* [12 agosto 1995]


Fonte: CLAE – “Coniglio – Libro 1°” – [1854]

“Cenni pella Fedecommessaria di Coniglio contro i Fratelli Lamonaca

9. Novembre 1664

Il Vicario D. Giuseppe Coniglio (a) di Castiglione scrive nel controscritto giorno un suo testamento, con cui istituisce erede universale (b) la propria sua Cappella de’ SS. Apostoli Pietro e Paolo novellamente da lui edificata nella Madrice Chiesa di quel Comune. Fonda sei Oratorie di Messe quotidiane, due d’onze 24. annue per ognuna, quattro d’onze dodeci. Dispone molti legati, ed istituzione di eredi particolari; e pella esecuzione parecchi Fedecommessarî destina. Ordina insieme il modo d’amministrazione del suo asse; non che la capitalizzazione, così del prezzo de’ suoi mobili e proventi ereditarî, come d’un contante d’onze 3175.24. per rinvestirsi in acquisto di beni tuti e sicuri, colle cui rendite eseguirsi le disposizioni testamentarie, sia d’unica opur d’annua corrisposta.

(a) Nato il 29/12/1613 (cfr. “S. Pietro – Battesimi 1600-1626” [n. 2], f. 80r), figlio del dottor in medicina don Antonio Coniglio e di Maria di Carlo. Testo dell’atto di battesimo: “A di 29 di decembre XII Indictione 1613  ||  Io don Flaminio Coniglio battizai lo figlio del dottor in Medicina Antonio Coniglio et di Maria di Carro Giugali di questa Città nomine Gioseppe, nato l’istesso giorno. Lo compare seu tenente al fonte fù Notar Gioseppe Pandolfo dilla Città di Randaczo et la mammana Audentia Carciopilo. Idem de Coniglio”. A margine l’arciprete Calì scrive: “questo fù il fondatore del Monistero, e di altre pie Opere morto Vicario Foraneo nel 1666”. Morto il 26 (o 28) ottobre 1666 , all’età di 52 anni (cfr. “S. Pietro – Morti 1652-1671” [n. 30], f. 142v). Testo dell’atto di morte: “Die 26[aggiunto sopra: 8] Octobris I 1666 Reverendus Sac. D. Joseph Coniglio # Vicarius Foraneus huius Civitatis Castrileonis in Comunione Sanctae Matris Ecclesiae Animam Deo reddidit Cuius corpus hodie sepultum fuit in sepoltura Sacerdotum in Edicula Sanctorum Apostolorum Petri et Pauli huius matricis Ecclesiae”. A margine, al richiamo #, è aggiunto a mano dall’arciprete Calì: “filius jugalium Artis Medicae Doctoris Antonii Coniglio et Mariae di Carlo aetatis suae annorum quinquaginta duorum, mensium novem, et dierum viginti septem – Archip.r Calì”.

(b) Da: VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli,(Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, pp. 187-188: “Il Sac. D. Giuseppe Coniglio, Vicario foraneo, profuse a piene mani capitali e rendite rusticane diverse a questa chiesa, per accrescere il di lei splendore. Legava particolarmente un capitale di onze 6000[1] alla cappella dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, titolari del tempio e protettori della città, con diversi obblighi annessi, per la celebrazione di [188] molte messe a quell’altare, per la manutenzione della comunia dei Cappellani[1] e per solennizzare le feste dei due santi con molto decoro.”

Detto giorno

In pari data consegna di quel testamento al Notaro Marc’Antonio Leone. Nell’atto di consegna cennasi la istituzion d’erede già fatta nel testamento, e la esecuzione prescrive il testatore d’una lista consegnata all’arciprete di quell’epoca.

24 e 25 Ottobre 1666.

Due codicilli in questi giorni detta il testatore, con cui rispettivamente revoca o modifica talune disposizioni nel testamento contenute di Novembre 1664.; aggiunge qualche legato, e in tutto il resto il testamento riconferma: quindi anche virtualmente la istituzione dell’erede.

Detto giorno 25. Ottobre

Con atto di questo giorno pe’ rogiti di detto Notar Leone il Sacerdote Coniglio ordina la esecuzione d’una lista da lui facienda per mani del Sacerdote D. Tommaso d’Iesi, la quale vuole che sia unita e stia col suo testamento e codicilli ond’eseguirsi le sue pie disposizioni. Laonde così tal lista il testamento risuggella.

31. detto Ottobre

Muore in tal giorno il Vicario Coniglio [muore il 26 (0 28) ottobre! Forse muore il 28, perché: quando il 31 ottobre viene aperto il testamento viene scritto in esso: “...traditum mihi ab Illo ad effectum conservandi et tertio elapso a die eius obitus aperiendi….“. Dunque: se il testamento viene aperto a tre giorni dalla morte, il sac. Coniglio è morto il 28 e non il 26. Ma: i codicilli devono essere aperti “… postquam fuerint transacti dies quatuor a dies eius mortis.”  Se la presenza dei codicilli fa sì che passino quattro giorni dalla morte, allora può essere morto il 26. Forse questa è la data più attendibile, anche perchè con questa data è registrata la morte nei registri di S. Pietro. (Cfr. ‘CONIGLIO – Libro 3°”, f. 509r).] e tantosto il Sacerdote Iesi consegna al Notar Leone la lista statagli affidata. Dessa non porta data, ma è posteriore al testamento perchè questo ivi si cenna. In essa non si istituisce erede (nè la legge lo pativa); ma facendosi menzione dello erede si dice tale la Madrice Chiesa, invece che la Cappella di S. Pietro e Paolo in quella edificata. E’ chiaro quindi esser questo un semplice errore di dizione, od una metonimia che esprime pel contenuto il continente. In essa lista legansi al Monistero edificando onze 150. annue di rendita netta in tanti beni ereditarî od acquirendi secondo il testamento. Più altrettanto beni come sopra allo Spedale anche erigendo; ed altre somme annue si legano a’ Cappellani della Comunia, all’Arciprete, e al Predicatore quaresimale. Nessuna preferenza a’ beneficiali istituiti col testamento.

1669

Davasi opera allo impiego de’ capitali ereditarî di Coniglio secondo le sue disposizioni. La Fedecommessaria fu costretta anche collo arresto dell’Arciprete di quel tempo investirli sopra la Comune di Mineo [2] colla fondazione d’un’annua rendita in onze 320. onde agevolarle la ricompra feudale e il ritorno al Regio Demanio. Fu invano opposta la volontà  del testatore che imperava acquisto di poderi: la voce del Governo soffocò quella  del testatore.

[2] {Nota da: VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli,(Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, pp. 187-188}: “L’Arciprete del tempo, D. Cesare Gioeni, dottore in Sacra Teologia, ebbe richiesta in prestito tale somma dal Principe di Malvagna. Ma, ragioni speciali, a noi ignote, non gli consentirono accondiscendere alla richiesta del principe. E nel dubbio che il prepotente signore avesse usato [188] violenza per estorcere quel denaro, d’accordo col sagrista, lo nascose nella chiesa medesima di S. Pietro dentro la sepoltura dei preti. Soffrì per ciò molte persecuzioni, ed ebbe anche inflitta sei mesi di cittadella, che scontò in Messina, insieme al sagrista. Poco tempo appresso, però, per sottrarsi a nuove persecuzioni, e a maggior garanzia della somma medesima, di buon grado la cedette in mutuo alla Università di Mineo, (alla quale servì per il riscatto del mero e misto (impero) con l’annuo interesse di onze 320 (a ragione del 5%). Quale denaro, la chiesa impiegava, per il rilievo e tumulazione dei cadaveri. Per la qual cosa, i preti dovevano prestare servizio gratuito a tutti i cittadini di Castiglione, in caso di morte. Fallito il Comune di Mineo, la Fidecommisseria Coniglio per tutelare il capitale mutuato fu costretta adire i Tribunali. Molti anni durò la lite fra le parti; e in ultimo la Fidecommisseria suddetta, dovette accettare la transazione e contentarsi di sole L. 40000. (Atto in N.r Filippo Saglimbene – Castiglione 24 dicembre 1880).”

24. Maggio 1679.
25. Ottobre 1680.
25 Novembre 1682.
Con queste date i Fedecommessarî di Coniglio assegnano allo Spedale e Monistero beni e rendite ereditarie in esecuzione de’ legati ad essi fatti colla schedola. Tra tali assegnazioni vi son anche rate aliquote della rendita già fondata dalla Comune di Mineo.

20. Novembre 1702.
Dietro quelle assegnazioni, l’un de’ Fedecommessari (ed erede legittimo del testatore) un giudizio istituì nella Curia Arcivescovile di Messina pello annullamento della lista del fu Coniglio. Ed una sentenza nel controscritto giorno la nullità dichiara, con che però le di…tate assegnazioni già fatte allo Spedale e Monistero restassero in vigore, benchè seguite in esecuzione di quella stessa lista che pel resto si annullava. Involvea cotale annullamento il   legato annuo pella predicazione quaresimale, quello a’ Cappellani Comunieri pella pubblica amministrazione de’ Sacramenti gratuitamente, ed associamento de’ cadaveri, l’altro a’ Sacristani pella pulsazione di campane mortuarie e pello interramento de’ cadaveri. Epperò i Giurati e Sindaco della Comune gravaronsi al Tribunale della Regia Monarchia dalla sentenza annullatrice della schedola resa dall’Arcivescovo di Messina. Quel Tribunale spedì di conseguenza le corrispondenti lettere citatoriali.

28. Gennaio 1703.
Nel descritto stato di cose una transazione ebbe luogo tra’ Fedecommessarî della eredità e i Giurati e Sindaco. Queglino in esso atto riconoscendo sufficienti i beni della eredità a far fronte tutte le pie disposizioni del testatore, tanto nel testamento contenute, che ne’ codicilli e nella lista; ottenuta pria la licenza e beneplacito dalla Curia Arcivescovile di Messina, riassegnano, e confermano allo Spedale e Monistero, (presenti all’atto i loro procuratori) i beni già stati ad esse Opere assegnati. Assegnano la rendita che facea d’uopo pe’ legati nella lista all’Arciprete, Cappellani e Sacristani, e Predicatore; e dichiarano null’altro restare alla fedecommisaria che una rendita di onze 156 l’anno sulle onze 320. dovute dalla Comune di Mineo, con quali onze 156. dovean pagarsi i sei oratori quotidiani di Messe, la festa annua de’ SS. Pietro e Paolo, e i legati di maritaggio disposti nel testamento del fu Coniglio.

Si aggiunge nella transazione il fatto: caso che mancassero d’esiggersi le dette onze 156 rimasti pel destino suddetto e non vi essendo altre rendite ed effetti ereditarî, d’allora ed in tal caso si possano successivamente esiggere, primo su’ beni assegnati allo Spedale, indi su quelli assegnati al Monastero.

Nello stesso giorno della transazione, questa viene approvata in Castiglione dal Vicario Generale che vi si trovava in discorso di S. Visita.

Da quell’epoca insino ad oggi i rispettivi assegnatarî sopra Mineo sono stati sempre pagati da’ Fedecommessarii della eredità di Coniglio colle somme che da quella Comune si esiggeano man mano; ed ha sofferto il rilento, le dilazioni, le ambagi di tale esazione. E la fedecommessaria veduti sempreppiù arrestati i pagamenti, lunghi giudizii ha contro quella Comune sostenuti, oggi ultimati da decisioni volte in giudicato, in esecuzione delle quali un procedimento di espropriazione forzata è stato istituito. Questo tuttora pende, perchè il Real Governo con Ministeriale del 7. Giugno 1851 ordinò una conciliazione tra’ creditori molteplici del Comune di Mineo e la Comune stessa, per l’opera del Procuratore Generale presso la G[ran] C[orte] Civile di Catania. Questa conciliazione non ha tuttavia avuto luogo: ma i Fedecommessarii tutte le volte vi sono stati chiamati, vi han sempre invitato dal canto loro i beneficiali, Cappellani ed altri assegnatarî creditori per unirvi gl’interessi rispettivi.

20. Luglio 1854
In questo giorno la citazione sbucò che dà luogo alla causa per cui si scrivon queste idee. Parte essa da due eredi di un Oratore beneficiale d’una delle messe di onze 24. all’anno, non direttamente eletto da’ fedecommissarî del fondatore, ma sostituito nella celebrazione da un chierico stato eletto oratore titolare.
E’ diretta contro i Fidecommissarî istituiti da Coniglio, quali rappresentanti la Madrice Chiesa de’ SS.Apostoli Pietro e Paolo erede questa universale di quel pio testatore.
Premessavi la enunciazione delle messe fondate da Coniglio col suo testamento pubblicato a 31. Ottobre 1666., e la sostituzione in persona dell’autore degli Attori dal 1822. al 1839.; si chiede il pagamento di tutte tali scadute ad onze 24. all’anno, in conto delle quali confessano gl’Istanti avere il loro autore ricevuto la somma aliquota di onze 108. Nella qual somma ricevuta, siccome va compreso un due per cento ritenuto dalla Fidecommessaria per ispese d’esazione sopra la Comune di Mineo, e il sette che ritenea essa Comune per fondiaria, ritenzioni che non poteano aver luogo in danno de’ beneficiali, così vuolsi restituita la somma di onze 14.15 quanto importavano le accennate due indebbite ritenute.
Si chiedono inoltre onze 60. onorario dovuto allo stesso autore degl’Istanti qual un de’ Cappellani della Comunia della Chiesa in ragione di onze 4. all’anno.
Finalmente altre onze 14. dovute per resto all’un dei due attori personalmente, qual uno anch’egli per certo tempo de’ detti Cappellani, osia dal 1820. al 1825. allorquando tal Cappellania rinunziò.
E’ questa la causa che impegnano gli attori; e contro siffatta lor   dimanda vorrebbon portarsi le seguenti eccezioni

1a Carenza di titolo negli attori
2a Erroneità sul convenuto
3a Inammessibilità della dimanda
4a Inesperibilità del credito preteso
5a Prescrizione al … de’ diritti esperiti.

[1a …]

2a Eccezione
Erroneità pel convenuto

Gli Attori nell’antipenultimo Ritenuto del loro libello iniziativo della lite, asserendo che il Sacerdote Coniglio istituì sua erede la Madrice Chiesa di Castiglione sotto titolo de SS. Apostoli Pietro e Paolo, convengono in giudizio la medesima, onde venire condannata allo integramento della elemosina annua di messe non pagata al loro Autore. E pella rappresentanza giuridica della Chiesa convenuta, citano l’Arciprete e D. Antonino diCarlo quai Fedecommissarî e rappresentanti detta Madrice Chiesa, erede questa universale del fu Coniglio.
In queste parole del libello, che non può non riconoscersi come sacramentali, un doppio errore fa restare la contestazione senza composizion giuridica, perchè senza convenuto.
Vuolsi da’ petenti spinger la loro azione contro l’erede del Sacerdote Coniglio fondatore della Messa. Fatta per ora preterizione se contro tale eredità assista loro l’azion dedotta, su di che qualche idea verrà tratteggiata nella seguente eccezione; è certo prontamente che la Chiesa de SS. Pietro e Paolo non è, ne è mai stata, la Erede del fu Coniglio.
Il testamento di Novembre 1664. istituisce erede esclusivamente, non la Chiesa, ma la Cappella de’ SS. Apostoli Pietro e Paolo propria del testatore e dal medesimo edificata  nella Madrice Chiesa titolata co’ detti Santi. Or non vorrà sostenersi senza sgrammaticare che un’antichissima Chiesa pubblica Madrice, e una Cappella particolare dopo molti secoli annessavi da un privato, siano cosa unica e promiscua. Il contenuto è tutt’affatto dal contenente differente; nè la legge ammette metonimia, tantoppiù nella specie dove trattasi della personalità del convenuto, senza di cui contestazione non può sussistere.
E’ vero che nella schedola senza data depositata dal Sacerdote Iesi alla morte di Coniglio si dice Erede la Madrice Chiesa: ma è questo evidentemente un errore di dizione essendovisi dovuto scrivere Cappella. In tutt’i casi tale dizione non mena a giuridiche conseguenze, nè altera la qualità d’Erede originariamente improntata alla Cappella.
Quella schedola ripete la sua legalità dall’atto ricevuto da Notar Leone a 25 Ottobre 1666. in cui Coniglio la dichiara consegnata al Sacerdote Iesi, e ne ordina la esecuzione, prescrivendo che sia cucita  e stia col testamento. Così adunque la scheda non revoca il testamento, nel quale erede è istituita la Cappella lungi che la Chiesa. Dovendo stare insieme sono due atti sincroni, lungi che successivi e revocabili l’un l’altro.
Che se così poi non sarebbe, Coniglio resterebbe senza erede istituito: essendo certo pelle leggi dell’epoca di sua morte che la istituzion di erede non poteva avere altrimenti luogo che per testamenti, nommai per codicilli, o schedole, o simili atti non solenni, co’ quali la eredità nè conferirsi potea, neppure adimersi. (§. codicillij autem…)
E se error massiccio si è mostrato il citar la Chiesa come erede di Coniglio, l’altro non è men grave di voler detta Chiesa rappresentata da’ Fedecommessarî di Coniglio. Costui nommai farneticò di assegnare Fedecommessarî alla Madrice di Castiglione, cui non fece alcun legato. La Chiesa preesistea da molti secoli a quel pio dispositore, avea le sue rendite e beni proprî, su’ quali Coniglio non potea disporre un sindacato. La rappresentanza quindi legale della Chiesa ripetesi dalle leggi generali canoniche, lungi che dal testamento di Coniglio.
Per queste insormontabili ragioni la contestazione che iniziano i Lamonaca coll’atto del 20. Luglio 1854. resta senza convenuto. Se dessi vogliono spinger la lor dimanda contro l’erede di Coniglio, questo Erede non han citato, poicchè non han chiamato la Cappella di S. Pietro ch’è l’unica e sola Erede di colui. Se vogliono poi spingerla, come di fatto l’han sospinta, contro la Chiesa di S. Pietro, ed in tal caso oltrecchè dessa è al tutto estranea agli affari ereditarî di Coniglio che per niente la riguardano, non è poi stata citata legalmente, perchè non nelle persone che legittimamente rappresentanla.

3a Difesa
Inammessibilità dell’azione dedotta

Sia chiunque lo erede di Coniglio: gli oratori delle Messe da esso disposte, non hanno azione sufficiente contro la eredità…”


CLAE – “Coniglio – Libro 1°”
1828 – Elezione del chierico don Giuseppe La Monica a Beneficiale oratore di messe disposte dal Coniglio.

“Regno delle due Sicilie
Nel giorno Nove Febraro
Milleottocentoventotto 1828.
Francesco 1°. Regnante, ec. ec. ec.
D’avanti (sic) a me Notaro Concetto Saglimbene del fu Giuseppe residente in questo Comune di Castiglione Provincia di Catania, e degl’infrascrivendi Testimonj si sono personalmente costituiti il Rev.mo Sig.r Arciprete D. Giambattista Calì figlio del Signor Barone D. Carlo Calì, ed il Rev.do Canonico D. Antonino Camardi figlio del fù Sig.r D. Giovanni proprietarj domiciliati in questo Comune a me noti quali Fidecommissarii dell’Eredità del Sacerdote D. Giuseppe Coniglio in vigor del presente col nome sudetto hanno eletto, ed eliggono il Chierico D. Giuseppe la Monaca figlio di D. Francesco di questo Comune degente attualmente nel Seminario Arcivescovile di Messina in Beneficiale Oratore di Messe disposte dal sudetto fù Sacerdote Coniglio nella somma di Ducati cinquantaquattro annuali, sono cioè Ducati trentasei quelli stessi che aveva il Sacerdote D. Antonino Calì, ed oggi dal medesimo renunciati in virtù di rinuncia per atto privato del dì quattro corrente debitamente registrato in Linguaglossa li 8: di detto mese, ed anno al n° 27: lib. 2: vol. X: fol. 48: r.o Cas. 4a, e Ducati diciotto quelli stessi che aveva il Sacerdote D. Giuseppe Calì, ed oggi dal medesimo renunciati in virtù di atto privato del dì 6: Febraro corrente debitamente registrato in Linguaglossa li 8: di d.o mese ed anno al numero 26: Lib. 2: vol. 5: fol. 48: retro Cas. 3a.
E ciò con tutti quei oneri, Lucri e pesi a detti  Beneficii annessi in virtù del Testamento del detto fù Sacerdote Coniglio pubblicato agli atti del fù N.r Marc’Antonio Leone lì 31: Ottobre 1666:
Fatto e pubblicato nel mio studio sito nella strada della Piazza alla presenza del S.r D. Giuseppe Felsina del fù D. Placido, e di Michele Manitta del fù D. Nunzio possidenti domiciliati in questo Comune Testimonj a me noti, ed idonej, a’ quali, ed alle parti ancora si è data chiara lettura del presente atto.

[Firme autografe] Arciprete GianBattista Calì
Sac.te Antonino Camardi
Giuseppe Felsina Testimonio
Michele Manitta Testimonio
Io Don Concetto Saglimbene ho ricevuto il presente atto…”

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