Grimaldi Procuratore di detta Eredità dalla detta Università di Mineo, come per Apoca fatta dal Sacerdote D. Giuseppe Bruno Procuratore à quest’effetto eletto stipulato per l’atti di Notar Geronimo Cardilli di Messina sotto li 4: Aprile 15a Inditione 1737: dico 47: 23: 10:
Dal Sacerdote D. Filippo Castrogiovanne di questa onze trentatre e tarì venti, in conto delle somme esatte dall’Università di Mineo come Procuratore di detta Eredità, ed il resto remasto in suo Podere che ni deve dare il conto dico 33: 20:
Dal Sacerdote D. Gregorio di Carlo onze cento cinquanta tarì venti quattro e grana sei, per quelle esatte dalla detta Università di Mineo dal Barone Grimaldi come Procuratore, ed altri Debitori con distintione espressati nella ricevuta dà me fatta à favore di detto Reverendo di Carlo come uno de Fidecommisarij e Procuratore di detta Eredità come nell’atti di Notar Augustino Giuseppe Favazzi sotto li 27: Ottobre 15a Inditione 1737: dico 150: 24: 6:
271: 7: 16:

%

G. M. G.

Esito fatto da me D. Placido Felsina nel corso della mia Amministrazione di Fidecommissario, e cassa dell’Eredità del quondam D. Giuseppe Coniglio, che principia nel Mese di Aprile 1736 a tutt’ il Mese Ottobre 1737: =

Primieramente alli Reverendi D. Lorenzo Lo Faro, e D. Gioacchino Pafumi come Beneficiali d’uno delli dui beneficij d’onze 24: annuali per loro rata delle Messe celebrate per l’Anno 14ª. maturata ad’ ultimo Agosto 1736. onze sedeci come per loro ricevuta nell’atti di Notar D. Carlo Imperij sotto li 12: Ottobre 1736: 16:
Al Sacerdote D. Francesco Buda onze tre in conto di quelle và creditore del Beneficio delli onze 12: annuali come per ricevuta in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 3:
Al Sacerdote D. Michele Buda onza una in conto di quelle và creditore come Beneficiale d’uno delli Beneficij delli onze 12: annuali come per ricevuta in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 1:
Ad’ Assentio di Marco maritali nomine di Vincenza Cavallaro onze due in conto di quelle và creditore per il Legato dell’onze 12: toccante à detta Vincenza nel suo maritaggio come orfana come per ricevuta in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 2:
A Carmine Buda maritali nomine di Giuseppa Strazzeri onze due in conto di quelle onze 12: và creditore per il Legato di maritaggio di detta Giuseppa come orfana, come per ricevuta in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 2:
A Marcellino Signorello maritali nomine di Cristina Petrocitto onze due in conto delle onze 12: và creditore per il Maritaggio di detta Cristina come orfana come per ricevuta in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 2:
A Giovan Battista di Carlo maritali nomine d’Angela Pafumi onze due in conto di quelle onze 12: detta Angela và creditrice per suo Maritaggio comee orfana come in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 2:
Ad’ Antonio Conti maritali nomine di Vittoria Triffiletti onze due in conto delle onze 12: và creditrice detta Vittoria per suo Maritaggio come orfana come per ricevuta in detto Notaro Imperij sotto il dì di sopra 2:
30:

%

Al Sacerdote D. Salvadore Scarlata onza una tarì uno, e grana dieci per il numero 12: bolle di requie prese dà detto distribuitore à tenore della disposizione di detto di Coniglio come in detto Notaro sotto il dì di sopra 1: 1: 10:
Alli RR.di D. Pietro Mucari, D. Lorenzo lo Faro, D. Pietro Paulo Coffo, D. Giovan Battista Laviano, D. Giuseppe Bruno, D. Giuseppe Stagnitta, D. Vincenzo Giuliano come Cappellani onze quattordici, ed onze dieci e tarì cinque pagati, cioè à me medesimo onze quattro, al Sacerdote D. Michele Arnono onze 4:, ed al sacerdote D. Vincenzo Finocchio onze 2: 5: come Cappellani, in conto di quello vanno creditori come per Apoca in detto Notaro Imperij sotto li 2: ottobre 15ª 1736 in tutto 24: 5:
Al Reverendo D. Melchiore Abbate, e D.r D. Giuseppe Sardo tarì tredici e grana quindeci per espenzioni fatti per ottenere un’atto provvisionale dal Tribunale del Regio Patrimonio per interesse dell’Università di Mineo dico 13: 15:
Ad’ Antonio Triffiletti, e Fran.co Rjnaudo tarì venti novi per loro viaggio c.e corrieri mandati nella città di Mineo, e tarì dieci al d.o Not Imperij per copia di rathifica d’un contratto di transatione per l’interessi di d.a Università come per dichiaraz.ne in Not Gius.e Augustino Favazzi sotto li 27: Feb.ro 1737: in tutto 1:_ 9:
Ad’ Antonino Prinzivalle di Palermo onze due, tarì uno, e grana quattro cioè onze 2: per suo terzo di Proc.re e tarì uno, e gr: 4: per rag.e di trasporto di d.o denaro come per lett.a di ricevo remasta in G. C. Arc.le di Messina d.o 2: 1: 4:
Di più pagati onza una, e tarì sei per rag.e di posta di lett.e e carta d.o 1: 6:
Al Sac.te D. Giuseppe Bruno onze sei tarì dieci novi, e grana sette per averli pagato, cioè onze 1: 10: 10: all’Ill.mo Monsignor Arcivescovo per spese fatte in Palermo per manutenere il Ius della Cappellania del fù D. Alessandro di Carlo, come per lett.a di d.o Ill.o concernente al ricevo di tal somma tarì 3: 8: per fattua, e cop.a d’una ricevuta d’onze 47: 23: 10: per l’atti di Not Cardili tarì 4: per fattura, e copia d’una Proc.ra in persona d’esso di Bruno tarì 2: 10: per autentica in Francavilla di d.a Procura ed onze 4: 28: 19: per loero di due cavalcature stallaggi, ed altri espenzioni per andare in Mes.a d.o di Bruno con un soldato manutenim.to in quella, e per ritorno di d.o soldato per autenticare d.a proc.ra in tutto onze 6: 19: 7: c.e per Ap.a in d.o Not Imperij sotto il dì 4 sett.e prima Ind.e 1737:________________________ 6: 19: 7:
Al Not Gius.e Agostino Favazzi onze due  per atti (?) fatti per serviggio di d.a Eredità come per ricevuta nell’atti soi sotto il dì sud.o d.o 2:
A Sentio di Marco  m.li n.e di Vincenza Cavallaro, Marcellino Signorello m.li n.e di Cristina Petrocitto, Battista di Carlo m.li n.e d’Angela Pafumi Nunzio Currò m.li n.e di Gius.a Coniglio, Marc’Antonio di Napoli m.li n.e di Caterina Santoro, Carm.e Buda m.li n.e di Gius.a Strazzeri, ed Ant.no Conti m.li n.e di Vittoria Triffiletti onze quattordici alla rag.e di onza due per ogn’uno in conto di quello vanno cred.ri per il maritaggio delle lore moglie come orfane c.e per Ap.a in d.o Not Favazzi sotto il dì sud.o d.o 14:
Al Sac.te D. Gius.e Stagnitta tarì uno, e grana dieci per averli pagato in Mes.a per mettere l’impara alli siggilli per la creaz.ne del fidecom.rio d.o 1: 10:
A D. Simeone di Carlo onze quattro in conto di quello và cred.re c.e erede del quondam D. Alessandro di Carlo olim Beneficiale delli beneficij di onze 24: ann: c.e per ap.a in Not Favazzi sotto li 30: 8bre 1737: 4:

In tutto l’Esito somma

277: 1: 8:

In tutto l’Introito somma

271: 7: 16:

Resta liquido creditore in

5: 23: 12:

D. Placido Felsina Arciprete e Fidecommissario
D. Gregorio di Carlo Fid.rio
D. Giovanne Tuccari Fid.rio
In Civitate Castrileonis in discursu Visitationis = Die 26: Novembris 1737: De mandato Ill.mi e R/mi D/ni mei D. Thomae de Vidal et de Nin Archiepiscopi Messanensis degentis in discursu Visitationis fuerunt per me infrascriptum vista, calculata, et liquidata computa supra dicta eo modo quo supra rep.r et approbbata remanente semper etc.

D. Joseph Calì ||
I. M. I.”


* 1884

Attivo

Titolo 1° – Entrate ordinarie

Capitolo Unico

1°  Rendita sul Gran Libro del Debito Pubblico dello Stato, giusta il relativo  Certificato di n. 1707 di netto  £. 3274. –

Totale del Titolo 1° £. 3274.
Titolo 2° – Entrate straordinarie
Cap. 1°
Avanzi di cassa – gestione 1883 £.   306.
Cap. 2° – Crediti
Nulla
Totale dei titoli 1° e 2° £. 3580.

Passivo

Titolo 1° – Spese ordinarie

Capitolo 1°

Tassa di manomorta dovuta al R. Erario pel 1884 £. 195,84
Id.      Danneggiati dalle truppe Borboniche in Sicilia £. 229,50
Ratizzo alla Deputazione Provinciale £.   46,59
Spese d’Ufficio, cioè carta bollata e semplice, registri e posta £.   12,75
al Segretario per suo onorario £.   51. –
Premio annuale ai Fidecommissari £. 204. –
All’Avvocato dell’Opera £.   25. –
Totale del Capitolo 1° £. 764,68

Capitolo 2° – Culto Divino

Alla Comunia dei Preti giusta le disposizioni testamentarie £. 714. –
Al Predicatore quaresimalista £. 204. –
10° Ai Sagristani delle tre Parrocchie £. 204. –
11° Concorso pel sostenimento del sacro Culto nella madre Chiesa £. 153. –
12° All’Amministratore della sudetta Chiesa per concorso nell’annuo stipendio allo stesso dovuto £.   76,50
13° Per celebrazione di Divine messe giusta la volontà del testatore £. 851,82
Totale del capitolo 2° £. 2203,32

Capitolo 3°

Benficenza

14° Legato di maritaggio disposto a favore di una parente più stretta in grado col     testatore Coniglio £. 306. –

Titolo 2° – Spese Straordinarie
Nulla
Osservazioni
art. 14.
La somma a manca si riporta fra i resti a pagare perché il legato per l’esercizio 1884 non fu assegnato dalla Fidecommissaria. –

Ricapitolazione dell’esito

Titolo 1° Capitolo 1° £.   764,68
id.                 id .       2° £. 2203,32
id.                 id .       3°
Totale £. 2968. –
Riporto dell’attivo £. 3580. –
Rimanenza in cassa £.   612. –

Osservazioni

La rimanenza in cassa in £. 612. rappresenta l’ammontare dei legati di maritaggio per gli anni 1883 e 1884, i quali non furono assegnati dalla Fidecommissaria; ciò che sarà praticato nel venturo esercizio offrendosi concorrenti con i requisiti voluti dal pio Testatore Coniglio. –

Castiglione di Sicilia lì 31 Dicembre 1884
Il Fidecommissario Tesoriere
[firma autografa]
Arciprete Vincenzo Sardo

Visto – Si approva
I Fidecommissari
[firme autografe]
Arciprete Vincenzo Sardo
Antonino di Carlo”

FonteCLAE – “Coniglio – Conti Consuntivi 1884-1900”


* 1906 (1912)

Bilancio preventivo, approvato dal Prefetto di Catania in data 20 gennaio 1906.

Bilancio consuntivo.

“Parte Prima – Entrata

Fondo di cassa alla fine dell’esercizio 1905

£. 2151,25

(1)

Entrate effettive
Rendite patrimoniale
1 Certificato rendita N. 1707 di £. 3774 ridotta del 20% di R. M.

£. 3019,20

[…]
Totale Caricamento

£. 5170,45

Motivi delle differenze e note

(1) Decisione Consiglio Prefettura 26/2 908 sul conto 1905. Il fondo di cassa si compone di:

£. 306,00 legato di maritaggio anno 1900
306,00 id. 1901
306,00 id. 1902
306,00 id. 1903
306,00 id. 1904
306,00 id. 1905
57,53 residui passivi annualità 1894-95-96
29,17 avanzo (fondo riserva) 1902
27,80 id. 1904
27,80 id. 1905
28,65 ratizzo alla provincia 1903
28,65 id. 1904
28,65 id. 1905
87,00 concorso all’erario 1905
2151,25
Residui passivi
Legato maritaggio 1900 (II) £. 306,00
id. 1901 £. 306,00
id. 1902 £. 306,00
id. 1903 £. 306,00
id. 1904 (III) »
id. 1905 £. 306
Somme riportate e non pagate sugli art.i 2 e 3 dei conti 1894-95-96 £.   57,53
Ratizzo alla provincia 1905 £.   28,65
quota di concorso all’Erario dello Stato (pel 1905) £.   87,00

Motivi delle differenze e Note

(I) Decisione Consiglio Prefettura 26/2 908 sul conto 1905

(II) I legati sono stati regolarmente pagati begli anni 1904 e 1905; ma per l’allontanamento dal paese del Sac. Fiamingo, segretario dell’Opera Pia, non si rinvennero fra i documenti e se ne dovettero fare i duplicati, invitando le parti a quietanzare nuovamente i mandati.

(III) Con la decisione del Consiglio di Prefettura si caricarono le £. 306 del Legato di maritaggio nel fondo di cassa e non si compresero fra i residui, mentre era stato regolarmente assegnato.

Spese Effettive

(1) Tasse e prestazioni annue

1 Tassa di manomorta

£.   235,00

2 Ratizzo alla Deputazione Provinciale

£.     28,65

3 Quota di concorso all’erario dello Stato

£.     87,00

Per danneggiati truppe borboniche, oggi beneficienza Ospedaliera

£.   229,50

(2) Spese di Amministrazione

5 Premio ai Fidecommissarii

£.   204,00

6 Onorario al Segretario

£.     51,00

Cancelleria e spese d’Ufficio

£.     12,75

(3) Spese di Culto

8 Alla Comunia dei preti, cappellani coadiutori del Parroco e rappresentanti la Comunia

£.   750,00

9 Al Predicatore quaresimalista

£.   204,00

10 Ai sacristi delle tre Parrocchie

£.   204,00

11 Concorso al mantenimento della Chiesa Madre di S. Pietro e Paolo

£.   153,00

12 All’Amministrazione della Chiesa

£.     76,50

13 Per celebrazione messe secondo la volontà del testatore

£.   450,00

(4) Legati

14 Legato di maritaggio a favore di una parente del Testatore

£.   306,00

Fondo di riserva

£.     27,80

Riepilogo
Fondo di cassa al 31/12 1905

£. 2151,25

Riscossioni

£. 3019,20

Totale

£. 5170,45

Pagamenti {residui 1923,00 / competenze 2814,07}

£. 4737.07

Fondo di cassa al 31/12 1906

£. 433,38

Residui attivi

£. “

Totale

£. 433,38

Residui passivi

£. 114,83

Avanzo di Amministrazione

£. 318,55

Castiglione, 11 Febbraio 1912

Il Tesoriere

[Firma autografa] Giovanni Sardo Camardi”

Seguono i mandati di pagamento. I Cappellani sono dieci. Celebrano le messe i sacerdoti Fiamingo Rosario, Fiamingo Antonino, Fiamingo Concetto Purello. Il legato di maritaggio viene pagato all’Orfanotrofio. Questo il testo del mandato:

“Il Tesoriere della pia Opera suddetta pagherà al Signor Cassiere dell’Orfanotrofio Regina Margherita la somma di lire trecentosei. Cede detta somma per legato di maritaggio debitamente invertito a beneficio del sudetto Orfanotrofio e per l’annualità Millenovecentosei. Castiglione 31 dicembre 1906.” Il cassiere dell’Orfanotrofio è il signor Antonino Reggio.

Fonte: CLAE – “Fideiussoria (sic!) a. Coniglio. 1”.


Cosa amministra oggi la Pia Opera? Bisognerebbe sapere che fine ha fatto la rendita sul Gran Libro del Debito Pubblico di £. 3274 di cui all’articolo 4 dello Statuto del 1883. Fino al 1906 (1912) questa rendita risulta percepita e investita per gli scopi statutari. Cosa è successo dopo il 1906 (1912)? Non si trovano in archivio, pare, altra documentazione sull’amministrazione della Pia Opera. Come mai? Si può forse pensare che che la documentazione dell’archivio riguardante la gestione dell’arciprete Platania dal 1913 al 1936 sia stata portata nella Curia di Acireale e non più quindi disponibile per la Parrocchia? Può essere. Ha continuato dopo la Pia Opera la sua gestione? E’ probabile. Fino a quando? Una cosa è comunque certa: attualmente la Pia Opera non dispone, apparentemente, di nessun fondo per adempiere gli scopi previsti nello statuto del 1883. Anche se disponesse ancora di rendite è altrettanto certo, sembra, che non riguardano più l’adempimento né:

a) del legato di maritaggio (già nel 1905 devoluto a favore dell’Orfanotrofio ‘Regina Margherita’ e successivamente per disposizioni superiori alla beneficenza ospedaliera);

b) né celebrazione di divine messe, (da verificare!);

c) né mantenimento del culto nella Chiesa Madre.

Se le cose stanno così si deve supporre che la “Pia Opera del Sac. Giuseppe Coniglio”, non avendo più in atto nessuna delle finalità previste nel suo statuto né avendo atti che rivelino la sua vitalità, debba considerarsi come estinta, se  non formalmente, certamente in atto e nella sostanza.

E i Fedecommissari? Anch’essi estinti? No! Perchè nel frattempo la Fedecommissaria Coniglio proprio dai fondi provenienti dall’eredità Coniglio (vedi transazione con il Comune di Mineo) fonda un Orfanotrofio! Ma andiamo con ordine.

3.

I Fedecommissari: chi sono? Quanti sono? Eredi?

Prima qualche cenno sulla voce ‘fedecommesso’.

  • [Dizionario Enciclopedico Italiano, Treccani, IV, 1970, p. 658:

fedecommésso (ant. fidecommésso o fidecommisso) s. m. [dal lat. fideicommissum, propr. part. pass. neutro sostantivato di fidei committere, v. FEDECOMMETTERE]. – 1. Disposizione di ultima volontà per la quale chi è istituito erede ha l’obbligo di conservare e restituire in tutto o in parte l’eredità a un’altra persona. 2. La cosa che è oggetto di tale disposizione.  L’istituto risale al diritto romano classico e serviva soprattutto allo scopo di favorire persone incapaci. Le disposizioni che lo regolarono nacquero dal bisogno dell’opera di una terza persona tra il disponente e il successore, e dalla necessità di reprimere gli abusi cui l’istituto dava luogo. Dapprima furono i consoli e i pretori ad aver l’incarico di garantire la volontà del disponente; più tardi i senatoconsulti Trebelliano e Pegasiano regolarono i rapporti tra l’onerato e il fedecommissario. Giustiniano infine fuse i legati e i f. speciali, accordando a questi le garanzie dei primi. Il f. servì soprattuto quando il testatore voleva lasciare il patrimonio all’erede solo temporaneamente e fino al verificarsi di circostanze speciali (il f. di famiglia). Questa forma di f. si venne precisando più decisamente nel diritto bizantino, quando si lasciarono agli epitropi molte di quelle mansioni che erano un tempo proprie dei fiduciari romani, per assicurare la conservazione temporanea dei beni nella famiglia. Vi influì egualmente l’analogo istituto germanico dei salmanni , contribuendo ad accentuare la doppia tendenza, verso l’inalienabilità e la indivisibilità del patrimonio, che verranno poi a loro volta rafforzati, la prima, nel sistema feudale a tipo longobardo (inalienabile), la seconda, nel sistema del feudo a tipo franco (indivisibile e pieno di limitazioni per i diritti successori delle donne). All’epoca del diritto comune, e la dottrina e la giurisprudenza sistemarono la costruzione dell’istituto, perticolarmente per quanto riguardava l’inalienabilità del patrimonio e la tasmissione dei beni attraverso la linea agnatizia maschile. Questa costruzione teorica era compiuta nei sec. 16° e 17°; ma proprio allora, nel giuoco complicato, antisociale e spesso disumano, delle primogeniture, dei maiorascati, dei seniorati e dei iuniorati, cominciava a mostrare i suoi difetti. Limitazioni vennero dalle legislazioni di Vittorio Amedeo II, Francesco I di Lorena, Leopoldo I e Francesco II d’Este: ma fu la Rivoluzione Francese ad abolire i f.  (4 agosto 1789), sancendo poi, coi decreti del 1792, che i beni fedecommissari restassero nelle mani di chi li possedeva o andassero al prossimo chiamato. La legislazione francese passò in Italia con la dominazione napoleonica, ma fu annullata dalla restaurazione (1815); rimase però nella Toscana. Il codice civile italiano del 1865 vietò le successioni fedecommissarie (articoli 899, 900), equiparando ad esse, agli effetti del divieto, l’usufrutto successivo (art. 901). L’ultima ad abolire il f., a poca distanza dalla Germania e dall’Austria, è stata la Spagna (1931).  Nel diritto italiano vigente la sostituzione fedecommissaria è valida solo in favore di un ente pubblico o in favore di tutti i figli nati o nascituri dall’istituito, quando questi sia figlio o fratello del testatore e nei limiti della disponibile; in ogni altro caso la sostituzione è nulla (art. 692-699 cod. civ.). L’istituito ha il godimento e la libera amministrazione dei beni che formano oggetto della sostituzione e a lui sono applicabili le norme sull’usufruttuario. Con l’autorizzazione del tribunale, in caso di utilità evidente, i beni possono essere alienati, con l’obbligo di reimpiegare le somme ricavate. L’eredità si devolve al sostituto al momento della morte dell’istituito. Se la sostituzione è a favore dei figli dell’istituito e questi muore senza lasciare prole, i beni si trasmettono ai suoi successori legittimi o testamentarî. Se l’istituito premuore al testatore o è incapace o indegno o rinunzia, l’eredità si devolve al sostituito, con effetto dal momento della morte del testatore.

fedecomméttere (ant. fidecommitere) v. tr. [dal lat. fidei committere «affidare alla lealtà di qualcuno»] (coniugato come méttere). – Lasciare qualcosa in fedecommesso.

fedecommissàrio (ant. fedecommessàrio o fidecommessàrio o fidecommissàrio) agg. e s. m. [dal lat. tardo fideicommissarius]. – 1. agg. Del fedecommesso (v.): successione f.; sostituzione f. 2. s. m. (f. –a) La persona a cui devono essere trasmessi i beni che l’erede ha ricevuto in fedecommesso.”

  • [DEVOTO-OLI, Vocabolario della lingua italiana, 1979:

fedecommesso s. m. Disposizione testamentaria per la quale chi è istituito erede ha l’obbligo di conservare l’eredità e di trasmetterla, a un momento stabilito, in tutto o in parte, ad un’altra persona / concr. Quanto costituisce l’oggetto di tale disposizione”

Nel testamento Coniglio del 1666 vengono nominate alcune persone con l’obbligo di amministrare i suoi beni,  i beni espressamente indicati, secondo le espresse volontà testamentarie (cfr. testamento e codicilli). Essi in concreto non sono da considerare come  gli ‘eredi’ del sac. Coniglio. Magari lo fossero! Forse l’espressione non ha il rigore del diritto ma rende esattamente, si crede, la realtà. Sono invece tenuti ad amministrare fedelmente i beni ereditari a vantaggio delle finalità espresse dal Testatore.

Questi beni:
a) per la parte che interessa l’Opera Pia (1866 e statuto 1883), come si è visto, sono da considerare in pratica estinti, se non formalmente, sicuramente negli effetti;
b) per la parte reinvestita nella fondazione dell’Orfanotrofio (1883) si sono accumulati con quelli che nel frattempo l’orfanotrofio, come ente morale (1884) ha ereditato (Zingali Tetto, Consoli …). Sono beni indiretti dell’O.P., destinati a decadere legalmente il giorno in cui si estingue l’Orfanotrofio, perché sono venute meno le finalità per cui era stato fondato. Esiste ancora l’Orfanotrofio? Ha diritto ancora di amministrare beni per finalità ormai inesistenti?

Sia legalmente che moralmente non è più possibile continuare ad amministrare beni per un ente in pratica inesistente!

Non sarebbe allora onesto, perché legittimo,

– o reinvestire questi beni in altre finalità compatibili con le volontà dei testatori e permesse dall’autorità tutoria,

– o riportarli ai legittimi eredi istituiti in subordine dagli stessi testatori quando fossero venute a mancare le finalità per cui erano state donate?

Ritornando ai Fedecommissari. E’ fuorviante cercali nella linea dei discendenti del Coniglio, perchè non si tratta di “eredi” nel senso pieno della parola, ma di legittimi discendenti di persone (Arciprete pro-tempore, cugini Di Carlo) espressamente nominati per questo incarico di ‘amministratori’ dal Coniglio nel suo testamento.

Chi sono oggi i legittimi Fedecommissari? Quanti sono?

Sembra logico che lo siano, stando al testamento Coniglio (1666):

a) l’arciprete pro-tempore;

b) i discendenti Di Carlo.

Se non ci sono assolutamente dubbi per quanto riguarda la figura dell’arciprete, perchè legata a carica istituzionale, esitazione possono nascere per quanto riguarda invece i Di Carlo. La soluzione dovrebbe essere la successione effettiva ininterrotta dall’origine fino ad oggi, nonostante l’oscillazione del numero. Uno o due? La successione cronologica, almeno per quanto è stato possibile ricostruirla dai dati sparsi rintracciabili nei documenti d’archivio della Fedecommissaria, sembra mostrarci fino alla metà del 1700 due Fedecommissari oltre l’arciprete; a partire dalla metà del ‘700 fino ad oggi (1995) c’è invece un solo rappresentante per la parte Di Carlo (cfr. successione cronologica fedecommissari). Stando allo statuto della Pia Opera del 1883, statuto che è alla base della successiva fondazione dell’Orfanotrofio, i fedecommissari sono l’arciprete e don Antonino Di Carlo, e per loro i discendenti legittimi. Considerando il passaggio ai Tuccari (1900) come comportarsi, dato che ci sarebbero oggi i legittimi discendenti di don Antonino Di Carlo? Per la composizione di un legittimo collegio deliberante nulla sembrerebbe vietare il ripristino di due discendenti Di Carlo, in quanto dovendo cercare un altro fedecommissario per la suddetta composizione, è inevitabile trovarlo nella linea sempre dei Di Carlo. E i Tuccari sicuramente lo sono, perchè proprio per questo sono subentrati, potremmo dire momentaneamente, nella discendenza Di Carlo.

Ma non è questo il problema fondamentale.

La Fedecommissaria è un dato di fatto. La sua composizione interna (due o tre) non si presta a nessun arbitrio. Il  portarla a tre membri risponderebbe solo ad esigenze legali. Il terzo membro, comunque, avrebbe gli stessi diritti dei precedenti, in quanto può sempre dimostrare di ritrovarsi nella linea della discendenza Di Carlo. In verità: ha pieno diritto un Di Carlo; un po’ meno un Tuccari.

4.

Come è nato l’Orfanotrofio ‘Regina Margherita’?

E’ sorto per volontà dell’ “Opera Pia Sac. Giuseppe Coniglio”, per atto deliberativo del 10 Giugno 1883 dei Fedecommissari Arc. Vincenzo Sardo Turcis e Don Antonino Di Carlo.

Scrive il Sardo:
“Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, rimasto vuoto l’immenso fabbricato conventuale[1] sorse nella parte inferiore di esso un Orfanotrofio femminile, il quale venne affidato alle buone Suore di S. Anna.
Per la fondazione dell’Orfanotrofio furono impiegati i capitali della eredità Coniglio, ricavati dalla transazione col comune di Mineo[2], unitamente alle pie elargizioni di alcuni caritatevoli signori Castiglionesi.
Quest’opera, sì altamente filantropica ed umanitaria sotto il patronato della Regina Margherita ha pigliato un notevole incremento, ed è al presente nel suo migliore sviluppo[3].
E’ stata ed è la sollevazione morale e fisica di tante sventurate bambine, che prematuramente orbate dal sostegno e dalla guida dei genitori, invece di crescere nel fango e nei pericoli della corruzione, vengono in questo Istituto santamente educate alla religione di G.C. ed al lavoro, che lor prepara un avvenire agiato, onesto e tranquillo[4].” (VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli. Con Proemio di F. NICOTRA. PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, p. 196.).
Questa la lapide all’ingresso dell’istituto:

“QUESTO
ORFANOTROFIO REGINA MARGHERITA
INTESO
AD EDUCARE E REDIMERE L’ORFANELLA CASTIGLIONESE
FU FONDATO
DALLA FIDECOMMISSERIA CONIGLIO
COL
FILANTROPICO AUSILIO DEI CITTADINI
SIGNORI
MELCHIORRE ED ELOISA SARDO ABBATE
ANGELA TUCCARI E CONCETTA FELSINA
ANNO 1886″

Nel verbale di elezione del primo C.d.A. (1884) viene scritto:

“Fidecommissaria della Pia Opera
Coniglio

Verbale di Elezione
della Commissione Amministrativa
dell’Orfanotrofio Regina Margherita

L’anno milleottocentottantaquattro il giorno trentuno Dicembre in Castiglione di Sicilia.
Si sono riuniti oggi i sottoscritti Fidecommissari della Pia Opera Coniglio, allo scopo di procedere all’elezione della Commissione Amministrativa dell’Orfanotrofio – Regina Margherita – fondato a spese di detti Fidecommissari nella rappresentanza dell’Opera, in forza dell’atto Deliberativo del giorno 10 Giugno 1883.
Tenuti quindi presenti:
1° — Il R. Decreto del 15 Novembre ultimo, col quale il predetto Orfanotrofio venne eretto in Ente Morale;
2° Gli articolo 13 e 15 dello Statuto organico dell’Orfanotrofio anzidetto, compilato dalla Fidecommissaria istessa in data 20 aprile 1884, debitamente approvato dal Ministero dell’Interno d’ordine di Sua Maestà il Re;
Mercè Schede segrete
Han proceduto all’elezione dei tre Deputati Amministratori dell’Orfanotrofio anzidetto e resultarono ad unanimità di voti i Signori:
1° Sardo Turcis Giovanni –
2° Lamonica Ingegniere Giuseppe
3° Sardo Paneblanco Avv. Mario –
Precedente lettura e conferma il presente verbale viene firmato.

[Firme autografe]
Arcip.e Vincenzo Sardo
Ant.no di Carlo
Il Segretario
R. Saglimbene”

Fonte: CLAE – “Fideiussoria (sic!) a. Coniglio. 2”.

5.

Perchè è nato l’Orfanotrofio?

Recita l’articolo 2° dello Statuto 1884:

“Art. 2. – Esso ha per iscopo il ricovero e mantenimento delle ragazze orfane e povere, nate legittime da genitori, che ebbero residenza e domicilio nel sudetto Comune di Castiglione.”

Le Figlie di S. Anna arrivano a Castiglione per dirigere l’Orfanotrofio tra agosto e settembre del 1885. Esse erano già sul posto dagli ultimi giorni di ottobre del 1881, chiamate per dirigere le scuole femminili a spese del Municipio e ospitate in un piano del monastero della benedettine.

6.

A chi appartiene l’edificio che ‘ospita’ l’Orfanotrofio ‘Regina Margherita’?
Non alla Fedecommissaria. Nè era nelle sue intenzioni originarie l’attuale monastero delle Benedettine. Perchè:
– quando l’Orfanotrofio viene fondato (1884) già un piano del monastero era usato per le scuole femminili sotto la direzione della FSA (1881);
– negli altri ambienti dovevano ancora trovarsi suore benedettine.
Ma su questo bisognerebbe trovare documenti più precisi. Queste notizie si ricavano dall’archivio centrale delle FSA.
Lo statuto dell’Orfanotrofio (1884) prevede all’articolo 1°:
“Art. 1. – L’Orfanotrofio sotto il titolo Regina Margherita ha sede nel Comune di Castiglione di Sicilia nel locale all’uopo destinato dal Municipio, ed è fondato a spese della Fidecommissaria Coniglio.”
Quale locale aveva “all’uopo destinato” il Municipio? Il Monastero benedettino? Sembra proprio di no. Nel decreto reale che precede lo statuto viene stabilito: “Veduta la domanda della Fidecommissaria Amministratrice dell’Opera pia Coniglio di Castiglione di Sicilia, diretta ad ottenere l’erezione in ente morale di un Orfanotrofio femminile da fondarsi nel detto Comune, sotto la denominazione di Regina Margherita e da mantenersi colla rendita proveniente da un credito dell’Opera pia Coniglio verso il Comune di Mineo, realizzato per transazione in data 21 dicembre 1882;
Veduta la deliberazione I Luglio 1883 del Consiglio Comunale di Castiglione di Sicilia con cui facendo adesione alla proposta erogazione del capitale costituente lo accennato credito, cede a favore del nuovo istituto l’ex convento dei Carmelitani; (…)

Abbiamo decretato e decretiamo:

I.

L’Orfanotrofio Regina Margherita nel Comune di Castiglione di Sicilia (Catania) è eretto in ente morale, ed è autorizzata la inversione a favore dell’Orfanotrofio medesimo, della rendita proveniente dall’atto di transazione 21 Dicembre 1882;

II.

L’Orfanotrofio predetto è autorizzato ad accettare la cessione dal Comune di Castiglione di Sicilia del locale dell’ex Convento dei Carmelitani in conformità della deliberazione consiliare I Luglio 1883 (…)”

Dunque: l’edificio originario previsto per l’Orfanotrofio era l’ex convento del Carmine. Perchè la Fidecommissaria non ha subito chiesto al Comune il Monastero benedettino? Per i motivi già detti. Era già occupato: a) dalle FSA per le scuole femminili, b) dalle rimanenti suore benedettine.

Come mai, allora si è trovato nel monastero benedettino? Su questo bisognerebbe cercare documenti che, attualmente, pare non siano facilmente accessibili. E’ certo che esisteranno e che qualcuno ne sia a conoscenza. Cosa si può ipotizzare? La presenza già nel monastero delle FSA e la naturale estinzione delle ultime benedettine, dopo la soppressione, ha favorito lo stabilizzarsi dell’Orfanotrofio anche perché a dirigerlo la Fedecommissaria ha chiamato proprio le FSA. Stando al SARDO l’orfanotrofio viene ospitato nel piano inferiore: “Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, rimasto vuoto l’immenso fabbricato conventuale[5] sorse nella parte inferiore di esso un Orfanotrofio femminile” (p. 196). Nel piano superiore c’erano ancora le benedettine o le scuole femminili dirette dalle stesse FSA?

A chi appartiene il monastero? Non certo alla Fidecommissaria, che lo utilizza per l’Orfanotrofio solo successivamente, forse dopo aver constatato che i locali dell’ex convento del Carmine non si prestano per la nascente opera. Né si deve chiamare in causa per l’edificio attuale del Monastero l’anima benedetta del sac. Coniglio. O meglio: ha lasciato somme considerevoli per la costruzione del monastero benedettino prevedendone anche la gestione (cfr. testamento), ma egli può solo vantare la sua opera di grande benefattore non certo di proprietario. Su questo si può saperne di più rintracciando altri documenti nell’affollato e non consultato archivio. In ogni caso: in linea teorica e per semplice supposizione si può pensare che l’edificio, dopo le leggi eversive (1866-67) sia passato (chiunque ne fosse il legittimo proprietario!) ai Comuni e questi siano stati facoltati a destinarli per opere di pubblica utilità. Questo lo si vede dalla disponibilità di cui gode il Municipio sia per l’ex convento del Carmine sia per lo stesso monastero benedettino che utilizza per scuole femminili. Sono state ospitate nel passato, vicino o più remoto, scuole? Parrebbe di sì. Chi può dare questa disponibilità? Il Comune, a meno che non si dimostri che ne abbia pagato il fitto a qualcuno. E’ logico pensare che alla fondazione dell’Orfanotrofio il Comune abbia affidato i locali dell’ex Convento all’Opera Pia per ospitare un’ente di pubblica utilità. La testimonianza del SARDO già riportato elimina ogni dubbio, se mai ce ne fosse nonostante gli effetti già risaputi delle leggi eversive del 1866-67.

Dunque: la ‘proprietà’ dell’ex Convento benedettino, sede dell’attuale ex Orfanotrofio ‘Regina Margherita’ dovrebbe essere dell’ente pubblico, che graziosamente l’ha concesso all’Opera pia per gli scopi statutari e finché questi permangono. E il giorno in cui venissero a mancare, come di fatto è già avvenuto? A chi ritorna la disponibilità dell’ex convento benedettino? Cosa potrebbe farne? Cosa ne è al presente?

7.

Cosa possono fare oggi i Fedecommissari? Cosa dovrebbero fare?

Gli attuali Fedecommissari, alla luce dei recenti sviluppi, potrebbero prendere almeno due soluzioni:

  1. a) decidere di continuare l’ex Orfanotrofio con finalità nuove rispondenti alle esigenze reali dell’ambiente;
  2. b) constatare la fine dell’opera riconsegnando all’autorità competente locale e regionale quanto di loro spettanza (edificio al Comune; beni ereditari alla Regione e/o ai legittimi eredi).

a) Per la prima soluzione.

Quali esigenze ha l’ambiente per giustificare la continuazione dell’opera? E’ chiaro che non è più il caso di parlare di ‘Orfanotrofio’, opera che le mutate situazioni non consentono più di portare avanti. Cosa fare? E come farlo mantenendo gli stessi beni ereditati dai benefattori per finalità che non sono più le loro? Può la Fidecommissaria reinvestire questi beni per altre finalità più reali? Lo ha già fatto con i beni dell’eredità Coniglio fondando l’Orfanotrofio. Perchè la Fidecommissaria? Perchè è la sola che può esprimere la volontà di mutare finalità, facendo naturalmente quanto richiesto dalla legge nel rispetto delle volontà dei testatori. Quali opere gli attuali Fedecommissari (e solo loro!) ritengono più opportune per il bene della comunità? Sarebbe stato opportuno, prima di nominare un C.d.A., decidere per quale attività viene costituito questo C.d.A.! Si scelgono prima le finalità e poi le persone adatte per attuarle. Questo, naturalmente, richiede che in base a queste finalità (‘orfanotrofio’, ‘casa di accoglienza’, casa di riposo …) si cambi lo statuto. Chi può cambiare lo statuto? Solo la Fidecommissaria. Non un C.d.A., nè altra figura successiva al C.d.A. Come il primo statuto porta la firma dei Fedecommissari, altrettanto il secondo statuto nasce dalla volontà e viene sottoscritto dalla firma degli attuali Fedecommissari (due o tre che siano non importa!). Con quali mezzi attuare nuove finalità? L’Orfanotrofio nel 1884 nasce ed è destinato a “mantenersi colla rendita proveniente da un credito dell’Opera pia Coniglio verso il Comune di Mineo, realizzato per transazione in data 21 dicembre 1882” (Cfr. Statuto Orfanotrofio, Decreto reale del 15 novembre 1884). Quali mezzi si possono assicurare per le nuove finalità? I beni del precedente ex-Orfanotrofio? E’ legittimo oltre che moralmente corretto stornare questi beni per finalità non previste dai donatori? Possono gli attuali legittimi eredi rivendicarne il possesso dal momento che non sussiste più l’opera in beneficio della quale avevano fatto testamento? Solo un’autorità superiore può decidere di questi beni.

b) Per la seconda soluzione.

Non è la più facile perchè è la più penosa. Ma forse è la più giusta. La prima soluzione non fa altro che temporeggiare, complicando sempre di più una situazione già intricata. E’ possibile continuare? Si può lo stato attuale considerare continuazione dell’opera precedente o non è già esso stesso altra cosa dall’Orfanotrofio? E come si può ancora oggi continuare a parlare di Orfanotrofio come se nulla fosse successo, come se esso non fosse già finito da diversi anni? Che significato ha, all’interno delle finalità originarie, quello che si può chiamare dopo-scuola o altro? A chi rivolto? Da chi determinato? Da chi gestito? E con quali mezzi? Con quelli destinati all’Orfanotrofio?

Chiudere! Oltre che realistico è anche un dovere legale e morale.

8.

Cosa fare dei ‘beni’ ereditati dall’Orfanotrofio?

Non può essere questa considerazione a costringere ad andare avanti a tutti i costi, tentando di giustificare con varie attività la correttezza di questa gestione. I benemeriti cittadini Castiglionesi che la Fedecommissaria ha coinvolto nella fondazione dell’Orfanotrofio, i successivi benefattori (Zingali Tetto, Consoli…) avevano in mente e davanti agli occhi una realtà che certamente non è quella attuale. Bisognerebbe chiedersi: cosa avrebbero lasciato oggi a quest’opera? Non avrebbero avuto neppure il modo di notarla, figurarsi se avessero potuto riservare attenzioni particolari nelle loro ultime volontà! E’ verso un’opera viva, utile, realmente rispondente ai bisogni dei tempi che si muove la generosità e il cuore degli uomini. E’ stata la popolazione misera o abbandonata di cento anni fa e di buona parte di questo secolo che ha strappato a cuori sensibili il frutto della loro operosità a vantaggio di ragazzi orfani e bisognosi. Chi potrebbe trovare un motivo sufficiente d’intervento il fatto di offrire ai ragazzi di oggi la possibilità di un dopo-scuola quando ormai la scuola statale non lascia più alcuno spazio ai ragazzi, tenendoli anche impegnati per buona parte della settimana nel tempo prolungato?

I ‘beni’ tornino piuttosto ad essere veramente utili a qualcuno! Non per ultimi i legittimi discendenti dei benefattori, che hanno del resto tutto il diritto oltre che il dovere di tutelare la memoria e la volontà dei loro ‘cari’ (anche se un po’ meno in vita!). Ci sono?

La Fedecommissaria, dopo un’attenta ricognizione dell’attuale situazione patrimoniale, farebbe cosa oltre che moralmente corretta anche legalmente obbligatoria, riconoscere che non sono questi i beni che possono giustificare le attuali ‘opere’ dell’opera pia, né sono questi beni o altro che un C.d.A. potrebbe amministrare per finalità fantasma o da definire!

9.

 A quale conclusione sono arrivati i recenti commissari regionali? Per quale scopo sono stati nominati? Perchè hanno temporeggiato tanti anni? Cosa avrebbero potuto e dovuto fare?

Ma i tre commissari regionali (Castiglia, Amore, Zambito) in quale direzione si sono mossi? Avranno visto, studiato, relazionato. Quale realtà? La stessa che possiamo vedere oggi? Altra realtà? (Sarebbe oltremodo interessante poter leggere le loro relazioni finali e le prospettive da loro avanzate.) Solo dopo quattro anni la Regione si chiede se sono i membri della Fedecommissaria facoltati a prendere decisioni?

Se i Fedecommissari decidessero di tirarsi fuori da questa storia che fine farebbe l’Orfanotrofio? E se nominano un C.d.A. perchè lo nominano? E se non loro, chi deve nominarlo? E chi ha potuto agire invece loro  e decidere in questo frattempo, bypassando quasi del tutto la Fedecommissaria? Se avesse solo il compito di nominare un C.d.A. e nulla più che senso avrebbe? Non sarebbe solo un ulteriore intralcio alla gestione dell’opera? Perchè i commissari regionali non hanno sciolto questo nodo, chiarificando i compiti, la funzione, i titoli della Fedecommissaria nei confronti dell’Orfanotrofio? Una cosa avrebbero almeno potuto constatare: i rapporti non tanto chiari tra Fedecommissaria e Orfanotrofio. Il C.d.A. di quest’ultimo non sempre è cosciente di avere a che fare con essa, perchè essa rappresenta la ‘volontà’ che ha fatto nascere e continua a far sì che continui a sussistere l’Orfanotrofio (chiamiamolo ancora così). C.d.A. e Fedecommissaria non possono essere concorrenti ma neppure estranei. Si potrebbe paragonare il loro rapporto a quello tra un editore e il consiglio di redazione di un giornale. E’ essenziale il rapporto di fiducia. Il giorno in cui l’editore non riconoscesse di voler continuare il suo giornale, finisce anche il consiglio di redazione e, dunque, il giornale.


(a) Nato il 29/12/1613 (cfr. “S. Pietro – Battesimi 1600-1626” [n. 2], f. 80r), figlio del dottor in medicina don Antonio Coniglio e di Maria di Carlo. Testo dell’atto di battesimo: “A di 29 di decêbre XII Ind/e 1613  ||  Io don Flaminio Coniglio battizai lo figlio del dottor in Medicina Antonio Coniglio et di Maria di Carro Giugali di q.ta Città nomine Gioseppe, nato l’istesso giorno. Lo côpare seu tenente al fonte fù Notar Gioseppe Pandolfo dilla Città di Randaczo et la mãmana Audentia Carciopilo. Idem de Coniglio”. A margine l’arciprete Calì scrive: “questo fù il fondatore del Monistero, e di altre pie Opere morto Vic. Foraneo nel 1666”. Morto il 26 (o 28) ottobre 1666 , all’età di 52 anni (cfr. “S. Pietro – Morti 1652-1671” [n. 30], f. 142v). Testo dell’atto di morte: “Die 26[aggiunto sopra: 8] 8bris I 1666 R.dus Sac. D. Joseph Coniglio # V. F. huius Civ.tis Cast.nis in C. S. M. Ecc. Animã Deo reddidit Cuius corpus hodie sepultû fuit in sepoltura Sacerdotum in Edicula SS. Apostolorum Petri et Pauli huius m.cis Eccã”. A margine al richiamo # è aggiunto a mano dall’arciprete Calì: “filius jug. Artis Med. D.ris Antonii Coniglio et Mariae di Carlo aetatis suae ann. quinquaginta duorum, mensium novem, et dierum viginti septem – Archip.r Calì”.

[1] (30) Divenne proprietà del Demanio che cedette al Municipio. Si presta benissimo per un grandioso Istituto educativo femminile!
[2] (31) V. a pag. 185 del cap. 1 della parte seconda del presente volume.
[3] (32) Per iniziativa del Rev. defunto Arcipr. D. Vincenzo Sardo Turcis, D. Antonino Di Carlo e signor Rosario Saglimbene Fidecommissarii del Coniglio, e del Cav. Gius. Sardo Avv. e Consulente legale delle chiese, i denari di Mineo furono, con nobile idea, devoluti a questo Istituto.
[4] (33) Merita di esser visitato per vedere come è ben sistemato; e osservare i finiti lavori di ricamo e di cucito, opera delle Orfanelle.
[5] (30) Divenne proprietà del Demanio che cedette al Municipio. Si presta benissimo per un grandioso Istituto educativo femminile!

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