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Non sarà inutile, dopo aver detto di Castiglione centro,
dare dei brevissimi cenni sulle borgate, che diverse d’incon-
trano nel suo vasto territorio; frazioni dipendenti tutte, dal
municipio e dalla parrocchia del mandamento di Castiglione.
La proprietà frazionata e l’intensiva coltura di questo
territorio, per le grando distanze che separano il centro ur-
bano dalle campagne, han fatto nascere il bisogno di avita-
zioni locali, che coll’andare del tempo si sono estese in mo-
do, da formare vere e proprie borgate. Gravà è la pià antica
di esse, sita laggiù in fondo alla vallata, a 4 chilometri ad
est di Castiglione, fra il profumo delle zagare degli aranceti
che la circondano.
Mancano notizie sulla origine della sua fondazione. Il
nome, che è il medesimo del feudo dove è sita, fa supporre
che sia sorta in epoca molto remota.
Gravà, per il miglioramento di quella popolazione ruralem
per l’importanza dei prodotti della sua zona, reclama una
scuolam e urgenti provvedimenti stradali; mancando financo,
di una possibile via mulattiera.
Ha 738 abitanti.
E’ stato provveduto per una chiesa, che è già in costru-
zione sotto il titolo di S. Barbara, dopo abbandonata quella di
Santa Maria della Vittoria.
Cerro denominata anche Catena, dall’abbattuta barriera di

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pedaggio che vi si riscuoteva. Di una semplice osteria …
fondaco, che vi era ai tempo di Filoteo (secolo XVI) (1)[1], col
progresso dei tempi vi si è raggruppata tanta gente, che al ore-
sente raggiunge la cifra di 613 abitanti. Sperduta fra i lus-
sureggianti boschetti di noccioleti, resta a sud-est della pia-
nura di Cerro (2)[2], fra il Prato omonimo (com’era detta negli
antichi tempi tutta quella distesa) e l’ec feudo Germanera.
La nazionale Piedimonte-Randazzo e la stazione di Castiglione
della Circum-etnea, avvantaggiarono molro questo sito.
Ha una rivendita di tabacchi e di altri generi alimen-
tari, e da merciaio.
Il transito costituisce l’agiatezza di questa borgatina.
Attesa la distanza (circa 5 chilometri) che la separa da
Castiglione non è possibile a quei ragazzi frequentare le scuole
del centro; sarebbe giustizia quindi, provvedere per una scuola
locale.
Castrorao – Al confine del territorio di Castiglione con
quello di Calatabiano, sito sulla sponda sinistra dell’Alcan-
tara in punto basso e malsano, ma assai fertile è il minu-
scolo villaggetto o l’antico casale di Castrorao.
Sorse intorno la metà del secolo XVI, forse, fondato da
Giovanni Rao, barone di Sigona (3)[3].
Fu elevato a principato nel 1632 da re Filippo IV, per opera
di Placido di Giovanni, nipote, maritali nomine, del fondatore.
Cambiò varii padroni, senza per questo avvantaggiarsi
menomamente, e in ultimo fu posseduto da D. Giovanni Pla-
tania da Castiglione.
Fu incorporato al territorio di Castiglione, di cui fa parte
tuttavia, in virtù di ministeriale in data 22 giugno 1818.


[1] (1) …nell’ultima parte verso scirocco, v’era un’osteria per li viandanti,
detta dai paesani il Fondaco di Cerro. (FILOTEO Op. cit).
[2] (2) Cerro, per le condizioni favorevolissime di clima e di suolo, fu dal
Prof. F. ALFONSO (op. cit) definito il centro più importante dei noccioleti
della plaga etnea.
[3] (3) RACCUGLIA, Castiglione.

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Ha una chiesetta; un mulino che vi mantiene un certo
commercio e poco più di 200 abitanti.
Passo Pisciaro – L’assassinio in quel posto di un pesci-
vendolo, avvenuto in tempi remoti, diede il nome a quella
contrada (1)[4].
In seguito al frazionamento degli ex feudi baronali e
demaniali, molte abitazioni sparse, sorsero nella vasta zona,
a mezza costa dell’Etna, quasi a colonizzare quei locali ermi
ed incolti.
La nazionale Piedimonte-Randazzo, accrebbe l’incremento
di questa vastissima plaga.
Passopisciaro è mla più importante delle borgate etnee di
questo territorio.
Ha 808 abitanti; una bella chiesa; le scuole elementari


[4] (1) Sul principio del XVIII secolo, un tal Cicco Zumbo, famigerato bri-
gante castiglionese, (che insieme ad un altro compagno, soprannominato Te-
stazza infestavano queste contrade) si sbarazzava violentemente, là dove la
strada biforca, di un povero e pacifico pescivendolo, (nel quale spesso si era
piaciuto identificarsi), per sospetti di tradimento.
Egli sotto le mentite spoglie del pescivendolo soleva recarsi nella vicina Ran-
dazzo per fare onta all’autorità, di cui era oggetto di attive ricerche, coprendo
di ridicolo la poca accortezza della medesima, alla quale in persona vendeva
i pesci; lamentandosi della nessuna sicurezza che siaveva per le vie delle
campagne, scorazzate assai audacemente dai banditi Zumbo e Testazza.
Appena lasciava Randazzo, informava immantinente, la giustizia della
burla insolente che aveva alla stessa operato.
Similmente: alcun’altra volta spacciandosi pel Corriere, che espressamente
veniva spedito a palermo per reclamare dalla R. G. C. pronti rinforzi mi-
litari per scovare e prendere vivo o morto lo Zumbo, si presentava con molta
audacia alla R. G. C. con le lettere accusatrici. Queste egli aveva sottratto al
vero Corriero, a cui aveva dato la posta, imponendogli, con modi molto persua-
sivi, di attendere il suo ritorno in quel posto medesimo.
Del temerario tiro giocato si affrettava dar conoscenza alla R. G. C. per
mezzo di uno dei tanti inservienti che gironzavano per le sale della Corte
istessa.
Le di lui tracce venivano immantinente e con molta abilità cancellate;
di forma che resta il dubbio se la presenza dello Zumbo fosse stata appa-
rizione o realtà!

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inferiori; una collettoria postale; il telegrafo e la illumina-
zione a petrolio, mantenute a spese del municipio centrale
di Castiglione.
Resta ad ovest del territorio; centro interessante fra Ca-
stiglione, Linguaglossa, Randazzo.
La stazione della Curcum-Etnea, terza di quelle che si
trovano in questo territorio, (sotto il nome di Passopiscairo-
Mojo per trovarsi avvicinata al paesello di Mojo Alcantara,
a cui affluiscono i paeselli del nord: Roccella, Mlavagna, Mojo
ecc.) le assicura un avvenire prospero e popoloso.
Sorgono pure, nell’abitato di Passopisciaro due distillerie
industriali.
La posizione naturalmente ridente, dove giace; sotto il
bacio continuato del sole dell’Etna; nel nero orrido, ma pur
bello, della lava (1)[5], frammezzato dal verde perenne delle
ginestre, (di cui si è andata la stessa rivestendo) che il mag-
gio, con i suoi fiori trasforma in giallo vivissimo, uniforme,
dai profumi selvaggi, penetranti, le dà un aspetto delizioso,
direi quasi singolare!
Il clima temperato, piacevole; la fecondità delle sue terre,
la diversità ed intensità delle colture arboree che la circon-
dano, e il transito febbrile, malgrado la deficienza dell’acqua,
sono i coefficienti maggiori del suo rapido sviluppo. Tutto-
ciò lo ha reso un soggiorno di grande attività agricola e com-
merciale, gradito ritrovo sportivo al forestiere.
Lo stradale (l’antica strada consolare) che l’allaccia a
Solicchiata, di ampiezza non comune e di inappuntabile ma-
nutenzione è dei più belli viali che si possano desiderare in
un pubblico giardino. Esso è un continuo succedersi di ele-
gantissime ville, intermezzate da giovini vigneti, oliveti, frut-
teti, castagni. L’Etna, che tutto lo domina, col suo immenso
pendio di terra bruna, che l’accidentalità delle colture tra-


[5] (1) Quella del 1879 che tutta la intersecò, devastandola seriamente.

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sforma in splendido scacchiere di smeraldo e di topazio, as-
sume una vista nuova, sublime!
Solicchiata, per l’amenità del sito e per i vini pregiati
che le han dato un nome, è la favorita villeggiatura dei si-
gnori castiglionesi.
la fermata della Circum-Etnea ne ha accresciuta l’im-
portanza.
I gruppi di case di Rovittello, Campana, Solicchiata
vecchia e Montedolce, formano al presente la borgata, nota
sotto unica denominazione, Solicchiata, con un complesso di
647 abitanti.
Ha due chiese: il Cuore di Gesù e S. Michele: dove si
celebra in tutte le domeniche e nelle altre feste dell’anno.
Ha pure una rivendita di tabacchi e di generi alimentari
diversi.
Da recente vi è stata aperta una scuola mista, e quanto
prima avrà ancora una collettoria postale.

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