Fonte: Conti S. PIETRO e Santa Maria Pietà 1649-1650 – 1684-1685 (IV), ff. 498r-500r

[498r]
498
D. Antonio Caval-
laro Procuratore
Introito delli debiti dell’heredità del quondam D. Gioseppe Coniglio fatto dal detto Sacerdote di Cavallaro Procuratore della sopra detta Matrice Chiesa herede Universale dell’heredità di detto quondam di Coniglio[1]
Imprimis a 4. novembre 4a. Indizione 1680. Da Francesca Santoro vidua relicta del quondam Lorenzo tarì 27. 9. come per cautela appare per apoca per l’atti di Notar Marco Antonio Leone il dì di sopra dico 27: 9:
Dà Francesca Guarino vidua relicta del quondam Sebastiano in conto delli decorsi di bolla innante che foro assignati al Monasterio edificando[2] 23:
A 2. dicembre 1680. d’Angelo, et Andrea di Marco fratelli onze 1. 5. come per Apoca per l’atti di Notar Pavone il dì di sopra 1: 5:
Dà Gioseppe Sardo onze 1. 23. dico 1: 23:
Dà D. Egidio Furnari di Linguagrossa onza 1. come
per Apoca per l’atti di Leone a 11. novembre 1681
1:
Dà Antonino Satullo 5: 10:
E più da detto di Satullo come per Apoca a 12.
ottobre 1681. per l’atti di Leone
24: 10:
Da Pietro Crastianni 6: 19:
Da Matthia Carciopulo come per Apoca per l’atti di Leone a 9. novembre 1681 10:
Dà Gioseppina Camuglia per decorsi di bolla di onza 1. di quelli decorsi innante che fù assignata detta bolla al Monasterio edificando 6:
E più per prezzo di salme 4. 4. di musto prodotto
dalla vigna di mastro Giovan Domenico Rigaglia aggiudicata per detta heredità venduto a tarì 9. la salma
1: 1: 10:
In piede dell’Esito                                          In tutto 14: 6: 18:
[498v]
Il Sac. D. Antonio Ca-
vallaro Procuratore
Exito dell’heredità del quondam D. Gioseppe Coniglio fatto da detto Sacerdote di Cavallaro Procuratore come sopra, herede unversale dell’heredità di detto quondam di Coniglio
Imprimis pagati nella G. C. Arcivescovile di Messina a 27. luglio 1679. per speditione di Lettere di rendere li Conti il Sac. D. Nicolò di Carlo[3] 26: 5:
per Copia dell’ordine ottenne detto di Carlo per andare in Palermo 0: 10:
Pagati à D. Placido Sardo per copiareli querendi fatti contro detto di Carlo avverso li conti presentati[4] 1:
Al Dr. Gioseppe Milana per fare la provista sopra l’impugnationi contro detto di Carlo come Assessore in causa d’ordine di Monsignor Ill.mo a 27. luglio 1679. 2:
All’Avvocato per fare dette impugnationi,  termine 12:
E più a detto di Milana per altri provisti come sopra 3:
Pagati à Notar Nicolò Antonio Pavone per notificare al Sac. Di Carlo d’esserci rivocata la procura 2:
Pagati al Tribunale della G. C. A. per detto ordine per rivocare la procura à detto di Carlo dato a 14. luglio 1679 11: 5:
Pagati à Notar Marco Antonio Leone per fare l’atto della cessione delli onze 5. 5. doveva Francesco Palazzolo all’heredità, e fare l’intima à D. Gioseppe Badolato Casciero di detta heredità che si trattenesse dette onze 5. 5. – come si trattenne 3:
A 14. giugno 1680. pagati nella Corte Capitaniale per fare fare lo responsale, e presentata di Lettere
2: 1:
[499r]
499
Somma contro scritta 2: 1:
di S. E. per la prorogatione dell’istanza contro detto di Carlo 5: 10:
Per mandare detto responsale nella Città di Palermo, e spesi pagati in quella Città, e porto franco di detto responsale 8: 16:
Pagati à Notar Antonino Cutelli della Città di Messina per fare una intima à D. Antonino di Carlo Fidecommissario dell’heredità, acciò non comprasse un nocelleto dal Dr. Gioseppe Milana debitore di detta heredità di onze 221. 19. per esser detto nocelleto soggetto à molti bolli anteriori à detto debito di onze 221. 19., e copia di detta
Intima[5]
4: 4:
E più pagati a detto Notaro di Cutelli per fattura, e copia dell’elettione fatta alli Capellani per celebrare le messe lasciate per il quondam D. Gioseppe Coniglio per suo testamento 10:
Per un corriero mandato in Messina al Tribunale della G. C. A. per uscire l’ordine acciò il Sacerdote D. Gioseppe Badolato Casciero della sudetta heredità di detto di Coniglio consignasse li libri delli debiti per potersi esigere[6] 11: 10:
E più pagati in detta G. C. A. a 16 novembre 1680. per speditione di detto ordine 12:
Pagati ad’ Antonino Munagò per fare registrare all’Officio la prorogatione contro detto Sac. Di Carlo 2: 6:
Pagati nella G. C. A. per il servetur di S. E. 4:
Al portiero per fare citare a detto Sac. Di Carlo 1:
Per farsi la procura ad lites in persona di Gioseppe Falco 2:
Per fare registrare detto memoriale di detta Prorogatione nella G. C. A. e giornata al Commissario 1: 10:
4: 3: 18:
[499v]
Somma dietro scritta 4: 3: 18:
Pagati alla posta per il porto delli Capitoli si presentaro contro il Reverendo Arciprete in Castiglione a 3. ottobre 1680. 1: 8:
A 14. dicembre 1680. pagati nella Corte Capitaniale per fare il processo di farsi dichiarare hijpotegata una vigna obligata per un debito dovea il quondam Gioseppe Cintorrino all’heredità possessa per mastro Giovan Domenico Rigaglia come per tassa fatta in detta Corte 1: 22: 9:
A 14. gennaro 1681. à Notar Antonino Cutelli per fare una procura ad lites per il Procuratore di detta heredità 2:
A 28. detto gennaro pagati nella G. C. A. per fare fare l’atto provisionale, che siano li fedicommissarij, et il Procuratore di detta Matrice Chiesa amministratori di detta heredità, e non il Procuratore dello Ospidale[7] 10:
Pagati a Notar Marco Antonio Leone per copia del qontratto obligatorio di Francesco Furnari di onze 4. 20. debitore di detta heredità 1:
A 7. ottobre 1681. pagati à D. Placido Sardo per copiare lo libro, e riportare li partiti delli debitori di detta heredità, e per carta 4:
A 13. ottobre 1681. pagati nella Corte Capitaniale
per fare il giudicio, e giudicarsi la vigna da potere di detto mastro Giovan Domenico Rigaglia debitore di detta heredità onze 1. 10. 10. come per tassa fatta in detta Corte dico
1: 10: 10:
A 30. dicembre pagatio à Notar Gioseppe Laviano di Francaviglia per fare l’atto della compra del nocelleto di Donna Agata Cucuzza 8:
8: 3: 5:
[500r]
500
Somma contro scritta 8: 3: 5:
A 10. marzo 1681. al Dr. Gioseppe Arena Attuario della G. C. A. per la speditione della consulta di onze 53. 15., et altri della detta heredità spedita a 10. Gennaro 1681. 24:
A 24. detto marzo per speditione della seconda consulta sopra la medesima materia in virtù di Lettere spedite a 18. marzo 1681. 17:
Per prezzo di legna, e carboni carrichi sei dati al Padre Predicatore quatragesimale[8] in questo Anno 4a. Indizione 1681. 15:
A 2. Aprile 4a. Indizione 1681. al distribuitore delle
bolle per elemosina di dodici bolle legati per il quondam D. Gioseppe Coniglio[9]
1: 1: 10:
Per loghero di Palmento pagati a Domenico di Napuli per vendignare la vigna di mastro Giovan Domenico Rigaglia 3:
E più per vendignare la sopra detta vigna per trè homini a ragione di tarì 2. l’uno, et un carriatore
a ragione di tarì 3.
9:
Pagati alla Venerabile Chiesa di Santo Antonio tarì 10. 10. quali sono accollati sopra detta vigna dico 10: 10:
A 15. marzo 1682 pagati à Francesco di Mura alias Sirrusco per putare la sopra detta vigna, e per sciarmentarla 10:
Per una paricchiata[10] per lavorare detta vigna 6:
Exito in tutto 12: 9: 5:
Introito 14: 6: 18:
Resta debitore in
onze 1. 27. 13. Salvo etc.
Don Cesare Gioeni Arciprete
Introito in tutto                  onze 14. 6. 18. –
Esito in tutto                       onze 12. 9. 5. –
Resta Debitore in               onze  1. 27. 13. –
Di Comandamento dell’Ill.mo e Rev.mo Monsignore Arcivescovo Padrone
Francesco Oviet … (?) Revisore Generale

[1] Dalla morte dell’Abbate Coniglio (26/10/1666) al 1680 sono passati14 anni. Questi sembrano essere i primi atti relativi alla gestione della sua eredità da parte della “Matrice Chiesa herede Universale”. Cfr. testamento. Come è stata amministrata in questi anni? “A 5. detto luglio pagati à Notar Melchiore di Donna per haver fatto l’atto della consegna delli conti della mia amministrazione delle beni hereditarij del quondam Rev.do D: Giuseppe Coniglio incominciando dall’anno 7a. 1669. per tutto l’anno 12a. Indizione 1673., e 1674. consistenti in fogli scritti, e nò numero 326. consignati al Clerico D. Giovanni Battista Di Carlo uno delli fidecommissarij di detta heredità di detto quondam Rev.do di Coniglio a lettere missive del Rev.mo Vicario Generale date in Messina alli 28. Giugno proximo passato” (cfr. Conti Monastero 1685-1707, f. 85v). Fino al 1674 è stato dunque il sacerdote don Francesco Guarino ad amministrare i beni del Coniglio. Nel luglio 1703 consegna “fogli scritti, e nò numero 326 … al Clerico D. Giovanni Battista Di Carlo”. Dove sono andati a finire questi fogli?
[2] Cfr. Conti del Monastero a partire dal 1685.
[3] Cfr. Fidecomissari dell’eredità Coniglio. Il sac. Don Nicolò Di Carlo è nominato fidecommisario dallo stesso Coniglio nel testamento: “Item esso testatore nominao, e nomina in soi fidecomissarij presenti, e futuri il Rev.do D. Cesare Gioeni Archiprete di questa Città, D. Nicolao, e Vincenzo di Carlo fratelli, cogini carnali di esso testatore, e Don Giovanne Coniglio nepote di esso testatore quando si troverà in questa Città; quali soi fidecomissarij habbiano di amministrare fedelmente detta sua heredità et haver cura di detta sua Cappella di SS. Pietro e Paolo e di esseguire quanto esso testatore li dirrà.”.
[4] Sembra che la gestione passi direttamente al Procuratore della Matrice per difetti riscontrati nell’amministrazione del fidecommisario Di Carlo e come risultato di una vera e propria causa (“Pagati à Notar Nicolò Antonio Pavone per notificare al Sac. Di Carlo d’esserci rivocata la procura”).
[5] Sembra che la Chiesa, erede universale, contrasti con il parere dei Fidecommissari nella gestione dell’eredità. Ma non era l’arciprete anche fidecommissario? Contrasti interni?
[6] Tra il 1679 e il 1680 appare chiaro che la Chiesa Madre prende in mano la gestione dell’eredità come erede universale. E i fideommissari? E’ proprio il loro compito trasmettere all’erede quanto previsto dal testatore. Così prevede il testamento:Item vuole esso di Coniglio che al procuratore eletto seu eligendo dal Reverendo Arciprete presente, che pro tempore sarà della Matrice Chiesa sua herede universale li si debbiano dare ogn’anno di salario onze sei per ragione di travaglio che doverà havere per la amministrazione della sua heredità perche così vole e non altrimente.” (f. 535v).
[7] Perchè l’eredità Coniglio era aministrata dal Procuratore dell’Ospedale? Riguardo ad esso si scrive nel testamento “Item vuole ordina, e comanda esso Reverendo Sacerdote di Coniglio che il Procuratore della Matrice Chiesa habbia e debbia assignare altre tanta parte di beni stabili di quelli che al presente detto di Coniglio possedi, ò di quelli da comprarsi secondo parirà meglio al Signor Arcipreti che unita allo nocelleto nominato di Casa bianca al presente dell’hospitale edificando in questa predetta Città, che possi ascendere detta rendita annuale alla somma di onze centocinquanta, e se ne fondi uno spitale per il quale effetto oltre alli beni come sopra assignandi elegga detto di Gioeni quelle cose del suddetto di Coniglio, che li parirano opportune a suo arbitrio, e elettione, con li quali rendite si habbiano da sovenire le persone povere inferme commoranti in questa predetta Città di tutti li medicamenti, e cibi proporzionati alle infermità secondo il parere delli Medici quale povertà, e infermità sia autenticata per fede del medico, e approbata dal Reverendo Arciprete presente, e che pro tempore sarà la conscienza delli quali il predetto di Coniglio agrava, li quali infermi se vorranno governarsi nelle proprie case li sia permeso dovendili somministrare l’Ospitale li medicamenti cibbi, e medico come sopra per tutto il tempo che durirà l’infermità, e sia tenuto il Reverendo Arciprete che pro tempore sarà ogni mese almeno far conto con lo Speziale e farlo sodisfare dal procuratore seu Thesoriero del detto Spitale e se al Reverendo Arciprete parirà di minore interesse del detto Spitale concordarsi per il salario delli sudetti Medico, e Speziale come si suol dire a danno lo possi liberamente fare, ordinando di più detto Reverendo di Coniglio che l’elettione delli Cappellani Thesoreri, procuratori, serventi, Medici e Speziali debbia spettare al Reverendo Arciprete che pro tempore sarà per servizio così del suddetto Spitale come anco del suddetto Monasterio purche li Cappellani siano approbati alla confessione dall’ordinario come anco spetti al medesmo Arciprete la designazione del confessore straordinario al Monasterio approbato come sopra e così vuole, e non altrimente ne di altro modo, e come meglio per li Capitoli da farsi per detto di Gioeni quali Capitoli possi detto di Gioeni rinovare, e accommodare conforme si e detto di sopra per li Capitoli del Monasterio, ordinando ancora, che con li denari, che si trovirano in detta sua heredità si habbiano da reluire quelli bolli, che al presenti si pagano sopra detto luogo di Casa bianca, perche così vole e non altramente.” (ff. 530v e 531r).
[8] Cfr. testamento Coniglio: “Item vuole esso di Coniglio, che caso che l’università di questa predetta Città non potesse, o non volesse pagare la elemosina per il quatragesimale al patre predicatore possa il Reverendo Arciprete procurare et eligere a sua volontà et arbitrio ogn’anno detto predicatore al quale facci dare dal procuratore sopra li beni della sua heredità onze sedici l’anno legna, e carboni commodità di stanza la quale habbia da fare accommodare nelli casi quali il Rev.do Arciprete doverà fare aconciare delle cose necessarij et anco di supelletili di casa necessarie al servimento di detto predicatore cioè di stigli di cocina, tovagli, piatti, seggi, buffetti, overo baulli, due letti furniti con linzola e cuscini doppii due paviglioni d’inverno coperte matarazze una tabarca una littera, et altri suppelletili benvisti al molto Rev.do Arciprete, quale robba l’habbia da pigliare di quella che al presente esso di Coniglio tieni nella sua Casa con questo però che nella prima ventura quatragesima non si possa avvalere il Rev.do Arciprete della presente disposizione ma doppo che sarano comprati in tutto, ò in parte li stabili con li denari di detto che lascia detto di Coniglio secondo parirà al detto Rev.do Arciprete con questo però, che detto padre predicatore habbia da celebrare se non sarà legitimamente impedito ogni giorno nella Chiesa Matrice di questa durante il tempo della predicazione per l’anima del detto di Coniglio, e non altrimente.” (ff. 535rv).
[9] “Item esso Codicillatore vuole che statim sequuta la sua morte si habbiano di fare celebrare mille messe delle quali ni habbia di celebrare 200 lo Sacerdote D. Ignazio Vecchio e notarli al libro solito della Chiesa di giorno in giorno e si habbiano di prendere dodici bolli di morti della SS.ma Cruciata ogn’anno ad intenzione di esso Codicillatore, li quali Messi si habbiano di raggionare a tarì uno l’una perchè così vuole.” (Testamento, ff. 525v e 526r).
[10] Cfr. PASQUALINO, Vocabolario siciliano …, 1790:

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