2001 Marzo

1. Giovedì. Variabile; tramontana; neve sui monti intorno.

2. Venerdì. Variabile; tramontana. Nel pomeriggio Via crucis nella chiesa S. Pietro e al Carmine. E’ interrotta la strada per Linguaglossa. Hanno aperto provvisoriamente una passaggio davanti alla scuola media per bypassare la via Marconi; in ogni caso pare che non si possa proseguire per Linguaglossa perché ci sono lavori a Cerro. Ieri lo scavatore era posizionato proprio sul punte S. Giacomo per eseguire lavori per la posa dei tubi del metano. Nessun pericolo? Si notava da lontano lo scavatore al centro del ponte che martellava fortemente sull’asfalto …

castiglione-di-sicilia-san-vincenzo

3. Sabato. Variabile; scirocco; caldo. Per tutto il pomeriggio lavori di sbancamento nell’orto di fronte la chiesa S. Vincenzo. Pare siano fatti dal signor Tizzone Giuseppe, fabbro, per costruire un capannone per il suo laboratorio. Dopo la messa vespertina prove di canto nella chiesa S. Pietro.

4. Domenica. Variabile; tramontana. Nella prima mattinata ancora lavori di sbancamento. Qualcuno pensava di fare una piazzetta … Il Comune … Capannone ‘industriale’. Possibile? La messa delle 11,30 è celebrata dall’arciprete; battesimo del piccolo Francesco Savoca.

5. Lunedì. Variabile; scirocco; caldo. Alle 16,30, nella chiesa S. Pietro, funerali del Rag. Giuseppe Papa, di anni 89. La moglie rimane in casa. Molti fedeli, amici. Dopo il corteo il sac. Treffiletti rimane fuori della Chiesa; l’arciprete è già partito ed ha chiuso ‘per notte’. Le chiavi della macchina dove aveva la chiave ‘grande’ sono in sacrestia. Per fortuna aveva a casa le chiavi di riserva della macchina …

6. Martedì. Variabile; scirocco. Incontro di clero all’Oasi di Aci S. Antonio. Partecipano l’arciprete e il sac. Treffiletti. Alla messa vespertina nella chiesa S. Pietro scontro tra l’arciprete e la signorina T R. Pare che quest’ultima abbia parlato del fatto che ieri sera il sac. Treffiletti sia rimasto fuori. L’arciprete non ha gradito molto e l’ha trattato in modo molto duro. La signorina ha lasciato la chiesa ed è andata via, agitata …

7. Mercoledì. Variabile; scirocco; caldo. Ancora chiuso il ponte di via Marconi per i lavori di metanizzazione.

8. Giovedì. Variabile; scirocco; nebbia. Lavori di metanizzazione nel tratto di fronte la villa. Alle 16,30, nella chiesa S. Pietro, funerale della signora Carmela Savoca, sorella dell’arciprete Savoca. Da diversi anni viveva in casa, a letto, assistita da una signora filippina (molto brava!). Presiede l’arciprete; concelebra padre Scuderi; il corteo è guidato dal sac. Treffiletti. Si ferma in piazza S. Martino, di fronte allo zampillo. Non si può andare avanti per i lavori di metanizzazione (sono fermi davanti a Padre Pio due grandi scavatori).

9. Venerdì. Coperto; levante; sottile pioggerellina; nebbia nel pomeriggio. Nella Chiesa del Carmine da qualche settimana è comparso di fronte alla statua di Padre Pio un candeliere elettrico. Questa sera, dopo la messa vespertina, l’arciprete avvisa la signora Luppino e la signora Grazia Lizzio di non dare la chiave della chiesa alla signora Schepis. Pare che questa, che ha offerto il candeliere elettrico, gli abbia detto che vuole la metà delle offerte che verranno raccolte … (?).

10. Sabato. Variabile. Nel pomeriggio nella cappella di mons. Alibrandi amministrazione della cresima ad Eugenio Patanè. Dopo la messa vespertina prove di canto nella chiesa S. Pietro in preparazione alla Pasqua. Lavori nell’orto sotto la curva di via S. Vincenzo di fronte l’omonima chiesa. Hanno alzato un muro di contenimento.

11. Domenica. Variabile. La messa delle 11,30 nella chiesa S. Pietro è presieduta dall’arciprete; pochi fedeli.

mariano-luppino12. Lunedì. Il signor Mariano Luppino finisce di dettare le sue ‘memorie’ al sac. Treffiletti (Dall’Alcantara al Mekong). Ha cominciato quasi un mese fa: nell’archivio della chiesa S. Pietro il sac. Treffiletti ha trascritto al computer le memorie che il signor Luppino dettava da un quadernone manoscritto. Un romanzo … Inizio della novena in onore di S. Giuseppe nella chiesa del Carmine.

13. Martedì. Variabile; tramontana e vento forte nel pomeriggio con abbassamento della temperatura. In mattinata a S. Maria Ammalati incontro dei referenti delle unità pastorali con il Vescovo di Acireale per un primo incontro di verifica. Ieri sera padre Orazio, parroco di Solicchiata, è uscito dall’ospedale. Era ricoverato dal giorno delle ceneri. Pare si sia sentito male proprio durante la funzione.

14. Mercoledì. Variabile; tramontana; vento; temperatura molto bassa. In mattinata visita di una classe della scuola media di Sortino a Castiglione per un gemellaggio con la prima D di Solicchiata (prof.ssa Nina Romeo). Non hanno potuto vedere la meridiana. La chiesa era chiusa; in canonica non c’era nessuno. La prof.ssa ha pensato che il sac. Treffiletti l’abbia dimenticato. Quest’ultimo invece era in attesa nei giorni precedenti di una conferma. Ha pensato che si era provveduto diversamente. Anzi era convinto che il signor Patanè Enzo, archivista e storico, avrebbe fatto da Cicerone … Mangiano alla mensa della scuola media. L’arciprete arriva con molto ritardo alla novena nella chiesa del Carmine: le 17,50. I fedeli si preoccupano. Non è mai successo. Il sac. Treffiletti sta per andare a vedere nella chiesa S. Pietro. Viene subito richiamato; l’arciprete è già sull’altare; è entrato, trafelato, dal salone. Molti impegni … Sarebbe dovuto venire a confessare anche padre Imbiscuso; arriva a metà messa.

15. Giovedì. Bella giornata; tramontana. Novena in onore di S. Giuseppe; è presente dall’inizio per confessare padre Antonio Imbiscuso. Dopo la messa tentativo di prove di canto (signora Clori, Franca Valastro, Gabriella Consoli …). Questa mattina sono iniziati i lavori di metanizzazione nel tratto di piazza Lauria fino alla salita di via S. Pietro. Doppio senso di circolazione nella via Abate Coniglio regolato da un semaforo.

don-giovanni-mammino16. Venerdì. Variabile; levante; coperto. In mattinata esposizione del Santissimo con relativo turno di adorazione nella chiesa S. Pietro. Nel pomeriggio visita in archivio e Biblioteca di don Giovanni Mammino con altri signori di ‘cultura’ (Universitari …). Dalle 16,45 alle 19,15 consigli di classe nella sezione staccata di Solicchiata.

17. Sabato. Variabile; levante; coperto. Nel pomeriggio nella chiesa S. Pietro (sacrestia) tentativo di prove di canto. Non si è molto convinti; troppa incostanza. E poi incertezza anche da parte di chi dovrebbe animare. Si sente che manca qualcuno in grado di coinvolgere e trascinare i ragazzi. Si cambia; le cose cambiano. Purtroppo. Non c’è più, ormai da qualche anno, il clima di una volta. L’arciprete ha il corso dei fidanzati in canonica. Novena al Carmine. Seminario sull’imprenditoria giovanile nel salone del Carmine a partire dalle 17,30 … Dovrebbe essere stato organizzato dall’Udeur. Su annuncia la presenza dell’On. Salvino Barbagallo.

18. Domenica. Variabile; levante. La messa delle 11,30 è celebrata dall’arciprete; pochi fedeli. Lavori di sbancamento con due mezzi pesanti nell’orto di fronte la chiesa S. Vincenzo per tutta la giornata. Pubblicazioni del prof. Manitta. L’ultima su Antonio e Giulio Filoteo …

19. Lunedì. Bella giornata; tramontana; fresco. Messe nella chiesa del Carmine in onore di S. Giuseppe: 08,00 (sac. Treffiletti); 11,00 (mons. Alibrandi); 17.30 (arciprete). Assemblea d’istituto al Magistrale. Aspettavano il sindaco per discutere alcuni problemi relativi alla scuola (palestra…). Non viene: è ammalato. Nel pomeriggio non si fa la riunione del Movimento della speranza. Il figlio D P riferisce che il padre ha perso la causa con la Curia e la Parrocchia per l’eredità dello zio, il maresciallo P …

20. Martedì. Bella giornata; tramontana. Nel pomeriggio inizia ad Acireale a ‘La Perla Ionica’ il IV convegno delle Chiese di Sicilia***.

21. Mercoledì. Bella giornata, assolata. Sono ricominciati i lavori di metanizzazione nella via S. Vincenzo a partire dall’altezza di via Manzoni verso S. Martino.

22. Giovedì. Nel pomeriggio ora di adorazione nella chiesa S. Pietro.

23. Venerdì. Variabile; scirocco; caldo. Dalle 17,00 alle 18,00 collegio dei docenti della scuola comprensiva.

24. Sabato. Caldo, molto caldo. Nel pomeriggio tentativo di prove di canto nella chiesa S. Pietro. Troppe strane persone in giro: anziani, malati, esauriti, ragazzi agitati … Una vita sempre più problematica e pesante.

25. Domenica. Variabile; vento forte; caldo, ancora caldo. Riprendono a scadenza domenicale i lavori nell’orto di fronte la chiesa S. Vincenzo. Ancora sbancamento. Ormai tutto appianato. Si aggira il signor Tizzone a controllare, sistemare, osservare.

26. Lunedì. Variabile; caldo. Nel pomeriggio gli alunni del Magistrale partono per la gita in Toscana. Accompagnano le prof.sse Cirino e Santomauro. In un primo tempo era stato insistentemente interpellato il sac. Treffiletti: ha dovuto rifiutare perché, dice, non può lasciare la madre sola …

27. Martedì. Variabile; caldo; ancora scirocco. Riunione del clero della diocesi all’Oasi di Aci S. Antonio. In serata cambia il tempo: tramontana; si abbassa la temperatura.

28. Mercoledì. Variabile; tramontana. Dalle 15,00 alle 18,00 consigli di classe al Magistrale (I, II, III A).

29. Giovedì. Variabile; scirocco in mattinata; cambia in tramontana nella tarda serata. Dalle 15,00 alle 18.00 consigli di classe al Magistrale (I B, II B, IV A). Ora di adorazione nella chiesa S. Pietro

30. Venerdì. Tramontana; si abbassa la temperatura di una decina di gradi; lieve pioggia in mattinata; coperto. Lavori di metanizzazione nella via Regina Margherita.

31. Sabato. Variabile; tramontana; pioggia sparsa nella giornata; temperatura bassa.


***

1

NELLA STORIA FERMENTO PER IL REGNO

I laici per la missione della Chiesa in Sicilia nel terzo millennio

1. Riprendendo il cammino

È passato un anno dalla conclusione del «IV convegno delle chiese di Sicilia». Un anno lungo il quale, non solo le suggestioni e le proposte espresse con intelligenza e passione nelle dense giornate del suo svolgimento, ma anche i numerosi approfondimenti dottrinali realizzati nel corso della sua lunga fase preparatoria hanno continuato a interpellare profondamente le nostre coscienze di Vescovi sul grande tema della partecipazione dei fedeli laici alla missione delle nostre chiese.

Quelle proposte e questi approfondimenti noi abbiamo sentito a noi affidati con fiducia come argomento di riflessione e preghiera, prima ancora che come dati da elaborare nelle poche linee di un documento pastorale.

Queste che ora presentiamo si innestano naturalmente su quelle già tracciate nei precedenti documenti di questa Conferenza Episcopale; (1) come è anche naturale che si armonizzino con le recenti autorevoli indicazioni del Santo Padre Giovanni Paolo II nella sua lettera apostolica Novo Millennio ineunte e con i più recenti Orientamenti pastorali disposti dalla Conferenza Episcopale Italiana per l attuale decennio. (2)

Esse riguardano comunque il futuro delle nostre Chiese: quel futuro pieno di speranza secondo la parola di Geremia, a cui a conclusione del Convegno ci richiamava l’Arcivescovo di Siracusa, Mons. Costanzo, nella calda e vibrante ripresa dei suoi lavori.

Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo, dice il Signore, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza (Ger 29,11).

Ed è un futuro pieno di speranza quello in cui ci piace vedere coinvolto, oggi più che mai in posizione di prima linea, il nostro laicato cristiano. La parola di Dio infatti ci rassicura sul senso divino della storia: sulla certezza che essa non è un caotico susseguirsi di avvenimenti, ma irriducibile storia di salvezza. (3) Ed è ancora la parola di Dio, affidata al profeta, a rinviarci al compito non eludibile di abitarlo, questo futuro pieno di speranza : a fare cioè della storia il luogo dell impegno costruttivo e dell invenzione creativa. (4) Proprio qui infatti entra in gioco la dimensione secolare della Chiesa e quel laicato cristiano che proprio questa dimensione è chiamato ad esprimere per mandato divino.

2

2. Nella linea dell umile disponibilità evangelica

A questo proposito giova però che ci affrettiamo a fare ancora una volta nostro quell’atteggiamento di umiltà evangelica e di disponibilità operosa che per tanti anni ha illuminato il cammino delle nostre Chiese. «Una presenza per servire»: così per grazia di Dio abbiamo voluto che venisse qualificato l obiettivo primario delle nostre Chiese nel loro ormai pluridecennale convenire; un obiettivo che il Santo Padre ha avuto l amabilità di ricordare nel suo Messaggio all’ultimo Convegno, riassumendolo nel comune impegno al rinnovamento profondo della vita e dell azione pastorale in Sicilia.

Di questo impegno di rinnovamento e di quell’atteggiamento di umile disponibilità noi, Vescovi delle sante Chiese di Sicilia, vogliamo oggi personalmente riappropriarci, mentre invitiamo tutti gli uomini e le donne delle nostre comunità ecclesiali a fare altrettanto da veri discepoli di Cristo. Nello stesso tempo, con la parola d’ordine del nostro Convegno, esortiamo in particolare voi, fratelli e sorelle del laicato cattolico, a «essere nella storia» la tormentata storia della nostra amata Sicilia «fermento per il Regno».

Nel ribadire la nostra volontà di servizio siamo pienamente consapevoli che l urgenza primaria del nostro impegno pastorale rimane, anche e soprattutto per noi Vescovi, la santità. Proprio in questa prospettiva dovrà porsi anzi, come ci ha suggerito recentemente il Papa, tutto il cammino pastorale delle nostre Chiese: (5) un cammino che, ce lo auguriamo, ci vedrà per grazia di Dio coinvolti tutti, chierici, religiosi e laici, uomini e donne, nel dare concreta risposta all’invito dello stesso Sommo Pontefice a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirsi con fiducia al futuro, ripartendo da Cristo che è lo stesso, ieri oggi e sempre (Eb 13,8) (6)

3. Uno sguardo alla nostra realtà culturale

Un analisi della situazione sociale, morale e religiosa della Sicilia, poi confluita nel documento conclusivo Nuova evangelizzazione e pastorale, era stata condotta nella fase preparatoria del precedente 3° Convegno delle nostre Chiese. (7) Spunti analitici ricchi e interessanti sulla situazione attuale sono stati offerti anche sia nella fase preparatoria del nostro Convegno (8) sia in diversi interventi nel corso dello stesso.

Qualche elemento di analisi, sia pure di ordine generale, riteniamo tuttavia di dovere riproporre con più diretto richiamo alla presente problematica pastorale.

a) Eccessiva rapidità degli attuali mutamenti culturali

Possiamo riferirci anzitutto alla condizione di disagio della nostra gente di fronte all’eccessiva rapidità degli attuali mutamenti culturali: un disagio che, ovviamente, la nostra gente condivide con il mondo contemporaneo ma che presso di noi presenta peculiarità proprie sia quanto alle motivazioni sia quanto agli effetti.

3

Particolarmente travagliata, ad esempio, si presenta, presso di noi la transizione dal precedente assetto sociale, di stampo prevalentemente paternalistico, a una società costruita sull’autonomia dei soggetti. Questa transizione che, non senza efficacia espressiva, è stata anche descritta come passaggio dalla cultura del destino alla cultura delle scelte, farebbe sì che l individuo, che nell’assetto precedente era portato a trovare la sua collocazione nel riparo sicuro della famiglia o della compagine vicinale o dell istituzione pubblica, nell’attuale realtà sociale autonomista tenda invece a progettare il proprio futuro secondo la personale capacità di autodeterminarsi, accettando all’occorrenza il rischio della collaborazione.

Stando così le cose, il fatto, ad esempio, che troppi nostri giovani continuino ancora oggi ad attendere nel posto preconfezionato la propria sistemazione lavorativa, rivelerebbe il particolare travaglio di questa transizione epocale tra la nostra gente e risulterebbe essere un motivo aggiuntivo ad altre non poche cause naturalmente, ma comunque di non lieve peso, all’attuale crisi occupazionale del nostro mondo giovanile.

b) La secolarizzazione

Anche l odierno fenomeno della secolarizzazione, in un ambito di interesse sulla dimensione secolare della Chiesa come è quello di cui ci stiamo occupando va tenuto debitamente presente.

Il fenomeno interessa, come è noto, ormai da molto tempo tutto l Occidente, una volta profondamente caratterizzato, e sotto molti aspetti governato e sorretto, dalla comune religione e cultura cristiana. Esso presenta, soprattutto oggi, i caratteri di un processo inarrestabile di emancipazione da tutto ciò che ha a che fare con la religione e con la metafisica: un processo considerato storico, che coinvolge sia il pensiero che la vita. E sebbene non implichi necessariamente la negazione di Dio o la chiusura nei suoi confronti, non c è dubbio che esso tenda, per sua natura, a concentrare ogni attenzione e ricerca massimamente dentro l orizzonte mondano. Sta qui la ragione della quasi inevitabile ambiguità di questo fenomeno, anche a prescindere dalla sua evidente degenerazione ideologica, il secolarismo, esplicitamente chiuso all’ammissione dell esistenza di Dio o alla sua azione nel mondo e nella storia. Basti pensare a quanto la secolarizzazione, là dove ha raggiunto livelli particolarmente alti di pervasione, abbia particolarmente contribuito a ridurre la pratica religiosa a fatto marginale e privato.

Anche nella nostra Sicilia, sebbene gli indici statistici continuino ad assegnare al cattolicesimo la qualifica sociologica di religione diffusa, gli effetti della secolarizzazione sono assai visibili, seppure in forme meno devastanti che in altre regioni italiane o d Europa. Ciò nonostante, poiché, in spirito di genuina speranza, riconosciamo che il fenomeno stesso della secolarizzazione è come tale ricuperabile a una sua funzione positiva, pur esortando doverosamente tutti i discepoli del Signore a non rinunciare mai a esercitare nei confronti di ogni sua manifestazione il discernimento richiesto dalla Parola di Dio, (9) invitiamo gli stessi a farsi sempre più capaci di accettare il

4

tempo presente per inserirvisi da protagonisti. Piuttosto che recriminare sulla secolarizzazione e voler vedere in essa solamente il segno dell apostasia dalla fede, resi convinti dalla parola dell Apostolo, che ci incoraggia nella certezza che per coloro che amano Dio tutto concorre al bene, ci sembra assai più opportuno e consono con la speranza cristiana aprire il cuore a questo mondo secolarizzato come a una inedita opportunità storica di “nuova evangelizzazione”.

c) Il rapporto delle nostre comunità ecclesiali con la modernità

Un altra più ampia osservazione dovrà riguardare il rapporto delle nostre comunità ecclesiali con la modernità.

In generale si può essere d accordo sul fatto che non si è trattato sempre e per tutti i nostri ambienti di un rapporto equilibrato e sereno. La cosa, entro certi limiti e ambiti, è comprensibile. È possibile infatti che taluni aspetti ed elementi da considerare senz’altro in termini positivi siano rimasti invece coinvolti da parte di alcuni nel giudizio non positivo da dover esprimere su aspetti ed elementi del vivere moderno non condivisibili dal punto di vista della fede e della morale cristiana. Il pericolo in casi del genere è che non solo si chiuda la porta a una modernità astrattamente intesa ma, quel che è peggio, che si chiuda la porta anche alle donne e agli uomini concreti del nostro tempo. Chi può dire in tal caso quanti credenti laici, propriamente “vicini”, potrebbero per reazione sentirsi provocati da un siffatto atteggiamento a ulteriormente disaffezionarsi dalla Chiesa? E chi, per altro verso, può dire quanti che, al contrario, intendono la loro appartenenza alla Chiesa come ricerca di ripari rassicuranti alle loro insicurezze, potrebbero sentirsi incoraggiati, da questo stesso atteggiamento di chiusura non oculata alla modernità, nella loro tendenza a ridurre la fede cristiana a un insieme di riti e devozioni per nulla o poco incisivi sulla vita concreta?

Naturalmente è appena il caso di sottolineare a questo punto quanto distante appaia un tale atteggiamento di chiusura al mondo contemporaneo dallo spirito della costituzione conciliare Gaudium et Spes. Ma è proprio nello spirito del Concilio Vaticano II che noi Vescovi di Sicilia vogliamo riaffermare la nostra volontà di dialogo con gli uomini e le donne del nostro tempo. Invitiamo anzi tutti i discepoli di Cristo, laici, religiosi e ministri sacri, a considerare sempre con simpatia e rispetto chiunque si trovi impegnato nella ricerca leale di ogni autentica liberazione dell uomo, soprattutto nella liberazione da ciò che abbia a lederne o a condizionarne la dignità, e ad appoggiare ogni legittimo tentativo nella medesima direzione. (10)

d) Le nostre Chiese alla luce del Concilio

Dovrebbe inserirsi in questo contesto la necessità di un onesta disamina circa la penetrazione dello spirito del Concilio nelle nostre Chiese, nella nostra pastorale, nel nostro modo di rapportarci tra chierici e laici, a quasi trentasette anni dalla sua conclusione. Dovremmo soprattutto chiederci se nella cultura cattolica delle nostre comunità sono stati sufficientemente metabolizzati i grandi

5

innovativi “modelli” sorti da quel grande evento dello Spirito. Ci riferiamo ad esempio a quell'”ecclesiologia di comunione” (LG 18), che è generatrice di partecipazione responsabile; (11) alla pastorale missionaria (AG 5), che si contrappone a una pastorale di pura conservazione; (12) a quel riconoscimento della “originaria eguaglianza della dignità di chierici e laici”, fondata sul comune sacerdozio battesimale (cf. LG 32), e alla “essenziale differenza” tra essi, fondata anch’essa su base sacramentale ma unicamente finalizzata al servizio (cf. LG 10); alla riscoperta di una Chiesa che la potenza dell unico e medesimo Spirito rende “interamente carismatica e ministeriale”. (13)

Da una disamina su questi e altri punti potrebbero venire interessanti spiegazioni su quegli elementi di oscurità e di resistenza all’azione della grazia (tra cui, tristemente notevole presso di noi, una certa generalizzata scarsa propensione alla profezia) che, pur in mezzo a tante luci, fanno parte del panorama della vita ecclesiale di noi cristiani di Sicilia. Ammettiamo tuttavia che il Convegno non si è approfonditamente interrogato su questi punti. A maggior ragione pertanto esprimiamo il desiderio che nelle nostre Chiese l opportunità di una tale disamina venga doverosamente avvertita e puntualmente corrisposta.

4. Dalla comunione ecclesiale la missione dei Laici

In ogni caso il nostro Convegno ci ha consegnato un esigenza forte di comunione ecclesiale. Esso stesso, del resto, è stato un indimenticabile esperienza di comunione. Promuoverla, questa comunione, come stile ecclesiale tra uomini e donne, laici, religiosi e chierici, rimane pertanto l impegno prioritario delle nostre Chiese.

Ci ha esortati in questa direzione il Santo Padre in un punto centrale del suo citato messaggio al Convegno, là dove ci invitava a far sì che la spiritualità della comunione fosse l’alimento continuo della comunione ecclesiale e la base di ogni programmazione pastorale. A questo proposito anzi il Papa non esitava ad aggiungere che, solo se fondata e alimentata dalla comunione, una programmazione pastorale saprà esprimere autenticamente la fedeltà al disegno di Dio e dare risposte alle attese profonde del mondo. (14)

Naturalmente, quando parliamo di comunione ecclesiale, il nostro pensiero non va anzitutto alle implicanze psicologiche e sociologiche di tale realtà; la comunione non è prima di tutto la condizione più opportuna per la missione della Chiesa: essa è essenzialmente il “luogo” dal quale la missione nasce e nel quale trova legittimità ecclesiale. E qui il nostro riferimento primario per la comunione ecclesiale non può che essere quello alto della dottrina cattolica fondata sulla parola di Dio.

Secondo tale dottrina questo riferimento, che è l origine stessa e il fondamento della comunione ecclesiale, è da ricercarsi nella vita stessa della SS. Trinità, in quella carità di Dio riversata nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato donato di cui parla l’Apostolo (Rm 5,5). Il dono dello Spirito: ecco la condizione essenziale e misteriosa della nostra comunione, il titolo d accesso alla comunione dei santi, l ammaestramento interiore che ci fa generosi e forti

6

nella comunanza dei beni: in una parola, il Vincolo divino che legandoci a Dio può fare di noi una sola unità d amore. (15)

È Cristo che ha aperto ai suoi discepoli, con la sua Pasqua di morte e risurrezione, resa ad essi disponibile con il sacramento del Battesimo, questa inesprimibile possibilità di accesso al divino. Qualunque sia la nostra storia personale, ci ricorda l Apostolo, noi abbiamo per mezzo di lui accesso al Padre in un solo Spirito (Ef 2,18). (16)

Dunque, la nostra comunione ha nello Spirito Santo il suo divino, invisibile artefice e l incessante vivificatore; ma essa ha altresì nel Signore Gesù Cristo il mediatore necessario. Questa mediazione di Cristo poi si fa sempre, ad ogni età della storia, nuovamente manifesta e nuovamente accessibile per i credenti attraverso il “sacramento” della Chiesa, suo mistico corpo. Sarà infatti l adesione di fede e di amore alla sacra gerarchia della Chiesa, nella quale essa in virtù del medesimo Spirito da cui è animata possiede il sigillo storico della successione apostolica, ad offrire al credente la garanzia di ordine sacramentale e, in certo qual modo, il supporto visibile e verificabile del suo permanere nella comunione ecclesiale.

Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito (Ef 2,19-22).

5. La corresponsabilità nella Chiesa

A proposito di corresponsabilità nella missione ci è stata ricordata in Convegno l urgenza che dall'”ecclesiologia” di comunione si passi alla “prassi” della comunione. A sua volta il Papa ancora recentemente ha precisato come un tale passaggio non si possa dare veramente se non attraverso una solida spiritualità della comunione (NMI, 43). In realtà noi sappiamo bene che questa comunione, sebbene si manifesti concretamente attraverso realizzazioni storiche diverse, è, nella sua essenza, una realtà misteriosa anzi mistica. Essa dunque, pur avendo bisogno per esprimersi di attenzioni e iniziative collegate con la sua propria situazione storica e culturale, ha anzitutto bisogno, per esistere, di essere alimentata dall’alto mediante l ascolto della Parola di Dio, la preghiera, l esperienza sacramentale. Solo a queste condizioni essa genererà nei singoli e nelle comunità atteggiamenti e comportamenti umani sinceramente orientati a costruire relazioni significative e autentiche, quali l accoglienza e l ascolto, l umiltà e la lealtà, la disponibilità al confronto, alla correzione e alla collaborazione.

C’è dunque, come si vede, una relazione profonda e inscindibile tra la comunione ecclesiale e la missione della Chiesa; una relazione che, pur nel pieno rispetto e nella totale valorizzazione dei carismi personali, non può ammettere nell’impegno missionario “battitori” liberi, sganciati dalla comunione spirituale e

7

visibile. È ciò che con semplice efficacia aveva messo in luce il grande Papa Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi:

La comunità dei cristiani non è mai chiusa in se stessa. In essa la vita intima la vita di preghiera, l ascolto della parola e dell insegnamento degli apostoli, la carità fraterna vissuta, il pane spezzato non acquista tutto il suo significato se non quando diventa testimonianza, provoca l ammirazione e la conversione, si fa predicazione e annuncio della buona novella. Così tutta la chiesa riceve la missione di evangelizzare, e l opera di ciascuno è importante per il tutto» (15).

5. Indispensabile un cammino di conversione

Tradotti in comportamenti da realizzare anzitutto all’interno delle nostre comunità, gli atteggiamenti di comunione dovranno dare dunque luogo a scelte precise, capaci di attivare quella soggettività ecclesiale di tutti i cristiani e quella generale presa di coscienza della corresponsabilità dei laici nella missione della Chiesa che prima auspicavamo.

Ma qui con molta sincerità dobbiamo riconoscere che un tale risultato appare ancora lontano. Si è dovuto constatare di fatto che non poche tra le riflessioni fatte in Convegno su questo argomento centrale della partecipazione dei laici alla missione della Chiesa non facevano che riproporre idee e proposte altre volte udite, meditate e trascritte in precedenti nostri documenti. Ci rendiamo conto che il raggiungimento di un autentica generalizzata partecipazione ecclesiale ha bisogno ancora di un cammino di conversione presumibilmente lungo; un cammino che comunque dovrà essere intrapreso e che dovrà interessare tutte le nostre Chiese, senza distinzione di ministeri, vocazioni e carismi.

Per questo, sia per sottolineare l impellenza di questo specifico cammino di conversione sia per indicarne alcune piste pratiche, ci sembra opportuno ribadire alcuni impegni presi su questo nostro argomento nel precedente convegno. (17) Ci impegniamo pertanto ancora una volta:

1° ad accogliere in atteggiamento di fede i doni spirituali di ciascun discepolo del Signore;

2° a realizzare nelle nostre Chiese particolari quella pastorale organica che non può aversi senza un effettiva maturazione dello spirito di comunione;

3° a valorizzare, con stima sincera delle loro funzioni, gli organismi della partecipazione ecclesiale esistenti e/o da creare;

4° a rispettare e promuovere i laici secondo gli aspetti peculiari della loro vocazione e della loro competenza e operatività. (18)

6. Le vie della missione laicale

Riaffermata dunque la dottrina cattolica sulla profonda correlazione tra comunione e missione nella Chiesa; dopo avere anche manifestato e ribadito il nostro pensiero sulla necessità di un serio cammino di conversione perché si realizzi pienamente la comunione, nella quale vediamo la condizione indispensabile della possibilità e della legittimità della missione, desideriamo

8

rivolgere ora una speciale parola di esortazione e di conforto alle sorelle e fratelli laici.

a) La santità nei solchi della vita quotidiana

Traiamo ancora una volta ispirazione dalla parola del Santo Padre Giovanni Paolo II, precisamente dalla sua Esortazione apostolica sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo.

Diamo il primo posto all’invito alla santificazione (Christifid. laici, 16). Pur ritenendo appena pensabile che possano aversi ancor oggi laici che, pur definendosi cristiani, addirittura impegnati nelle attività pastorali della Chiesa, continuino a ritenere la loro condizione laicale e la santità due cose tra loro scarsamente compatibili, non ci sembra di esagerare se insistiamo sull’urgenza di tale fraterno invito.

Alla santità in effetti tutti i fedeli in Cristo, qualunque sia l’ordine dell’ufficio ecclesiale, lo stato di vita o la condizione sociale, siamo indistintamente chiamati. Essa è per eccellenza la volontà di Dio su di noi (1Ts 4,3; Ef 1,4) e, in quanto consiste nella pienezza della vita cristiana e nella perfezione della carità, essa è sostanzialmente un unica santità, che tutti siamo chiamati a coltivare nell’ordinarietà dei vari generi di vita e dei vari uffici (LG, 40-41). Essa sarà pertanto l aspirazione sincera anche dei fedeli laici. Chiamati a realizzare ordinariamente la loro chiamata alla santità nei solchi della quotidiana vita professionale e sociale, essi la invocheranno da Dio come centro unificatore della loro vita in Cristo e si sforzeranno di esercitarla come misura alta della vita cristiana ordinaria (NMI, 31).

E qui l attenzione andrà posta in primo luogo alla Parola di Dio.

Generati dalla Parola di Dio viva ed eterna (cf. 1 Pt 1,23), i laici sapranno trarre da essa il nutrimento più genuino per conservare e incrementare la loro vita spirituale. Da essa, che interpella, orienta e plasma l’esistenza, per la potenza dello Spirito Santo che la ispira (NMI, 39), dovrà giungere come luce spirituale sulle loro scelte personali e su quelle riguardanti il loro impegno nelle loro comunità e nel mondo.

Al fine di suscitare e alimentare in se stessi un amore affettivo e costante per la santa Scrittura, fonte di vita interiore e di fecondità apostolica, si dedichino pertanto ad apprendere con la loro assidua lettura la sublime conoscenza di Cristo (Fil 3,8). 19 Volentieri si servano, singolarmente o comunitariamente, dell antico e venerando metodo della lectio divina, mediante la quale la parola di Dio, sotto lo stimolo dello Spirito, è accolta e sviluppata in meditazione, preghiera e contemplazione. (20)

Nella beata vergine Maria i fedeli laici hanno inoltre il modello perfetto di una vita spirituale caratterizzata dall’obbedienza di fede a Colui che parla nelle Scritture. L umile serva del Signore, sottomessa alla sua Parola e per questo fatta degna di generare al mondo il Verbo di Dio fatto carne, visse sulla terra una vita comune a tutti, piena di lavoro e di sollecitudine familiare. Sempre intimamente unita al Figlio suo, cooperò in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore;

9

ed ora, assunta in cielo, con carità di madre si prende cura dei fratelli del suo Figlio che sono ancora pellegrini ed esposti a pericoli e tribolazioni fino a quando non siano condotti nella patria beata (LG, 62). Alla materna cura di Lei, dunque, devotissimamente onorata, affidino la loro vita e il loro apostolato.

Dalla consuetudine con la Parola di Dio accolta, custodita, meditata e vissuta, dovrà sgorgare anche la loro consuetudine con la preghiera, specialmente liturgica, e la vita sacramentale. Come infatti nella preghiera, sotto l impulso dello Spirito Santo, ispiratore delle sante Scritture, prende corpo la nostra risposta alla Parola di Dio e, come ci ricordava recentemente il Papa, si sviluppa quel dialogo con Cristo, Parola di Dio fatta carne, che ci rende suoi intimi (NMI, 32), allo stesso modo nei sacramenti, per virtù dello stesso Spirito, operante nei santi misteri, si realizza e si rinnova la nostra consacrazione, si rinsalda la nostra abilitazione all’agire cristiano, prende nuovo ardimento l azione missionaria.

b) L’impegno della partecipazione alla missione della Chiesa nel mondo

Desideriamo prima di tutto chiarire il nostro pensiero sul retto significato del contributo dei fedeli laici alla missione della Chiesa. Si tratta soprattutto della loro partecipazione alla vita stessa della Chiesa assunta nella sua ricchezza e pienezza. In questo senso già la ricerca personale della santità deve essere considerato il primo e certamente il più importante modo e grado di partecipazione.

Ma come la santità dei fedeli laici, pur rispecchiando nel suo fondo l unica santità cristiana, ha modalità sue proprie laicali appunto di realizzazione, così anche la loro partecipazione all’unica missione della Chiesa ha modalità e ambiti che le sono propri e, sotto un certo aspetto, esclusivi. Come non riandare a questo proposito al magistero nitido di Paolo VI espresso nella già citata Esortazione apostolica?

Il compito primario e immediato dei laici non è l istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei pastori – ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all evangelizzazione, quali l amore, la famiglia, l educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell edificazione del regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo (Evang. nunt., 70).

È da questi ambiti specifici e da queste modalità dell unico spirito evangelico che le nostre chiese si attendono dai laici l apporto più prezioso per la loro missione; un apporto al quale i pastori non potranno non riconoscere qualità e dignità missionaria e, nello stesso tempo, la valenza di un insostituibile e indispensabile supporto alla pastorale diretta. Nello stesso tempo è lecito ai

10

pastori attendersi dai fedeli laici che corrispondano con generoso impegno, in spirito di obbedienza alla vocazione divina. Da economi coscienziosi dei doni dello Spirito Santo, essi dovranno saper onorare i loro compiti propri, assumendo interamente il fardello delle loro responsabilità di fronte al mondo, in spirito di servizio, e dando sempre testimonianza di onestà, rettitudine, competenza, rispetto della legalità e dei diritti altrui.

Quanto al contributo delle donne alla vita della Chiesa e del mondo è noto l impulso notevole dato dal santo Padre Giovanni Paolo II, non solo alla riflessione di ordine teorico, a partire dalla Mulieris dignitatem e dalla Lettera alle donne, ma pure agli aspetti pratici della questione, compresi quelli di ordine pastorale, collegati sia alla loro presenza, da sempre effettiva nella comunità ecclesiale, sia alla possibilità di partecipazione originale che la loro femminilità è in grado di assicurare alla comunità stessa. Nell’attuale processo storico che va sotto il nome di “questione femminile” le Chiese di Sicilia dovranno impegnarsi ad offrire il proprio originale contributo alla luce della Parola di Dio: un contributo che sia cioè caratterizzato dalla fedeltà al “genio femminile”, quale autentica risorsa da offrire alla realtà religiosa, sociale, culturale e politica, e nello stesso tempo ravvivato dalla inventiva e dalla forza propulsiva della profezia.

c) Il servizio alla comunità fraterna

Naturalmente esistono anche dei modi di servizio dei laici più direttamente dedicati alla comunità ecclesiale; e ciò nei livelli parrocchiale, diocesano, regionale e, perfino, nazionale e universale. Questi modi di servizio, specialmente quello prestato nella parrocchia di appartenenza, non dovrebbero realizzarsi di per sé, salvo particolari circostanze, in alternativa rispetto ai ruoli più propriamente laicali sopra richiamati. Un fedele laico dovrebbe al contrario avvertire sempre il desiderio quasi un debito di gratitudine verso la comunità fraterna di offrire ad essa il proprio contributo di discernimento, azione solidale, prestazione d’opera, ecc. Ciò tuttavia dovrà avvenire sempre nella distinzione chiara degli ambiti “secolare” e “religioso” del loro impegno, giacché una tale distinzione è richiesta dall’autonomia tra i due ordini voluta e garantita dal Creatore.

A seconda delle personali inclinazioni e delle competenze acquisite, anche sul piano delle scienze sacre, come anche di particolari ruoli direttivi, di docenza, di collaborazione con il Clero o di impiego, ricoperti nei vari ambiti e organismi ecclesiali, o al servizio della comunità civile per mandato dell Autorità ecclesiastica (vedi gli insegnanti laici di Religione), succede che molti di essi dedichino la parte più cospicua delle loro energie e del loro tempo servendo in modo dichiarato la Chiesa. È bene ricordare a questo proposito che la caratteristica laicale con cui essi contribuiscono in questo modo alla missione della Chiesa, non solo non risulta ridotta da tali loro modalità di servizio per così dire ecclesiastiche, ma anzi costituisce essa stessa, in quanto tale una ulteriore ricchezza per la medesima missione. Anche per questo la comunità ecclesiale,

11

con i testa i suoi pastori, non dovrà mai mancare di esprimere nei confronti dei fratelli e delle sorelle qui significati considerazione, gratitudine sincera e sostegno.

d) Dentro e in favore della “famiglia”

Un tipico ambito d’impegno del laicato cristiano, tra quelli più fortemente segnalati dal magistero di Paolo VI anche nel testo sopra evidenziato, è quello relativo alla famiglia. È noto come a proposito di questa fondamentale realtà antropologica e sociale il Magistero della Chiesa ha operato negli ultimi decenni dei veri ricuperi dottrinali di segno ecclesiologico e pastorale. C è anzitutto la bella definizione di essa come “chiesa domestica” data dal Concilio Vaticano II: una definizione suggestiva e teologicamente appropriata, che ha aperto la strada ad altri interessanti e fecondi accostamenti concettuali. Per questo non è sembrato improprio, ad esempio, parlare di “ministero” e addirittura di ministero pastorale a proposito del ruolo dei coniugi. (21) Il riferimento è fatto chiaramente ai contributi specifici che i coniugi sono chiamati a dare all’attività pastorale della comunità in forza della loro vocazione e della loro esperienza di sposi e di genitori cristiani.

Non è chi non veda come proprio questa specificità della vocazione e dell esperienza dei coniugi, come anche la riscoperta valenza pastorale dei contributi che ne possono derivare, interpelli oggi con urgenza le nostre comunità ecclesiali. Ma riuscire a cogliere e valorizzare l opportunità provvidenziale per la missione della Chiesa costituita da questa vera risorsa di alto valore, qual è la famiglia, non è oggi facile. Intanto c è da fare i conti con la scarsa consistenza cristiana della quasi generalità delle nostre famiglie, anche a prescindere dalla crisi senza precedenti che proprio ai nostri giorni, anche nella nostra Regione, sta attraversando la famiglia in quanto tale. C è poi da fare anche i conti con la lentezza con cui il ricupero di mentalità pastorale richiesto per tale valorizzazione continua a farsi strada. Fatte salve le ammirevoli eccezioni di quegli sposi che, animati da vero amore per Cristo, sensibilità apostolica, e carità fraterna, non esitano a mettere in gioco se stessi per chi versa in difficoltà, con azione il più delle volte silenziosa e perciò poco nota, dispiace constatare come nella generalità dei casi la nostra pastorale continui a considerare la famiglia semplice destinataria di servizi.

Di fronte al permanere di questa situazione di ritardo appaiono ancora oggi attuali e impellenti, a distanza di quasi dieci anni, le indicazioni offerte nel convegno del ’93. (22) Nel riprenderle, aggiornandone il dettato, torniamo ad additare la famiglia anzitutto come il luogo originario della spiritualità e della preghiera: in essa si realizza di fatto la prima mistagogia alla vita battesimale. In essa scorgiamo altresì il nucleo missionario capace di realizzare, attraverso i suoi molteplici rapporti di moderno vicinato e amicizia, un opera di cooperazione alla pastorale della Chiesa particolarmente vivace e penetrante. Ad essa riconosciamo e desideriamo che vengano riconosciuti e promossi come ambiti specifici di intervento pastorale e caritativo quelli più direttamente legati al sacramento nel

12

quale sono costituiti, nonché quelli che derivano dalla loro esperienza coniugale, quali sono la formazione al matrimonio dei fidanzati, il sostegno dei coniugi in crisi, la presa a carico dei minori in difficoltà o dei membri deboli o sofferenti delle proprie come delle altrui famiglie.

e) Nelle diverse forme dell associazionismo laicale

L’esercizio della partecipazione dei laici alla missione della Chiesa avviene anche, a suo modo, attraverso le diverse forme dell associazionismo dei fedeli, da quelle tradizionali delle confraternite, da noi tanto diffuse, e delle pie unioni, a quella dell Azione Cattolica Italiana; ma anche alle forme più recenti, che sogliono essere indicate come associazioni, gruppi e movimenti.

È vero che tali forme di aggregazione tendono principalmente, mediante l azione comune dei loro membri, all’incremento di una vita più perfetta degli stessi aggregati; ma è anche vero che esse, a seconda delle loro finalità statutarie, si dedicano spesso anche, come sapientemente prevede il Codice di Diritto Canonico, «alla promozione del culto pubblico o della dottrina cristiana, o ad altre opere di apostolato, quali sono iniziative di evangelizzazione, esercizio di opere di pietà o di carità, animazione dell ordine temporale mediante lo spirito cristiano» (C.d.C., can. 298 § 1).

Si sa che la Chiesa da sempre raccomanda l adesione e l impegno attivo dei laici in queste varie forme di aggregazione laicale. Dai loro programmi di formazione ispirati al loro carisma deriva in effetti per essi un contributo significativo all’innalzamento del loro livello culturale in materia di fede e una efficace spinta alla pratica religiosa. Anche noi vogliamo cogliere volentieri l’occasione di questo documento per esprimere apprezzamento e gratitudine ai tanti gruppi ecclesiali che arricchiscono la nostra Sicilia, alcuni dei quali anche fortemente caratterizzati dentro il suo contesto culturale.

Nello stesso tempo siamo consapevoli del fatto che in alcuni movimenti o gruppi è forte la difficoltà di coniugare il rapporto tra la loro propria esperienza cristiana e il loro essere chiesa e nella Chiesa. Sappiamo inoltre che di fronte all’esistenza dei movimenti e dei gruppi ecclesiali non poche comunità parrocchiali vivono una condizione di sofferenza, di cui non possiamo non tenere conto. È lecito rassegnarsi a questo stato di cose? Noi riteniamo che non lo sia. Anzi, invitiamo gli uni, i gruppi ecclesiali, e le altre, le comunità parrocchiali, a confrontarsi sempre con la Parola di Dio in modo sereno e autenticamente “ecclesiale” (nel senso in cui i Padri della Chiesa intendevano questo aggettivo: un confronto cioè consono con l insegnamento del Magistero ecclesiale).

In ogni caso, vanno superati alcuni limiti che possono rendere difficoltoso il rapporto tra i gruppi e la parrocchia.

In particolare, si chiede ai gruppi che sappiano sempre allargare sull’intera compagine ecclesiale il respiro della vita spirituale dei loro membri, come anche la prospettiva del loro impegno missionario, evitando quegli atteggiamenti autoreferenziali, che tendono a limitare ai soli confini del gruppo il mondo delle relazioni cristianamente significative.

Alla parrocchia si chiede d altra parte che sia sempre capace di accogliere come dono dello Spirito i gruppi ecclesiali esistenti nel proprio territorio; che ne

13

sappia rispettare i cammini formativi specifici, sforzandosi di vedere positivamente l’apporto che da essi può derivare all’incremento della propria ricchezza spirituale; che sappia infine promuoverne il contributo originale al progetto pastorale, formativo e missionario, della Diocesi. Detto al negativo, si vuole che la parrocchia non ceda mai alla tentazione di costituirsi in comunità parrocchiale intesa come una sorta di ulteriore gruppo ecclesiale raccolto attorno al parroco, senza vero legame con la parrocchia reale, alternativo e competitivo rispetto agli eventuali gruppi ecclesiali esistenti nel proprio territorio, o, peggio ancora, identificantesi con uno di essi.

L’impegno formativo

Come per il convegno del ’93, anche per l attuale convegno delle nostre Chiese la domanda di formazione è stata la più insistente e corale. È stata espressa con forza l esigenza che le nostre Chiese riescano a programmare una specifica formazione del proprio laicato. E ci si aspetta una formazione spirituale e dottrinale vasta, aggiornata e profonda, rispondente cioè alle attese di un laicato dal livello culturale oggi indubbiamente più elevato ed esigente di un tempo.

A una così pressante e diffusa richiesta di formazione le nostre chiese non possono e non vogliono sottrarsi al dovere di dare adeguata risposta. Come auspicava già un documento non più recente della Conferenza Episcopale Italiana, (23) ognuna delle nostre comunità ecclesiali dovrà sforzarsi di diventare scuola permanente di fede per tutte le età, per tutte le condizioni, per tutte le situazioni della vita. Noi stessi, del resto, suggerimmo negli Orientamenti proposti in margine al citato convegno del ’93 l istituzione di adeguati cammini di catechesi per tutti i battezzati, con particolarissimo riguardo agli adulti.

Auspichiamo pertanto che si arrivi quanto prima all’attuazione di una vera e propria prassi catechistica, pienamente integrata nella pastorale ordinaria delle nostre comunità, dunque né opzionale né marginale, nella quale tutta la comunità, e non solo i pastori, possano e debbano essere coinvolti, ciascuno con il proprio carisma, ciascuno con la propria esperienza e competenza. (24) Un modello potrebbe offrirlo l antica catechesi mistagogica, da sviluppare ovviamente e adattare alle necessità attuali sia per quanto riguarda i contenuti che per quanto riguarda il metodo. Sotto un certo aspetto essa dovrebbe consentire il ricupero di quell’esperienza del catecumenato della chiesa antica, che fu così centrale nell’ordinamento pastorale di quell’epoca, ma che per motivi storici non è più disponibile da secoli: un esperienza, quella, che riusciva a coinvolgere pastoralmente l’intera comunità cristiana e metteva i catecumeni in condizione di divenire uomini e donne maturi nella fede, persone sufficientemente edotte nella dottrina della fede, oltre che coinvolte da protagoniste nella vita e nel servizio della propria chiesa.

Non è facile, lo sappiamo, che l esigenza di una tale reimpostazione della pastorale ordinaria, sotto certi aspetti rivoluzionaria, venga avvertita da quelle comunità parrocchiali che si ritengono sufficientemente paghe di potersi annualmente ripetere in una prassi pastorale di tipo sacramentale e devozionale. Noi stessi riteniamo il modello proposto solamente abbozzato e dunque ancora

14

bisognoso di contributi di idee. Siamo però convinti che solo da percorsi catechistici unitari e unificanti, veramente coinvolgenti, sarà ragionevole attendersi che nelle nostre comunità ecclesiali i laici veramente cristiani non continuino ad essere delle belle consolanti eccezioni, ma costituiscano al contrario la parte di gran lunga più rilevante, come anche la più attiva e propositiva.

Naturalmente non tutto potrà essere affidato alle singole parrocchie. Bisognerà che le nostre Diocesi si attivino nel progettare e coordinare. Anche a livello regionale si dovranno prevedere apposite strutture centralizzate, gestite in prevalenza da laici, da specializzare nella formazione dei “quadri” missionari del laicato cattolico siciliano, (25) con particolare attenzione alle tematiche relative alla comunicazione ecclesiale, al suo interno come al suo esterno, ma anche nella osservazione e analisi dei principali movimenti ed eventi culturali, sociali e politici nella Regione.

Conclusione

Chiediamo alla santa Madre di Dio, l’Odigitria dei Siciliani, che voglia continuare ad essere guida sicura nel comune cammino delle nostre Chiese.

Per sua intercessione invochiamo su Voi tutti, carissimi fratelli e sorelle del Laicato cristiano delle sante Chiese di Sicilia, insieme con i venerati vostri Presbiteri e Diaconi, sulle Religiose e i Religiosi e su tutti gli appartenenti ai Gruppi ecclesiali della nostra Regione, sull’impegno generoso di tutti e di ciascuno a servizio del Regno, ogni benedizione spirituale da parte di Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, amante degli uomini e datore di ogni bene.
Amen.

15

N O T E
(1) Ci riferiamo in particolare a Nuova evangelizzazione e pastorale (aprile 1994), Lavoro e solidarietà in Sicilia (maggio 1994), Per una pastorale scolastica oggi in Sicilia (novembre 1995), Finché non sorga come stella la sua giustizia (maggio 1996).
(2) Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia.
(3) Cf. ancora Sal 33,10 s: Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore di generazione in generazione.
(4) Il versetto di Geremia riportato nel testo fa parte della cosiddetta “Lettera di Geremia ai deportati in Babilonia”, nella quale i deportati stessi vengono invitati a riprendere a vivere in modo normale nel paese di esilio: «Così dice il Signore : Costruite case e abitatele; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare» (Ger 29,4-7).
(5) Giovanni Paolo II, Messaggio al Convegno.
(6) Cf. NMI, 1. È la linea medesima adottata dalla C.E.I. negli Orientamenti pastorali per gli anni 2000 – 2010. Ripartire da Cristo –  dalla contemplazione del mistero del Signore, secondo l indicazione autorevole del Documento – non è irrilevante per la pastorale, come qualcuno ha ritenuto di potere osservare. L istanza manifesta, al contrario, il problema di fondo della vitalità di ogni comunità cristiana degna di questo nome. Una Chiesa che comunica la fede è necessariamente una Chiesa rinnovata e vitalizzata dalla contemplazione del volto del Signore Gesù.
(7) Cf. C.E.Si., Nuova evangelizzazione e pastorale, nn. 7-17. Molte di quelle considerazioni rimangono a tutt’oggi pienamente valide.

(8) Si vedano i contributi offerti nei due documenti predisposti dalla Segreteria C.E.Si., Il cammino delle Chiese di Sicilia: panoramica storica e la Relazione sintetica delle analisi sul territorio pervenute dalle singole Diocesi della Regione predisposta dal Prof. Cortellese.
(9) Cf. 1 Ts 5,21: Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono.
(10) Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 3: Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con forza del tutto particolare, l azione dei fedeli laici. Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora più colpevole. È necessario, allora, guardare in faccia questo nostro mondo, con i suoi valori e problemi, le sue inquietudini e speranze, le sue conquiste e sconfitte. È questa la vigna, è questo il campo nel quale i fedeli laici sono chiamati a vivere la loro missione. Gesù li vuole, come tutti i suoi discepoli, sale della terra e luce del mondo (cf. Mt 5, 13-14).
(11) Questo principio configura la Chiesa articolata e servita da ministeri, non concentrati in pochi suoi membri, bensì distribuiti con varietà e larghezza all interno delle comunità. I membri della Chiesa partecipano perciò attivamente alla sua vita e alla sua missione nella ricchezza e diversità dei doni dello Spirito (Rito dell ordinazione dei Vescovi, Presbiteri, Diaconi, Premessa II, 2; cf. I Minist. nella Ch., 3a: Enchir. C.E.I., vol. 2, 351).
(12) Cf. Evang. del mondo contemp., 86: Enchir. CEI, vol. 2, 1127: Si impone un orientamento quanto mai importante e decisivo: da una pastorale che ha per destinatario primo e quasi esclusivo il praticante, occorre scegliere una pastorale che pur non trascurando il praticante dia più spazio all azione rivolta verso i non-credenti e i non-praticanti; occorre cioè pur senza abbandonare una pastorale di “cristianità” passare più decisamente ad una pastorale di “missione”.
(13) Cf. Dir. minist. Past. Vesc., 2: Ench Vat. vol. 4, 1958.
(14) Nel testo del suo Messaggio il S. Padre si rifaceva a un punto notevole di NMI (43.44): Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità Su questa base, il nuovo secolo dovrà vederci impegnati più che mai a valorizzare e sviluppare quegli ambiti e strumenti che, secondo le grandi direttive del Concilio Vaticano II, servono ad assicurare e garantire la comunione.
(15) San Cipriano di Cartagine aveva riassunto nella celebre descrizione della Chiesa, ripresa dal Concilio Vaticano II, questa comprensione tradizionale della comunione ecclesiale: essa è «il popolo che deriva la sua unità dall’unità stessa del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (de unitate Patris et Filii et Spiritus Sancti plebs adunata).
(16) Nel contesto gli “uni” e gli “altri” sono i cristiani provenienti rispettivamente dal paganesimo e dal giudaismo.
(17) In C.E.Si., Nuova evang. e past., 34: Va ribadita l urgenza di ravvivare con la grazia dello Spirito la vita di comunione nella Chiesa a tutti i livelli. È anche nella capacità di vivere personalmente la comunione ecclesiale, ma anche nel modo di interpretare pastoralmente tale comunione, che si gioca infatti il futuro della nuova evangelizzazione e la nostra credibilità di evangelizzatori.
(18) Ib., 35. A proposito della scelta riguardante direttamente i laici vale la pena riportare per esteso la sottolineatura fatta dal documento sulla natura specifica della partecipazione dei laici alla missione della Chiesa: una partecipazione ricca del suo specifico patrimonio di esperienza e della peculiare sensibilità che essi sogliono avere per le istanze poste dai contesti sociali e culturali nei quali vivono la loro vocazione cristiana. Se ne dovrà rispettare, anzi promuovere, la creatività delle iniziative, l’espressività più propria alla loro esperienza, pur nella doverosa armonizzazione del loro originale apporto con le esigenze di organicità della pastorale.
(19) DV 25 cit. in L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, 2: Enchir. C.E.I., vol. 2, 3127.
(20) Cf. La Bibbia nella vita della Chiesa, 31: Enchir. C.E.I., vol. 5, 2946-2947.
(21) Cf. Evangelizzazione e ministeri, 59: I coniugi cristiani in forza del loro ministero non sono soltanto l oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa, ma ne sono anche il soggetto attivo e responsabile in una missione di salvezza che si compie con la parola, la loro azione e la loro vita.
(22)  C.E.Si., Nuova evangelizzazione e pastorale, 39.
(23) Comunione e comunità missionaria, 43.
(24) Cf. Evang. del mondo contemp., 88: Enchir. CEI, vol. 2, 1133: Il ripristino dell istituto del catecumenato o catechesi permanente appare indispensabile, sia là dove è necessario risvegliare la fede, sia dove i sacramenti vengono richiesti senza una prassi di vita cristiana. Solo in tal modo la vita cristiana potrà anche oggi, in situazioni socio-religiose mutate, non perdere i suoi elementi fondamentali che il catecumenato le garantisce, facendola essere un cammino di fede e di conversione con cui l uomo, mosso dall annuncio della buona novella, viene gradualmente introdotto nel mistero di Cristo e nella vita della Chiesa. L intero rinnovamento della catechesi dovrà fare attenzione non soltanto ai contenuti della fede, ma anche al linguaggio e all incarnazione del messaggio nelle concrete situazioni esistenziali.
(25) Si riveda a questo proposito C.E.Si. Nuova evangelizzazione e pastorale, 46, 38 e 41, ma anche in Giovanni Paolo II, Christifideles laici, tutta la parte V, in particolare il n. 63, e C.E.I., Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, Appendice, 3.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.