salvatore-musumeci-michele-santoro1994 LUGLIO

1. Venerdì. Variabile. Nella prima mattinata, in lontananza, tuoni; anche nella tarda serata. Il giornale dove si parla di Pippo Musumeci dovrebbe essere ‘Vivere’, mensile de ‘La Sicilia’. Controllare. Nel pomeriggio, dalle 17,00 alle 17,35 riunione della ‘Legio Mariae’. Finisce in anticipo (invece che alle 18,00) perché mons. Alibrandi deve ricevere un gruppo di Irlandesi. Primo venerdì: comunione e visita agli ammalati. Parlare, parlare: bisogno di sfogarsi, di raccontare a qualcuno le proprie disgrazie, disavventure, liti e disagi con i vicini di casa … E non si finisce mai; e non si sa come finire e far capire che magari altri stanno aspettando per la messa. Così invece che alle 18,30 si arriva alle 19,10! Eppure è troppo forte il bisogno di sfogarsi per interromperlo in nome di una presunta puntualità. Quanta sofferenza in questa nostra umanità! Troppa! Ed aumenta terribilmente con gli anni perché vengono meno i momenti di scarica. Molte apprensioni, paure, dubbi, preoccupazioni d’ogni genere. Realtà dall’esterno viste come facili, di nessun conto, per le persone anziane o in qualche modo dipendenti dagli altri, diventano gravi problemi, problemi a volte insolubili. E’ la cognata che è insopportabile; è la vicina di casa che t’offende senza motivo; è una raccomandata che non si sa come spedire o una telefonata misteriosa che si ripete … Ancora Acireale, IDSC. A buon fine, anche se …

2. Sabato. Bella giornata. Alle 11,00 matrimonio DAIDONE MAURIZIO – VECCHIO PAOLA. Celebrerà don Girolamo Denaro, di Riposto, parroco dello sposo. Alle 17,00, nella sacrestia della Basilica, riunione dell’AC adulti. All’inizio della messa, durante e dopo, il signor S T, ubriaco e in crisi ‘liquida’, riprende la provocazione e gli insulti nei riguardi del sac. Treffiletti. Nella sacrestia, mentre l’arciprete Cannavò e l’arciprete Savoca indossano i paramenti per la messa continua le sue invettive con parole molto offensive. L’arciprete Cannavò cerca di trasportare la discussione sul ridicolo, ma inutilmente. Questa è la seconda volta. Alla prossima finirà diversamente. Non si può continuare ad essere oggetto delle sue crisi e delle sue ubriacature. Se non si interviene, si ha l’impressione che la cosa cominci ad ingrandirsi e a coinvolgere anche altre persone. Il prossimo suo intervento fuori luogo sarà l’ultimo. Cosa fare? Qualcuno dovrà pure pensarci! Una denunzia per ‘ubriachezza molesta’? Il guaio è che fa la vittima e questo frena gli interventi. Una povera cappa. Ogni tanto, si vede, bisogna vivere momenti molto vivi. E ci pensa sempre qualcuno. E’ sempre pronto il turno di qualcuno. Prima la comare, poi… ora… Che strano paese! Geloso, sempre più geloso. Gli rimprovera la sua posizione, accusa le sue disgrazie, il non potersi comprare come tutti la mattina un panino ed una coca, il non sapere cosa indossare… Avrà le sue ragioni. Certo. La cosa strana è che prima non si è mai comportato così. Anzi. Sembrava affettuoso, servizievole. Cosa gli sta succedendo? Preparativi per il Grest. Organizzato dalle Figlie di S. Anna. Sono iscritti circa 60 ragazzi. Diversi i responsabili che coadiuvano le Suore.

alcantara-formaggi3. Domenica. Molto caldo. Nel pomeriggio prima richiesta di matrimonio MERCIA SALVATORE – RUSSO GIOVANNA. Matrimonio per il 03-09-94, ore 11,00. Sono ‘fuggitivi’. Ieri come oggi passa nel pomeriggio l’autobotte comunale per lavare le strade. Festa della Madonna del Rosario a Passopisciaro. In serata muore la signora Giuseppa Gioeni, madre del proprietario del bar ‘La Siciliana’. Aspettano per le esequie l’arrivo di una figlia dagli USA.

4. Lunedì. Bella giornata, calda. Iniziano lavori in canonica per l’impianto di riscaldamento. Ditta Sangani di Randazzo. I lavori in muratura sono eseguiti dal signor Oliveri e figlio. Nel primo pomeriggio la superiora delle Figlie di S. Anna, suor A. Celestina e don Achille partono per Palermo. Don Achille predicherà un corso di esercizi spirituali alle suore di S. Anna, via Dossuna. Insieme alla superiora dovrebbe rientrare domenica pomeriggio, 10 luglio.

5. Martedì. Bella giornata, calda. Questa sera partita, ore 19,00, ITALIA-NIGERIA. Pare che Veltroni, direttore dell’Unità, abbia titolato per oggi ‘FORZA ITALIA’. Il dottore Buda è molto bravo nell’estrazione dei denti. Nel pomeriggio, alle 17,00, funerali della signora Giuseppa Gioeni, vedova Vecchio. Alle 19,00 partita ITALIA-NIGERIA. Sofferta fino all’ultimo. I tempi regolamentari terminano in parità, dopo il pareggio all’88° di Roberto Baggio. Ai tempi supplementari ancora Baggio segna il 2-1 su rigore. Scadente l’arbitraggio. Dopo la partita sfilata di macchine. La signora Luppino Vincenza consegna un articolo apparso su ‘La Sicilia’ del 06-05-1994, alla p.17, a firma di Michele La Rosa. Questo il testo:

“CASTIGLIONE – Incuria e degrado per molti templi della cittadina
[Titolo] Salvate le chiese
CASTIGLIONE – Sos per le numerose chiese cittadine in preda all’incuria e al degrado. A lanciare l’allarme è l’arciprete Don Gaetano Cannavò della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo con un comunicato stampa diffuso in questi giorni in cui peraltro dà notizia di un progetto globale di recupero e valorizzazione di questo importante patrimonio storico e architettonico.
Un allarme di una gravità tale che dovrebbe suscitare un minimo di vergogna agli ignavi che hanno fatto finta di non vedere e di non sapere, mentre si doveva prontamente intervenire.
La città, in effetti, di origini medievali ha subito diverse dominazioni nei secoli passati, i resti di testimonianze normanne, sveve, angioine, aragonesi, ecc. sono ancora visibili; in questo ricco e variegato contesto strutturale nelle varie zone del paese sorgono così le chiese di San Marco (sec. XVIII), di S. Antonio Abate (sec. XVIII), la chiesa matrice dei SS. Pietro e Paolo di origine normanna, e poi ancora quella di San Benedetto del 1606, della Madonna della Catena (San Giacomo).
Il recupero di questo importante patrimonio mira a far inserire Castiglione di Sicilia nei circuiti turistico-culturali e dovrebbe essere una sorta di esperimento-pilota in tal senso, non a caso difatti per la sua redazione ci si è avvalsi di personale esperto in strategia di mercato, tra cui Pancrazio Auteri – consulente in public-relation, Bruno De Vita, giornalista, Fabio Romeo – esperto in marketing.
L’iniziativa, secondo quanto diffuso nel comunicato di Don Gaetano Cannavò, sarà supportata da sponsorizzazioni di enti pubblici ed aziende che provvederanno alla copertura finanziaria, e attraverso il coinvolgimento degli organi di stampa e un’opportuna sensibilizzazione della comunità si tenterà di coinvolgere nella iniziativa anche le associazioni di volontariato e le scuole.
Il progetto in effetti presenta una certa complessità, oltretutto prevede anche l’istituzione di un ufficio stampa permanente, difatti non è mirato solo ad un mero recupero, quale il restauro, dell’ingente patrimonio artistico ed architettonico religioso, ma vuole essere il volano di un certo programma socio-economico tendente a far diventare la cittadina etnea una meta turistica, inserendola in un più ampio contesto comprensoriale che valorizzi l’intero hinterland.
In effetti a Castiglione di Sicilia forse è sempre mancata una adeguata politica in tal senso, seppure la città offra notevoli attrattive storiche, tra cui vari palazzi settecenteschi, i resti di un castello e di una torre, le caratteristiche viuzze con l’aspetto tipicamente medievale, la stessa posizione dall’alto di una rupe che domina l’Alcantara rappresenta un patrimonio paesaggistico da valorizzare.
L’iniziativa della Curia quindi che si pone come progetto pilota mira alla valorizzazione, con lo stesso sistema, di tutto il patrimonio artistico-culturale siciliano, Castiglione di Sicilia quindi potrebbe essere il banco di prova per un nuovo modo di far turismo. Michele La Rosa”
In effetti, difatti, quindi … E’ proprio il testo pubblicato da ‘La Sicilia’!!! E se si promuove il turismo e il restauro con questa lingua c’è proprio da sperare bene! Alla ‘Cannavò’, cioè ‘comu spunta si cunta’.

6. Mercoledì. Bella giornata. Caldo umido. Continuano lavori in canonica per l’impianto di riscaldamento. La signorina Giuseppa Brancato, via S. Vincenzo 79, si ricovera a Ganzirri. Dovrebbe essere operata dal prof. Tedesco. L’arciprete Savoca celebra da solo nella Basilica. La messa sembra non finire. Riferiscono che, come al solito, non trovava i segnali giusti. Telefonano in serata all’arciprete Cannavò lamentando l’inconveniente. Si ripete ogni qual volta si trova a celebrare da solo, già da qualche anno.

7. Giovedì. Bella giornata. Vento; tramontana. Alle 18,00 ora di adorazione nella chiesa S. Pietro. Durante la funzione la signorina Angela Papa è inquieta: si alza, parla, mai ferma. L’arciprete non si rende conto chi sia a provocare disturbo. Va verso i banchi, chiedendo spiegazioni. Poi capisce che si tratta di Angela e lascia perdere. Ne riceve, a quanto dicono, già troppi rimproveri e altro (‘legnate’) a casa. Almeno in chiesa può trovarsi al sicuro. Dopo la messa l’arciprete Cannavò annuncia all’arciprete Savoca che sono in corso nella canonica i lavori per l’impianto di riscaldamento e per rifare il nuovo impianto elettrico. Come ogni giorno, nel pomeriggio, l’autobotte del Comune lava le strade.

8. Venerdì. Bella giornata; calda. Nella piazzetta XI Febbraio è in allestimento un palco, con lo sfondo verso Francavilla. Servirà per le manifestazioni organizzate dall’ARCI per questa estate? L’ARCI: sembra aver ereditato l’organizzazione delle varie manifestazioni culturali, sportive, ludiche … Sta coprendo i vuoti della diretta gestione comunale. E con quale animo è facile immaginarlo. Rivalsa, popolarismo a tutti i costi, demagogia di pessimo gusto. Lavori per l’impianto elettrico in canonica: ditta di Randazzo. Alle 12,00 ca. cerca l’arciprete il maresciallo Crimi della Forestale di Linguaglossa insieme all’ex maresciallo sposato con la figlia del signor Campione. Vuole concordare il primo anniversario dei quattro forestali morti l’anno scorso il 18 agosto in località ‘Cumma***. Nel pomeriggio, alle 17,00, funerali del signor Giuseppe Strano, anni 73. Dalle 17,00 alle 17,30 riunione della ‘Legio Mariae’ nella sacrestia di S. Pietro, presieduta da mons. Alibrandi. Nei locali del Carmine consiglio comunale. Questa sera nella piazzetta XI Febbraio spettacolo di Karaoke: era previsto per domenica scorsa. Presenta, dicono, il signor ‘Nataleddu’.

9. Sabato. Tramontana. Giornata fresca. Alle 17,00 battesimo della piccola Ilaria Brunetto, figlia di Tania Farfaglia. Alle 18,00: ITALIA-SPAGNA: 2-1. Una vittoria sofferta e questa volta meritata, anche se gli spagnoli hanno giocato bene e forse non meritavano la sconfitta. Festeggiamenti e caroselli di macchine dopo la vittoria. Goals di Dino Baggio e di Roberto Baggio (come al solito dopo l’80°). Vertice G7+1 a Napoli. Serata di gala nella Regia di Caserta per la cena offerta dal presidente della Repubblica. Berlusconi ci sa proprio fare: un’aria disinvolta, sicura di sé, cordiale, sempre gentile ed accogliente. Proprio esperto in public relations.

10. Domenica. Giornata fresca. Tramontana. Nella mattinata, ore 10,00, funerali del signor Carmelo Guardalà, di anni 67. Alle 11,30 celebra mons. Alibrandi: sempre meno fedeli. Nel pomeriggio, alle 15,45, si trasporta il televisore dalla chiesa san Giuseppe al Carmine. Servirà per il Grest. L’arciprete ha portato il suo VTR. Si sistema anche il salone. Almeno per ora non si svolgeranno i consigli comunali. A Gravà celebra don Enzo Di Mura. Messa a Verzella alle 18,00. Dovrebbero essere ritornati don Achille e la superiora delle Figlie di S. Anna. Serata di danza ritmica, organizzata dallo ‘Sporting Center’ nella piazzetta della Madonna della Catena.

11. Lunedì. Giornata fresca. Vento; tramontana. E’ ritornata la superiora della Figlie di S. Anna. Preparativi per il Grest. Inizio del settenario per la Madonna del Carmelo. Il sacrista, il signor Tizzone Giuseppe, è assente perché non avvisato.

12. Martedì. Giornata fresca; tramontana. Alla messa delle 07,30 sono presenti le due suore messicane di mons. Alibrandi, segno che è partito per Roma. A testa bassa, molto giovani. Vien sempre da pensare cosa pensi il padre di una ragazza che decide di farsi suora. Staccarsi da una figlia … Inizia il Grest, organizzato dalle Figlie di S. Anna, con la collaborazione di alcuni ragazzi. Si svolge nel salone e nei locali del Carmine. Poche presenze ancora in paese. In certi momenti e in certi luoghi dà l’impressione di una paese disabitato, un paese di sopravvissuti. Molti anziani, con tutti i loro malanni, qualche bambino, pochi ragazzi, qualche giovane sbandato. Molto discoli spesso i bambini e i ragazzi. Segno di poca cura da parte della famiglia …

13. Mercoledì. Giornata fresca; tramontana. Continuano lavori in canonica. Oggi solo il muratore e figlio. Alle 17,30 matrimonio nella chiesetta di Lourdes di ANTONINO BRUNO e GRAZIA PAPA. Fotografo Buda. Pochi invitati. Solo le rispettive famiglie e qualche amico. Nella piazzetta Madonna della Catena hanno allestito un maxi schermo per le partite dei mondiali di calcio. Questa sera, ore 22,00, ITALIA-BULGARIA. Già da diversi giorni su TVR l’amministrazione comunale fa scorrere l’avviso. Vince l’Italia: 2-1. Alla fine della partita Roberto Baggio in lacrime. Era uscito per infortunio nell’ultima parte del secondo tempo, dopo aver segnato due splendidi goals nel primo tempo. Festeggiamenti, caroselli di macchine. Il Brasile prevale sulla Svezia. Finale, domenica a Los Angeles: ITALIA-BRASILE.

14. Giovedì. Giornata fresca; tramontana.

15. Venerdì. Grest: a Piano Pernicana nella mattinata e poi a Piano Provenzana. Due pullman (Ragusa di Linguaglossa). Bella giornata, fresca; tramontana. Messa a Rovittello, in preparazione della festa della Madonna del Carmelo. ‘Bartolini’ consegna diversi pacchi provenienti dalla C.A.R.T.: statue della Madonna della Catena.

16. Sabato. Giornata fresca; tramontana. Vengono ultimati i lavori in canonica. Manca solo l’installazione della caldaia; l’impianto è completo. Nel pomeriggio caccia al tesoro per i ragazzi del Grest. Alla fine, mentre nel salone si eseguono a coppie delle gare di danza, Manuela Zullo, cadendo, si fa leggermente male alla tempia sinistra. In serata, nella piazzetta della Madonna della Catena, maxi-schermo per la visione della partita SVEZIA-BULGARIA, per il terzo e quarto posto. Vince la Svezia 4-0.

17. Domenica. Bella giornata, calda. Alla messa delle 11,30 partecipano i ragazzi del Grest. Alla fine consegna delle medaglie ricordo. Foto di gruppo con l’arciprete davanti alla chiesa S. Benedetto. Diverse bandiere esposte per la partita della finalissima dei mondiali. Molte speranze per l’Italia, anche se tanta paura per il Brasile. Messa delle 18,00 a Verzella. La superiora non è presente, ufficialmente perché impegnata e sistemare i locali del Carmine dopo la chiusura del Grest. Il prof. Manitta e famiglia è ritornato da una lunga vacanza (Roma, Torino, Foresta Nera….). Al campo sportivo partita per il torneo paesano. 21,30: finalmente l’inizio della finalissima ITALIA-BRASILE. Partita equilibrata. Le squadre si temono a vicenda. Occasione per Massaro. Tempi supplementari e poi la roulette dei rigori. Vince il Brasile. Sbagliano i rigori: Baresi (ha giocato dopo l’intervento al menisco una bella partita), Massaro, Baggio, proprio gli uomini che avrebbero dovuto dare più garanzie. Non si può decidere un mondiale ai calci di rigore. Molta delusione. Silenzio per le strade, nelle piazze.

18. Lunedì. Bella giornata. Viene affisso manifesto dal titolo ‘Estate Castiglionese’, con il programma di varie manifestazioni per i mesi di luglio e agosto. Qualcuno commenta: “Questi hanno pensato per tutti …”. Le manifestazioni (cineforum, teatro, discoteca…) si svolgono anche nelle diverse frazioni. Nella canonica pulizia speciale dopo i lavori per l’impianto di riscaldamento e impianto luce: signora Gerarda e signora Mela. Rientro emigrati.

19. Martedì. Giornata calda.

20. Mercoledì. Giornata molto calda.

21. Giovedì. Variabile. Nel pomeriggio nuvoloso. Brutto pomeriggio a causa del signor S T, ‘birbante’. Prima nel bar ‘Le Chevalier’, poi in parrocchia. L’arciprete riesce a sfuggire chiudendosi nell’archivio. Il signor T cerca di forzare la porta. L’arciprete chiede aiuta a qualcuno che si trova a passare per la via san Pietro. Sopraggiungono i carabinieri, il maresciallo Motta ed un altro agente. Tenta di sfuggire: riescono ad ammanettarlo. Urla come un pazzo. L’arciprete lo segue in caserma. Sono già le 18,15. Tutto era cominciato qualche ora prima. Non sa chi ringraziare perché dice di ‘essere salvo per miracolo’. E’ di ritorno dalla caserma alle 21,20. Che strane avventure, assurde, senza senso. Il signor T dovrebbe essere oltre che ubriaco anche drogato, a quanto pare. Viene il capitano della tenenza di Randazzo. Resta in caserma. La mamma, la signora G, inveisce contro l’arciprete: “dopo tutto il bene che le ho fatto …”. Non solo vittima ma anche oggetto di scherno. Questa è vera e propria malavita, ‘mafia’! Subire e stare zitti, sopportare, farsi anche ammazzare … Che strana, strana gente. Invece di chiedere scusa per quello che ha fatto il figlio se la prende con l’arciprete! Il signor T, appena entrano in chiesa, ha chiusa dietro di sé la porta di ferro e ha cominciato a spingerla chiedendogli soldi. Voleva centomila lire (una fissazione o una tariffa fissa per i momenti d’emergenza, a quanto pare), L’arciprete gli ha dato tutto quanto aveva in quel momento, cinquemila lire. Non era soddisfatto. Ha cominciato ad insultarlo, sferrandogli con tutta la sua forza un pugno in testa. L’arciprete è rimasto un po’ stordito, poi in un momento di distrazione è riuscito ad infilarsi dentro la l’archivio barricandosi dentro. “Ah, lì si è chiuso. E adesso io butto la porta a terra. Domani sarà sui giornali. Questo sera lo ammazzo …”. La porta sembrava cedere da un momento all’altro perché non era fissata bene, quando per fortuna è passata una signora. Le ha chiesto aiuto. “Subito telefoni ai carabinieri … “. “Ma non so chi da chi andare …. “Vada in piazza chiami qualcuno. Mi vogliono ammazzare …”. E’ andata dal ragioniere Papa. “Hanno chiuso l’arciprete, c’è qualcuno che cerca di fargli del male …”. Il T non voleva assolutamente andare in caserma. “Lei mi rovina, io non ci vada, deve venire anche lei …”. Il maresciallo pare che si sia fatto male nel cercare di ammanettarlo. Qualcuno dei fedeli, venuti per l’adorazione eucaristica del giovedì, vedendo tutta la scena piange. Pare che l’arciprete non ha proprio raccontato tutto al capitano di Randazzo per cercare di non rovinarlo. Ha taciuto per esempio il fatto del pugno in testa e le altre minacce. Qualcuno non è d’accordo. “Doveva dire tutto, tutto quello che le ha detto, fatto. Ne ha fatto piangere e ne fa piangere tanta gente, chiedendo soldi, minacciando. E’ una spina per il paese. Deve sparire, per dieci, venti anni…”. E ognuno è in grado di raccontare qualcosa che lo riguarda e sempre in riferimento al fatto che va chiedendo soldi a tutti. Tutti sembrano averci avuto a che fare, ma finora nessuno ha avuto il coraggio di denunciarlo. Poco prima del tentativo di ‘omicidio’ (perché di questo in fondo si è trattato!) aveva inveito contro suo nonno e poi affrontato, bastonandolo, il marito di Rita, la figlia della signora Venera Grasso. Nel Bar aveva cominciato a bere e non voleva pagare. La signora non sapeva come liberarsene; infastidiva la figlia, Daniela, i clienti. poi è passato l’arciprete ed è andato dietro di lui. L’ha raggiunto sul campanile, dove l’arciprete stava cercando di aggiustare una campana che da qualche tempo non suonava. C’era anche, per fortuna forse, ‘Turiddu’ (Frisina). Sono scesi in chiesa ed è cominciata la tragedia. “Questa sera l’ammazzo. Domani sarà sui giornali …”. Turiddu intanto rimaneva sul campanile. “L’arciprete è na chiesa cun cristianu …”. Nessuno poteva immaginare tanto, anche perché il signor T era ormai di casa, frequentava la chiesa, gli era molto vicino, aveva lavorato con lui, spesso se lo portava in macchina. Sembrava insomma che avesse rispetto e affetto per l’arciprete. Invece… Rimane misterioso come abbia aperto la porta di ferro. Forse le suore? Può essere. La nonna, la signora Ciccina, riferisce che anche a lei più di qualche volta ha cercato di costringerla con la forza a dargli soldi; così ha anche fatto con i suoi cugini la sera della festa della Madonna …

22. Venerdì. Variabile. Questa mattina le strade erano bagnate e si sentiva un acre odore di ozono: sarà piovuto nella notte. Vengono il geometra Muscarà e il geometra Stagnitta, a nome della Soprintendenza. Visitano la chiesa di S. Antonio, in particolare si soffermano sui mosaici dell’altare centrale. Con Pippo Musumeci prendono accordi verbali per lavori da fare per circa, pare, cinquanta milioni. I lavori dovrebbero incominciare a settembre. Non si fa che parlare, in piazza, dappertutto, che dei fatti di ieri sera. Ognuno ha la sua versione e le sue varianti. Tutti concordano sulla pericolosità dell’individuo. Il maresciallo è stato medicato dalla superiora, per dei graffi alle braccia. Nel pomeriggio arriva ogni tanto qualche goccia. Pioverà in lontananza, nella direzione di Messina. Arrivi da Ginevra.

23. Sabato. Ancora variabile. Fresco. Fiori dal fioraio di Passopisciaro. Preparativi per la festa di S. Anna. Questa sera inizia il triduo. Sarà predicato da don Achille Quattrocchi. In un primo tempo era stato invitato padre Pio, cappuccino del convento di Linguaglossa. Oggi l’arciprete non è venuto; è rimasto a Passopisciaro. Verso le 13,00 si sparge la voce che il signor S T rientra a casa. Così dice la nonna, a voce forte, imprecando, pare, anche contro preti e arciprete. Viva l’Italia! Alle 15,30 prove di canto a S. Pietro. Pochi ragazzi. Alle 19,00 triduo in onore di S. Anna. Avviso con le bombe. 61° di ordinazione sacerdotale dell’arciprete Savoca. In piazza Lauria preparano per qualche serata.

24. Domenica. Alle 10,00 giro in mountain bike per le strade del paese (come da programma ‘arciestate’). Alla messa delle 11,30 due battesimi: UCCHINO, MESSINA. Violento temporale dalle 13,30 alle 14,15. Secondo giorno triduo S. Anna. Don Enzo Di Mura celebra a Gravà e poi a Moio.

25. Lunedì. Variabile. Allo stesso orario di ieri piove, in modo più leggero. Continua il tempo nuvoloso per tutto il pomeriggio. Alle 11,45 visita in Biblioteca della dott.ssa Buttitta della Soprintendenza , accompagnata da un altro signore. Prospetta all’arciprete il progetto di inventariazione dei libri fino al 1830. Verrebbero, verso la metà di agosto, alcuni addetti per conto della Regione. Disponibilità all’operazione. E pensare che già qualcuno ha fatto questo lavoro! Come al solito non parla. Sempre in incognito. Terzo giorno del triduo in onore di S. Anna. I soliti fedeli. Le prediche di don Achille: andamento troppo piano, monocorde, monotono; tono sempre parenetico (‘dobbiamo’… ‘cerchiamo’…); procedimento troppo involuto (non emerge facilmente il pensiero centrale che si vuole comunicare). E’ proprio un’arte l’omelia, la predicazione. Bisogna seguire le leggi della comunicazione per poter attirare e mantenere viva e costante l’attenzione. Invece la fine delle prediche di don Achille potrebbe benissimo essere anche l’inizio e il risultato è che si ha la sensazione che comunque ha parlato troppo e che poteva benissimo terminare anche quando aveva appena cominciato. Insomma: non proponendo esplicitamente un tema di riflessione, non sviluppandolo in maniera chiara, avvincente, ma semplicemente procedendo per associazioni d’idee (da una citazione biblica all’altra, ma solo sul filo di pure assonanze verbali, difficilmente concettuali) si ha alla fine l’impressione di una chiacchierata puramente formale, poco incisiva, solo cerimoniale. Questo al di là delle sue buone intenzioni. Risulta inspiegabile come mai viene spesso chiamato per predicare anche ritiri spirituali a comunità religiose. Non è la ricchezza del pensiero che fa difetto ma proprio la forma, il modo, e soprattutto il tono che usa nel comunicarlo. Adesso si capisce perché i fedeli apprezzino tanto i predicatori che sanno trasformare l’atmosfera con il tono della loro voce, i facili esempi e richiami coloriti alla vita comune di ogni giorno, lontani da speculazioni e dalla pura esposizione fredda della dottrina. Ci vuole calore, fuoco. Questo don Achille sembra proprio non possederlo. Dopo qualche minuto subentra la noia, si capisce che non si va da nessuna parte. Le sue parole proprio come il suo sguardo: sopra la testa dei fedeli. Nei seminari bisognerà ad ogni costo rifare i corsi di omiletica. Forse per troppi anni sono stati abbandonati, proprio nel periodo in cui si dà molto più importanza di una volta al comunicare. Don Achille mi perdonerà …

26. Martedì. Variabile. Nuvoloso nel pomeriggio. La messa delle 8,00, nella chiesa S. Benedetto, viene celebrata dall’arciprete. Le suore figlie di S. Anna rinnovano, come ogni anno, i voti religiosi. Alle 11,00 celebrano l’arciprete Savoca e il sac. Treffiletti. Pochi fedeli. L’arciprete Cannavò riferisce che su ‘La Sicilia’ di oggi c’è un articolo con foto del signor S T, di anni 22. Viene raccontata quanto è avvenuto giovedì scorso. Non si parla però dell’arciprete ma di un anonimo ‘commerciante’. Pranzo alle 12,30 offerto dalle suore. Sono presenti: l’arciprete Cannavò. l’arciprete Savoca, don Achille Quattrocchi, il sac. Treffiletti, le due suore messicane a servizio di Mons. Alibrandi (è in Venezuela con le sorelle). Messa delle 19,00. Rinfresco solito. Domanda da presentare al Comune per un finanziamento di circa dieci milioni per il restauro del paliotto nella chiesa S. Antonio ad opera dell’artista Pippo Musumeci. Carlos D’Agostino e signora continuano lavori all’icona nella Basilica.

27, Mercoledì. Variabile. La superiora delle Figlie di S. Anna accompagna suor A. Ermelinda a Messina per una visita ortopedica. Molti anni fa, quand’era ancora in Israele, aveva avuto problemi di scoliosi. Dovrebbe portare un busto. Verso mezzogiorno piove per una decina di minuti. Questa sera pare che vorranno venire a far visita all’arciprete, a casa sua, l’avvocato Ciancio Paratore, il geometra Cubito Angelo e la signora G. Qualcuno dice che l’arciprete non è intenzionato a riceverli o comunque non ha intenzione di ‘firmare’.

28. Giovedì. Variabile.

29. Venerdì. L’arciprete va a Palermo per affari della Parrocchia. Quali? Visita dell’architetto Sciacca, del geometra Stagnitti e di Pippo Musumeci alla zona S. Vincenzo (chiesa, Cannizzu). Nel pomeriggio, dalle 14,45 alle 16,10, violento temporale. In alcuni momenti anche grandine. Un fulmine ha colpito l’abitazione del signor Tornatore, nella zona del castello, ex casa del signor Riolo (gioielliere). Ha danneggiato il televisore. Alle 18,30 funerali del signor Salvatore Mangiapane, anni 87, deceduto a Catania, ospedale. Verso le 20,00 muore la signora Giovanna Chiappazzo, vedova Sgroi, via S. Vincenzo. Da diversi mesi malata: tumore al pancreas. E’ stata assistita dal fratello e dalla cognata, signora Barbara. Il fratello di Alessandria, malato, non può venire.

30. Sabato. Non è piovuto. Caldo, umido. Alle 16,00 viene da Catania un signore e figlio. Fa parte, dice, di un club di ‘astrofili’ e stanno inventariando le meridiane della Sicilia. Era già venuto ieri ma non aveva gli attrezzi per misurare la nostra meridiana. Gli è stato dato l’opuscolo pubblicato nel 1883. Oggi l’arciprete gli ha fornito altre notizie prese dal libro di Sardo. Il maresciallo Motta ha consegnato all’arciprete ieri sera una citazione per andare martedì 2 agosto a Catania per la faccenda del signor T. Alle 16,30 confessioni a Verzella dei cinque bambini che domani faranno la prima comunione. Si vede in giro la macchina di padre ‘Rinuccio’ Di Marco. Dovrebbe essere venuto oggi da Roma. Alle 17,30 funerali della signora Giovanna Chiappazzo. Il signor Sardo riporta un quadro della sacrestia S. Pietro che aveva prelevato nel 1989 per farlo restaurare. Questione di tempo e di pazienza e tutto ritorna a casa. L’arci-estate porta avanti il suo programma: ha proprio campo libero! Maratona, nel pomeriggio per le strade del paese (almeno così sembra). Questa sera nella piazza, ormai piazza Arci, Karaoke e liscio.

31. Domenica. Bella giornata. Alla messa delle 11,30, battesimo del piccolo Fabio Mercia. A Verzella, alle 18,00, prima comunione di cinque bambini. Presiede Don Antonino Vinci. L’arciprete non ha potuto essere presente. Manifestazione nella piazza Madonna della Catena.


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ETNA, DOVE IL FUOCO VALE MILIARDI | la Repubblica.it

PANTALEONE SERGI –  

LINGUAGLOSSA – Brucia Sicilia, brucia. Tanto qualcuno paga. Il fuoco si prende vite umane e lascia terreni sterili. Stato e Regione pagano, miliardi a mazzi, per nuovi boschi che piromani interessati faranno ancora divorare dalle fiamme, in un incandescente circolo vizioso. Ieri ci sono stati solo pochi focolai che hanno incenerito però cinque ettari di macchia mediterranea. Fiamme si sono levate minacciose a Nicolosi, a Bronte, attorno a Zafferana Etnea. Incendi e affari vanno a braccetto. Se non ci fosse ogni tanto l’ “incidente” di uomini-torcia, come l’ altro pomeriggio in quella gola maledetta tra Linguaglossa e Castiglione di Sicilia, sulle falde dell’ Etna, laddove il vulcano incomincia a spogliarsi dal verde dei boschi, nessuno alla resa dei conti si preoccuperebbe più di tanto. Ma quei corpi bruciati, gonfi di veleni e di fumi, quei volti di vedove e figli straziati dal dolore, ripropongono con drammatica eloquenza uno dei tanti mali di questa terra, dove mafia e affarismo si fanno scudo dei bisogni di tanta gente senza lavoro. Se avesse trovato di meglio, certo non sarebbe andata a spegnere incendi, Giuseppa Manitta, 42 anni, divorata dalle fiamme, assieme a un brigadiere del Corpo Forestale, Francesco Manitta, 43 anni, al caposquadra Vincenzo Zumbo, 52 anni, e a Benedetto Mineo, 36 anni, morto tra le braccia del fratello, dopo tre ore, in attesa di soccorsi che non arrivavano mai. Ma sull’Etna dove il parco nazionale per ora è solo vincoli improduttivi, resta lo sfogo di un lavoro di due mesi. Stagionali per necessità, dunque. Per quella miseria di indennità di disoccupazione, per quel tanto di previdenza a cui bisogna pur pensare. La speculazione in questa realtà ci sguazza. Si impianta qualche albero, lo si fa diventare appena appena adulto. Poi una scintilla non tanto misteriosa e tutto torna in cenere. E si torna daccapo. Proprio quel canalone maledetto nella vallata di Montepalma in questi ultimi anni è stata al centro di un’operazione rimboschimento-incendio-rimboschimento esemplare. Il terreno di contrada Cumma era stato “occupato” temporaneamente dalla Sicilfor, una società pubblica a capitale misto (95 per cento Finam, la finanziaria agricola della Casmes, il resto alla Espi, l’ ente regionale). In dodici anni, specialmente all’inizio, la Sicilfor ha provveduto a piantarvi alberi e sistemare i pendii a verde. Tutto è stato poi “regolarmente” bruciato. L’ incendio di mercoledì pomeriggio, sicuramente doloso come tutti i precedenti, ha divorato sterpaglie e quel che il fuoco in passato aveva risparmiato. Qui brucia cartamoneta. Ma la storia della Sicilfor è storia da raccontare. Prima di essere liquidata, il 27 luglio scorso, aveva in “carico” 8500 ettari rimboscati. Ma ben 4500 ettari di bosco, in questi anni, sono stato ridotti in cenere. I piromani, dunque, bruciano cartamoneta. Mentre la Regione tiene in piedi un bel po’ di strutture (240 torrette di avvistamento attive 24 ore su 24, 9 centri operativi, 86 distaccamenti forestali, 18 ponti radio e 1300 radio ricetrasmittenti, 90 squadre di sei uomini almeno, mezzi in quantità) che dovrebbero aiutare a prevenire il divampare del fuoco assassino. “C’ è un lucido disegno, un criminale attacco con una precisa strategia di incendi dolosi in tutta l’ Isola”, afferma Francesco Aiello, assessore regionale per l’ Agricoltura e Foreste”. Impiantare alberi per dare spicchi di lavoro da utilizzare come ammortizzatori sociali, pensare come si fa alla costituzione di una nuova società regionale che sostituisca la Sicilfor, mantenga l’ occupazione, spenda ancora a destra e a manca, forse non basta più, in considerazione che negli ultimi cinque anni, statistiche alla mano, gli incendi hanno avuto una crescita in verticale e la speculazione si è fatta ancora più spavalda. Quel che accade sulle pendici protette del vulcano, dove il cielo ieri appariva bigio per nuvole e fumo, deve fare riflettere. Lo dicono tutti. Si mette fuoco per diversi motivi. Ci sono gli incendi “tradizionali”, quelli appiccati dai pastori per fare poi foraggio. Quindi ci sono gli incendi, come quelli avvenuti nella zona della Pineta di Linguaglossa, inglobata nel Parco dell’ Etna, che hanno come obiettivo un allentamento dei vincoli e affrancare le zone incenerite, quando è possibile, dal regime del parco. E infine ci sono gli incendi detti di Penelope: si appicca il fuoco per aumentare le giornate di lavoro degli addetti alla riforestazione. Un dannato circolo, gli incendi producono lavoro e impongono alla Regione piani di spesa aggiuntivi su cui qualcuno nuota come in un mare d’oro. Solo che spesso non si può andare a spegnere l’ inferno. I morti di Linguaglossa, dicono infatti che qualcosa non ha funzionato, che i 140 mila ettari di demanio boschivo regionale e gli altri 30 mila di comuni e privati affidati in gestione alla regione alla fin fine bruciano non solo danaro ma anche vite umane. Quelle quattro bare, sistemate in doppia fila nella navata del Sacramento della maestosa Chiesa matrice di Linguaglossa, dove oggi ci saranno solenni funerali, sono lì ad accusare. Tardivi i soccorsi, mezzi inadeguati, attaccano i sindacati. ‘L’ ho visto morire senza poter agire’ Alfio Mineo, il quale già aveva strappato all’accerchiamento mortale del fuoco il compagno di squadra Gino Vecchio, prima che il proprio fratello fosse soccorso, ha tentato lacrimando di tenerlo in vita, sorreggendogli la testa, dandogli ogni tanto un goccio d’ acqua che il moribondo implorava perché, diceva, i polmoni gli bruciavano: “L’ho visto morire senza poter fare nulla” ha urlato con un nodo alla gola. E il marito di Giuseppa Manitta, Roberto Pennisi, una vita da emigrato, se la prende con l’ amministrazione del Corpo Forestale: “Si spendono tanti soldi, ma mandano la gente a spegnere il fuoco senza dotazioni di sicurezza: mettono addosso scarponi e tuta antincendio, ma non danno, come previsto dal regolamento, lo zainetto con elmetto, maschera antigas, cappuccio ignifugo e guanti”. Fatalità o c’è dunque dell’altro in questa tragedia dell’ Etna? A diciotto giorni da quella accaduta nell’oasi protetta di Pantalica dove sono morti altri due stagionali, è difficile accettare la prima ipotesi. Certo il destino è destino. E mercoledì pomeriggio, a quanto dice il brigadiere del Corpo Forestale, Gianluca Ferlito, in quel posto si poteva fare a meno di intervenire: “La generosità l’ ha ucciso”, dice Ferlito parlando del collega e compagno di corso Manitta, “io lì sotto non ci sarei mai andato”. E invece Manitta, contro il parere del caposquadra Zumbo, che era andato in pensione qualche mese fa ed era stato richiamato in servizio per la trentennale esperienza nella lotta al fuoco, ha voluto scendere in quel girone infernale, tentando di salvare dal rogo un gruppo di querce scampate a fuochi d’ anni fa. Zumbo invece voleva creare più in alto, lontano dalle fiamme, un’area parafuoco. Appena giù la tragedia. Il vento ha creato un vortice terribile. Si è verificato quello che i tecnici indicano come “effetto camino”. In una frazione di secondo la vegetazione spontanea ha preso fuoco sulle due pareti, frustrando ogni tentativo di fuga. “Ci siamo attivati subito”, spiega Amelio Greco, assessore comunale alla protezione civile, “ma non è stato possibile trarli in salvo”. Gli elicotteri dell’Elisoccorso, dei carabinieri, dei vigili del fuoco e della Marina militare, non hanno potuto far nulla. Gli uomini del soccorso sono rimasti impotenti. Solo ieri mattina è stato possibile recuperare quei tre corpi sfigurati. Oggi è lutto cittadino.

 

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