Fonte: CLAE – “CONIGLIO – Libro 3°“, ff. 99r-102v
“Codicilli del Sacerdote D. Giuseppe Coniglio – 24 Ottobre 1666 – 25 detto
Consegna di lista – 25 ottobre 1666 – Not. Marc’Antonio Leone di Castiglione”
[Trascrizione dell’arc. Calì]

“Die vigesimo quarto Octobris V. Ind.
Millesimo sexcentesimo sexagesimo sexto = 1666

Cum sit, quod Rev.  Sac.s D. Joseph Coniglio hujus Civitatis Castrileonis condiderit ejus solemne, et inscriptis testamentum mihi quoque Notario infrascripto ad conservandum traditum, per quod instituit ejus universalem haeredem prout in eo die || ad quod || et quia voluntas hominum est ambulatoria usque ad mortem: volens igitur dictus Rev. de Coniglio in illo aliqua mutare, declarare, et disponere, propterea praedictus Rev. Sac.s D. Joseph Coniglio hujus praedictae Civitatis Castrileonis cognitus || praesens coram nobis sponte hos praesentes codicillos clausos, ac sigillatos facere voluit prout fecit, et ad instar dicti testamenti modum stet  infra manu mea praedicti et infrascripti Notarii, per quos mutavit, et disposuit, et declaravit, ac adimpleri mandavit ut infra, videlicet.

In primis dictus Rev. Sac.s D. Joseph Coniglio codicillator hujus Civitatis Castrileonis cognitus coram Nobis jacens in lecto infirmus corpore, sanus tamen Dei gratia mente, sensu, et intellectu, suaeque propriae rationis bene compos voluit, ut dicitur vulgariter loquendo, che tutti li libri delli negozj abbiano da restare in podere del Rev. Sacerdote D. Tommaso di Iesi, e che unitamente col Rev.  U.I.D. D. Cesare Gioeni Archiprete di questa predetta Città, Rev. Sacerdote D. Nicolao, e Vincenzo di Carlo, e che unitamente sopra detti libri abbiano di riconoscere, e determinare le differenze, e discrepanze che avranno li debitori; allo giudizio, e determinazione delli quali si abbia di stare, e volendo li detti di Iesi, Gioeni, e Carlo relasciare qualche somma alli detti debitori sia in loro arbitrio, e potestà, perchè così vuole, e non altrimente.

Item vuole esso Codicillatore che tutti li pegni de’ debitori in suo potere esistenti abbiano da pervenire in potere di detto di Iesi ad effetto che sodisfatta che sarà quella somma che per detti debitori si deve, abbia da restituire a quelli, o quella persona che sodisfarà detta somma la quale deve; e quella somma di denari che sarà pagata per detti debitori si abbia da unire con l’altri danari alla somma di duodeci mila scudi in circa, li quali si abbiano di contare, ed aggregarsi con li denari dello prezzo della seta, nocilla, formento, ed altri, delli quali tutti denari, e debiti se ne abbia da eseguire tutto quello e quanto è disposto in detto suo sollenne testamento perchè così vuole e non altrimente.

Item vuole che si abbiano da levare tutti li visiti lasciate in detto suo sollennetestamento per detto Codicillatore, e che solamente l’abbia d’avere detto Rev. D. Nicolao, e Vincenzo di Carlo suoi cuggini carnali, nec non il D.r in Medicina D. Gian Battista Bonerba, e suoi genti di casa, perchè così vuole.

Item esso Codicillatore vuole che li legati uno della Schava fatto al D.r D. Antonino Spucces, e l’altro legato della mula fatto a Thoma Coniglio, della Città di Taormina nel suo sollenne testamento siano, e s’intendano cassi irriti, e nulli, come se mai fossero stati fatti, perchè così vuole ||

Item esso Codicillatore vuole in cambio di quella casa legata in detto suo sollenne testamento a Vincenzo di Carlo suo cugino, l’abbia da trattenere ejus vita durante quella casa che detto Codicillatore comprao da Vincenzo di Napoli per l’atti miei Notaro infrascritto die || dove al presente abita detto di Carlo, e dopo la morte di detto di Carlo s’abbia da unire con l’eredità, perchè così vuole ||

Item detto Codicillatore legao, e lega ad ‘ Anna sua schava nigra di anni otto in circa onze dodici di denari ogni anno da pagarsi sopra detta eredità, e lo letto ad effetto, che detta Anna l’abbia da entrare dentro un Monistero e farsi monaca claustrata, cioè onze dieci che restano per ragioni di doti al Monastero dove entrerà, ed onze due per vitalizj ejus vita durante per occorrenze necessarie, e non volendo entrare detta Anna in detto Monastero quando sarà d’età di anni dodici compliti, ch’abbia di restare schava conforme al presente à insieme con Maria sua madre altra schava in potere di detto Vincenzo di Carlo, al quale di Carlo esso Codicillatore in virtù del presente ci ha legato e lega con obbligo che detto di Carlo, che perfinchè detta Anna complirà detti anni dodici l’abbia da mantenere in sua casa e quella alimentare di vitto e vestiti, perchè così vuole ||

Item vuole esso codicillatore, che lo legato, e legati, che fossero stati fatti in detto suo sollenne testamento a Filippo Frisina, e Silvestrina Frisina sua figlia siano, e s’intendano cassi irriti, e nulli, come se mai fossero stati fatti perchè così vuole.

Item legao, e lega a Giulio Spucces della Città di Linguagrossa onze otto di danari per una volta tantum da pagarsi statim secuta la sua morte, et hoc pro nonnullis causis, et respectibus, e non altrimente, perchè così vole ||

Item esso codicillatore vuole che dello legato, seu legati fatti alli Sacerdoti per celebrazione di messe d’onze dodici l’anno per ognuno in detto suo sollenne testamento per ascender all’ordini sagri abbiano di essere ammessi quando saranno d’età il Clerico D. Domenico, e Carlo Leone frati figli di me infrascritto Notaro Marc’Antonio Leone, li quali ex nunc pro tunc s’intendano per detto Codicillatore eletti, nominati, ed ammessi, ad effetto di farsi Sacerdoti, e che si avessero ad’ ordinare con detti beneficii, quali ci lega titulo patrimonii, e che detti beneficj di dette onze 12. l’anno per ognuno di loro l’abbiano da conseguitare essendo Sacerdoti giusta la forma di detto suo sollenne testamento, perchè così vuole, e non altrimente ||

Item esso Codicillatore [vuole] che sopra delli denari dello prezzo della nocella s’abbia da prendere quella quantità di danari necessaria per pagare tutti li decorsi, e capitale di quella bolla di onze 12 annualiter che pagano li sudetti D. Nicolao, e Vincenzo di Carlo, nec non Antonino di Carlo figlio del q.m D. Gian Battista a detto Rev. D. Tommaso di Iesi come beneficiale dell’altare di S. Bastiano fundato nella Venerabile Ecclesia, e Confraternita di S. Jacopo di questa predetta Città, con questo però che detto censo bullale per le due porzioni tangenti a detto Rev. D. Niccolao e Vincenzo si abbia di estinguere ed affrancarsi tutti li beni delli sopradetti D. Nicolao, e Vincenzo, e li decorsi maturati dalla porzione tangente al sudetto Antonino l’abbiano li detti D. Nicolao e Vincenzo di pagare con cessione di ragione, ad effetto di recuperarli sopra li beni del sudetto Antonino di Carlo; come ancora abbiano annualmente ad esiggere sino tanto che detto Antonino di Carlo pagherà detti decorsi decurrendi, e capitale a detto Antonino spettanti per la sua rata quella porzione di detta bolla, che li compatisce, che perciò il capitale toccante a pagare a detto Antonino li detti D. Nicolao e Vincenzo si abbiano da fare retrovendere dal detto beneficiale, o da chi spetta ad ‘ effetto faciendi fructus pro dictis D. Nicolao e Vincenzo, perchè così vuole ||

Item esso Codicillatore legao, e lega alla parrocchiale Chiesa di s.a Maria di questa predetta Città onze 10. di denaro ad effetto di accommodarsi lo Cappellone di S.a Lucia in detta Chiesa, da pagarsi statim secuta la sua morte per una volta tantum, perchè così vuole

Item legao al Clerico D. Onofrio Coffo tutti li vestiti di esso Codicillatore, surpellizza, cammiso di tela d’abbisso, nec non tutta quella quantità di danari, che sarà necessaria per detto di Coffo dottorarsi in Teologia, perchè così vuole esso Codicillatore ||

Item legao, e lega a Giuseppe Incontro suo creato onze 15. di denaro per una volta tantum da pagarsi statim secuta la sua morte; et hoc pro bono amore, perchè così vuole ||

Item esso Codicillatore vuole che statim secuta la sua morte si abbiano di fare celebrare mille messe, delle quali ni abbia da celebrare numero 200 lo Sacerdote D. Ignazio Vecchio, e notarli al libro solito della Chiesa di giorno in giorno; e si abbiano da prendere dodici bolle di morti della SS.a Crociata ogni anno ad intenzione di esso Codicillatore, le quali Messe s’abbiano da ragionare tarì uno l’una, perchè così vuole||

Item legao, e lega alla Venerabile Ecclesia e Confraternita di S. Antonio di questa predetta Città in cambio di quel debito legato in detto suo sollenne testamento dovuti da Filippo Tirruni tutti li suoi porci con pagar detta Ecclesia li ragioni delli pascoli e ghiandi di questo presente anno; li quali s’abbiano da vendere e il prezzo di quelli apllicare alla fabrica del Cappellone di detta Ecclesia, perchè così vuole ||

Item vuole esso Codicillatore, che per cinque anni continui dopo la sua morte s’abbiano da spendere onze 2. l’anno per li poveri nel giorno delli morti pro Deo, et ejus anima ||

Item vuole esso Codicillatore che tutti l’atti concernenti a detta Eredità così di beneficj, come di compre di renditi, stato ed altri, abbiano li detti di Iesi, Gioeni, e Carlo di farli fare da me Notaro infrascritto con pagarmi li soliti ragioni, che si dovranno così di confezionare come di copie, perchè così vuole ||

Item legao a me Notaro infrascritto per confezione e copia delli presenti Codicilli onze 4. di danari ||

Item detto Codicillatore vuole che di quelli denari, seu debito che li deve Ioacchino Caltagirone, onze 12. tantum non ci siano domandati, ma ci li lascia pro bono amore, perchè così vuole ||

Item legao, e lega esso Codicillatore alli figli del D.r D. Gian Battista Bonerba quello debito, che deve avere da Domenico di Leo della terra di Librizzi giusta la forma delli suoi contratti, alli quali ||

Item esso Codicillatore vuole, che quello debito che deve avere da Mastro Opero, e D. Nicolao di Carlo padre e figlio in solidum abbiano tempo, e dilazione di pagarlo tempo anni due da contarsi dopo la morte di esso Codicillatore, e non altrimente, perchè così’ vuole ||

Item esso Codicillatore vuole, che lo debito che deve avere dal D.r D. Antonino Bonerba abbia tempo, e dilazione di pagarlo tempo anno uno da contarsi dal giorno della sua morte ||

Et similiter vuole esso Codicillatore che facendosi Sacerdote Giovanni Guainai (sic!), abbia d’avere onze 12. l’anno conforme l’hanno l’altri Sacerdoti perché così esso Codicillatore vuole ||

Item esso Codicillatore legao, e lega alla Venerabile Ecclesia e Confraternita di S. Giuseppe di questa predetta Città le terre esistenti in questo territorio nella contrada della Colla confinanti cone le terre di D. Francesco Finocchio, ed altri confini pro Deo, et ejus anima ||

In reliquis verò laudat, et confirmat dictum ejus solemne testamentum, et haec est ejus ultima voluntas, et ultimi codicilli ||
Io D. Giuseppe Coniglio confermo come sopra

N. B. siegue la formola di clausura, e la firma de’ testimonj”


“Die vigesimo quinto Octobris 5. Ind.
Millesimo sexcentesimo sexagesimo sexto —

Quia voluntas hominum est ambulatoria usque ad vitae extremum et volens praedictus Sac.s D. Joseph Coniglio in proximo testamento nominatus coram   Nobis in lecto jacens corpore infirmus,  et sanus tamen Dei Gratia mente, sensu, et intellectu, suaeque propriae rationis bene compos existens pro ut in eo praedicto ejus proximo collaterali testamento hos praesentes suos codicillos facere decrevit prout de praesenti facit, modo et forma infrascriptis.

In primis ipse Codicillator animam suam humiliter, et devotè raccomandat Summo Omnipotenti et Immortali Deo prout in ipso proximo suo solemni   testamento, in quo ||

Item legavit, et legat mihi Notario Marc’Antonio Leone visitum lugubre statim sua morte secuta, quoniam sic voluit, et hoc pro bono amore .||

Item voluit quod Rev. Sac.s D. Thomas de Iesi ejus pater spiritualis videre, et revidere habeat, et debeat solus ipse omnia computa debitorum descriptorum in libris dicti Codicillatoris a toto tempore praeterito uxque ad praesentem diem tam per contractus, quam per partitas dictorum librorum, cui de Iesi dictus Codicillator dedit et dat vigore praesentis omnimodam auctoritatem, et potestatem etiam in voce quatenus reclamarent faciendi dictis debitoribus quamcumque aequitatem dicto de Iesi benevisam, quatenus intenderent dicti debitores esse aggravati a praedicto Rev. de Coniglio, et contractus quoscumque cancellandi et annullandi, et hoc pro exoneratione ejus conscientiae, et ut dicitur per levare qualche scandalo al mondo, quoniam sic voluit —

Item dictus Codicillator voluit, et vult, quod capitula seu legatum factum in ejus solemne testamento, per quod legavit Strinae Frisina filiae Philippi Frisina quoddam avellanetum suis finibus || et deinde in ejus codicillis factis heri die 24. praesentis, praedictum legatum, seu capitulum revocavit.

Ideo Codicillator ipse voluit, et vult, quod iterum capitulum seu legatum praedictum factum dicto ejus solemne testamentum effectum habeat cum hac tamen clausula, et conditione, quod mortua praedicta Strina sini filijs legitimis, et naturalibus de ejus corpore legitimè descendentibus, avellanetum praedictum revertere habeat, et debeat haereditati dicti Codicillatoris, quoniam sic voluit, et non aliter ||

In reliquis verò Codicillator ipse ipsum praedictum solemne testamentum laudavit, et laudat, rathificavit, et rathificat, ac approbavit, et approbat juxta sui seriem, continentiam, et tenorem || Et hi sunt ejus ultimi codicilli, et ultimae voluntates.

Testes rogati ab ipso Codicillatore || ||


Die vigesimo quinto Octobris 5.a Ind. ||
Millesimo sexcentesimo sexagesimo sexto —

Rev. Sac.s D. Joseph Coniglio hujus Civitatis Castrileonis mihi Notario cognitus coram nobis, jacens in lecto infirmus corpore, sanus tamen Dei gratia mente, sensu, et intellectu, suaeque propriae rationis benè compos existens, sponte vigore praesentis actus voluit, et vult quod stetur, et credatur listae, seu notamento faciendo per dictum Rev. de Coniglio de nonnullis pijs dispositionibus manuscriptis Rev. Sac. D. Thomas de Iesi ejus patris spiritualis, quam listam sive notamentum praedictus Rev. de Coniglio voluit, et vult, quod sequuta morte ipsius Rev. de Coniglio, praedictus Rev. de Iesi reducere habeat, et debeat in actis publicis, et suatur (?) et stet cum ejus solemne testamento et codicillis, cui listae seu notamento stetur, et credatur, non obstantibus quibusvis alijs dispositionibus per eum factis in dicto ejus solemne testamento, et codicillis ad effectum exequendi dictam piam dispositionem et solutis prius justis juribus dictae listae, seu notamenti, et tradere copiam petentibus, solvendis etiam juribus dictae copiae, quoniam sic voluit, et non aliter ||

Et juravit tacto pectore ||
Unde ||
Testes Rev. Sac.s D. Ignatius Vecchio, D. Nicolaus de Carlo Operi, et D. Nicolaus Buda.
Ex actis Not. Marci Antonii Leone habitatoris Castrileonis”


[Lista consegnata dal Sac. D. Tommaso di Iesi il 31/10/1666 al notaio Marc’Antonio Leone]

“Die ultimo Octobris, quintae Indictionis millesimo sexcentesimo sexagesimo sexto 1666.

Reverendus Sacerdos D. Thomas de Iesi huius Civitatis Castrileonis mihi Notario cognitus coram nobis sponte consignavit mihi Notario Marco Antonio Leone cum interventu et presentia utriusque juris Doctoris D. Vincentii Cucuzza Iudicis Curiae Capitanialis hujus dictae Civitatis quatenus opus esset hanc sequentem listam, et notamentum asserens illa fecisse, et scripsisse de voluntate, et ordine quondam Sacerdotis D. Joseph Coniglio, et pro executione, et observatione actus facti per dictum Reverendum de Coniglio per acta mea Notari infrascripti sub die vigesimo quinto presentis mensis, et hoc iuxta ordinem ipsi D. Thomae datum a dicto Reverendo de Coniglio in ejus viventia ad effectum quatenus uniatur et itet cum dicto originali testamento, et Codicillis, et tradatur copia petentibus.

Unde || ===== Et sic iuravit ||

Cujus listae, et notamenti tenor est infrascriptus videlicet ||

Jesus Maria

Per disposizione del molto Reverendo Sacerdote D. Giuseppe Coniglio Vicario Foraneo di questa città di Castiglione scritta di suo ordine da me Sacerdote D. Tommaso de Iesi suo Padre Spirituale da presentarsi al Notaro Marco Antonio Leone per sapersi da ognuno, ed eseguirsi puntualmente la sua volontà per discarico della sua coscienza, per beneficio universale del Popolo di questa Città di Castiglione, per amore di Dio, e remissione delli suoi peccati, e beneficio dell’anima sua.

In primis vuole, ordina, e dispone il sudetto Reverendo di Coniglio che delli suoi beni stabili che al presente si ritrovano, ovvero di quelli da comprarsi il Procuratore della Madrice Chiesa sotto titolo di S. Pietro Apostolo di questa Città di Castiglione sua erede universale se ne abbia ad assegnare tanta parte, che un’anno per un’altro possi rendere franche onze centocinquanta ad effetto di fondarsi un Monastero di donne con quelle clausole, strettezze, e preserve che al Dr. D. Cesare Gioeni Arciprete di questa predetta Città ci pariranno necessarie per il mantenimento di detto Monastero con decoro, devozione, e buona edificazione, e conforme alli Capitoli che detto di Gioeni farà, al quale di Gioeni detto di Coniglio in virtù della presente lista seu notamento dona ogni potestà, e facoltà necessaria, e perchè così vuole, e non altrimenti.

E perchè con il progresso del tempo possino con maggior maturezza, con maggiore prudenza considerarsi, ed avvertirsi le cose ei dona anco potestà di potere dopo fatti li primi capitoli poterne fare altri quante volte sarà necessario, aggiungendo, levando, e dichiarando il senso delli primi, caso che fosse necessario, con questo però che possino mutarsi e variarsi in meglio o almeno in equivalenti bontà, non essendo altro la intenzione di esso Coniglio, che di mantenersi decoroso ed onorato detto Monastero, nel quale quella donna che vorrà entrare per monacarsi sia tenuta, e obbligata, come anco siano tenuti ed obbligati li Padri, Madri, Fratelli, Tutori, Curatori, parenti di detta monacanda, o qualsisia altra persona che vorrà dotare detta monacanda cedere tutte azioni, pretenzioni, cause e domande che forse potessiro competere per tutta, o parte dellj suoi beni ereditari tanto alla persona monacanda, quanto alli Padri, Madri, Fratelli, Sorelli, Tutori, Curatori, Parenti, e qualsisia altra persona che costituirà dette doti, e darli in nome di dote, altrimenti non possa detta monacanda essere ricevuta perchè così vuole, e non altramente.

E perchè è necessaria per alimentarsi e provvedersi di vestimenti, ed altre cose necessarie rendita tale, che possa modestamente e congruamente sostentarsi vuole e dispone detto di Coniglio che ogni monacanda habbj da pagare ogni anno, et per essa la persona dotante onze otto di danari con quelle obbligazioni, cautele, clausole, e condizioni che detto di Gioeni ordinirà per li Capitoli per esso da farsi, quali onze otto si habbiano da pagare di anno in anno anticipatamente sinu ad anni tre dopo che morirà la persona monacanda di modo che al Monastero non resti altro che onze ventiquattro da pagarsi ed onze otto all’anno ad effetto di farsi tanti giugali per la Chiesa, o altra cosa per servigio del Monastero benvista alla Reverenda Batessa, ed Arciprete che pro tempore saranno, dopo il quale tempo sia, e s’intenda estinta detta rendita, e ritorni a quella persona che aviranno li dotanti disposto nel contratto della dotazione, e questo per mantenersi le famiglie di questa predetta Città con quelli comodità conforme si ritrovano per quanto sarà possibile, con patto e condizioni che la presente disposizione sia, e s’intenda solamente per le donne oriunde di questa predetta Città, ed in caso volesse entrare per monacarsi qualche donna forestiera detta rendita di onze otto annuali si abbia da chi spetta costituire de dote, ad assignare al detto Monastero, e secondo li Capitoli come sopra da farsi, e non altrimente, nè d’altro modo ||

Item vuole detto di Coniglio che l’Arciprete habia da mettere due povere donne nel Monastero da farsi gratis per una volta tantum, e che siano dette donne, quale io Padre Spirituale di Iesi di detto Consiglio (sic!, per Coniglio) l’assignirò, che così vuole.

Item vuole, ordina, e comanda esso Sacerdote di Coniglio, che il Procuratore della Madrice Chiesa habbia, e debbia assignare altra tanta parte di beni stabili di quelli che al presente detto di Coniglio possiede, o di quelli da comprarsi secondo parirà meglio al Signor Arciprete, che unita allo nocelleto nominato di Casabianca al presente dell’Ospitale edificando in questa predetta Città che possi ascendere di rendita annuale alla somma di onze centocinquanta, e se ne fondi un Ospitale, per il quale effetto oltre alli beni come sopra assignandi lega detto di Gioeni quelle case (cose?) del sudetto di Coniglio che li pariranno opportune a suo arbitrio, ed elezione, con li quali rendite s’abbiano da suvvenire le persone povere inferme commoranti in questa predetta Città di tutti li medicamenti, e cibi proporzionati alle infermità secondo il parere delli medici, quale povertà, e infermità sia autenticata per fede del medico, e apporbata dal Reverendo Arciprete presente, e che pro tempore sarà, la coscienza delli quali il predetto di Coniglio aggrava, li quali infermi se vorranno governarsi nelle proprie case ci sia permesso, dovendoci somministrare l’Ospitale li medicamenti, cibi e medico come sopra per tutto il tempo che durerà la infermità, e sia tenuto il Reverendo Arciprete che pro tempore sarà ogni mese almeno far conto con lo Speziale e farlo soddisfare del Procuratore seu Thesoriero di detto Ospitale, e se al Reverendo Arciprete parirà di minore interesse del detto Ospitale concordarsi per il salario delli sudetti Medico, e Speziale come si sol dire ad anno, lo possi liberamente fare, ordinando di più detto Reverendo di Coniglio, che la elezione delli Cappellani, Tesorieri, Procuratori, Medici, Serventi, e Speziali debbia spettare al Reverendo Arciprete che pro tempore sarà per servigio così del sudetto Ospitale come anche del sudetto Monastero, purchè li Cappellani siano approbati alla confessione dall’ordine, come anche spetti al medesimo Arciprete la designazione del confessore straordinario al Monastero approbato come sopra, e così vuole, e non altrimente, nè d’altro modo || e come meglio per li Capitoli da farsi per detto di Gioeni, quali Capitoli possa detto di Gioeni rinnovare, e accomodare conforme si ha detto di sopra per li Capitoli del Monastero, ordinando ancora che con li denari che si troveranno in detta sua eredità si abbiano da reluire quelli bolli che al presente si pagano sopra detto luogo di Casabianca, perchè così vuole, e non altramente ||

Item vuole, ordina, e comanda che detti Sacerdoti Cittadini oriundi di questa predetta Città abbia il Reverendo Arciprete presente, e che pro tempore sarà da eliggere dodeci Cappellani, li quali siano tenuti, ed obbligati di amministrare gratis li Santi Sacramenti della confessione, Eucaristia, et extrema unzione così alli sani come all’infermi esistenti tanto nell’Ospitale, quanto nelle proprie case con obbligo ancora di accompagnare li cadaveri delli fedeli difonti gratis, e senza elemosina alcuna cone le loro cotte, tanto se li defunto sono ricchi, quanto poveri, come ancora il Reverendo Arciprete che pro tempore sarà, e Sagristani così della Madrice Chiesa, come ancora delle due Parrocchie non abbiano da pigliarsi per ragioni di funerale elemosina, e pagamento alcuno, con patto però che la cera con la quale sarà accompagnato il defunto, e quella si metterà nella chiesa quanto si canterà la messa ed altri officii per l’anima del difonto resti alla chiesa conforme è stato solito per il passato, volendo esso di Coniglio che il Reverendo Arciprete levasse, ed abolisse quello abuso solito osservarsi per il passato, cioè di pagare cera doppia quante volte il cadavere di una Parrocchia vuole seppellirsi in un’altra Parrocchia, ma abbia da restare solo quella cera, con la quale si accompagna, e mette intorno al cadavere, alle quali Reverendo Arciprete e Cappellani, e sagristani vuole detto Reverendo di Coniglio, che il Procuratore della Madrice Chiesa sopra li beni ereditarii del detto di Coniglio habbia di pagare ogni anno le infrascritte somme, cioè al Reverendo Arciprete onze otto, ad ognuno delli Cappellani onze quattro, al Sagristano della Madrice Chiesa onze otto, ed alli Sagristani delle altre due Parrocchie onze quattro per ognuno annuali in perpetuum, et infinitum con obbligo che tutti li sudetti dodeci Cappellani come sopra eliggendi abbiano d’assistere alle ore canoniche che ogni festa sogliono cantarsi nel Coro della Madrice Chiesa, e messe cantate, eccettuati quelli che con licenza del Reverendo Arciprete si troviranno occupati nell’Amministrazione delli Santissimi Sacramenti o altro servizio delle chiese, che non patisce dilazione, secondo il giudizio del Reveredno Arciprete, come anco siano tenuti e obbligati assistere detti Cappellani alli Vespri e messe cantate infrascritte, cioè nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria, nella festa del Santissimo Rosario, ed Assunzione della Beata Vergine nella Parrocchiale di S. Marco, intervenire alli Vespri, Processioni, e messa cantata del medesimo glorioso Santo nella Chiesa di S. Giacomo Apostolo, eseguiscano le medesime funzioni nelle feste della Santissima Ascensione di nostro Signor Gesù Cristo, del medesimo glorioso San Giacomo nella festa seu solennità di Santa Maria della Catena, nella chiesa di Santo Antonio le feste del medesimo glorioso Santo, e della Madonna Santissima della Grazia, e nella Chiesa di S. Lunardo nella festa del glorioso S. Gioseffo, ed anco nella chiesa edificanda per il MOnastero come sopra da fundarsi abbiano li Cappellani d’assistere al vespro, e messa cantata nella festa del Santo o Santa tutelare di detta Chiesa, ed a chi mancherà in tutte le sudette funzioni, o in parte sia obbligato il Reverendo Arciprete levarci quella parte delle sudette rendite secondo il numero delle mancanze, et sia in arbitrio, e potestà di detto Arciprete levare uno, o più Cappellani che li pariranno, e sustituirne altri conforme è stato solito da tutti li Arcipreti passati, e presenti, senza averne a rendere ragione a persona alcuna, perchè cpsì vuole, e non altrimenti.

E perchè il suono delle campane nella morte delli fedeli cristiani fu instituito per beneficio spirituale cioè per invegliare l’animi dell’homini alla considerazione della morte, rimedio efficace per animarci al bene, ritrarci dal male, per fare orazione per l’anima del difonto, ed altre opere virtuose per sollievo delle benedette anime del Santo Purgatorio secondo la disposizione e carità di ciascheduno, e non per pompa, e vanità mondana, vuole, ordina, e comanda esso di Coniglio, che così per ricchi, come per poveri, così per gentiluomini, come ministrali, e contadini, tanto cittadini, quanto forestieri che passeranno all’altra vita in questa predetta Città non abbiano da suonare altre campane, che quelle della propria Parrocchia, quella della chiesa dove anderà il cadavere a seppellirsi, e quella della propria confraternità alla quale siano tenuti ed obbligati li eredi del difonto dare la solita elemosina secondo il costume antico di questa predetta Città, il quale suono di campana non abbia a passare lo spazio di due ore, e perchè è pure indecenza grande il piangere, e strillare per la perdita delli congiunti come se l’anima delli cattolici cultori della vera legge, per la quale sola si acquista per misericordia di Iddio Benedetto la eterna gloria del Paradiso dovendo piuttosto sperare, e piamente credere, che con l’aggiuto degl’infiniti meriti della passione, e morte di nostro Signore Gesù Cristo nostro Redentore sia sicura piuttosto la salvazione, che la dannazione, per il che dobbiamo piuttosto consolarci per lo abbandono delle molte miserie umane, facciamo al contrario mostrando segni di tristizia tale come se l’anima di quel cattolico redenta col prezioso sangue di Gesù redentore fosse una di qualche gentile Idolatra, Eretico, o infedele, quasichè la vedessimo profundare nel balatro dello inferno, pertanto dovendo ongi fedele dare buono esempio di cristiana pietà, e modestia, vuole detto di Coniglio che ognuna persona non vadi accompagnando alla Chiesa il cadavere dell’amico, e parente, nemmeno si tenga pubblico lutto, e visita nelle chiese, o altri luoghi conforme è stato abuso in questa predetta Città, ma si ritirono li congiunti del morto, ciascheduno in una delle stanze delle proprie case, ovvero in casa di qualche stretto amico, e parente, dal quale può ricevere qualche consolazione spirituale, non ammettendo visite di persone estranee, che molti lo faccciano per semplice mondano complimento, e adulazione, ma piuttosto si ritiri solo per mandar prieghi a Dio con fervore e divozione per l’anima del difonto, e se il popolo di Castiglione non vorrà osservare le sudette ragionevoli considerazioni possa, come in virtù della presente il sudetto di Coniglio dona ogni potestà al sudetto di Gioeni cancellare, ed abolire tutte le sopradette disposizioni fatte a favore et utilità di questo populo di Castiglione, e commutarle in altre opere al detto di Gioeni benviste, prchè così il detto di Coniglio vuole, ordina, e comanda, e non altrimenti, nè d’altro modo, come ancora considerando il detto di Coniglio non doversi onorare del medesimo modo il Creatore conforme la creatura essendovi disuguaglianza infinita, vuole, ordina, e comanda sotto le medesime pene, che le campane per il martorio delle persone non suonino di quella forma, e maniera conforme è costume suonarsi ogni Venerdì per devozione nella Madrice Chiesa di questa in memoria e ricordanza della salutifera morte del benedetto Cristo, ma per l’omini abbiano da sonare un botto, e doppo tre conforme si sogliono suonare per la morte delle persone ordinarie, e per le donne primo un botto, e doppo due, e questo si debbia osservare per ogni sorte di persone di qualunque grado e condizione che sia, e non altrimenti, et volendo qualche persona far cantare messa di requie da detti Cappellani abbia da consegnare al Reverendo Cappellano Ebdomodario tarì ventiquattro, li quali sia tenuto il medesimo Cappellano finita la messa distribuirli dallo infrascritto modo, cioè al Reverendo Arciprete tarì quattro, al Cappellano celebrante tarì tre, alli dui Cappellani assistenti tarì uno e grana dieci per ognuno, alli altri nove Sacerdoti che cantanbo nel coro tarì nove, cioè tariè uno per ognuno, al Sagristano tarì due, ed a sei chierici che devono assistere alla messa cantata tarì tre, cioè grana dieci per ognuno, li quali tarì ventiquattro sia obbligato de proprio il medesimo cappellano subito dopo la funzione, caso che non se li facesse dare dalla persona che richiede la messa, et caso che alcuno volesse che il resto del clero unitamente con li medesimi Cappellani accompagnasse alla Chiesa defunto alcuno, debbia il Cappellano eddomodario farsi dare, e consignare anticipatamente tarì uno e grana dieci per ogni Sacerdote, tarì uno per ogni Diacono, grana quindeci per ogni Suddiacono, e grana dieci per ogni Clerico, li quali si devono distribuire statim finita la funzione, nel quale numero non s’includano li Cappellani, ed Arciprete, li quali devono fare detto officio gratis come di sopra si è detto, e se vorranno cantare la Messa sia obbligato oltre li tarì ventiquattro come sorpa per l’Arciprete celebrante, Cappellani, Sacristano, e sei clerici si dia per elemosina alli altri Sacerdoti et Clerici, ad ogni sacerdote tarì uno, ad ogni Diacono e suddiacono grana quindeci, ad ogni clerico grana dieci per ognuno da distribuirsi come sopra, volendo dippiù che le messe cantate così di requie, come festive sempre si abbiano da solennizzare con l’Assitenti con questo ordine, cioè il Cappellano eddomodario canti la messa, il Cappellano che soddisfece immediate la precedente eddomoda, e quell’altro che immeditamente dovrà subintrare alla seguente eddomoda servono di assistenti con questo che il più antico Sacerdote delli due assistenti canti lo evangelio, ed il più giovane la Epistola, e così vadino seguitando in giro tutti li dodeci Cappellani, il quale officio l’abbiano da eseguire da per loro stessi senza potere sustituire nella funzione ad un altro, se non in caso d’infermità, come in un altra cosa simile si è detto di sopra, e caso che li Cappellani non volessero puntualmente eseguire tutto quello e quanto si ha detto di sopra possa il detto di Gioeni commutare detta opera in un altra a lui benvista, perchè così vuole e non altrimenti, non avendo mira ad altro detto di Coniglio per la dotazione di sopra fatta, che alla gloria di Dio, decoro delle Chiese, e pubblica utilità. ||

Item vuole, ordina, e comanda detto di Coniglio che le vigne lasciate al Dr D. Onofrio Coffo suo Nepote ejus vita durante doppo la morte di detto di Coffo l’abia d’avere il Monastero edificando con obbligo che il Cappellano di detta Abazia abbia d’applicare al sacrificio della Messa per l’anima del detto di Coniglio con obbligo ancora di somministrare il vino per tutte le messe da celebrarsi in detta Madrice Chiesa, nec non di lavare e pulire li purificatori, cusire, e raccamare essendo richiesto dal Reverendo Arciprete, e servire in tutto quello potranno detta Madrice Chiesa ||

Item vuole, ordina, e comanda detto di Coniglio, che lo legato fatto a favore delli figli del Dr D. Antonino Spucches della Città di Taormina sia, e s’intenda casso, irrito, e nullo, come se mai fosse stato fatto, come ancora ordina e comanda detto di Coniglio che D. Giovanne, Paolo, e Leonardo Coniglio Coniglio Fratelli non possano, nè debbiano ingerirsi nella amministrazione della sua Eredità, anzi quel tanto dispose nel suo testamento a favore, beneficio o vero onoranza di detti Fratelli di Coniglio sia, e s’intenda casso, irrito, e nullo, come se mai ne avesse fatta menzione, perchè così vuole, e non altrimenti, nè d’altro modo ||

Item vuole esso di Coniglio, che caso che l’Università di questa predetta Città non potesse, non volesse pagare l’elemosina per il quadragesimale al Padre Predicatore, possa il Reverendo Arciprete procurare ed eligere a sua volontà ed arbitrio ogni anno detto Predicatore, al quale facci dare dal Procuratore sopra li beni della sua eredità onze sedeci l’anno, legni, e carbone, commodità di stanza, la quale abbia da fare accomodare nelle case, quali il Reverendo Arciprete dovrà fare acconciare delle cose necessarie, ed anco di supellettili di casa necessarii al servimento di detto Predicatore, cioè di stigli di cocina, tovagli, piatti, seggi, Boffetti, o vero bagulli, dui letti forniti con coscini, lenzola doppii, due paviglioni d’inverni, coperte, matarayxi, una tabarca, una lettiera, ed altri suppellettili benvisti al molto Reverendo Arciprete, quale roba si abia da pigliare di quella che al presente esso di Coniglio tiene nella sua casa; con questo però che nella prima ventura quatragesima non si possa avvalere il Reverendo Arciprete della presente disposizione, ma dopo che saranno comprati in tutto o in parte li stabili con li denari che lascia detto di Coniglio secondo parirà al detto Reverendo Arcirpete, con questo però che detto Padre Predicatore abia da celebrare se non sarà legitimamente impedito ogni giorno nella Chiesa Matrice di questa durante il tempo della Predicazione per l’anima del detto di Coniglio, e non altrimenti ||

Item vuole esso di Coniglio che il Procuratore eletto, seu eligendo dal Reverendo Arciprete presente, e che pro tempore sarà della matrice Chiesa sua Erede Universale li si debbiano dare ogni anno di salario onze sei per ragione di travaglio che dovrà avere per l’amministrazione della sua Eredità, perchè così vuole, e non altrimenti ||

Item dichiara detto di Coniglio, che benchè li paresse di non aver aggravato persona alcuna, nè interessatala, ad ogni modo per saldo maggiormente della propria coscienza ha disposto, che io infrascritto Sacerdote di Iesi avessi a far soddisfare sopra la sua eredità tutte quelle persone che in coscienza mi costerà essere state aggravati, o interessati, come per atto in Notar Marco Antonio Leone che per tanto vuole, ordina, e comanda, che tutte quelle persone le quali senza andare a fare capace a me infrascritto di Iesi, o vero venendo, e non mi parendoli detti pretendenti aver ragione in coscienza, e per tal causa comparendo qualsisia delli pretendenti in giudizio per muover lite contro tutti, o parte de’ suoi beni mobili, o stabili, o altri beni, ovvero occupassero, e ritenessero potenzialmente detti suoi beni, che in tal caso detto comparente per litigare occupante, e ritenente detti beni come sopra, tanto detto pretendente, quanto li suoi Parenti congiunti in consanguineità, o affinità per insino al secondo grado de jure canonico inclusive non possino, nè debbano essere ricevuti nel Monastero come sopra edificando, nè anco nelle loro infermità essere suvvenuti dallo Spitali pure edificando come sopra, ma siano, e s’intendano esclusi da tutte quelle commodità, ed utilità, che dalli detti Monasterio, ed Ospidale, ed altri si possono provenire, et caso che a detti pretendenti quanto altro parente come sopra detto Coniglio nel suo testamento, e Codicilli avesse lasciato uno, o più legati vuole, ordina, e comanda che siano cassi, irriti, e nulli, come si mai fossiro stati fatti, perchè così vuole, e non altrimente, nè d’altro modo ||

Item vuole, ordina, e comanda esso di Coniglio al Procuratore della Madrice Chiesa, che ottenghi da Monsignor Illustrissimo a suo Reverendissimo Vicario Generale un monitorio di scomunica contra quelle persone, le quali avessero occupato, così in vita di detto di Coniglio beni mobili, stabili, oro, argento, denari, scritture, libri di conti, Polize, stigli, ed arnesi di casa, formento, orgio, germana, vino musto, Nocilla, ed altri, ed essendovi riveli etiam d’una persona e sola, tutti tali occupanti, e non rivelatili con suoi parenti nel grado come sopra siano, e s’intendano esclusi di poter godere, ed avere quella commodità, ed utilità provenienti dalli detti Monastero, ed Ospedale come sopra, ed avendo da conseguire qualche legato per detto di Coniglio fattoli non l’abiano da conseguire, ed avere, ma sia, e s’intenda casso, irrito, e nullo, come se mai sia stato fatto, ed in caso che di uno o più legati si trovassero esatti essendo detti beni mobili o vero in possesso di beni stabili sia ognun di loro tenuto ed obbligato restituire ogni cosa integralmente, ed essendovi revelanti in numero e qualità tali che possono detti occupanti e retinenti giuridicamente esser costretti in giudizio, sia tenuto, ed obbligato il Procuratore della Madrice Chiesa comparire in qualsisia Corte, o Tribunale rappresentando, e facendo rappresentare le sue ragioni insino a tanto che li Giudici ed Officiali si faranno restituire, come ancora vuole detto di Coniglio che il Procuratore facci il medesimo contra li comparenti in giudizio occupanti, e retinenti, e loro parenti, caso che avessero ricevuto qualche legato per detto di Coniglio fattoli, volendo e comandando detto di Coniglio che il Monitorio non s’intenda contra quelle persone che sapessero o avessero pigliato cosa di prezzo di onze due a basso perchè così vuole, ordina, e comanda e non altrimenti, nè d’altro modo ||

Item esso di Coniglio vuole, ordina, e comanda che il Sacerdote D. Ignazio Vecchio Beneficiale eletto nominato per l’atti di Notar Marco Antonio Leone abbia, e debba celebrare tutte le feste comandate nella Chiesa di S. Caterina Vergine e Martire, alla quale Chiesa vuole che il Procuratore della Matrice Chiesa dia un calice, il quale l’abia da comprare con il piede di ramo dorato ||

Item esso di Coniglio vuole he s’abbiano d’assignare dalle sue bolle onze tre di rendita annuale alla Parrocchiale Chiesa di S. Maria, e onze sette per una volta tantum per Dio, e l’anima sua ||

Item che quando il Priore della Santissima Annunziata fabbricherà li si diano onze quindeci per una volta tantum per pagare li Maestri intagliatori, e muratori, et manuali ||

Item detto di Coniglio vuole che il Procuratore della Madrice Chiesa dia per una volta tantum onze dieci al Reverendo Sacerdote D. Antonino Gioeni ad effetto di comprare un calice tutto di argento per servizio della Venerabile Chiesa di S. Giacomo di questa Città.

Item detto di Coniglio vuole che a Filippa Nunfro nel suo maritaggio li si diano onze cinque per una volta tantum ||

Item vuole che si diano ad Alessandro Gambacurta onze tre per una volta tantum ||

Item vuole che si dia un visito a Paolo Coniglio, ed un altro a Timoteo di Carlo suo Zio ||

Item vuole detto di Coniglio, che la Chiesa del Glorioso S. Giuseppe abbia d’avere, e conseguire quel pezzo di terre che tiene alla Colla territorio di questa Città ||

Item vuole che non essendo trattata bene Maria sua schiava Negra da Vincenzo di Carlo, al quale detto di Coniglio nelli suoi codicilli la legò possa andare ad abitare con il Sacerdote D. Nicolao di Carlo, al quale debbia servire, e caso che ne anco da detto D. Nicolao fosse trattata bene abbia da entrare per servire nel Monastero di Donne edificando, che così vuole, e nonaltrimenti ||

Item vuole detto di Coniglio che il suo Cimbalo sia di Giuseppe Carnazza ||

La quale disposizione vuole, ordina, e comanda esso di Coniglio che ad unquem si osservasi non ostante che si trovasse nel testamento et codicilli altra cosa in contrario, o che impedisse la presente disposizione, che così vuole, e non altrimenti ||

Io Sacerdote D. Tommaso di Iesi di ordine del sudetto di Coniglio
Testes, qui interfuerunt in presentatione supradictae listae sunt infrascripti videlicet
Sebastianus utriusque Iuris Dr. Damianus Calabrisi, D. Joseph Rocco, Joseph Finocchio, et utriusque Iuris D. Antoninus Bonerba
Ego utriusque Dr Damianus Calabrisi testis interfui, et me subscribo = Ego Sebastianus Calabrisi testis me subscribo. Ego Joseph Finocchio testis interfui, et me subscribo = Ego utriusque Iuris Dr. D. Antoninus Bonerba testis interfui, et me subscribo = Ego D. Joseph Rocco Testis interfui et me subscribo.

Fatta la collazione corrisponde alla copia esistente nell’Archivio Ecclesiastico.
Sacerdote Giuseppe Cimino Maestro Notaro ed Archivario.
Visto pella legalità della superiore firma del Sig.r Sacerdote D. Giuseppe Cimino.
Pel Sindaco impedito
l’Assessore delegato
Carlo Ciprioti

Il Segretario Comunale
Gaspare Rizzo

[Timbro del Comune di Castiglione]

Acireale lì 5 Marzo 1864. Si certifica vera la firma e la qualifica del Sig.r Assessore funz:te da Sindaco Carlo Ciprioti.

Il Sotto Prefetto
Condes

Catania 7 Marzo 1864
Visto per la legalità della fir=
ma del Sottoprefetto Condes
Pel Prefetto
Il Consig. Delegato

[Timbro Prefettura della Provincia di Catania]

[A chi spetta, secondo la ‘lista’ consegnata dal Di Iesi, la nomina del personale sia per il Monastero che per l’Ospedale?
Ancora: a chi spetta, eventualmente, regolare il funzionamento dell’uno e dell’altro e la possibilità di cambiarlo?
Così è scritto nella ‘lista’:
“… ordinando di più detto Reverendo di Coniglio, che la elezione delli Cappellani, Tesorieri, Procuratori, Medici, Serventi, e Speziali debbia spettare al Reverendo Arciprete che pro tempore sarà per servigio così del sudetto Ospitale come anche del sudetto Monastero, purchè li Cappellani siano approbati alla confessione dall’ordine, come anche spetti al medesimo Arciprete la designazione del confessore straordinario al Monastero approbato come sopra, e così vuole, e non altrimente, nè d’altro modo || e come meglio per li Capitoli da farsi per detto di Gioeni, quali Capitoli possa detto di Gioeni rinnovare, e accomodare conforme si ha detto di sopra per li Capitoli del Monastero”.
Sembrerebbe dunque che era nelle intenzioni e nella espressa volontà del Coniglio che la designazione dell’amministrazione sia del Monastero come dell’Ospedale spettasse unicamente all’arciprete Gioeni e all’arciprete pro tempore.
Pertanto: solo l’arciprete pro tempore è l’unico ‘fidecommissario’ che ha esclusivamente questo compito, in quanto a lui viene espressamente affidato.]

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