Tentamina 2

22/01/1993 – Se si abolissero tutte le cosiddette feste ‘religiose’ patronali, molti che proprio in tali occasioni si riscoprono cristiani, verrebbero allo scoperto…

26/01/1993 – La Chiesa comincia forse a parlare come Lutero, ma non ha dismesso, abbandonato i suoi arsenali.

14/03/1993 – Ogni volta che muore qualcuno che amiamo muore una parte di noi.

22/03/1993 –  Ad insistere troppo sull’aldilà lo si rende in-credibile perchè immaginato a tinte troppo forti, quasi un sogno…

11/11/1993 – Non si può essere così duri, esigenti verso un uomo che è già tanto debole, tanto fragile! Dov’è il Signore delle Misericordie?

13/11/1993 – La vera esperienza religiosa, l’unica che può dare pace, serenità, fiducia è quella comunicata solo da chi realmente la vive.

18/12/1993 – La tentazione di coloro che esercitano “autorità” nella Chiesa è sempre la stessa: rafforzare attraverso sottili speculazioni dottrinali la loro ‘autorità’.

06/07/98 19.52 – Troppe parole per dire l’unica Parola.

06/07/98 19.52 – Ancora a ripensare la perdita di Tentamina 1. Un vero peccato! Non possiamo essere organizzatori a tutti i costi, costruttori, appaltatori, uomini d’affari. E’ grossa la tentazione. E’ facile, fin troppo facile cadervi. Andare oltre, oltre il puro dato dell’evidente, di quello che le mani possono toccare e l’ammirazione degli altri sembra solleticare. Facciamo, ingrandiamo, costruiamo. Più che per costruire comunità ed accogliere persone, per la nostra grandezza.

06/07/98 19.52 – S. Benedetto, patrono d’Europa. Sarà certo importante la vita religiosa, sarà anche necessaria alla vita della chiesa, per la sua fede, la sua testimonianza di una realtà reale oltre questa realtà. Eppure come poter credere che uomini, donne in tutto e per tutto come noi, con i nostri limiti, desideri possano realizzare questa vita nella loro vita? E’ proprio a portata di mano costruirsi e vivere un inferno quando si rinunzia alle poche ‘gioie’ che questa esistenza sembra ora riservarci. Sarà una vita senza affanni, tutta pianificata, ma quanto grigia e senza sapore! Signore, come poterti servire senza rinnegare i tuoi pochi grandi doni?

06/07/98 19.52 – Il Natale. a) COSA = il mistero dell’Incarnazione… b) PERCHE’ = la ‘fede’: non la festa di un Potente, ma della vittima dei potenti… c) PER CHI =  ‘propter nostram salutem’: adorazione (come i pastori, come i Magi…), conversione: andare a Betlem (= comunicare con l’essenziale, riportare la vita, maltrattata dall’esistenza, alle origini, nella mangiatoia); partenza da Betlem. Cosa cambia: ‘Il popolo che camminava nelle tenebre…”. Angeli della grotta, non smettete mai di cantare “Gloria…”

06/07/98 19.52 – Come parlare del paradiso, dell’inferno, di un’altra vita? E’ ancora possibile, oggi, presentare in maniera attendibile queste realtà che comunque restano sempre punti fondamentali della fede cristiana? Perchè tanto imbarazzo, tanta reticenza, rispetto ad un passato tanto prolifico e ricco di particolari? Il cielo si allontana sempre più. La terra sembra l’unico teatro di questa nostra sola vita. Spegnere questa speranza non è certo un buon servizio per l’uomo, come non lo è certamente il prospettargliela in maniera illusoria.

06/07/98 19.52 – Teologia “logorretica” o logorrea teologica. Un’infinita produzione letteraria su temi religiosi, tanta teologia ma sempre meno Dio. Al molto parlare e scrivere su Dio corrisponde una vita sempre più senza Dio.

Per il 90% i libri di teologia si sviluppano riportando il pensiero altrui e ripercorrendo gli stessi sentieri del passato. Per il 10%, ma è forse troppo, sono un tentativo di portare qualche nuova pista di riflessione. Se si tiene poi conto che i testi a cui si rifanno nascono allo stesso modo, è evidente che il progresso teologico è insignificante rispetto alla fatica della sua costruzione. Per averne una riprova basta consultare un qualsiasi testo e controllare l’apparato delle note e i brani, più o meno lungi, riportati nel testo. Sembrerebbe obbedire, questo procedimento, ad un metodo che vuole essere scientifico, ma in effetti dimostra l’infecondità di una pretesa scienza che non fa che mordersi continuamente la coda. Testi di teologia di migliaia di pagine, si potrebbero benissimo condensare in pochissime pagine e in asserti ancor più semplici. Si ridurrebbe di gran lunga la produzione teologica se si avesse sensibilità ecologica! (04/10/1992). Ma forse la case editrice cattoliche non avrebbero più futuro.

E’ strano notare come tutte le scienze si distinguano proprio in forza dell’evoluzione non solo delle loro conoscenze ma soprattutto in forza dei nuovi metodi che proprio tali conoscenze sono in grado di produrre. Se pensiamo alla ‘storia’, alla ‘medicina’, ‘astronomia’ … di duemila anni fa, ci viene da sorridere. Eppure, al loro tempo, esse erano ‘scienza’. Ma quanto progresso da allora fin ad oggi!!! Ed allora? In fondo non esiste la ‘scienza’ in astratto; esiste solo un uomo che progredisce e a fatica procede verso acquisizioni sempre più sicure e che può constatare come il tempo, così come nella sua ridotta avventura personale, è come una donna di casa che di tanto in tanto mette ordine liberandosi di quello che più non serve e meglio sistemando quello che possiede. Tutte le ‘scienze’, quando sono tali, hanno una loro ‘storia’ e solo la loro storia può garantire del loro progresso. Eppure anche la teologia pretende di essere ‘scienza’. Ma quale storia si può scrivere di essa? Quanto progresso nelle sue acquisizioni? Come misurarli? Stat! Ieri, oggi, sempre. Heri, hodie, semper! In aeternum. In nome della T. Della Tradizione. E allora? (09/03/93).

Non si può essere teologi senza conoscere il progresso delle scienze o al di fuori di ogni conoscenza che possa realmente dirsi scientifica. Forse solo i veri scienziati sono a pieno titolo teologi! (06/10/92).

12/09/98 21.30.20 – ‘Tentamina’. Voleva essere un modo per fissare in modo estemporaneo pensieri, riflessioni. Solo pochi appunti ormai. E oggi? Cosa scrivere? Il tg parla di Clinton, della sua relazione con Monica L. Un grande affare per i media. Ma cosa c’entra la sua vita privata? Quale affare di stato? Solo debolezze, normali attenzioni, gesti di passione vicendevole. Perché anche lei doveva provare qualcosa al di là di sapere di avere a che fare con il Presidente degli USA. La morale … Viene in mente, chissà perché, la figura di Davide. Un accostamento troppo irriverente? Tutto ciò che avviene tra un uomo e una donna è solo natura, non c’entra niente la morale, a meno che non ci sia violenza. E tutto deve rimanere nell’ambito della vita privata, insindacabile, a meno che non ne viene meno la giustizia verso altri. In questo caso la moglie, la figlia. E’ solo un affare, al massimo, di famiglia. E non importa che si sia presidente, papa. E non importa dove si consumi questa relazione, se in uno squallido albergo di periferia o nello studio ovale o all’ombra della Sistina. Semplice relazione sociale, maggiormente vissuta, appassionatamente sentita. Trasformare atti di amore in ricatto, questa è violenza. Clinton dovrebbe essere considerato parte lesa, non come colui che approfittato della sua posizione per consumare una innocua relazione sentimentale. Momenti di lieta e gratificante pausa tra un appuntamento e un viaggio. Un modo come combattere in maniera positiva lo stress di un lavoro che va al di là delle forze di un solo uomo. Avrà poi continuato tranquillamente a dirigere riunioni, fare telefonate, dare ordine, dirigere le sorti di una superpotenza. Perché tanto chiasso? Un peccato di famiglia. Una debolezza che nulla toglie alle sue qualità di uomo politico, visto che come tale è stato eletto e non come paladino di una irreprensibile vita morale personale. E’ altro la moralità di un uomo pubblico. Altro si dovrebbe chiedere a chi è demandato a dirigere il bene comune. Ha per gli affari privati la sua coscienza, la sua fede, la sua chiesa.

2007
giovedì 20 dicembre 2007 – 13.20.31
Una giornata velata; levante. La vita nel nostro piccolo comune è ormai diventata spenta. Pochi stimoli. O forse siamo noi ad essere cambiati. Non siamo più gli stessi; non si resta sempre gli stessi. Viene continuamente da pensare all’attività dell’arciprete, mons. Gaetano Cannavò. Da tanto tempo è in questa comunità. Come, dove trovare nuove iniziative? Cosa proporre alle nuove generazioni? Stiamo facendo la novena di Natale nella chiesa S. Pietro per pochi fedeli; nella chiesa del Carmine per … Solo persone anziane (poche, sempre più poche!). Siamo in chiesa due ‘preti’ e tre suore messicane. E sembra tutto trascinarsi in modo stanco. Forse queste suore ‘nuove’ potrebbero essere lo stimolo nuovo.

Natale 2007
Il Canonico di San Giovanni in Laterano a spasso con la sua Carla tra piramidi e sfingi.

Il Papa riceve un capo di stato come capo di stato non certo come cristiano. Dovrebbe altrimenti dire, come Giovanni Battista: “Non ti è lecito …”. Scoppierrebbe un caso diplomatico e finiribbe l’idillio tra religione e potere. E non è questo ‘relativismo’? Non è questo quella che si definisce la ‘dittatura del relativismo’? La vita privata, certo, la vita privata. Perchè non resta allora tale? Può anche il Papa comportarsi diversamente? Realismo, duro realismo. Il Vaticano non avrebbe più ospiti illustri, ma forse solo poveri cirenei in cerca di altre croci.

venerdì 28 dicembre 2007
10.03.24

Anche don Gelmini nel fango. Dopo una vita intensa di attività dedicata al recupero di giovani perduti. Perduto come uno di loro. In croce. Non importa se siano vere o false le accuse. Tutto e sempre così. Una vita che finisce nell’ignominia. Non è la prima. Una costante. Lo è stato per molti, forse per quasi tutti quelli che hanno creduto di fare qualcosa per gli altri senza risparmiasrsi. E’ lo scotto alla nostra natura o la cattiveria e la deficienza degli altri? Sono le nostre debolezze o semplicemente la regola della vita che prevede la caduta anche dell’albero più robusto? Viene in mente (sperando non sia offensivo!) la figura del santo vescovo Mons. Daniele Comboni. Chissà perchè proprio lui …

lunedì 7 gennaio 2008
13.46.43
Sembra ritornare la vita normale. Una strana sensazione il passare del tempo. Tutto come ieri, come prima? Le cose si guardano mai allo stesso modo, ogni giorno con occhi diversi, e di solito mai più con gli occhi benevoli o ingenui di prima. La vita ci incattivisce?

martedì 22 gennaio 2008
11.51.35
E’ possibile gridare “Libertà! Libertà!” in Piazza S. Pietro? Non si avverte una certa contraddizione? Libertà per chi? Per il Papa? Libertà per cosa? Di ‘soprasssedere’? Proprio una bella forzatura usare una parola che nulla ha a che fare con il messaggio e la storia del Cristianesimo. Liberi … La Chiesa si è sempre affrettata ad aggiungere ‘… dal peccato’. Liberi: quando? Da chi? Certo, la libertà di coscienza. Ma come formare una coscienza pienamente ‘libera’? Un piccolo gesto di dissenso può convertirsi nel grido “Libertà!”? La manifestazione avrebbe avuto senso solo se, dopo essere andato, si sarebbero realmente verificati quei tanti temuti episodi d’intolleranza, violenza, contestazione tanto rumorosa da impedire di esprimersi liberamente. Un gesto pilotato dal Ministro degli Interni non può trasformarsi in una richiesta di libertà se non verso chi questa libertà ha condizionato. Le proteste dovrebbero andare verso il Governo italiano non verso chi ha comunque e sempre il diritto e la libertà di mostrare dissenso verso chi non altri rappresenta se non (appunto!) chi è venuto ad essere segno di contraddizione!

giovedì 6 marzo 2008
9.51.18
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/don-gelmini/don-gelmini/don-gelmini.htm
L’ex sacerdote accusato di pedofilia
“Non è un centro religioso, ma politico”
L’ira di Don Gelmini contro il Vaticano
dal nostro inviato RORY CAPPELLI
 
AMELIA – “Sono appena tornato da un viaggio durato due mesi, lo sapete. Ho visto l’inferno. Bambini di 5 anni morire di Aids. Ragazzini di 10 anni domandarmi “che ne sarà di me?” L’inferno non esiste nell’aldilà: esiste qui, su questa terra, dovrebbero capirlo quelli che stanno nei palazzoni, laggiù, in Vaticano, dove c’è il migliore paradiso possibile, quello dei ricchi e dei potenti. Rigetto il concetto del Vaticano come centro religioso: è un centro politico, qualche volta ambiguo e fuorviante. Altra cosa è la chiesa di Cristo. Altra cosa è la fede”, dice Pierino Gelmini.
Poi aggiunge: “Gli intrallazzi non sono fede. Bisogna tornare a Cristo non al cesaro-papismo. Siamo arrivati al punto in cui parliamo più del papa che del Cristo”. E’ un fiume in piena Gelmini, – ormai ex prete dopo la decisione del Vaticano di accogliere la sua domanda di riduzione allo stato laicale – quando ieri, nel pomeriggio, nella Comunità Incontro di Amelia, seduto su un alto scranno in una sala affrescata con la storia della Comunità in stile murales di Città del Messico, microfono in mano, incontra i suoi ragazzi.
La giornata era iniziata con la messa tenuta da don Enzo nella cappella. Dopo quattro chiacchiere in cortile, qualche sigaretta, le corse dei bambini, era proseguita con il pranzo comunitario nel refettorio: un minuto di silenzio prima di mangiare e un’animazione da gran giorno. Amici, parenti, ragazzi, non parlano d’altro: lui, papà Pierino, “un santo”, “un giusto”, uno che “non si merita quello che gli hanno buttato addosso”, “uno che ha dato la sua vita per gli altri”.
“Io amo don Pierino” racconta Christian, venti anni compiuti l’altro ieri, romeno, salvato dalle fogne di Bucarest da Mino D’Amato e dalla sua associazione, portato in Italia che, malato di Aids dall’età di otto anni, pesava venti chili, e che ora sta qui, impara a fare l’elettricista e vuole farsi “tutto il programma della comunità – tre anni – anche se non sono tossicodipendente. Don Pierino? Per me è come un padre. E’ un uomo buono. Mi ha salvato. Io credo solo a questo”. Lo ripete anche Massimo D’Annibale, ex ospite della comunità, “salvato da don Pierino”, e ora medico e padre di due ragazzi con un gran ciuffo di capelli davanti agli occhi, Patrizio e Matteo. E così è per le madri, i padri, le sorelle e i fratelli, gli ex ospiti della comunità, qualche nonna con il bastone, un padre che mostra orgoglioso il figlio che si dà fare per distribuire i piatti per il pranzo. Nessun dubbio, nessun piccolo dubbio? “Nessuno” assicurano. “Don Pierino, papà, è vittima di un imbroglio incomprensibile”.
Dopo un giro allo zoo della Comunità Incontro – due poveri leoni, tre struzzi, due pecore thailandesi, un gruppo di lemuri, dei lama, scimmie, cigni e tanti altri animali per una pet terapy un tantino crudele – un’altra sigaretta, un caffè, ecco papà Pierino. Entra nella sala e parte un applauso. Racconta del suo viaggio in Bolivia e Costa Rica, dei suoi acciacchi – da un occhio non vede, ha un pace-maker e disturbi all’intestino – della fatica del viaggio. E del Vaticano. Alla fine dell’incontro, dopo aver baciato tutti i ragazzi che hanno voluto salutarlo, racconta ancora: “La decisione di ridurmi allo stato laico è stata solo mia. Io non appartengo alla diocesi di Terni: il vescovo di Terni, monsignor Paglia, che non ha alcuna giurisdizione su di me, per me è zero. Io appartengo alla chiesa cattolica melchita. Il mio superiore è il patriarca Gregorio III. Per me Paglia è solo il portalettere del Vaticano. Qui Paglia – continua don Pierino – non deve neanche provare a mettere piede.
Non lo voglio più vedere.
Perché? Perché ho avuto la sensazione – ma anche l’informazione – che sia stato uno di quelli più solleciti a creare situazioni per me difficili e che ha avuto una parte negativa forse anche nella vicenda degli abusi”. E’ vero che si candiderà per il Senato? “Non so cosa farò”. Da quale parte politica? “Non so ancora” sorride, sornione. “So che se servisse per la mia comunità, per i miei ragazzi, lo farei”. E i ragazzi che l’accusano se non è vero niente perché lo fanno? “Perché sono tutti fuori di testa, ragazzi che non sono riusciti a fare niente, con dieci o venti anni di carcere alle spalle”. Tutti? “Tutti. Peggio per loro. Non posso dire altro. Perché qualcosa, alla fine, dirà loro la vita stessa”.

martedì 25 marzo 2008
Il papa durante la veglia pasquale ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a sette adulti, tra cui il giornalista di origini egiziane Magdi Allam.
Lettera al Direttore del Corriere della Sera:

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine
all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.
Magdi Allam
23 marzo 2008

Aprile 2008
Visita del Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti

18 maggio 2011 mercoledì
Un mondo alla rovescia. Inganni, falsità. Ciò che appare è solo l’opposto della semplice verità. Verità … Coperta sempre di stracci, veli, fumi. Signore, ti servi degli inganni e degli stracci per confermare la verità della Tua Croce. Come può un uomo in tutta onestà riconoscere che quaanto passa per la sua mente possa essere tua ispirazione? Con quale sfida a Te, Onnipotente, si osa alzare gli occhi al cielo e vedervi i propri pensieri, le proprie idee come Tuoi pensieri, Tue idee? Perchè dà tanto fastidio attribuire a semplici uomini doti eccezionali, contatti particolari? Una vita semplice, normale. Non basta?

venerdì 20 maggio 2011
Uomini che credono di parlare ‘in nome di Dio’. Semplice questione di onestà. Si parla sempre in nome di un ‘vero uomo’. Può la giustizia essere più ‘giusta’ se difesa ‘in nome di Dio’? Può l’ugluaglianza discendere da qualcosa di diverso che il constatare che propria la persona che si vuole ‘uguale’ lo è già in se stessa non per nostra concessione o per ammissione di …

lunedì 23 maggio 2011
Trasmissione andata in onda mercoledì 18 maggio in prima serata su RAI UNO.
Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto

26 luglio 2011
ore 12,00
Mons. Antonino Raspanti nuovo Vescovo di Acireale.

13 gennaio 2012

Acireale – La patria del Vescovo ‘semplice’ (Pio), del Vescovo ‘semplice, dai tratti garbati’ (Paolo), diventa ora la sede e la patria del Vescovo ‘a ritmo di rock’! Senza tralasciare, naturalmente, il Cardinale … Proprio vero: una città che continua a produrre la sua migliore specialità (‘trunzi’).

mercoledì 1 febbraio 2012

Dopo il ‘poeta’, l’asceta. Una diocesi tra le nuvole. (E l’Etna?)

Max Huot … Troppo ostentazione di cultura. Invece di inserirsi nella cultura di un popolo, trasferisce e ostenta la sua. Tra Francia e Stati Uniti. Nuova colonizzazione. Gusto per la cultura francese, come in altri tempi. Troppe citazioni dotte. Non abbiamo dubbi sulla sua formazione culturale, Eccellenza. La usi. Eviti di citarla. Come un buon medico. Cura. Non cita i suoi ‘maestri’. Sanno leggere anche i suoi preti, i suoi fedeli. Non li porti nei ‘suoi’ pascoli. Lasci che ognuno frequenti il proprio cuore. Appunto: usi il ‘cuore’, non la sua ‘scienza’. Dopo la poesia, una ventata di gonfia scienza? Dopo il poeta, un nuovo funambolo, che pretende di stordire con la sua cattedra. Meno ostentazione. Più umiltà, quella vera. Ascolti, veda, cammini. Come in famiglia. Lasci perdere la ‘scuola’. La vita è altro.

 

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