* [09/09/1997]

Castiglione di Sicilia fa forse parte di quei piccoli centri, un tempo illustri, che hanno visto soprattutto a partire dagli anni venti-trenta di questo secolo un lento e continuo calo demografico, seguito da flessione economica e contrazione sociale.

Le misere condizioni di vita di larga parte della popolazione hanno allora spinto molti ad emigrare in cerca di condizioni più favorevoli, o in centri più vicini o nelle lontane Americhe, in Australia, e dagli anni sessanta in poi in Svizzera, Germania e in altre città d’Italia.

Tutto ciò ha determinato un continuo decremento demografico che lo ha trasformato, ai nostri giorni, in un paese fantasma, dove chi si aggira ha l’impressione che il tempo si sia fermato e che le pietre, pietose, stiano a guardare raccontando il proprio glorioso passato.

Per avere un’idea di questo lento ma deciso cambiamento basta avere davanti agli occhi due  dati. Nel 1840 gli abitanti erano circa quattromila. Mezzo secolo dopo, nel censimento del 1901, Castiglione esplode contando 13.008 abitanti e questo andamento positivo è continuato ancora per qualche decennio. Oggi, secondo gli ultimi dati, gli abitanti sono 4.058. Il comune, in pratica, è ritornato ai livelli di metà ottocento. Ma un ritorno solo demografico, da distribuire oltre tutto con altre sette frazioni (Rovittello, Solicchiata, Passopisciaro, Verzella, Gravà, Mitogio, Castrorao), frazioni che allora non avevamo certamente le dimensioni che hanno assunto ai nostri giorni..

Se l’emigrazione è stata una via d’uscita per molte famiglie, per il luogo d’origine si è trasformata in una ulteriore penalizzazione. Il benessere che gli emigrati hanno trovato altrove si è certo anche riversato sul paese, sia determinando maggiori possibilità di lavoro per quelli rimasti, sia incrementando attraverso le rimesse in denaro un certo sviluppo indiretto e beneficio soprattutto di lavoratori edili e piccoli artigiani. Ma, in genere, sono andate vie le forze giovani, le forze migliori, e tutto questo ha contribuito ad aumentare l’invecchiamento della popolazione e a vedere sempre più assottigliare le nuove generazioni. Un confronto tra nascite e morti di quest’ultimo mezzo secolo può rendere più tangibile quanto si viene dicendo. Un paese che si trova abbondantemente sotto la crescita zero! E non da pochi anni.

Si sono chiuse case, palazzi, chiese, conventi. Si sono abbandonati grandi proprietà terriere, noccioleti, vigneti un tempo rinomati per il loro vino, ville di villeggiature nelle campagne.

Nel frattempo uno strano sviluppo ha accompagnato questi anni.

Amministratori accondiscendenti, deboli o senza scrupoli (non ci si riferisce ad un fatto isolato locale), hanno permesso, sopportato o favorito un degrado urbanistico, che misure più severe e sensibilità più affinate avrebbero potuto evitare, con immenso e più duraturo beneficio per gli stessi interessati. E tutto questo ha riguardato non solo l’edilizia privata ma qualche volta anche quella pubblica. Basta guardare ai tanti lavori di ‘abbattimento’ di interi edifici per fare spazio a strade o piazze o agli stessi lavori effettuati nella chiesa madre negli anni 1949-1951!!! Una chiesa che allora suscitò l’ammirazione dei contemporanei, che si videro restituita certamente una chiesa nuova, ma non la chiesa che c’era prima! Oggi, forse …

Il legittimo desiderio di migliorare le condizioni di vita non sempre è stato coniugato con il buon gusto. Così i guadagni dei pubblici dipendenti, il risparmio delle povere pensioni, le rimesse degli emigrati, i proventi delle varie attività economiche sono stati spesso investiti per operare cambiamenti che hanno trasformato, soprattutto in alcune zone, l’antico aspetto urbanistico. Tutto questo, forse, anche in mancanza di un piano regolatore e di precisi vincoli urbanistici. Un’edilizia ‘povera’, senza criteri, spesso ignobile, anche se costretta da situazioni toponomastiche particolari, ha deturpato in maniera, qualche volta, irrimediabile la classica struttura medievale culminata nel tempo nello splendore dell’architettura del settecento e ottocento.

I nuovi ricchi, seguendo la bramosia tutta moderna di veder subito trasformato in pietra (= cemento) i loro improvvisi guadagni, si sono spesso privati della gloria di tramandare ai posteri le magnificenze delle loro costruzioni.

Ma, forse per un miracolo, Castiglione ha mantenuto quasi ancora intatto il suo centro storico medievale e qualche antico quartiere, anche se occhi più critici potrebbero ancora vedere avanzare lavori di dubbio gusto in pieno centro storico

Ma dove trovare una via d’uscita per cercare di recuperare un paese che universalmente è conosciuto come una piccola perla della Valle dell’Alcantara?

Nel suo passato, nella valorizzazione del suo passato c’è il suo futuro.

E’ quello che si sta cercando di fare da più parti, da parte delle pubbliche istituzioni (l’amministrazione comunale con le sue numerose attività culturali degli ultimi anni, a partire dall’‘Akesineide’ degli anni ottanta), da parte di associazioni private (Pro-Loco, Archeoclub, la stessa Parrocchia con il recupero e l’apertura al pubblico di chiese chiuse da tempo …), da parte di singoli cittadini, con diverse manifestazioni e iniziative che cercano di riprendere il tempo perduto. Iniziative che a volte possono essere giudicate perfino patetiche, ma che indicano senz’altro una direzione obbligata se si vuole non solo salvaguardare l’esistente ma trasformarlo in una fonte di guadagno.

Il passato …

E’ un passato ricco, pieno di storia, di personaggi illustri[1], di testimonianze d’arte e di cultura.[2]

Greci, Romani, Bizantini, Saraceni, Normanni[3], Svevi, Angioni, Aragonesi, nobili famiglie romane (Colonna, Rospigliosi, Grimaldi …) hanno attraversato la storia di Castiglione[4].

Ordini religiosi tra i più prestigiosi e antichi della storia della Chiesa, Basiliani, Benedettini[5], Carmelitani, Francescani, Agostiniani, hanno scelto questo luogo per edificarvi i loro conventi e ritmare con la loro preghiera corale, il loro lavoro, la vita industriosa di cittadini dediti soprattutto alla coltura di grandi distese di vigneti, noccioleti, castagneti, abili artigiani esperti nell’arte del ferro battuto o nella lavorazione di marmi e pietra locale.

Quante attività di grande rilievo non ha conosciuto la nobile città ‘Animosa’ nel corso di una storia ricca sempre di nuovi fermenti e di grandi personaggi?

Un grande ospedale (ora in disuso, ma intatto nella sua struttura), un Teatro (non più esistente), la Pretura (trasferita a Linguaglossa), una delle prime Casse Rurali di Risparmio della Sicilia sorta nel 1896 per iniziativa dell’ing. Giuseppe Lamonica (ha cessato dopo alcuni anni la sua attività), diverse iniziative commerciali, dalla commercializzazione del vino (attualmente ci sono alcune Cantine Sociali; Castiglione si vanta del marchio di ‘Città del Vino’), alla lavorazione del baco da seta (fino alla metà dell’ottocento), ad una industria di laterizi nella zona argillosa del Pantano (non più in attività), alle attuali attività soprattutto presenti nella fiorente frazione di Solicchiata, ad un moderno impianto sportivo di golf nella suggestiva contrada chiamata ‘Il Picciolo’ …

E le Chiese, i monasteri?

Soprattutto dal seicento all’ottocento, Castiglione ha conosciuto una notevole esplosione di presenza religiosa, sia regolare che secolare. Le diverse chiese, di cui fra poco diremo, erano officiate da un buon numero di sacerdoti. Oltre la chiesa Madre dedicata ai ‘Santi Pietro e Paolo’, fino agli anni quaranta circa c’erano anche altre due chiese parrocchiali, dipendenti dall’unico Arciprete: la Chiesa di ‘S. Maria Maggiore’ e la chiesa ‘S. Marco’. Si può calcolare che nel periodo tra metà settecento e metà ottocento ci fossero contemporaneamente almeno dai venti ai trenta sacerdoti, senza contare i sacerdoti regolari del convento del Carmine e del convento degli Agostiniani.

La Chiesa Madre, dedicata ai ‘Santi Pietro e Paolo’ è di origine normanna come testimoniano le finestre, ormai murate, della facciata ovest e il torrione su cui nel 1709 l’arciprete Gioeni eresse il Campanile. All’interno, oltre diverse tele di un certo pregio artistico, un organo a canne, ed un crocifisso ligneo del quattrocento , si può ammirare una meridiana fatta realizzare nel 1882 dall’allora arciprete don Vincenzo Sardo Turcis dall’astronomo Testimocle Zona, Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo. Attigua alla chiesa è sorta negli anni trenta l’edificio per accogliere una già prestigiosa Biblioteca fondata nel 1840 dall’arciprete Gian Battista Calì Sardo. L’archivio parrocchiale è una preziosa miniera di documenti storici, non solo anagrafici (battesimi, matrimoni, defunti a partire dalla metà del cinquecento) ma anche amministrativi e sociali.

La Chiesa S. Antonio Abbate, al centro dell’omonima piazza, ha una classica struttura settecentesca sia nella facciata concava che nella struttura interna arricchita di pregevoli intarsi, opera di artisti messinesi dei primi del settecento (Amato).

La Chiesa S. Marco, oggi completamente restaurata nella sua parte architettonica, conteneva una volta preziose opere d’arte portate in altre chiese (tele, pergamo, mobile della sacrestia, marmi, tabernacolo, acquasantiere …) per lo stato di abbandono in cui ormai versava. Era una delle tre chiese parrocchiali sorgendo nel quartiere omonimo che maggiormente conserva ancora intatta la sua struttura medievale.

La chiesa di S. Maria Maggiore, a tre navate, oltre a diverse tele, presenta anche stupendi altari in marmo intarsiato.

Un affetto particolare nutrono i Castiglionesi per la Chiesa di S. Giacomo, notoriamente conosciuta come la Chiesa della Madonna della Catena, la Patrona del paese. Nel 1985, grazie all’instancabile opera dell’attuale arciprete don Gaetano Cannavò e al concorso preziosissimo di S. E. Rev.ma Mons. Gaetano Alibrandi, Nunzio apostolico, ha ottenuto il titolo di ‘Basilica Minore Pontificia.’

La devozione alla Madonna della Catena, di origine palermitana (1392), ha attratto in modo particolare l’attenzione dei Castiglionesi dopo due eventi storici, entrambi documentati: la sudorazione della statua di marmo, di scuola del Gagini, verificatosi nel 1612, l’eruzione dell’Etna del 1809.

Il primo evento miracoloso avvenne nel periodo del riscatto del ‘mero e misto impero’. Così lo racconta il già citato Prescimone, nel suo manoscritto del 1616:

detto recattito fù fatto in giorno di Sabbato
a dì i2 di magio Xª Indictione i6i2 , nel quale
têpo  et spatio, che si travagliava grãndemênte,
per detto recattito, stante havere a cõmbattere
cõm Prencipe, l’immagine di marmore detta
nostra Donna della Catina intro l’eclesia
di Santo Jacopo di questa Città, molte volte
sudao, del quale sudore sinni racolse una
carraffina  et si cõservao, del quale successo et
sudore sinni scrissi per l’Arciprete di questa
Città all’Ill.mo et Reverendissimo dõn Petro Ruiz
Arcivescovo di Messina, da lquale fù ordinato
che si prêndino informatione, et dall’hora in poi
detta imagine fù recevuta con grãn devotione; |§|

L’eruzione del 1809 è invece all’origine di una festa votiva che viene celebrata ogni prima domenica di maggio e che costituisce per tutta la comunità il punto di arrivo di tutte le attività annuali. Si vive per questa festa e per essa molti vengono da lontano. La Chiesa, luminosa, spettacolare, arricchita di lampadari, di un organo a canne recentemente restaurato (1997), di tele, converge verso il gruppo marmoreo di scuola del Gagini di una Madonna col Bambino di nobile fattura (metà sec. XVI)). Per chi proviene dalla piazza Lauria attraverso la via Pantano che conduce al Castello, la chiesa appare inaspettata con la sua facciata slanciata al termine di un’ampia scalinata in pietra lavica.

La chiesa del Carmine, chiesa dell’ex convento dei Carmelitani, sorge nella parte bassa del paese, nella piazza s. Martino a ridosso della Villa Comunale. E’ a tre navate e vi si può ammirare un ‘Ecce Homo’ ligneo di pregevole fattura.

Ma l’edificio che maggiormente domina il panorama di Castiglione è il grande Monastero femminile, fondato con le rendite del munifico Abbate Giuseppe Coniglio (+ 1666) e dedicato al Nome SS. di Maria. Esso ha costituito un forte polo di attrazione per le grandi famiglie nobili Castiglionesi, a partire dal 1747, anno della sua apertura, fino alla soppressione (1866-67). Le suore benedettine che vi si sono succedute, circa una quarantina, erano in genere di origine castiglionese con qualche rara eccezione. Dopo la soppressione, mentre in un piano hanno ancora continuato per qualche tempo la loro vita le suore superstiti (le ultime moriranno nella prima decade di questo secolo) fu impiantato un Orfanotrofio femminile affidato alle cure delle Suore Figlie di S. Anna, sotto un’amministrazione civile nominata dai Fidecommissari Coniglio. Il primo settembre del 1996 anche le Figlie di S. Anna hanno dovuto abbandonare a loro opera. La chiesa del Monastero ha come titolare S. Benedetto. E’ costruita nella parte superiore di esso, a fianco del torrione della Chiesa Madre e al suo interno custodisce una tele ovale di Vito D’Anna, opera che il SARDO ritiene “un eccellente lavoro, forse il migliore, che nel genere, possiede Castiglione.”[6]

Ancora due chiese, non più officiate, meritano di essere nominate per la loro antichità: la chiesa S. Nicola e la chiesa Santa Domenica (‘Cuba’). La prima sorge sulla strada per Francavilla, sulla sponda sinistra del fiume Alcantara. E’ una graziosa chiesetta rustica, con portone e finestre normanne, all’interno della quale sono state rintracciate pitture bizantine. Di recente è stato restaurato il tetto. La chiesa S. Domenica, una delle cinque ‘Cube’ della Valle dell’Alcantara, la più grande, completa e per questo la più studiata, sorge al centro della campagna sotto il colle su cui sorge Castiglione, sulla parte sinistra dell’Alcantara. E’ monumento nazionale e costituisce una tappa obbligata e di sicuro interesse storico per i numerosi turisti che ogni giorno animano le vie e le contrade di Castiglione.

Per chi viene da Francavilla, Linguaglossa, S. Domenica Vittoria, Moio Alcantara, Randazzo o dalla stessa Linguaglossa per la nuova strada ‘Costa’, Castiglione offre per ognuno i suoi quattro stupendi scenari panoramici, incastonata nella Valle dell’Alcantara, o schiacciata sul massiccio dell’Etna o sui monti sopra Francavilla, quasi un presepe, con i suoi campanili e la roccia su cui sorge, maestoso, il Castello Normanno.

Sono le numerose testimonianze artistiche del suo glorioso passato, queste testimonianze sommariamente appena elencate, che possono costituire un elemento di grande rilancio.

Proprio il passato può diventare l’avvenire di Castiglione.

E’ unanime il commento di numerosi turisti che non solo nelle grandi occasioni ma anche ogni giorno (inglesi, francesi, tedeschi o provenienti da diversi centri vicini o da altre città italiane) visitando il centro storico restano ammirati, stupiti, perché non si aspettano di trovare in un piccolo centro , fortemente penalizzato da scarse vie di comunicazione, vie, piazze, chiese, palazzi, panorami che mai avrebbero immaginato. “Altro che Taormina! Lì c’è una sola strada, negozi, il teatro, panorami tra il mare e l’Etna … Tutto bello, certo. Ma dove trovare questa pace, questa nobile architettura, queste chiese, questo immenso monastero? Peccato che le pubbliche istituzioni facciano ben poco o niente per valorizzare simili tesori! Se si restaurassero questi stupendi palazzi, queste chiese, il Monastero benedettino, cosa avrebbe da invidiare a Taormina?”.

L’atmosfera di pace, di tranquillità, la bellezza dei luoghi, la ricchezza di un territorio che è uno tra i più estesi della provincia di Catania (12.036 ettari), arrivando con i sui boschi fino in cima all’Etna (fa parte del ‘parco dell’Etna’), il fiume Alcantara con il suo corso su una colata lavica che raggiunge il massimo dello spettacolo nelle cosiddette ‘Gole’, questo attira i numerosi visitatori.

Non trovano negozi, boutiques, hotels, ma certo una natura ancora intatta, panorami di straordinaria bellezza, gente ospitale, pronta a condividere quello che produce sfruttando un fertile territorio (vino, nocciole, olive, olio, formaggi …) o con le sue stessi mani (ricami, marmi intarsiati, ferro battuto, mobili d’arte …)

Una sola cosa rincresce e amareggia amministratori e cittadini.

Il turista, proveniente in genere da Taormina, non può fermarsi che per qualche ora (visita, ristorazione) perché non trova nessuna struttura ricettiva dove potersi fermare per qualche giorno. E’ sorto da qualche anno un meraviglioso campo da golf, ‘Il Picciolo’, proprio alle falde dell’Etna, in contrada Cerro, con annesso ristorante e albergo, ma è chiaro che non può essere una struttura per un turismo di massa. Si sente la necessità di una albergo, di una dignitosa struttura ricettiva.

A 20 chilometri da Taormina, a mezz’ora dagli impianti sciistici dell’Etna (Piano Provenzana), in un centro da dove si possono facilmente raggiungere altre ambite e ricche mete turistiche (Linguaglossa, Randazzo. Acireale, Tindari …), Castiglione si presta benissimo per accogliere nel suo territorio strutture di accoglienza per un turismo che vuole spaziare dalla natura alla cultura, alle varie testimonianze d’arte delle diverse epoche, soprattutto di natura religiosa.

E dunque Castiglione non è solo il suo territorio, le sue contrade, le frazioni, l’Etna, le Gole dell’Alcantara.

E’ anche il centro da cui si possono facilmente raggiungere luoghi di grande richiamo: Taormina (20 Km) con la sua Cattedrale e tutto quanto la rende famosa in tutto il mondo; Randazzo  (16 Km), con la Basilica S. Maria, la chiesa S. Nicola, S. Martino, il convento dei Cappuccini, il Santuario della ‘Beata Maria Vergine del Monte Carmelo; Linguaglossa (5 Km), con la stupenda Chiesa Madre e il suo settecentesco coro ligneo, la chiesa S. Francesco, il convento dei Cappuccini;  Francavilla di Sicilia  (5 Km), con il rinato Convento dei Cappuccini che custodisce preziosi lavori artistici; Moio Alcantara (8 km), con il Crocifisso ligneo del seicento di fra Umile da Pintorno; Roccella Valdemone ( 12 km) con la graziosa chiesa s. Nicola, di recente restaurata e trasformata in un piccolo gioiello, unico nella zona, forse la chiesa più bella della diocesi di Messina; Piedimonte Etneo (8 Km), con il santuario della Madonna della Vena, nella frazione di Vena; Riposto (20 Km) con la Basilica S. Pietro; Acireale (30 Km), sede vescovile, con la Basilica cattedrale, la  Basilica dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, la Basilica S. Sebastiano, il Santuario di “Maria SS. di Loreto”; Valverde (35Km) con il Santuario di S. Maria di Valverde; Aci Catena (35 Km) con il Santuario di Maria SS. della Catena; finalmente Tindari (40 Km) con il suo santuario nel complesso della città greca.

Una visita a Castiglione, una sosta nella sua pace, può diventare non solo un momento per assaporare le bellezze della natura, ma anche per tuffarsi nel passato, in una storia illustre e spaziare nel raggio di circa 35 chilometri in quanto di più bello e significativo può offrire questa parte della Sicilia orientale tra l’Etna e il Mar Ionio, fino a raggiungere, attraversando Portella Mandrazzi, la splendida Tindari.

Ma tutto questo è possibile solo se si è in grado di offrire strutture ricettive.

E Castiglione, attualmente, non è in grado di soddisfare a questa richiesta, nonostante i vari poli di attrazione di cui la storia e la natura lo ha arricchito!

Proprio per supplire a questa mancanza si rivolge la nostra proposta, soprattutto in vista del Grande Giubileo dell’anno 2000! Un’occasione unica, irripetibile che l’attuale amministrazione della Fidecommisaria ‘Coniglio’ vuole cogliere, per rispondere in maniera adeguata alle nuove sollecitazioni.

Le leggi di soppressione del secolo scorso hanno posto fine alla forte e secolare esperienza religiosa della presenza delle Suore Benedettine per fare posto in seguito (1883), nel grande edificio settecentesco, ad un’opera caritativa ed assistenziale sotto la guida delle Suore ‘Figlie di S. Anna’, allora di recente fondazione, fino all’agosto 1996.

Oggi, l’immenso Monastero si presenta come l’unica struttura ricettiva in grado di offrire nei suoi tre piani almeno un centinaio di posti letto. In questi ultimi anni, dopo il graduale venire meno dell’opera assistenziale a tempo pieno, esso è già stato messo a disposizione dall’Amministrazione e dai vari Commissari Regionali che si sono succeduti, per ospitare vari incontri e convegni di gruppi giovanili, scouts, di Azione Cattolica, di catechesi in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, di catechisti o di altro tipo. Una completa e più razionale ristrutturazione dei vari ambienti permetterebbe una maggiore fruibilità degli ampi locali ed una migliore e più dignitosa accoglienza.

L’imminenza del Grande Giubileo dell’anno 2000 si presenta come la migliore occasione per operare in questa direzione e adeguare le strutture già esistenti per l’accoglienza dei tanti pellegrini che da ogni parte del mondo affluiranno a Roma e da qui, secondo i vari piani predisposti dai vari comitati regionali e diocesani, si riverseranno per tutta la Penisola.

Al grande fervore delle innumerevoli iniziative spirituali suggerite dalla Lettera Apostolica Tertio Millennio Adveniente (= TMA) del 10 novembre 1994, è necessario anche unire iniziative più concrete. Il documento pontificio prevede tre fasi di preparazione: una fase anteprepartoria, dalla data del documento fino a tutto il 1996[7]; una fase propriamente preparatoria che si svolgerà nell’arco di un triennio, dal 1997 al 1999 , avente come tema per ogni anno le persone della SS. Trinità (1997: Gesù Cristo; 1998: lo Spirito Santo; 1999: Dio Padre)[8]; infine la fase propriamente celebrativa “che avverrà contemporaneamente in Terra Santa, a Roma e nelle chiese locali del mondo intero” (TMA, n. 55).

E’ quest’ultima la grande novità del Giubileo del 2000 rispetto a tutti gli altri Giubilei della storia della Chiesa. Non solo Roma! Non solo a Roma, ma anche in Terra Santa e nelle varie chiese locali verrà celebrato il Giubileo, con possibilità ed iniziative che si potranno svolgere ovunque. Roma, grande cuore della Chiesa Cattolica, ma anche la Terra Santa, anche le varie Chiese Locali!

E dunque anche le nostra Chiesa locale, le varie Chiese locali, partecipano in prima linea alla celebrazione del Grande Giubileo del 2000 che non si esaurisce, come era una volta, solo a Roma.

Così il Papa, in vista della sua celebrazione, conclude: “Una cosa è certa: ciascuno è invitato a fare quanto è in suo potere, perché non venga trascurata la grande sfida dell’anno 2000, a cui è sicuramente connessa una particolare grazia del Signore per la Chiesa e per l’intera umanità” (TMA, n. 55).

In questo ampio contesto di preparazione, anche Castiglione di Sicilia, con umiltà ma certo con grande determinazione, vuole rispondere all’invito del Papa e “fare quanto è in suo potere”, per offrire il suo servizio alla Chiesa locale e alla Chiesa universale. La sua storia, la presenza di grandi testimonianze religiose, la maestosa struttura del suo Monastero Benedettino, possono essere un valido aiuto “perché non venga trascurata la grande sfida dell’anno 2000”!

E’ con questo spirito che l’attuale Amministrazione della Fidecommissaria Coniglio, che gestisce l’ex Monastero Benedettino, vuole fare la sua parte, allargando le normali attività di assistenza.

E’ un servizio per il prossimo Giubileo, è una risorsa per la Cittadina ‘Animosa’, è un doveroso impegno per rendere più fruibile e rispondente alle nuove esigenze un maestoso edificio che ha risuonato prima delle voci sommesse delle umili Suore Benedettine, poi dell’allegro vociare delle migliaia di fanciulle che nel corso di oltre un secolo vi si sono formate alla vita civile sotto le abili e materne cure delle Suore Figlie di S. Anna.

Non si può non guardare con nostalgia e senso di frustrazione a questo nobile fabbricato che “per la sua ampiezza e la maestosa severità della costruzione, è dei più importanti che esistono in Castiglione”[9], un edificio che assorbe a caratterizza per buona parte il suo panorama, e saperlo utilizzato solo in parte e in altre parti (facciata e campanile adiacente la chiesa s. Benedetto) quasi cadente!

Sono queste considerazione che spingono fortemente l’attuale Amministrazione a fare di tutto per rendere quanto più possibile utilizzabile ed aperto a tutte le esigenze il ‘maestoso’ Monastero.

Il grande Giubileo dell’anno 2000 appare come una estrema e vicina possibilità per attuare tutto questo!

[1] Basta citarne alcuni: S. Cremete (1092 ca.), fondatore della famosa Abbazia Basiliana di ‘S. Salvatore della Placa”, allora nel territorio di Castiglione, oggi di Francavilla; lo storico Anton Filoteo degli Omodei, autore de La Descrizione della Siclia nel XVI secolo, dell’ Aetnae Topographia (una elegante edizione con traduzione italiana è stata curata nel 1992 dall’editore Domenico Sanfilippo per la collana ‘I Tesori di Sicilia’), la Vita della B. Chiara di Montefalco, Della notabile e famosa historia dei felici amori del Delfino di Francia ed Angelina di Lauria, nobile Siciliana …; Giuseppe Prescimone, autore di un celebre manoscritto del 1616 conservato nella Biblioteca Villadicaniense, in cui narra le vicende del riscatto del ‘mero e misto impero’ e la sudorazione della statua di marmo a grandezza naturale della Madonna della Catena, Patrona del paese (1612); il sac. Giuseppe Coniglio (+ 1666), grande benefattore, il cui nome è legato all’erezione del nuovo Monastero femminile Benedettino e alla costruzione dell’Ospedale; il sac. Michele Felsina, illustre per dottrina e pietà, canonico e arciprete di Troina, onorato da diverse beneficenze dalla Santa Sede; l’arciprete Giacomo Gioeni (+ 1732), che fece costruire il campanile della Chiesa Madre, il fonte battesimale e a fece eseguire diverse opere di argenteria per la stessa Matrice (la sua tomba si trova nella cappella del Crocifisso); il dott. Giuseppe Luigi Sardo (+1793), distintosi per diversi incarichi ricevuti dal governo spagnolo e grande amministratore del comune, oltre che autore di un pregevolissimo manoscritto sulle memorie di Castiglione; il santo sacerdote Onofrio Di Marco (+ 1799), morto in odore di santità e di cui il nipote sac. Giuseppe D Marco ci ha lasciato una vita manoscritta (un suo ritratto si trova nella sacrestia della Basilica ‘S. Giacomo e Madonna della Catena’); il poeta dialettale Antonino Farfaglia, giudicato da Lionardo Vigo ‘il più gran poeta di Castiglione’ (la favola del Gatto col Sorcio, in 34 ottave, fu pubblicata dal VIGO nella sua Raccolta di Canti popolari siciliani); il sac. Antonino Calì Sardo (+1870), uomo di santa vita, grande scrittore e restauratore dell’Accademia dei Zelanti ad Acireale, di cui fu segretario (nella sede dell’Accademia si trova un suo ritratto ad olio); l’arciprete Gian Battista Calì Sardo (+ 1874), fratello del precedente sac. Antonino, che per oltre cinquant’anni resse l’Arcipretura, profondo amatore della sua patria, fondatore della Biblioteca Villadicaniense; il pio e colto sac. Emanuele Lamonica ( +1854), maestro di scuola, dedicò tutta la sua vita alla gioventù, autore anche di una memoria per confutare le asserzioni del Cordaro Clarenza sulla priorità di origine di Francavilla su Castiglione; mons. Luigi Cannavò (+1907), cappuccino, vescovo di Smirne (un suo ritratto si trova nella sacrestia della Chiesa Madre); lo storico Vncenzo Sardo, autore di una storia completa su Castiglione, fonte finora inesauribile per chi voglia intraprendere nuovi studi e ricerche; mons. Gaetano Alibrandi, vivente, Arcivescovo di Binda, Nunzio Apostolico emerito e tanti tanti altri figli le cui attività fanno parte della storia attuale.

[2]  Per la storia di Castiglione cfr. VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli, (Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, pp. 284. Sono disponibili altri studi, ma, nonostante risalga ai primi del Novecento, il volume del Sardo continua ad essere ancora l’unico testo completo che affronta in maniera esaustiva e con grande amor patrio la storia del paese.

[3] Il nobile e imponente Castello normanno costruito arditamente sullo sperone di una grande roccia, teatro di tante storie (la più famosa quella di Angelina di Lauria, trasmessaci dallo storico castiglionese Filoteo degli Omodei), domina tutta la valle dell’ Alcantara , attraverso anche una torre di avvistamento più a valle del paese detta ‘Cannizzu’. Il panorama che si gode è unico, spaziando, soprattutto nelle giornate limpide da Randazzo all’Etna e scorrendo per tutta la valle, da Moio a Motta Camastra, alle Gole dell’Alcantara. Di recente è stato acquistato dal Comune e già è stato utilizzato per diverse manifestazioni di grande richiamo. Il suo restauro ne farebbe un luogo di sicuro richiamo per la sua posizione mozza fiato, a strapiombo su tutta la vallata.

[4] Non si può non ricordare uno dei fatti più tragici che la comunità ha vissuta nella sua recente storia e che in modo veramente indegno è passato sotto silenzio a livello sia regionale che nazionale. Nessuno forse conosce la ‘strage di Castiglione’. Nessuna medaglia (se mai potesse servire a qualcosa!), nessun accenno nella storia ufficiale, tranne qualche raro articolo di giornale (Leonardo Sciascia, lo storico Pezzino) e un lungo romanzo scritto apposta per ricordarlo (La stagione della violenza di ENZO GRASSO). Sedici inermi cittadini venivano trucidati dai nazisti in ritirata il dodici agosto del 1943! Una strage dimenticata! Ma la strage avrebbe dovuto avere proporzioni ancora maggiori. Oltre trecento ostaggi erano stati rinchiusi nelle mandrie di ‘S. Vincenzo’ per subire la stessa sorte degli altri già uccisi nella mattina del 12 agosto. Solo l’intervento dell’arciprete Giosuè Russo e delle Suore Figlie di S. Anna riuscirono a convincere l’ufficiale tedesco a lasciarli liberi. Sede di questa lunga e logorante trattative tra  l’ufficiale tedesco, proveniente dalla guarnigione di Randazzo, l’arciprete e le suore fu proprio il Monastero Benedettino, sede dell’Orfanotrofio. Finalmente l’ufficiale cede. E suor Amelia Casini così può scrivere in una sua memoria: “Il giorno dopo che consolazione! … quando vedemmo arrivare all’orfanotrofio i prigionieri gridando a gran voce: Suore, Suore, siamo liberi, Miracolo! Miracolo!!!!! … La liberazione fu alla vigilia dell’Assunta 14 Agosto 1943. Il giorno seguente, siamo andati tutti in Chiesa, a ringraziare la Madonna della Catena. (Patrona del Paese di Castiglione).”. Oggi sono in pochi a ricordare questo triste avvenimento, sempre più in pochi. Il dodici agosto, alla commemorazione annuale di tale eccidio, sono sempre meno quelli che continuano a far memoria. Una lapide è stata apposta dopo la guerra, il primo maggio 1946, sulla facciata del Municipio.

[5] Scrive il Sardo: “Pare assodato però, che la prima abitazione di essi Cassinesi sia stata intorno il 750, in quel sito nominato San Nicola in riva al fiume Alcantara. Stante la insalubrità dell’aria quei monaci abbandonando quel sito pensarono rifugiarsi in Castiglione. Intorno al 1400 li troviamo allogati in un reparto della chiesa di S. Pietro che durante la loro dimora, chiamarono Convento o Grancia dei PP. di S. Benedetto. Pensarono, colà abitando, alla erezione di un’altra Abazia che avesse avuto carattere di maggiore stabilità, e all’uopo scelsero l’ex Cittadella. Nella quale, dopo averla trasformata e resa rispondente agli usi della vita monastica, vi si trasferirono definitivamente nel 1439 o giù di lì. L’Abate della Trinità era esente dall’ordinaria potestà vescovile, soggetto esclusivamente al Tribunale dell’apostolica Legazione sicula, occupava il 59° posto nel Parlamento del regno, ed aveva il diritto di sedere a mensa col Re. Il diritto di patronato dell’Abazia passata in Commenda spettava al Gran Contestabile Colonna. Ciò importava che il candidato ed Abate venisse presentato dal G. Contestabile e non da altri. Da registri di amministrazione degli ultimi del secolo XVIII e principio del XIX si rileva che fino a tal’ epoca l’ordine fu qui fiorente. Ma intorno al 1820, pare che restasse il solo titolo onorifico di Abate della Trinità, di religiosi più non si trova vestigio. Al 1860 il generale Garibaldi creò fra Pantaleo, monaco e garibaldino, Abate della Trinità di Castiglione! La chiesetta, dedicata a S. Vincenzo Ferreri, è la sola fabbrica che rimane di tutto il corpo dell’edificio, che formò l’Abazia della Trinità, ultima abitazione dei Cassinesi in Castiglione.” (Cfr. VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli, (Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, pp. 198-199).

[6] Cfr. VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli, (Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, p 194. La tela si è poi rivelata opera di Filippo Randazzo, il monocolo di Nicosia (cfr. registro di conti del Monastero).

[7] “La prima fase avrà dunque carattere antepreparatorio: dovrà servire a ravvivare nel popolo cristiano la coscienza del valore e del significato che il giubileo del 2000 riveste nella storia umana… Nel corso della prima fase (dal 1994 al 1996) la Santa Sede, grazie anche alla creazione di un apposito comitato, non mancherà di suggerire alcune linee di riflessione e di azione a livello universale, mentre un analogo impegno di sensibilizzazione sarà svolto, in maniera più capillare, da commissioni simili nelle chiese locali…”  (TMA, n. 31).

[8] “Sulla base di questa vasta azione sensibilizzatrice sarà poi possibile affrontare la seconda fase, quella propriamente preparatoria. Essa si svilupperà nell’arco di tre anni dal 1997 al 1999. La struttura ideale per tale triennio, centrato su Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, non può che essere teologica, cioè trinitaria.” (TMA, n. 39).

Il primo anno, 1997, sarà pertanto dedicato alla riflessione su Cristo, Verbo del Padre, fattosi uomo per opera dello Spirito Santo. Occorre infatti porre in luce il carattere spiccatamente cristologico del giubileo, che celebrerà l’incarnazione del Figlio di Dio, mistero di salvezza per tutto il genere umano. Il tema generale proposto per quest’anno da molti cardinali e vescovi, è: «Gesù Cristo, unico salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre» (Cf. Eb 13,8).” (TMA, n. 40).

“Il 1998, secondo anno della fase preparatoria, sarà dedicato in modo particolare allo Spirito Santo e alla sua presenza santificatrice all’interno della comunità dei discepoli di Cristo.” (TMA, n. 44).

“Il 1999, terzo e ultimo anno preparatorio, avrà la funzione di dilatare gli orizzonti del credente secondo la prospettiva stessa di Cristo: la prospettiva del «Padre che è nei cieli» (cf. Mt, 5,45), dal quale è stato mandato e al quale è ritornato (cf. Gv 16,8).” (TMA, n. 49).

[9] VINCENZO SARDO SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli, (Con Proemio di F. NICOTRA), PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, p. 195.

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