Settembre


30. Sabato


gioia-sgarlataGIOIA SGARLATA 30 settembre 2017 

Ad un certo punto glielo disse: «Ma si può capire perché ti ostini a comprare vigneti?». Francesco, allora rispose in un modo in cui, ne era certo, Nina non gli avrebbe mai più fatto quella domanda: «Ci sono uomini che sperperano i soldi in donne, a me piace spenderli per le vigne». Mentre lo racconta in una giornata di metà settembre tra i filari della tenuta di contrada Pietramarina, tra Castiglione di Sicilia e la località Verzella, nel triangolo d’oro della produzione vitivinicola dell’Etna, Francesco sorride divertito. Lui e Nina si conoscono da una vita. Si sono incontrati appena maggiorenni più di cinquant’anni fa all’interno di una scuola guida di Francavilla, nel messinese: lei doveva prendere la patente e lui era l’insegnante di teoria. Quel giovane «tanto bello, quanto timido» per dirla con Nina, da quasi dieci anni è per tutti il Cavaliere Francesco Tornatore, fondatore e amministratore unico del gruppo NTET SpA, Nuove Tecnologie ElettroTelefoniche che oggi fattura oltre 100 milioni di euro l’anno, ha stabilimenti in Sicilia, nel Nord Italia e in Cina, nella provincia dello Zhejiang, ed è leader in Italia nella fabbricazione di componenti per le reti telefoniche e per le reti di distribuzione di energia elettrica in media e bassa tensione. Dalle sue fabbriche, per intenderci, vengono fuori tanto le cassette per l’alta tensione quanto i microtubi dentro i quali passa la fibra ottica. «Nella mia vita — dice — ho ricominciato tre volte. La prima volta quando ho iniziato, nell’82, la seconda quando mi sono diviso dal primo socio e la terza quando anche l’altro socio ha preso un strada autonoma dalla mia. L’Azienda agricola è invece un ritorno a casa, alle origini. Sull’Etna di cantine ce ne sono tante ma io sono l’unico produttore ad essere nato e cresciuto qui».

Nei terreni di Pietramarina Tornatore ha le vigne di Nerello mascalese e Nero Cappuccio, la casa e la cantina. Una struttura modernissima: pannelli solari sul tetto, bottaia, centro logistico per immagazzinare le bottiglie. La vinificazione è in acciaio e anche in cemento, in botti tulipe che richiamano la forma di un tulipano e che consentono di trattare il mosto con delicatezza, senza bisogno di fare il rimestaggio. «Sono strutture all’avanguardia — spiega lui salendo sulla scaletta che porta in cima ai grandi serbatoi — Quando l’enologo me ne ha illustrato il funzionamento chiedendomi di acquistarli, gli ho detto subito di sì perché mi sono ricordato il metodo usato da mio padre, quando premeva il mosto leggermente utilizzando una base di legno che faceva dondolare sulle vinacce…».

Nina segue il racconto del marito con gli occhi dolci. Le sue origini l’hanno sempre affascinata portandola in un mondo a lei, cresciuta a pane e politica in una famiglia di socialisti e insegnanti, poco conosciuto. Il fratello Salvatore è stato a lungo sindaco di Francavilla, il paese dove anche Nina è nata e cresciuta, guidandone la trasformazione da borgo esclusivamente agricolo a paese moderno, l’unico per anni ad avere anche un liceo scientifico. Anche lei, qualche anno fa, ha detto sì alla politica entrando nel Pd.

I terreni dell’azienda Tornatore sono in otto contrade diverse. Angoli di territorio che lui conosce bene e i cui nomi sono stati dati dal nonno Giuseppe e dallo zio Giovanni nominati all’inizio degli anni ’30 indicatori catastali. «Erano loro — dice — ad accompagnare il topografo per rilevare particelle, definire confini e nomi delle contrade». Le contrade storiche dell’azienda sono Pietramarina da dove lo sguardo spazia fino a Mojo e Malvagna e Trimarchisa dove c’è un’antica casa in pietra con un antico palmento e vitigni di Nerello mascalese vecchi 40 anni. Tornatore è tra i primi ad aver puntato sui vitigni autoctoni nella terra lavica dell’Etna e tra i primi ad avere impiantato vigneti quando nessuno ci credeva. «La verità è che per molti anni ho avuto uno stabilimento in Val d’Arno dove costruivo cabine telefoniche. Lì le colline erano tappezzate di vigneti, ho iniziato a frequentare alcuni enologi ed ho pensato: perché non si può fare la stessa cosa sull’Etna?». Quando dall’idea ha deciso di passare all’azione, tutti gli sconsigliavano di investire nel Nerello Mascalese. «Mi dicevano di puntare sui vitigni internazionali. Io sono andato in Camera di commercio e ho visto che si producevano 1000 — 2000 ettolitri di Nerello l’anno ed io con i miei numeri potevo rappresentare il trenta per cento del mercato. Questo mi ha convinto ancora di più ad andare per la mia strada ».

Oggi l’azienda ha 60 ettari di vigneto di cui 50 in esercizio. I dipendenti in pianta stabile sono 20 che raddoppiano in periodo di vendemmia con gli stagionali per la raccolta dei grappoli che qui avviene esclusivamente a mano. «La mia famiglia — racconta il Cavaliere — ha vissuto per secoli grazie ai ricavi che otteneva dai noccioleti. Era una vita dura. Ricordo mio padre alzarsi presto la mattina per guardare il cielo e interpretare il tempo che avrebbe fatto quel giorno». Francesco sotto i noccioleti, invece, si riposava e sognava grandi successi in altri settori. Così eccolo interrompere l’università e andare a lavorare per 10 anni al nord. E poi negli anni Settanta in pieno sviluppo delle reti telefoniche, creare la sua prima società di installazioni ed iniziare il suo percorso di imprenditore. Il fratello qui, medico del paese. E lui fuori a costruire e intuire. «L’intuito per gli affari non gli è mancato mai», dice Nina. Lei lo ha seguito in giro per il mondo. E così fa anche oggi. I figli Giuseppe, 44 anni fra un mese, laureato alla Bocconi e Mariangela di 37 anni, avvocato sono ormai parte dell’azienda a Milano.

Giuseppe Parasiliti, 29 anni, cantiniere è qui da tre anni. Ogni mattina controlla le vigne. Taglia alcuni grappoli e li porta a Gaia per misurare il grado zuccherino ed alcolico. Stando ai risultati, prima si vendemmierà per il bianco. Poi per il rosso. Oltre al Nerello e al Nero Cappuccio nelle vigne Tornatore c’è Carricante e Catarratto. I terreni li riconosci anche dall’esterno perché al posto dei paletti in legno, la coltivazione a spalliera utilizza pali in vetroresina dipinti come fossero tronchi di legno. «Li produco io — dice Tornatore — sono molto più resistenti e posso montarci sopra tiranti che scorrono in verticale per seguire la crescita delle piante ». Quest’anno ha piovuto poco. «Si raccoglierà il 30 per cento in meno, ma la qualità è buona», ha assicurato l’enologo Vincenzo Bàmbina, studi ad Alba ed oltre venti anni di esperienza alle spalle. Lui è di Alcamo, dall’altra parte dell’Isola, ma le uve che crescono ad altezze come questa, circa 650 metri sul livello del mare, le conosce bene per le consulenze offerte in Alto Adige. Gaia Venuti, 20 anni, enologa, tirocinante in azienda lo supporta e impara. Mariella Del Popolo, 44 anni prepara per il pranzo. E’ la custode della Cantina e vive qui col marito e il figlio, si occupa delle degustazioni e lavora anche come stagionale. Prima di lei c’era il padre «in vigna per 13 anni dopo 10 in fabbrica a Catania», racconta. Letizia Grasso, 45 anni, si occupa invece della logistica e della contabilità: «Qui però — dice — si fa tutto quel che serve perché l’azienda è un bene anche nostro». Armando Musumeci, 54 anni, annuisce: ex meccanico, dà una mano in cantina e tiene d’occhio anche tutto il parco automezzi. Il giro per i vigneti dura qualche ora. Di contrada in contrada: fino a Pietrarizzo. Qui gli operai costruiscono terrazzamenti rompendo la pietra lavica e conquistando terra per le piante. Il Carricante brilla sotto il sole che illumina centinaia di filari. Una stradina nera porta ad un antica villa nobiliare. Al piano terra sotto archi dell’800 botti maestose aspettano il vino e sopra, un giorno, si farà accoglienza. Nina è rimasta a casa. Il Cavaliere prende un respiro profondo: «Penso ancora a ricominciare, non è da pazzi?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

L’enologo Vincenzo Bambina è di Alcamo ma ha alle spalle studi ad Alba e consulenze ai viticoltori delle Langhe

LE IMMAGINI

Le foto del servizio sono di Nicola Di Giugno. Nella foto grande una veduta dell’azienda agricola Tornatore e di una parte dei vigneti sui quali può contare la casa vinicola Accanto, il cavaliere del lavoro Francesco Tornatore con la moglie Nina

francesco-tornatore

FonteDalla fabbrica alla vigna il sogno del Cavaliere prende corpo sull’Etna | la Repubblica.it

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