Opuscolo a stampa – Esiste anche lo statuto manoscritto.
Fonte: Archivio storico [CLAE], Lettere dello Stato, 5

[A: 06/09/00 12.57.39 – Ω: 08/09/00 12.22.00] [Controllare le pagine originali!]


“[Copertina]

STATUTO ORGANICO
DELLA

CONGREGAZIONE DI CARITA’

DEL COMUNE
DI

CASTIGLIONE DI SICILIA

CIRCONDARIO DI ACI-REALE
PROVINCIA DI CATANIA

[1]

[Frontespizio]

STATUTO ORGANICO

DELLA

CONGREGAZIONE DI CARITA’

DEL COMUNE

DI

CASTIGLIONE DI SICILIA

 CIRCONDARIO DI ACI – REALE

PROVINCIA DI CATANIA

 

MESSINA

TIPOGRAFIA DEL COMMERCIO

_____

1874

[2]

[Bianco]

[3]

VITTORIO EMANUELE SECONDO

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ’ DELLA NAZIONE

RE D’ITALIA

 

Sulla proposta del nostro Ministro dell’Interno.
Visto lo Statuto Organico della Congregazione
di Carità di Castiglione di Sicilia (Catania) in
data 20 Marzo 1873;
Visto lo Statuto Organico dello Spedale Ci-
vile di S. Giovanni di Dio amministrato dalla
stessa Congregazione in data 20 Marzo 1873;
Vista la  legge 3 Agosto 1862, numero 713,
ed il relativo Regolamento 27 Novembre stesso
anno.

Abbiamo decretato e decretiamo:

ART. 1.

E’ approvato lo Statuto Organico della Con-
gregazione di Carità di Castiglione di Sicilia (Ca-
tania) in data 20 Marzo 1873, composto di
n. 34 articoli;

ART. 2.

E’ del pari approvato lo Statuto Organico del-
l’Ospedale Civile sotto titolo di S: Giovanni di
Dio, amministrato dalla stessa Congregazione di

[4]

Carità in data 20 Marzo 1873, composto di
n. 11 articoli;

ART. 3.

Ambedue i sudetti Statuti saranno visti e
sottoscritti dal nostro Ministro dell’Interno, il
quale è incaricato della esecuzione del presente
Decreto.

Dato a Roma, li 30 Novembre 1873.

Firmato — VITTORIO EMANUELE
Contrasegnato — F. CANTELLI

Per copia conforme
Il Direttore Capo di Divisione — F. GEMELLI

Per copia conforme
Il Segretario funzionante della Deputazione Pro-
vinciale di Catania, Opere Pie — VINCENZO GIUFFRIDA


 

[5]

STATUTO ORGANICO
DELLA
CONGREGAZIONE DI CARITA’


[6]

[Bianco]

[7]

STATUTO ORGANICO
DELLA
CONGREGAZIONE DI CARITA’
DEL COMUNE DI CASTIGLIONE DI SICILIA
CIRCONDARIO DI ACI-REALE, PROVINCIA DI CATANIA.

CAPO PRIMO.

Sua costituzione, scopo, requisiti
ed incompatibilità dei suoi componenti.

ART. 1.

La Congregazione di Carità del Comune di
Castiglione di Sicilia costituita a mente dell’art. 26
della legge 3 Agosto 1862 si compone di un
Presidente e di quattro Membri, la cui nomina
e surrogazione viene fatta dal Consiglio Comunale.
Per decisione del Prefetto forma parte della

[8]

stessa il Fedecommessario a ciò istituito nell’in-
teresse di questo Spedale da uno dei suoi bene-
fattori Sac. Giuseppe Coniglio.

ART. 2.

Suo precipuo scopo è l’amministrare gene-
ricamente i beni destinati a favore dei poveri nei
casi indicati dall’art. 29 della Legge medesima,
e di erogarne l’entrate, e distribuirne i soccorsi
secondo le testamentarie disposizioni, ed in man-
canza di queste, secondo i bisogni dei poveri
stessi.

ART. 3.

Essa per disposto della sopracitata legge ha
altresì l’amministrazione, e la direzione delle se-
guenti Opere Pie dello stesso Comune, cioè:
1. L’Ospedale Civile sotto il titolo di S.
Giovanni di Dio fondato da vari benefattori e con
largizioni di diverse epoche: scopo dello stesso
si è ricoverare gl’infermi del paese senza distin-
zione di sesso, di età, di condizione, né di ma-
lattia, apprestare medico, medicamenti e vitto agli
infermi poveri a casa loro, a casa propria, e
ricoverare i pellegrini transitanti.
2. Ed il Legato di maritaggio disposto da

[9]
Baldassare Syres con suo testamento del 28 Agosto
1599; scopo dello stesso si è di maritare un’orfana
di entrambi i genitori, vergine e di questo Comune.

ART. 4.

Ciascuna di queste Opere Pie è regolata da
un proprio e speciale Statuto Organico, e con-
serverà distinte e separate le attività e passività
del rispettivo patrimonio.

ART. 5.

I Membri della Congregazione assumono l’uffi-
cio alle stabilite scadenze. Chi surroga Membri
scaduti anzi tempo, rimane in carica solo per
quanto vi sarebbe stato il predecessore.

ART. 6.

Non potranno assumere l’ufficio e ne deca-
dranno quando lo avessero assunto, quelli che vi
fossero stati eletti senz’aver prima renduti i conti
della precedente amministrazione, o che abbiano
lite vertente colla Congregazione.

ART. 7.

Gli ascendenti e discendenti, i fratelli, il ge-
nero ed il suocero non potranno essere contem-
poraneamente Membri della Congregazione.

[10]
Avverandosi questa incompatibilità, andrà
escluso il Membro meno anziano, a pari anzianità
il più giovane, il più nuovo eletto da quello che
siede in ufficio; in caso di elezione contempora-
nea si avrà per anziano colui che riuscì nel primo
scrutinio per maggior numero di voti, e quindi
colui che ottenne maggior numero di voti s’in-
tenderà eletto, e si avrà per anziano il maggior
d’età.

ART. 8.

Non potranno inoltre essere Membri della
Congregazione e perderanno tale qualità coloro
che non abbiano il dritto di essere Elettori Am-
ministrativi.

CAPO SECONDO

Beni e Rendite.

ART. 9

La Congregazione di Carità non avendo beni
proprî o patrimonio proprio provvede allo scopo
ed al mandato che le vengono assegnati dalla
Legge con le rendite dei beni e dei cespiti come
appresso:
1. Coi depositi fatti dai cittadini per ricorsi

[11]
contra le liste elettorali amministrative, secondo
il disposto del paragrafo 4 dell’Art. 34 della
Legge Comunale e Provinciale del 20 Marzo 1865.
2. Con le somme date genericamente ai poveri,
sia per atti di pia liberalità tra vivi, sia per le
testamentarie disposizioni.
3. Con le rendite dei beni dati nella stessa
guisa, e che non furono specialmente e tassativa-
mente lasciati ad altra Amministrazione o ad Opera
Pia e pubblico stabilimento di Carità.
4. Con quelle derivanti da beni, che, per
disposizione di un pio benefattore dovrebbero es-
sere affidati a speciale amministrazione, o ad Opera
Pia da determinarsi dagli esecutori di sua volontà,
ma che questi non vogliono o non possono ciò
determinare.
5. Con quelle che vengono da beni dati per
usi pii da designarsi da qualcuno che ciò non possa
o non voglia fare.
6. Con quelle dei beni di cui s’ignora la
destinazione e l’origine, ma che per consuetudine
furono sempre adoprati ad usi di carità.
7. Con quelle dei legati di limosine a favore
dei poveri, poste a carico di un erede, quando
questi manchi o non possa adempiere il mandato
ricevuto.

[12]
8. Con ogni altra specie di proventi eventuali
promossi dalla Congregazione di Carità per mezzo
o di sottoscrizioni, o di spettacoli pubblici, o di
lotterie di beneficenza ecc.
Tutti questi beni, cespiti e rendite sono de-
scritti via via nell’inventario della Congregazione.

ART. 10.

Provvede poi alle obbligazioni delle Opere Pie
speciali poste sotto la sua amministrazione, e di
cui si parla nell’Art. 3, colle rendite derivanti
dal patrimonio di ciascuna di esse, e del quale
si fa cenno nei rispettivi loro statuti.

CAPO TERZO

Attribuzioni del Presidente
della Congregazione di Carità

ART. 11.

Il Presidente:
1. Spedisce gli avvisi per la convocazione
della Congregazione; ne presiede e dirige le
adunanze.
2. Cura l’eseguimento delle deliberazioni prese
quando non ne sia peculiarmente affidato lo inca-
rico ad alcuno degli Amministratori.

  1. Dirige la corrispondenza ufficiale ch’ei sot-
    toscrive; e sorveglia la tenuta dei registri e l’an-
    damento degli affari.
  2. Provvede all’osservanza delle Leggi e dei
    Regolamenti, alla esecuzione degli ordini superiori,
    all’adempimento dei Legati Pii, al pagamento
    delle spese stanziate nel Bilancio con l’emissione
    dei mandati relativi.
  3. Procede alle verificazioni ordinarie e stra-
    ordinarie di cassa in presenza del Tesoriere, fa-
    cendone risultare lo stato per atto verbale da
    rassegnarsi alla Congregazione.
  4. Vigila ch’esso Tesoriere presenti puntual-
    mente i conti nel termine stabilito, provocando
    in caso di ritardo i provvedimenti suggeriti dal-
    l’art. 22 del Regolamento 27 Nov. 1862.
  5. Sorveglia l’andamento generale delle Pie
    fondazioni.
  6. Rappresenta la Congregazione e le Opere
    Pie in Giudizio, nomina gli avvocati e stipola in
    nome di quelle per mezzo del Segretario i con-
    tratti privati dalla medesima Congregazione deliberati.
  7. Sospende, ove occorra, e per giuste ragioni,
    gl’impiegati e le persone addette al servizio bu-
    rocratico economico e sanitario degli Stabilimenti,
    riservandone immediatamente alla Congregazione,

[14]
e lor proponendo le misure più gravi quando
il bisogno lo esiga.
10. In caso di urgenza adotta tutte le misure
conservatorie ancorchè riservate alla Congregazione
e salvo informarne tosto la stessa.

ART. 12.

Nei casi di mancanza, assenza od impedimento
del Presidente sarà egli surrogato temporanea-
ente dal membro più anziano di elezione; in
caso di contemporanea elezione da chi ebbe mag-
gior numero di voti; ed in caso di parità di voti
dal maggiore di età.

ART. 13.

Spetta alla Congregazione di Carità, con ob-
bligo in solido fra i suoi Membri, l’amministra-
zione generale dei beni affidatile nell’interesse
dei poveri, e di quelli spettanti alle Opere Pie
speciali, e la direzione di queste.
Oltre ciò essa:
1. Delibera sui Bilanci e sui conti annuali;
2. Determina i contratti da farsi e le loro
condizioni, salvo l’approvazione della Deputazione
Provinciale nei casi dalla Legge prescritti;
3. Ripartisce l’elemosine ed i sussidi nei modi
appresso indicati;
4. Indaga se nel Comune siano lasciti de-
stinati genericamente a sollievo dei poveri e stor-
nati dalla loro destinazione, adempiendo al prescritto
degli Articoli 50 e 57 del Regolamento sulla
Legge per le Opere Pie;
5. Nomina e revoca gl’Impiegati ed i sala-
riati, formando con essi le rispettive convenzioni,
ed osservando, quanto alla nomina del Segreta-
rio, il prescritto della prima parte dello Art. 18
del Regolamento 8 Giugno 1865, sulla Legge
Comunale dello stesso anno;
6. Delega uno o più dei suoi Membri per
rappresentarla nella stipulazione degli atti pubblici
da approvarsi dalla Deputazione Provinciale, in-
testando ai delegati legale procura in brevetto;
7. Riconosce la validità della cauzione da
prestarsi dal Tesoriere per l’ammontare da deter-
minarsi nel Regolamento di amministrazione e di
servizio interno;
8. Determina il premio, retribuzione o stipen-
dio fisso d’attribuirsi al Tesoriere medesimo,
nella misura da stabilirsi nello stesso Regolamento;
9. Vigila sulle amministrazioni delle istituzio-
ni private, legalmente costituite a favore di deter-

[16]
minate famiglie che, estinte, debbono essere
surrogate da poveri del Comune, quando di tali
istituzioni n’esistono nel Comune istesso;
10. Propone le modificazioni, ove occorra,
al presente Statuto Organico;
11. Forma i Regolamenti di amministrazione
e di servizio interno da approvarsi dalla Deputa-
zione Provinciale;
12. Ed infine delibera su tutti gli atti che
riguardano l’amministrazione del patrimonio, l’uso
delle rendite, nell’interesse delle Opere Pie che
ne dipendono; salvo ottenerne la superiore ap-
provazione, ove occorra; e compila ogni anno la
statistica dei poveri del Comune.

CAPO QUARTO.

Adunanze – Convocazioni – Tornate,
Votazioni – Deliberazioni.

ART. 14.

Le adunanza sono ordinarie e straordinarie.
Le une dovranno seguire almeno una volta
sl mese, ne’ giorni che saran determinati dalla
Congregazione.
Le altre avverranno sempre che bisogno ur-

[17]
gente lo richieda sia per volere del Presidente,
sia per dimanda sottoscritta da due almeno dei com-
ponenti, sia per ordine dell’Autorità governativa.

ART. 15.

Le convocazioni si fanno dal Presidente per
invito scritto, con l’indicazione dei principali
affari da trattarsi, e 24 ore prima del giorno
fissato per l’adunanza.

ART. 16.

Le tornate sono valide, quando intervenga
almeno la metà de’ componenti la Congregazione,
altre del Presidente o di chi ne fa le veci.

ART. 17.

Se un Membro della Congregazione non in-
terverrà alle tornate per tre volte di seguito, senza
avere ottenuto congedo dalla medesima, come pure
se si rifiuti, senza buona ragione, di compiere le
speciali incombenze che gli si volessero affidare,
sarà dichiarato dimissionario, ed il Consiglio Co-

[18]
munale provvederà alla di lui surrogazione nella
prima sua adunanza, dietro rapporto del Presidente.

ART. 18.

Le votazioni si fanno o per alzata e seduta,
od a voti segreti; quelle concernenti persone
debbono essere sempre prese in questa ultima
maniera.

ART. 19.

Le Deliberazioni sono prese a maggioranza
di voti. In parità di voti la proposta s’intende
respinta.

ART. 20.

Ogni Membro della Congregazione può fare
quelle proposte che crede utili. Esse non possono
essere discusse che nella prossima tornata salvo
il caso d’urgenza.

ART. 21.

Gli atti verbali delle Deliberazioni debbono
essere sottoscritti da tutt’i Membri all’a-

[19]
dunanza potendo ciascuno farvi inserire il suo
voto ragionato. Debbono poi essere autenticati dal
Segretario e muniti dal visto del Presidente, né
se ne potrà lasciar copia o dal lettura a chicchessia
senza il permesso della Congregazione o dell’Au-
torità governativa.

CAPO QUINTO.

Norme generali di Amministrazione

ART. 22.

E’ vietato ai Membri della Congregazione di
prendere parte alle Deliberazioni riguardanti inte-
ressi loro proprî, o de’ loro congiunti ed affini
fino al quarto grado civile, come pure di prender
parte direttamente od indirettamente ai contratti
di locazione, d’esazione di appalti che si riferi-
scano a’ beni da essa amministrati o alle Opere
Pie che ne dipendono.

ART. 23.

Nessuno di loro potrà a titolo veruno, per-
cepire assegnamenti e remunerazioni di sorta sul

[20]
Bilancio della Congregazione, o delle Opere Pie
da questi amministrate.

ART. 24.

Nel condurre l’Amministrazione dovrà la Con-
gregazione attenersi scrupolosamente a quanto
viene prescritto dalla precitata Legge 3 Agosto
1862 e dal relativo Regolamento 27 Novembre
stesso anno.
Sono quindi suoi obblighi principali:
1. Formare ogni anno i Bilanci e rendere i
conti nei modi ivi tracciati;
2. Tenere in continua evidenza le attività e
passività delle Opere Pie;
3. Rinnovare nei tempi debiti le iscrizioni i-
potecarie;
4. Sottoporre alla Deputazione Provinciale
tutti gli atti, e regolamenti, e contratti, e deli-
beramenti soggetti all’approvazione di questa;
5. Pubblicare i Bilanci pria di metterli in
esecuzione, informandone i cittadini con apposito
avviso affisso all’Albo Pretorio del Comune, ed
accompagnandoli da tutti gli allegati, e schiari-
menti che possono interessare chiunque voglia
esaminarli;
6. Rassegnare alla fine di ciascun anno alla

[21]
Deputazione Provinciale una relazione esatta sul
suo andamento morale, economico e direttivo,
sull’andamento simile di cadauna pia fondazione,
non che sull’economie ottenute, sui miglioramenti
conseguiti, su quelli conseguibili, ed altre simili
particolarità;
7. Provvedere per la manutenzione de’ mobili;
per la conservazione egli stabili, capitali, censi,
livelli, ecc.; per lo accrescimento dell’entrate;
per la possibilità o convenienza di ridurre o ab-
bolire alcune spese; per la conversione di rendite
sul Debito pubblico consolidato, od in altro mi-
gliore impiego, degli avanzi o de’ capitali prove-
nienti da vendita di beni od altrimenti; per la
rivendicazione di giusti diritti; per l’avviamento
delle liti; per la reintegrazione in caso di turbato
possesso; per le servitù passive, ecc. ecc.
8. Prendere in attento esame nella prima
adunanza dell’anno gl’inventarî facendovi compi-
lare gli stati di variazione, e trasmetterli tosto
all’Autorità governativa, com’è prescritto dagli
Art. 8 e 9 della Legge.

ART. 25.
Nell’erogazione delle beneficenze e nella di-
stribuzione dei soccorsi, sussidi, elemosine, la

[22]
Congregazione si atterrà alle prescrizioni dei te-
statori.
Se queste non esistono la erogazione, e distri-
buzione si farà non ad arbitrio, ma nei modi, misure
e cautele stabilite nel Regolamento di amministra-
zione d’approvarsi dalla Deputazione Provinciale,
e tenendo sempre presenti i bisogni dei poveri.
Sono da ritenersi come poveri:
a) Gli orfani, ed orfane, i figli e le figlie
abbandonati o aventi il padre in carcere o all’o-
spedale, fino a che non siano altrimenti provve-
duti o ricoverati.
b) I giornalieri, operai, ortieri, contadini
che abbiano numerosa figliolanza senza modo di
allevarla o mantenerla.
c) Le vedove cariche di figli che si trovano
nella medesima condizione.
d) Le donne sia nubili, sia maritate, che versi-
sino in gravi strettezze per avere i rispettivi genitori e
mariti o lontani, o all’ospedale, o in prigione.
e) I ciechi, storpi, invalidi, vecchi mancanti
di ogni assistenza.
f) I giornalieri, operai, ortieri, trafficanti, con-
tadini decaduti, che per lunga malattia o per altra di-
sgrazia non sieno in grado di procacciare a sé ed
alle loro famiglie il necessario sostentamento.

[23]
g) Coloro che vengono a mancare del biso-
gnevole nei casi d’incendio, d’inondazione, ter-
remoto, epidemia o altra calamità, nei primi giorni
della sventura.
h) Quelle che senza aver l’una e l’altra delle
qualificazioni precedenti si trovino in istato di
miseria comprovata e pubblicamente notoria, pur-
chè senza colpa o delitto.

ART. 26.

In ogni caso qualunque erogazione di bene-
ficenza e distribuzione di soccorsi, sussidi, ele-
mosine, dovrà essere sempre comprovata, eppure
la Congregazione è obbligata di giustificarla presso
la Deputazione Provinciale col presentarle annual-
mente l’elenco dei beneficati, debitamente omolo-
gato dal Sindaco, ed accompagnato dalle rispettive
ricevute firmate dai benefattori stessi, o da due
testimoni, se quelli non sappiano o non possono
scrivere. In mancanza di queste giustificazioni,
ogni elargizione, sarà a carico personale dei com-
ponenti la Congregazione.

ART. 27.

Se i soccorsi o sussidî consistono di doti a povere

[24]
zitelle, il pagamento non avrà effetto che dopo la
presentazione del certificato dell’Uffiziale dello Stato
Civile che ne attesti il celebrato matrimonio.

ART. 28.

Se consistono in medicinali si baderà, fra
l’altro, che le ordinazioni, salvo il caso di ur-
genza, si facciano sopra ricette a stampa o in
iscritto, (secondo un modello da adottarsi), firmate
dal Medico e vidimate dal Presidente, e che por-
teranno le indicazioni del nome e cognome del
povero, della malattia, del giorno mese ed anno,
e della farmacia somministratrice.
A tale uopo la Congregazione di Carità, sti-
pulerà un contratto con uno dei farmacisti del
luogo, onde fornisca i medicamenti a prezzi fissi
e determinati.

ART. 29.

Se consistono in qualsiasi altra maniera di carità
vale sempre lo stesso precetto, cioè, che dovrà la
Congregazione, (a fine di canzare arbitrî, parzialità,
doglianze), adottare regole fisse di erogazione, da
approvarsi e determinarsi nella guisa accennata al
paragrafo 2 dell’art. 25.

[25]

CAPO SESTO.

Impiegati.

ART. 30.

Pel servizio della Congregazione sono stabiliti
i seguenti impiegati:
Un Segretario;
Un Tesoriere.
I quali presteranno servizio anche nell’in-
teresse delle Opere Pie speciali, se queste non
richiederanno impiegati distinti.

ART. 31.

Il numero e lo stipendio degli impiegati non
potranno essere accresciuti, senza l’approvazione
dell’Autorità tutoria.

ART. 32.

E’ vietato di concedere ad essi pensione, o
qualsiasi specie di gratificazione, dovendo lo stipen-
dio tener loro vece di sufficiente ricompensa, trat-
tandosi del denaro del povero-

ART. 33.

Le funzioni di Segretario possono venire disimpe-
gnate da un componente della Congregazione di
Carità, osservato in tal caso il disposto dell’art. 23

[26]

ART. 34          .

Le incombenze ed attribuzioni speciali degli
impiegati sono determinate nel Regolamento di
amministrazione e di servizio interno.

Castiglione di Sicilia, li 20 Marzo 1873.

LA CONGREGAZIONE DI CARITA’
Il Presidente
Sac. MARIO DI CARLO

I Membri
GIUSEPPE LAMONICA
GIUSEPPE FINOCCHIO
MARIO PAGLIARO
DR. FILIPPO SAGLIMBENE
ARCIP. G. B. CELI (Sic!)

Il Srgretario (sic)
AVV. GIOVANNI TUCCARI

Ministero dell’Interno
Visto d’ordine di Sua Maestà

Il Ministro
G. CANTELLI

Per copia conforme
Il Segretario funzionante della Deputazione Pro-
vinciale di Catania, Ramo Oper Pie.
VINCENZO GIUFFRIDA-


[27-32]
[Bianche]”

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