Archivio Storico FSA
Notizie trasmesse dall’Archivio Storico delle Figlie di S. Anna di Roma il 31 ottobre 1987.


Presenza a Castiglione di Sicilia.

[1] “CASTIGLIONE DI SICILIA

Le trattative per la presenza delle Figlie di S. Anna a Castiglione di Sicilia iniziano il 30 settembre 1880 con Lettera dell’arciprete Vincenzo Sardo alla Fondatrice Rosa Gattorno. Si chiedono tre Suore per l’istruzione delle giovanette e si offre un compenso di L. 500 ciascuna.
Il 17 ottobre 1880 l’Arciprete Vincenzo Sardo scrive nuovamente a Madre Rosa Gattorno presentando qualche difficoltà per la quarta Sorella proposta dalla Madre.
La trattativa riprende con lettera in data 16 febbraio 1881 del Vescovo di Acireale Mons. Gerlando M. Genuardi che prega la Fondatrice di accettare la richiesta del Municipio di Castiglione: mantenere lo stipendio totale annuo di L. 1500 anche se vengono mandate quattro Sorelle e non tre come era stato richiesto.
Il 6 marzo 1881 l’Ing. Giuseppe Lamonica, Assessore delegato per l’istruzione, ringrazia Madre Rosa Gattorno (con una lettera ufficiale ed una privata nella medesima data) per aver accolto la richiesta del Municipio di inviare tre Suore maestre per le scuole femminili.
Per abitazione delle Suore e per le scuole viene destinato il monastero delle Benedettine e poiché questo è abitato dalle monache si ricorre alla S. Sede per il permesso di disporre di una parte del monastero (Lettera dell’Ing. Lamonica del 17 luglio 1881). Gli ambienti vengono arredati a spese del Municipio e dei cittadini.
Le Suore arrivano a Castiglione negli ultimi giorni di ottobre 1881. Sono:
Sr. A. DELLA CARITÀ GARIBALDI – superiora e maestra
Sr. A. CLETA GIACOBINI – maestra
Sr. A. CIRILLA COSTA – maestra
Sr. A. ZOÉ – cuciniera

Fin dai primi mesi le Suore tengono a mezza pensione le figlie ed una nipote dell’Ing. Lamonica. Anni più tardi una figlia di Giuseppe Lamonica, Concetta, avrà come madrina di Cresima Madre Rosa Gattorno.
Nel 1884 il Municipio istituisce l’Orfanotrofio ed ottiene il decreto reale di erezione. Vengono chiamate le Figlie di S. Anna a dirigerlo ed esse sono sul posto tra agosto e settembre 1885. La Comunità aumenta così numero e la vita della scuola femminile si intreccia con quella dell’Orfanotrofio sotto la direzione della Superiora Sr. A. Gennarina Lovisolo. Fino al presente non è possibile determinare in quale anno cessarono le Scuole femminili e rimase solo l’orfanotrofio.

[2] Il 19 agosto 1886 l’Ing. Lamonica comunica a Madre Rosa che il giorno precedente, 18 agosto 1886, la Congregazione di Carità ha deliberato di chiamare le Figlie di S. Anna per l’assistenza dei malati nell’Ospedale S. Giovanni di Dio.
Le trattative vengono riprese nel 1889 e l’impianto della nuova casa può andare in porto per l’intervento del Vescovo di Acireale (Mons. Gerlando M. Genuardi).
Le Suore assumono il servizio nell’ospedale ai primi di settembre 1889. La Superiora è Sr. A. Leopoldina Belli.
(La Comunità dell’Ospedale verrà ritirata nel 1950).
Roma, 31 ottobre 1987
[timbro dell’Archivio]”

 

Dallo stesso Archivio viene inviato una scheda sull’Orfanotrofio con una sua cronistoria [8 pp. dattiloscritte, stese dalla superiora Sr. A. Camilla Colangelo]:

 

[1] “LA COMUNITÀ DELL’ORFANOTROFIO REGINA MARGHERITA
CASTIGLIONE DI SICILIA
NEL I CENTENARIO DELLA CONGREGAZIONE “FIGLIE DI S. ANNA”
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Il maestoso fabbricato che domina il lato di levante di Castiglione, opera di insigne architetto, costruito da grande benefattore Castiglionese – Can. G. Coniglio – e destinato a monastero delle Benedettine, dopo la soppressione degli ordini religiosi, per iniziativa dell’Ing. Giuseppe Lamonica e di munifici cittadini Castiglionesi, venne destinato a sede di un erigendo orfanotrofio, che sotto il titolo e l’alto patronato dell’augusta Regina Margherita doveva accogliere ed ospitare le giovanette di Castiglione orfane o prive della assistenza dei genitori.
Lo scopo filantropico dell’erigenda opera, il significato e l’indirizzo che intendeva darsi all’istituto: educazione, istruzione, convivenza delle fanciulle povere ed abbandonate in unico convitto, venne accolto dalla popolazione con vero entusiasmo e fu una nobile gara di tutti i cittadini che collaborarono per la buona riuscita dell’opera intrapresa.
Nell’anno 1884 fu possibile costituire l’Orfanotrofio in Ente Morale con personalità giuridica, con decreto reale, sui fondi destinati dal Can. Coniglio.
La prima Commissione Amministrativa dell’Ente, per come si legge nella prima deliberazione esistente in archivio, del 2 luglio 1885, era costituita dai benemeriti Castiglionesi che maggiormente avevano voluto il sorgere dell’Opera Pia: nelle persone dei sigg: Giovanni Sardo Turcis presidente, Avv. Mario Sardo Panebianco e Ing. Giuseppe Lamonica.
Con tale deliberazione la Commissione deliberava di affidare l’incarico per l’amministrazione, l’educazione e la istruzione delle orfanelle alle Suore della Congregazione “Figlie di S. Anna” istituita dalla pia fondatrice S. A. Rosa Gattorno, che in breve volger di anni dalla sua fondazione tanti lusinghieri consensi aveva raccolti, sia negli Istituti, sia negli ospedali e sia negli educandati che amministrava o gestiva e larga messe di vocazioni aveva conseguita.
Con lettera della Madre Generale Rosa Gattorno, che si conserva in archivio, la richiesta venne benevolmente accolta e le ‘Figlie di S. Anna’ fin d’allora presero possesso dell’Orfanotrofio.
La prima Superiora che resse l’Istituto rispondeva al nome di Sr. A. Gennarina Lavasolo[sic!], verso la quale la Commissione Amministrativa ha parole di alto elogio come maestra e come direttrice “per la solerzia, abilità ed esattezza con la quale ha provvisto a tutta la fornitura della mobilia, vestiti e tutto per l’impianto dell’Istituto”. (Delib. 25/XII/1885).

[2] Al primo Presidente Giovanni Sardo Turcis successe l’Ing. Giuseppe Lamonica, fervente cattolico, insignito del titolo di Cavaliere dell’ordine di S. Gregorio Magno, devoto ammiratore della Madre Rosa Gattorno, iscritto quale ‘Figlio’ secolare di S. Anna, e fu cosciente testimone delle virtù divinatorie della Madre Rosa.
In occasione di una sua visita in Messina alla Madre in compagnia di due delle sue figliuole: Carmela e Maria Catena, allora giovanette, la Madre Rosa guardandole entrambe, ebbe a predire: “Una di queste due fanciulle si farà suora” ed alla domanda dell’Ing. Lamonica ebbe ad indicare la Maria Catena.
A distanza di alcuni anni da tale predizione la Maria Catena prese il velo delle Figlie della Carità di S. Vincenzo di Paola[sic!]; è morta qualche anno fa, dopo oltre mezzo secolo di fecondo e santo apostolato.
Un’altra delle sue figliuole, Concetta, tuttora vivente all’età di 84 anni, ebbe la vera fortuna di avere per madrina di cresima la madre Rosa, della quale naturalmente è devotissima ed alla quale raccomanda sempre nelle sue preghiere la numerosa discendenza di figli e nipoti.
Alla Superiora Lovisolo successe nella direzione dell’Orfanotrofio Sr. A. Geronima Mazza, la quale per essere stata per diverso tempo vicina e coadiuvatrice della Madre, per averla seguita nelle visite ai diversi Istituti, ne impersonava maggiormente i caratteri e ne seguiva più da vicino gli esempi.
Sr. A. Geronima Mazza può dirsi sia stata la vera fondatrice dell’Orfanotrofio, al quale impresse l’indirizzo voluto dalla Madre Rosa, dedicandosi con ogni cura ed a volte con vero sacrificio alla vita dell’Opera Pia, che fece fiorire, meritando la riconoscenza delle piccole ricoverate ed il plauso delle Autorità.
Nel lungo e felice periodo che diresse l’Istituto (dal 1892 al 1925) istituì corsi di taglio, cucito, ricamo ecc. ai quali intervenivano le fanciulle esterne, le quali nello stesso tempo ricevevano dalla Superiora e dalle Suore suggerimenti ed esempi per la loro formazione cristiana e consigli per il loro avvenire.
Favorì la devozione del pane di S. Antonio di Padova che veniva diviso ai poveri in ogni 13 del mese. A tale scopo era esposta in chiesa una cassetta per ricevere l’obolo necessario all’acquisto del pane, che veniva diviso fra le orfanelle ed i poveri. Vi fu un mese però che la raccolta nella cassetta era tanto magra da non consentire neppure l’acquisto del pane per i soli poveri. Rimase talmente interdetta che inginocchiatasi ai piedi della statua di S. Antonio lo invocò ad alta voce, ritenendo che nessuno la sentisse, perchè l’indomani le facesse trovare

[3] almeno il denaro necessario per il pane dei poveri. L’indomani, 13 del mese, si trovò nella cassetta tanto denaro da poter comprare il pane per i poveri, per le orfane e rimase del denaro per il mese successivo.
Questo episodio è stato raccontato da Sr. A. Pudenziana, che non vista poté assistere alla fiduciosa invocazione della Superiora Geronima.
Spesso era solita raccontare gli episodi ai quali aveva assistito stando in compagnia della Fondatrice nelle lunghe peregrinazioni per l’apertura e l’incremento delle nuove case.
Ricordava che una sera andando a dormire si era accorta che la Madre portava i cilizi e venne rimproverata con le parole: “Figgea [sic!] cosa guardi?”
Più importante l’episodio che viene narrato nel 2° Volume della vita di Rosa Gattorno a pag. 264, che la Superiora Geronima spesso raccontava alle consorelle: “Nel 1885 morì a Pistoia il Rev. Canonico Biagini D. il quale donò la sua casa al nostro Istituto; io fui presente alla sua morte perchè io e la Comunità abitavamo nello stesso palazzo.
Dopo la morte del Canonico si avvertivano degli insoliti rumori per la casa, che ci mettevano paura perchè temevamo che fossero prodotti dai parenti per minacciarci del fatto che erano stati diseredati dallo zio.
La Madre Gattorno di passaggio da Pistoia si fermò nella nostra casa per una settimana e potè sentire gli insoliti rumori che noi avvertivamo, ma non sembrò darsi pensiero di questo fatto. Il giorno che doveva andar via dopo la S. Messa si trattenne a lungo in Cappella e quando io andai ad avvertirla che la carrozza era pronta, non rispose e seguitò a pregare in ginocchio. Dopo circa mezzora sollecitata dalla segretaria mi recai nuovamente nella Cappella e la trovai in preghiera nella stessa positura che l’avevo lasciata ed alle mie replicate domande non diede segno di risposta, talchè mi allontanai ed attesi che uscisse dalla Cappella. Dopo alcun tempo si recò in camera sua e mi fece chiamare e presami per mano mi condusse nuovamente in Cappella, ove fattami inginocchiare accanto a lei mi chiese: “Senti una voce? – conosci di chi è?” Io che avevo avvertito una voce come di persona che si lamentasse forte, risposi: “sì, Madre, è la voce del Canonico” e rimasi sconvolta e presa da panico. Ma la Madre mi rassicurò e mi disse che l’anima del Canonico aveva bisogno delle nostre preghiere per liberarsi dallesofferenze del Purgatorio. La Madre poco dopo partì e noi da quel giorno non tralasciammo di pregare per l’anima del Canonico e non si avvertirono più gli strani rumori che prima si sentivano.
Negli scritti della detta Superiora Geronima Mazza si leggono questi particolari:
“Appena entrata nell’Istituto e conosciuta la Madre

[4] Rosa, ebbi l’impressione di una santa e sempre per tale la ritengo. Nei suoi discorsi e nel portamento si rilevavano quella fede, quella speranza e quella carità che la animavano, nonchè le rare virtù di cui era adorna: prudenza, giustizia, temperanza, fortezza. Molti sono i fatti a me noti che possono certificare le sue eroiche virtù, essendo stata sua compagna in diversi viaggi nell’occasione di aprire nove case.
Nel 1880 trovandomi nella Casa Madre di Piacenza, mentre parlavo con lei, la vidi in estasi per oltre un’ora dinanzi all’immagine del Transito di S.Giuseppe. Quando si riebbe alla mia domanda rispose con umiltà: – figliuola mi vince il sonno – ed alla mia replica: – con gli occhi aperti?- si limitò a sorridere.
Nel 1882 mi trovavo a Piacenza nel gabinetto della Madre dalla quale ero stata chiamata da Pistoia ov’ero superiora ed in presenza mia e delle due segretarie la Madre ebbe uno svenimento, dal quale riavutasi mi chiamò accanto a sè e presami una mano che mi strinse forte mi disse: “Fatti accompagnare da Sr. A. Fulgenzia e parti subito” – Per dove? – risposi io. Lei non potè rispondere subito e dopo pochi minuti: “Parti subito per Orbetello e là io ti scriverò. Non far parola con alcuno di ciò che è successo”. Nè io nè le altre consorelle sapevamo cosa fosse avvenuto, ma la Madre aveva avvertito in ispirito che le due superiore dell’Ospedale e dell’Istituto, Sr. A. Eufrosina e Sr. A. Giacomina erano fuggite via ed avevano abbandonate le due case.
Rimasi colpita da quel fatto e, recatami ad Orbetello, messo in ordine l’Ospedale lasciai quale superiora Sr. A. Fulgenzia e ritornai a Pistoia nel mio Istituto, ove mi ammalai gravemente. Per 9 mesi dovetti stare a letto, giugnendo in fin di vita, tanto per quanto dovettero amministrarmi la Estrema Unzione. Il Dottor Chiappelli pensò bene di inviare un tlegramma alla Madre annunziando la mia prossima fine. Ella rispose per lettera: “Non dubitate, S. Anna non la farà morire, è ancora giovane e deve lavorare per l’Opera nostra. Se fossi sicura della sua morte non sarei mancata di volare al suo fianco”. Ed inviò la sua benedizione.
Nel 1883 mi recai nella stessa Casa di Piacenza per conferire con la Madre per affari che interessavano la mia Comunità. Ivi giunta appresi dalla suora portinaia che Ella era gravemente ammalata e non poteva ricevere nessuno. Rimasi addoloratissima e recatami in Cappella piangevo e pregavo per la sua salute. Con mia grandissima sorpresa mi vidi chiamare da una suora, la quale mi disse che la Madre mi attendeva in camera sua.

[5] Introdotta nella sua stanza, ebbe a dirmi: “Figliuola perchè piangi? – non ti affliggere, perchè io soffro ma non morrò. Dimmi piuttosto cosa desideravi”.
Nessuno si era accorto della mia presenza nella Casa ad eccezione della suora portinaia, la quale nulla aveva riferito alla Madre della mia presenza, quindi sono certa che Ella dovette avvertire in ispirito la mia presenza nella Casa e lo scopo della mia visita.
Nel 1884 mi ero recata a Piacenza ed avevo lasciato a Pistoia le sorelle in ottima salute. Alcune ore dopo il mio arrivo la Madre mi fece chiamare e mi disse: “Figliuola corri subito a Casa, perchè c’è una suora gravemente ammalata”. Alle mie meraviglie la Madre insistette: “Parti subito”. Tornata immediatamente a Pistoia trovai che Sr. A. Rufina era già morta e le sorelle le preparavano i fiori. Potei stabilire che nella stessa ora nella quale la Madre mi aveva sollecitato a partire, l’anima della suora era volata al Cielo!
Molte furono le guarigioni operate dalla Madre Rosa ed alle quali io personalmente assistei, a volte è bastato il semplice segno della croce apposto dalla Madre sulla fronte della inferma od un lieve tocco sul capo per guarire.
Per abituarci a sopportare cristianamente le infermità in Casa era solita dirci: “Figliuole, la Csa ove vi sono sorellle inferme sono visitate da Dio e c’è la sua benedizione. La vedevo pregare sempre di giorno e di notte, fare penitenza per i peccatori.
Chiudeva lo scritto con la seguente testimonianza:
Dichiaro in verità e fede e pronta a giurare sulla deposizione di ciò che ho scritto.
Abbiamo riportato quanto sopra per lumeggiare maggiormente la figura ispirata ed angelica della superiora Geronima, che diresse tanto sapientemente l’Orfanotrofio per 33 anni, ove santamente morì il 16 maggio 1925 alla età di 73 anni.
Il suo corpo riposa nel cimitero di Castiglione, meta di mesti pellegrinaggi di tutte le sue allieve e di quanti la conobbero durante la sua vita, essendo larga di consigli, di conforto e di aiuto a tutte coloro che l’avvicinavano, Le prime suore che coadiuvarono la Superiora Geronima furono Sr. A. Metodia e Sr. A. Cesarina, morte entrambe in giovanissima età in Castiglione.
Sr. A. Pudenziana Bonanno che sostituì Sr. A. Metodia come maestra di ricamo, aveva solamente 18 anni quando venne a Castiglione come novizia e rimase nell’Orfanotrofio per lunghissimo tempo, amata, rispettata da tutti perchè dotata di ogni rara virtù sia come educatrice e maestra e sia come persona che possedeva una santa dolcezza che attirava i cuori.
Sr. A. Pia Amadori, dotata di virtù e di una spiccata intelligenza, venne trasferita da Castiglione e fu Superiora al Pignatelli e quindi segretaria della Generale Sr. A. Camilla Valentini.

[6] Sr. A. Maria Del Carmine, Sr. A. Gisella, Sr. A. Maurilia Bucciarelli, Sr. A. Ernesta. furono in questo Orfanotrofio e lasciarono un ricordo indimenticabile per le loro virtù. In modo particolare Sr. A. Ernesta che morì in questo Orfanotrofio in odore di santità.
Sr. A. Guglielmina Cozzi, maestra impareggiabile di telai.
Dai quattro telai esistenti allora nella Casa uscirono tessuti per materassi, damaschi per servizi da tavola e fustagno e stoffe varie. Le sue virtù principali furono la semplicità e l’ubbidienza.
Sr. A. Blandina Fiocca, cuciniera delle suore, anima candida consacrata a Dio. Viveva di penitenza ed era molto devota dell’Immacolata e spesso veniva sorpres di notte a pregare estatica dinnanzi la statuetta dell’Immacolata che tuttora vedesi nel corridoio, che lei chiamava la sua Madonnina e che tuttora nella Casa si suol chiamare la Madonna di Sr. A, Blandina.
Sr. A. Antonina Giannantonia fu la Superiora che successe a Sr. A. Geronima, e nel 1926 in un’ala del fabbricato dell’Orfanotrofio venne sistemato l’asilo infantile, che fu affidato alle cure delle stesse suore. Sr. A. Valentina Ugues, che fu maestra dell’asilo fu successivamente superiora dell’Orfanotrofio. Durante tale periodo di tempo l’Orfanotrofio acquistò la ben meritata fiducia da parte degli Enti provinciali e statali ed oltre a varie benemerenze di cui venne insignito, ebbe il merito di essere segnalato fra gli Istituti e le Opere Pie di ben meritato rilievo nazionale.
Sr. Anna Angelica Soria fu l’ultima superiora che ha preceduto la sottoscritta. Per ben 26 anni resse l’Orfanotrofio e sono ancora attuali le benemerenze che tutta la cittadinanza di Castiglione le ha tributate.
Sopportò il peso della guerra facendo veri miracoli per mantenere le orfane, esponendosi a gravi sacrifici e pericoli per procurare il pane per la comunità.
Nell’eccidio commesso dai tedeschi in ritirata in Castiglione, nel quale perdettero la vita ben 22 innocenti persone, la Superiora Angelica fece rifuggiare nell’Orfanotrofio coloro che temevano per la loro vita.

[7] A P P E N D I C E

Attualemente l’Orfanotrofio “REGINA MARGHERITA” è retto dalla sottoscritta Sr. A. Camilla Colangelo coadiuvata dalle Suore: Sr. A. Vilfreda Corvaja Vice-Superiora e maestra di ricamo, Sr. A. Odilia Di Giovanni ASSISTENTE delle ragazze e guardarobiera e insegnante di maglieria, Sr. A. Arcangela Garufo cuciniera e per l’Asilo Infantile Sr. A. Germana Pompei.Le ragazze ospitate nell’Istituto sono in numero di 40. Oltre l’educazione che ricevono nell’Istituto godono della possibilità dell’insegnamento delle Scuole Pubbliche (scuole elementari, scuole Medie, Magistrali) integrati dalla istruzione “taglio, cucito, maglieria, ricamo e lavori donneschi che ricevono nell’Istituto per prepararle ad essere buone madri di famiglia.
Dobbiamo ricordare con vera gratitudine che le attuali condizioni dell’Orfanotrofio sono state profondamente migliorate in conseguenza dell’intervento di Autorità Statali (Sua Eccellenza Strano Prefetto di Catania e dalle Autorità Politiche (Onorevole Scelba, Onorevole Corrado Terranova, l’Onorevole Franco Coniglio).
Ma soprattutto la gratitudine è la perenne riconoscenza dell’Orfanotrofio, va al grande Benefattore Avv. Paolo Zingali Tetto Castiglionese, di nobile cuore e di paterni sentimenti verso quest’opera Pia, che ha favorito in ogni tempo con sussidii in danari e generi, e soprattutto con la donazione di un vasto comprensorio di terreni nel Comune di Lentini, e la donazione di un palazzo in Berlino, dalla vendita del quale si sono realizzati 11.500.000 lire con le quali si è costituito un fondo per l’assistenza delle orfanelle che si licenziano dall’Istituto.
La detta somma impiegata in buoni del tesoro, con la rendita del 5% dà la possibilità annualmente di ricavare dagli interessi le somme necessarie per costituire doti di maritaggio a favore delle orfanelle che passano in matrimonio, oppure delle orfanelle che dopo essere state per almeno sei anni nell’Istituto vengono licenziate per raggiunti limiti di età.
L’Attuale Amministrazione, che ha prodigato cure indefesse per sostenere le fortune di questa opera Pia, rimasta gravemente danneggiata e nel fabbricato e nei beni mobili dalla guerra, è composta: Avvocato Ruggero Sardo Presidente fin dal 1947, coadiuvato dai Signori Di Carlo Fausto e Giannetto Lorenzo (Commissari di Amministrazione e dal Ragioniere Papa Giuseppe Cassiere, tutti dipendenti dalla Fidecommisseria Coniglio, in persona dei Signori Sacerdote Salvatore Savoca, Arciprete parroco di Castiglione e Signor Francesco Tuccari.

[8] “A S I L O     I N F A N T I L E”
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
ANNESSO ALL’ORFANOTROFIO E RETTO DALLE FIGLIE DI S. ANNA

Per iniziativa di alcuni cittadini Castiglionesi e col consenso dell’OPERA NAZIONALE DEI COMBATTENTI, i fondi destinati per un monumento ai Caduti nella guerra 1915-1918, vennero devoluti alla istituzione di un Asilo Infantile in una ala del fabbricato dello Orfanotrofio, con una lapide(3s) nella quaòe vennero iscritti i nomi dei soldati Castiglionesi caduti in guerra, a perenne memoria del loro sacrificio che doveva imprimere alla mente e nel ricordo dei bimbi che avrebbero frequentato l’Asilo.
La Direzione e l’istruzione venne affidata alle “FIGLIE DI S. ANNA”, le quali hanno meritato il plauso delle Autorità e dell’Opera del Mezzogiorno d’Italia, che ne aveva le cure.
Nell’Asilo hanno ricevuto i primi insegnamenti le persone che oggi sono professionisti, Sacerdoti, Missionari, Suore, impiegati, semplici operai, nonché tutte le buone madri di famiglia, che popolano la bella cittadina di Castiglione e frazioni.
Ad onore e vanto dell’Asilo, ricordiamo gli anni infantili i primi insegnamenti impartiti da Sr. A. Valentina Ugues, Sr. A. Angelica Soria che si è prodigata tanto per questo Asilo, Sr. A. Amelia Casini, Sr. A. Alma Giuffì, Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor Gaetano Alibrandi, Lustro e vanto di Castiglione, Nunzio Apostolico del Cile e Arcivescovo di Binda, il quale per alcuni anni fu anche il chierichetto nell’Orfanotrofio.
Attualmente l’Asilo è stato convenzionato dallo stesso Orfanotrofio “Regina Margherita” e l’attuale Presidente Avv. Ruggero Sardo ha assunto l’onere del mantenimento dell’Asilo, il quale è diretto sempre dalle stesse Suore Figlie di S. Anna, le quali si prodigano perchè l’Asilo possa progredire nell’insegnamento e migliorare nelle attrezzature.”


[Bisognerebbe verificare alcune notizie.]

Dal 22 novembre all’8 dicembre 1987 le Figlie di S. Anna offrono alla Parrocchia una ‘Missione Cittadina‘ per ricordare il ‘1° Centenario della loro presenza in Castiglione di Sicilia 1886-1987’ (cfr. ‘Clacta‘). Dalle date ricordate nelle precedenti notizie è un ‘libero’ centenario’, perché la loro venuta risalirebbe all’ottobre 1881 e non al 1886. L’orfanotrofio invece è stato loro affidato nel 1885.

Cfr. anche ‘Relazione Missione settori Giovani‘.


 

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