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Consacrare, in queste memorie, un capitolo all’immane
disastro di Messina del 28 dicembre 1908, (dove anche Ca-

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stiglione ebbe le sue vittime, che piange perdute sotto quelle
rovine) (1)[1], portare il nostro contributo di dolore in tanta
sventura, più che dovere di storico, è stretto obbligo di cit-
tadino castiglionese.
La somiglianza dei costumi, che esiste fra il messinese
ed il castiglionese, grande corrente di simpatia ha generato
fra i due popoli.
Stretti da relazioni commerciali, i castiglionesi facean
capo con molta frequenza, a Messina; dove, malgrado non
fosse il capo provincia, molti vi dimoravano: studenti, artieri
e trafficanti.
Il dicembre del 1908, fu quanto mai funesto a queste
plaghe; ma il 28 di esso resterà fatalmente indimenticabile
nella mente dei popoli.
Il giorno 10 del detto mese avea principio il sinistro
sconvolgersi della natura sotterranea; e un primo terremoto
abbastanza sensibile e di interminabile durata, (ondulatorio
direzione nord-sud avvenuto alle ore 7,20) metteva l’allarme
generale in queste popolazioni. Altri ne seguirno nei giorni
successivi, ma di minore intensità, e non essendo avvenuti
danni di sorta, gli abitanti andavano man mano tranquillan-
dosi. Ma la mattina del 28, giorno di lunedì alle ore 5, 20
del mattino, (alla quale ora si trovarono fermi diversi oro-
logi a pendolo) uno ne seguì tremendissimo, che tutta la na-
tura squassò dalle fondamenta, come se l’avesse voluto ina-
bissare.


[1] (1) Di 26 che ritrovavansi in Messina solo sei perirono, gli altri, chi al
momento del disastro, e chi dissotterrati dalle macerie, scamparono miracolo-
samente.
Chi può ridire il dolore, gli affanni, l’ansia luttuosa di Castiglione al
momento del disaastro, che ignorava le sorti degli sventurati suoi figli, dimo-
ranti nella città fatale? E assistè con immensa gioia al rimpatrio dei super-
stiti, coperti in modo strano e pietoso, ebeti dal dolore, estenuati dai disagi,
dalla fame, ma salvi!!!

12

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Si calcola che qui la sua durata poté oscillare dai 14 ai
16 secondi. Fu di natura vorticoso, e con la direzione del
precedente (del giorno 10) nord-sud.
Fra quelli che afflissero queste contrade, per circa una
intiera stagione estiva, nel 1874, che restano memorabili in
questa popolazione, non ve ne furono di simili.
Castiglione, deve alla sua speciale configurazione e alla
composizione geologica del terreno su cui sorge (ciò che lo
rende fortunato pei movimenti sismici) di non aver subito danni
rilevanti.
Lesioni di lieve importanza si ebbero in quasi tutte le
chiese, nel circolo principe Amedeo, e in qualche privata abi-
tazione. L’urto maggiore fu inteso: dalla chiesa di S. Gia-
como e della madonna della Catena (da fresco ingrandita e
ancora in corso di lavori) la di cui ala destra minaccia pe-
ricolo. Nello mstesso giorno, ancora ignari del finimondo av-
venuto in Messina, fu chiamato telegraficamente l’ingegnere
del genio civile (1)[2] della Provincia di Catania, il quale con-
statato il pericolo, ne ordinaba la chiusura. Fu anche dan-
neggiato lìex convento del Carmine, di cui crollava una por-
zione, ed il castello, dove precipitava un pezzo di cornice
dal alto interno, e parecchi muri sono cadenti (2)[3].
La popolazione, colta nel sonno, si riversò tutta nelle
pubbliche vie, piena di spavento, e suo precipuo pensiero
fu accorrere spontanea e a fiumana, ai piedi di Maria SS.ma
della Catena. In quella chiesa, che un’altra piccola scossa
avrebbe determinato il crollo, fu celebrato il Divin Sacrifi-
cio, tanto in ringraziamento dello scampato pericolo, quanto


[2] (1) Signor Filippini.
[3] (2) Gli si dovrebbero eseguire serii ristauri, a far sì che non rovini ancor
di più questo storico monumento, che tutta racchiude la storia di un glorioso
passato, che è la storia di questo popolo, e che forma l’orgoglio dei casti-
glionesi.

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per implorare dalla di Lei misericordia che avesse salva-
guardato questa città, in avvenire, da simili flagelli.
Oh, come è sentita e sincera in questo popolo la devo-
zione a Maria!
Bastò un pericolo, e che pericolo, per ravvivare i tiepidi,
avvalorare i ferventi, scuotere gl’increduli!
Qui, però non si ebbe che la lontana ripercussione, co-
me in un’eco, di tale spaventevole terremoto.
Lo stretto di Messina, fu l’epicentro, e nella sua inter-
minabile durata (circa 30 secondi) distrusse Messina (1)[4] e
diversi paesi della sua provincia e Reggio insieme ad al-
tri paesi del littorale delle Calabrie. Uomini e cose travolse
nell’immane suo furore, e circa 200.000 vite perirono in quel-
l’attimo, vittime delle macerie (2)[5].
Catania e i paesi della provincia, fecero a gara nel soc-
correre i derelitti fratelli Messinesi, che la furia della natura
aveva scacciato lungi dal proprio nido. E Castiglione non
fu l’ultimo fra essi; che, anzi, appena appresa la nuova ferale
inviava sul posto del disastro una squadra di soccorso e di
conforto; ospitando in seguito per parecchio tempo, quanti


[4] (1) Non era la prima volta che Messina provava le lagrimevoli e disa-
strose conseguenze dei terremoti. « Nell’anno 1783 a 5 febbraio sortì in questo
« regno un terribile terremeto e più dannoso lo provò la città di Messina,
« avendo diroccata tutta la città d’edifizii come fu il Palazzo reale, la Catte-
« drale, l’Arcivescovato, il Seminario, i MOnisteri di donne, la palazzata, con
« ricoverarsi tutti nelle Capanne; restati soltanto avendo le due statue di
« bronzo di Carlo secondo a cavallo, e di D. Giovanni d’Austria figlio natu-
« rale di Carlo V imperatore; ed oggi si sta suddetta città tutta edificando a
« spese di tutto il regno per via di tasse annuali ». (Da una nota cintempo-
ranea del D.r Gius. Luigi SARDO).
[5] (2) Fino a 22 giorni dopo ikl disastro, furono estratti dalle macerie indi-
vidui ancora viventi!

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profughi potè sostentare con l’obolo dei suoi caritatevoli e
generosi cittadini (1)[6].
L’ospitalità tradizionale in questo popolo, non si smen-
tisce mai, e il senso altruista, che nobilmente alberga nel
cuore di ogni castiglionese, che veramente non ha limite e
gareggia nelle pubbliche calamità; né vennemeno in questa
luttuosa circostanza!
Il mondo intiero, affratellato nel dolore, fuso in unico
palpito di umanità generosa, ebbe slancio di sublime carità
in tanta sciagura, toccata alla più bella e magnanima parte
d’Italia; per quanto bella, per altrettanto sventurata! (2)[7]
Solo il Governo italiano mostrossi indifferente, per il
lungo indugiare nell’invio degli scarsissimi e disorganizzati
soccorsi. Le grida e i gemiti dei sepolti vivi non arrivavano
alle superne sfere del governo!!! (3)[8]
Il 28 gennaio, trigesimo della immane catastrofe, solenni
funerali furono celebrati in Castiglione nella chiesa di S. Pie-
tro, in suffragio delle vittime del ferale e memorabile giorno.
Lesse un elaborato e commovente discorso commemo-


[6] (1) Intorno a L. 3000 si raccolsero in Castiglione, oltre ad una grandis-
sima quantità di generi alimentari ed effetti d’uso.
Nel terremoto del 1783 Castiglione emerse parimenti per la carità citta-
dina. L’Abbate della Trinità, per mezzo del suo Proc. Generale D.r Gius. Luigi
sardo, pagò per diversi anni onze 6.15.6. annui, per la ricostruzione di Mes-
sina. (Archivio SARDO Vol. 21 pag. 346).
[7] (2) Il governo inglese, a mezzo di Nelson duca di Bronte, elargì somme
a favore dei profughi messinesi. Quelli che qui dimoravano si ebbero negli
ultimi di gennaio del 1909 L. 25 per ciascheduno, per mani dell’Amministra-
tore del Duca, qui venuto a tal’ uopo. Il 15 marzo lo stesso Amministratore
tornò con diverse balle, contenenti coperte di lana, che divise ugualmente a
tutti i profughi.
[8] (3) Questa povera Sicilia, sfruttata dagli uomini e dalla natura, che ri-
nunziò alla sua autonomia per la grande idea: far bella ed una l’Italia; a cui
cedette le sue immense ricchezze, che servironmo a far risplendere di vita
nuova il settentrione di essa, non meritava essere in tanto frangente così in-
degnamente obliata!!!

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rativo il Prof. Sac. Antonino Fiamingo, fra le lacrime del-
l’uditorio e dei profughi, che eran tutti presenti.
La domenica seguente, 31 gennaio, attenuati i timori dei
terremoti, che man mano andavano facendosi più radi e meno
sensibili, l’arciprete accondiscendeva alle pie brame di que-
sto popolo, che desideraba con ardore recarsi in pellegrinag-
gio di espiazione ai piedi di Maria SS. della Catena nella
sua chiesa. Riaprivasi questa, fra il giubilo universale, e le
sue campane, tanto care al cuore dei castiglionesi, che da
un mese tacevano lugubramente, coi loro rintocchi an-
nunziavano la funzione riparatrice, che, dietro permesso del
Sindaco, ebbe luogo nel pomeriggio.
Da quel giorno in poi furono iniziate le opportune ripa-
razioni alle fabbriche, che minacciavano rovina, e la chiesa
venne nuovamente riaperta al culto, e alla devozione di un
popolo fervente di amore per Maria.

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