Fonte: CLAE – “CONIGLIO Libro 2°” – [1824]

“Al Signor Intendente di questa Valle di
Catania

L’Arciprete Don Giambattista Calì fedecommissario dell’Eredità del Sacerdote Don Giuseppe Coniglio della Comune di Castiglione con ossequio vi espone di avervi tante volte supplicato per venirgli compartita la dovuta giustizia a carico della Comune di Mineo ed essergli pagati gli attrassi di una soggiogazione di onze 320 annuali montanti sino a 31. Agosto 18ventiquattro ad onze milleseicentotrentadue di netto. Vi siete degnato di rimettere le suppliche al vostro Consiglio, non già per esaminare la giustizia della dimanda, poichè il di lui titolo fu riconosciuto legale sin dal 1820 come dalla Decisione al proposito emessa dallo stesso Consiglio; ma per condannare col nome proprio gli Amministratori Comunali, essendosi trovati negligenti in esiggere i Crediti della Comune. Con somma sorpresa dell’Oratore si è voluto usare riguardo ai detti Amministratori contro il litterale prescritto della Legge. Per illudere ha emesso parecchi avvisi; nissuno però di essi è stato sufficiente a mettere in mora gli Amministratori Comunali, e porre almeno in attivazione l’esazione; anzi la loro condotta ha mostrato di essere vero ciò che vantano, di godere cioè la protezione di alcuno dello stesso vostro Consiglio. Così essendo l’Oratore dispera di essere pagato, ed inutilmente mostra la giustizia della sua Causa, quando non si vuol conoscere. Tuttavia essendo note la vostra giustizia ed imparzialità si fa animo l’Oratore, di nuovamente ricorrere a Voi Signore, e con la vivezza del suo spirito vi prega per degnarvi di porre fine colla vostra auttorità a tutte le lentezze figlie della provocazione. Così darete un sollievo a tante povere Orfane chiamate a parte della beneficenza del fondatore. Farete che non languisca il Culto Divino, ed i Legatarj tutti fossero pagati; proteggerete un’opera che interessar deve i cuori senzibili e del Cristiano, ed oltre a ciò l’oratore l’avrà a grazia particolare.

Fatto in Catania a ventitre Novembre 1824 —

Sacerdote Giuseppe Calì Procuratore Commissionato”


[Il contenzioso con il comune di Mineo sarà risolto con la transazione del 21 dicembre 1882! Il Sac. D. Giambattista Calì era diventato arciprete il 16 giugno 1823. Il Sac. Giuseppe Calì è fratello dell’arciprete, più grande di lui di circa dieci anni (morto il 23/01/1856, all’età di 72 anni). La soggiogazione con il comune di Mineo risale al 16 ottobre 1669, con atto stipulato dal Notaio Don Giuseppe Vollero di Palermo, ratificato il tre novembre 1669 per gli atti del notaio Don Carlo Maura di Mineo. Con quest’atto gli agenti comunali di Mineo “si obbligarono… a nome della Comune di pagare annualmente sui fondi Comunali la somma di onze trecentoventi di rendita annuale all’Eredità del detto Coniglio di Castiglione, oggi rappresentata dagl’Istanti quali Fidecommissarj, per lo capitale di onze 6400: che fu depositato in Tavola di Palermo… (cfr. doc. in CLAE, “CONIGLIO – Libro 2°”)].


Fonte: CLAE – “CONIGLIO – Libro 2°” – [1834 – Fedecommissari – Procuratori della Matrice]

“L’anno mille ottocento trentaquattro il giorno ventitre Giugno in Castiglione. Ad istanza del Signor Principe Don Giovanni Grimaldi proprietario domiciliato in Catania strada quattro cantoni num.°

Io Gaetano Marino usciere addetto alla Giustizia Circondariale di Linguaglossa ivi domiciliato.

Ho dichiarato ai Signori Arciprete Don Giambattista Calì Sardo qual rappresentante la Fidecommissaria dell’estinto Don Giuseppe Coniglio, Sacerdote Don Giuseppe Calì Sardo, Sacerdote Don Giuseppe la Monaca, e Sacerdote Vicario Don Francesco Ferrara quali eredi universali del suddetto defunto Coniglio nella qualità di procuratori della Madrice Chiesa di questa, non che ai Signori Decano Don Giuseppe di Marco, e Sacerdote Don Nicolò Ucchino qual Ex procuratori, ed oggi il detto di Ucchino Cassiere di detta Fidecommissaria della riferita Madrice Chiesa, ed anche ai suddetti tutti col nome proprio, ed ogni altro titolo o rappresentanza se mai ne hanno e come … creditori soggiogatorj della Comune di Mineo…”

[- L’arciprete viene presentato come il ‘rappresentante la Fidecommissaria dell’estinto Don Giuseppe Coniglio’. Nessuna menzione si fa di eventuali altri fedecommissari.

 – I procuratori della ‘Madrice Chiesa’  appaiono invece come ‘eredi universali del suddetto defunto Coniglio’, in quanto rappresentanti la Cappella dei Santi Pietro e Paolo in essa esistente e dal Coniglio costituita come ‘erede universale’.

 – Tutti gli altri documenti seguenti non fanno che ripresentare la stessa situazione nell’infinito contenzioso con il Comune di Mineo.]


Fonte: CLAE – “CONIGLIO – Libro 2°” [1843 – Elezione di Procuratore]

“Ferdinando Secondo Regnante ||
Regno delle due Sicilie

In Castiglione nel giorno trenta Novembre Milleottocento quarantatre 1843.
Mercè quest’atto privato da valere per pubblico strumento autentico a mente del Codice Noi soscrivendi Arcirpete GianBattista Calì qual fidecommessario della pia opera del fù Don Giuseppe Coniglio, e Sacerdote Don Vincenzo Sardo qual Procuradore amministradore dei beni, e delle rendite di questa Madrice Chiesa sotto titolo de’ SS. Apostoli Pietro e Paolo costituiamo in nostro speciale procuradore il Patrocinatore D. Salvadore Patanè Contarini domiciliato in Catania ad ‘oggetto di esigere dal Principe Don Giovanni Grimaldi le spese liquidate nella sentenza proferita dal Giudice Circondariale di Linguaglossa nel ventidue Gennaro 1840 registrata in Linguaglossa al n.° 230. lib. 3°. vol. 34. f. 36. cas. 1ª tra detto Principe Grimaldi, e li Signori Sacerdoti Don Giuseppe Calì, Don Giuseppe la Monica, Vicario D. Francesco Ferrara, D. Giuseppe di Marco, e Don Niccolò Ucchino; il primo quale allora fidecommissario dell’Eredità di D. Giuseppe Coniglio, e qual procuradore della Madrice Chiesa di Castiglione; i detti La Monaca, e Ferrara anche quali allora procuradori di detta Madrice Chiesa, ed i detti Marco, ed Ucchino quali allora ex-procuradori della ridetta Chiesa di Castiglione; come pure le spese della spedizione, notifica della stessa, e degli atti di esecuzione,con rilasciare analoga quietanza sì pubblica, che privata. A quale oggetto accordiamo a detto procuradore tutte le facoltà necessarie non escluse quelle di fare cauzioni, ricevere offerte reali,deferire giuramenti, rifiutare offerte ove non sono integre, domandare ed ottenere disbanchi: fare in somma tutto ciò che potrebbe farsi da Noi stessi per lo incasso delle dette spese.
Fatta in Castiglione nel giorno, mese, ed anno di sopra
Arciprete GianBattista Calì Fidecommessario
Sacerdote Vincenzo Sardo Procuradore”

[La procura è scritta dall’arc. Calì]

[L’arciprete Calì per tutta la sua arcipretura, dal 1823 al 1874, ha avuto a che fare con il Comune di Mineo per il contenzioso riguardante l’eredità Coniglio, senza per altro approdare ad una soluzione definitiva, che arriverà solo con la transazione del 1882. In questa lunghissima vicenda giudiziaria compare sempre da solo come ‘fidecommessario dell’eredità’ Coniglio, o quale rappresentante di essa.]


 

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