– 152 –

Parmi opportuno far seguire alle notizie sugli uomini
illustri, alcuni brevissimi cenni sulle antiche e nobili famiglie
di Castiglione, delle quali tuott’ora fioriscono i discendenti.
Diremo per la prima della famiglia Abbate, un ramo
della quale venne qui trapiantato da Messina negli ultimi
del secolo XVII.
Della sua primaria origine così discorre il Palizzolo Gra-
vina: (1)[1]
« Discende da Papiro cavaliere romano, diramossi in
« Messina, catania, Monte S. Giuliano, col vanto di portare
« nel suo seno capitani giustizieri, senatori, cav. gerosolimi-
« tani, ed anche un santo, qual fu il glorioso S. Alberto, fra-
« tello dell’ordine del Carmelo, figlio del cav. Benedetto
« Abbate e di Giovanna della nobilissima prosapia del Pa-
« lizzi. »


[1] (1) Il Blasone di Sicilia.

– 153 –

Questa casa, per la nobiltà sua vetusta, ottenne il dritto
di mandare un suo rappresentante nel Parlamento di Sicilia
fin dai tempi di Maniace (820) (1)[2].
All’epoca dei Vespri, questa famiglia  fu tra le più ar-
denti ad affrettar l’avvenimento; Palmieri Abbate fu quegli
che ricevette allo sbarco a Trapani, Pietro d’Aragona (9 ago-
sto 1882) (2)[3].
Il ramo, qui tutt’ora fiorente ebbe un Ignazio Abbate,
valente Giureconsulto; morto nel 1827.
Carlo Abbate Imperi, fu patriotta insigne. Per i suoi
meriti patriottici, e per il censo ragguardevole che rappre-
sentava, fu per diverso tempo chiamato a reggere le sorti di
Castiglione. Disimpegnò tale ufficio con paterna sollecitudine
e con lealtà ammirabile.
Nel 1848, una squadra di volontari castiglionesi, animata
dai movimenti che avvenivano in diversi punti dell’isola, co-
noscendo le idee liberali di D. Carlo, l’acclamò capo dell’a-
gitazione castiglionese.
Morì celibe, in avanzata età, nel 1867.
Le insegne di questa famiglia sono: Campo diviso di
verde e d’argento. Corona di marchese.
Ritrovasi pure in Castiglione, da epoca molto anteriore
alla precedente, un ramo della non men nobile famiglia Lanza
o Lancia.
L’origine primitiva di questa famiglia è antichissima e
nobilissima, perché discendente da reale stirpe (3)[4].
I conti Galvano e Federico Lanza, furono cognati di Fe-
derico II svevo (4)[5].


[2] (1) (V. BUONFIGLIO, Historia Siciliana). I baroni, i marchesi ecc., i titolati ec-
clesiastici, avevano il diritto di sedere nei pubblici comizii parlamentari, ra-
presentando ognuno di essi il braccio baronale, il braccio ecclesiastico, il
braccio militare, il braccio demaniale.
[3] (2) V.  Cap. V pres. vol. pag. 47.
[4] (3) PALAZZOLO GRAVINA, op. cit.
[5] (4) SANFILIPPO, op. cit

–  154 –

Corrado figlio di Federico, succeduto al padre nel regno,
li perseguitò e li bandì dai suoi stati, vedendo in essi una
minaccia alla stabilità dei suoi possedimenti in Italia.
Corrado Lanza, insieme a Giovanni da Procida, e Rug-
gero di Lauria, furono allevati fin da bambini, nella corte
di re Pietro d’Aragona; dove più che al lusso attesero alla
istruzione delle armi, segretamente preparando la rigenera-
zione siciliana dal giogo Angioino.
Nedl 1281 offersero la corona del regno di Sicilia a Pietro
implorando il di lui aiuto per la liberazione dell’isola.
Un Lanza, come ci vuol fare intravedere il Mugnos (1)[6],
spinse Castiglione ed altri castelli del Valdemone, a seguire
il resto della Sicilia nei fatti del Vespro.
Corrado Lanza, dopo tali fatti, univasi in matrimonio
con una sorella di Ruggero di Loria, cementando con i vin-
coli del sangue l’amicizia che legavali da fanciulli (2)[7].
Pietro, venuto a regnare nell’isola, fu grato a questi no-
bili siciliani, che avevano sollecitato il di lui dominio, e
molti contrassegni di riconoscenza diede loro. Corrado (3)[8]
fu investito della carica di G. Cancelliere del Regno, e fu
fatto signore di Randazzo; Ruggero, suo cognato, fu creato
grande ammiraglio e signore di Castiglione ed altre terre.
Molta frequenza ebbe, per conseguenza, la casa Lanza
in queste plaghe, fin da tempi remotissimi.
Il ramo di essa, che venne a formare stabile dimora in
Castiglione, ove fiorisce al presente, pare debba provenire da
Giovanni Lancia ed Abbate, primo principe di Malvagna nel
secolo XVI.
Discese dal predetto Giovanni, D. Pietro Lanza che fu


[6] (1) MUGNOS, Notizie sul Vespro Siciliano.
[7] (2) V. BUONFIGLIO, op. cit. – FILOTEO, op. cit.
[8] (3) Sul suo sepolcro, che era nella cattedrale di Messina, leggevasi:
« Lancea Corradus, titulis spectatus, et armis.
« Et sua posteritas, haec monumenta tenent.
(V. BUONFIGLIO, op. cit.).

– 155 –

Signore della terra del Mojo, Regio consiliario e Vicario ge-
nerale  per sua Ecc.a in contrada Valdemone, e proprietario
del feudo dell’Acqua fredda, sito nel territorio di Castiglione.
Visse questi, ai tempi di Filoteo; ed è da quest’epoca
che il nome di essa famiglia incomincia a figurare nelle
pubbliche scritture di questa città. Primo troviamo un no-
bilis Antoninus Lancia, che figura qual testimonio nel con-
tratto di enfiteusi del così detto Prato di Cerro, nell’anno
1570 (1)[9].
Nel riscatto del mero e misto impero di questa città,
(1610-1612) Gian Domenico e angelo Lanza furono di quegli
eroi che strenuamente si cooperarono alla buona riuscita di
essa. Il D.r Fabiano Lanza (1634), insieme al suocero suo
D.Andrea Sardo, tentarono liberare castiglione dalla schia-
vitù feudale.
La casa Lanza entrò nel Parlamento di Sicilia sotto i
Normanni. Arma: un leone nero rampante in campo rosso.
Corona di principe.
Siegue alla precedenti la nobilissima famiglia dei Regio,
la quale venne in Sicilia intorno all’anno 1364. Taccio della
sua origine perché molto conosciuta ed ampiamente trattata
da tutti i Nobiliari Siciliani.
Annovera nel suo seno: Vicerè, principi, cav. gerosoli-
mitani, cav. di Malta, Vescovi, Capitani, Giureconsulti ecc.
Il rano tutt’ora fiorente in Castiglione, forse l’unico su-
perstite che rappresenti con censo conveniente lo splendore
della famiglia, venne qui trapiantato da Catania, sul finire
del XVII secolo, con D. Gioacchino Regio dei Principi di
Campofiorito (2)[10], che sposò D. Isabella Gioeni dei principi
di Castiglione.


[9] (1) Questo contratto conservasi nell’archivio municipale.
[10] (2) Figlio di D. Luigi Reggio principe di Campofiorito e di D. Maria
Corvino sua seconda moglie.

– 156 –

Questo matrimonio ebbe luogo a Gaeto (1)[11], celebrato
dal Vescovo della Diocesi di Catania D. Andrea Reggio, pa-
rente dello sposo.
Queste nozze sarebbero riuscite nulle se l’Arciprete di
Castiglione D.r Cesare Gioeni, molto sagacemente, non aves-
se, con la sua presenza reso valido il Sacramento.
Con tale cavata d’ingegno l’arciprete suddetto, supplì
alla dimenticanza di Monsignore, (che aveva omesso di chie-
dere il relativo permesso per la celebrazione delle nozze
che avvenivano in diocesi non sua) e con la scusa di pre-
stargli omaggio, si recava con tutto il clero a gaeto, rispar-
miando a sua Eccellenza una possibile umiliazione.
D. Giuseppe Maria Reggio e Gioeni, unico rampollo di
questa unione, fi Comandante del castello Ursino di cata-
nia. Succeduto nel 1746 nella eredità di D. Pietro Oliveri
duca dell’Acquaviva e di D. Carlo Sanginisi, entrambi re-
sidenti in Castiglione, privilegiati ed esenti da tasse, impo-
ste e gabelle locali, chiese la stessa esenzione a questa Uni-
versità; ma nulla ottenne perché mancavangli i requisiti di
cittadinanza, voluti dalle Consuetudini della città.


[11] (1) La famiglia Reggio ebbe molte e vaste proprietà nel territorio di Ca-
stiglione: Gaeto era di esse la più impmortante. Le vennero quasi tutte espro-
priate, (causa i molti debiti contratti da D. Gioacchino Reggio e Gravina, che
fu di mente balzana e morì scapolo) da D. Salvatore Mirone e fratelli, intorno
il 1837. Posteriormente però, D. Mario Reggio, cassinese, ricchissimo,riac-
quistò molte di esse proprietà dissipate, nelle quali successero i di lui nipoti,
che tutt’ora ne hanno il pieno godimento.
L’antica dimora di casa Reggio in Castiglione, adesso è proprietà della
chiesa di S. Pietro, appigionata al presente alla Pretura.
I vasti saloni, che tutt’ora in essa esistono, dove si ammirano due porte
di armadio di noce nera massiccia, molto riccamente e abilmente lavorate a
rilievi scolpiti (stile 1700) avanzo dell’antico splendore di quella casa; la sala
degli specchi, ed altri specializzati salotti, che la tradizione ricorda, ci fanno
pensare allo sfarzo principesco, agli addobbi sontuosi di essa, come a princi-
pesca dimora si convenia, secondo l’aristocrazia dei tempi.

– 157 –

I due fratelli Mario e Giuseppe illustrarono il ramo
Reggio dell’epoca recente, qui stabilito.
Il primo fu rinomato Giureconsulto; sposò in Lingua-
glossa dove tuttora esistono i di lui discendenti.
Il secondo, Cav. per nascita, laureato in medicina nella
Università di Napoli, emerse per l’elevatezza dell’ingegno e
per la serietà dei suoi studi. Morì nel 1900 lasciando un
unico e solo erede nella persona del figlio suo Cav. Anto-
nino, il quale nella prole che ha numerosissima di maschi,
fa rivivere il casato che minacciava di spegnersi in Casti-
glione.
Diremo adesso della famiglia Sardo, la cui dimora in
Castiglione rimonta ad un’epoca ancora più lontana delle
precedenti.
Vanta, questa illustre prosapia, la sua orgine dai prin-
cipi dell’Alborea nel regno di Sardegna.
E’ stata dessa una delle più potenti d’Italia, fin dal tempo
dell’occupazione della Sardegna, per mano di Majsetto re
d’Africa (1051) (1)[12].
Passata in Sicilia dietro la rivolta di Pisa, intorno il
1408 (2)[13], Marzullo sardo figlio del nobile Nicolò, governatore
di Pisa, ebbe l’investitura del feudo di Leonardi, col titolo
di Barone.
Fu sua prima residenza la città di Lentini, da dove
passò in Messina.
Qui fermatasi, risplendette con grean lustro, sì per le lu-
minose cariche che rivestì in goni tempo, che per i matri-
moni ivi contratti, con le primarie e nobili famiglie di quel-
la città.
Il figlio di Marzullo, Antonino Sardo nobile di Lentini,
per le contratte nozze con Caterina Axono Perea de Linguida,


[12] (1) carlo DE LELLIS, Discorsi delle famiglie nobili di Napoli, tomo II
foglio 226.
[13] (2) MUXICA, Sicilia Nobile.

– 158 –

ebbe in dote la baronia della terra della Motta di Camastra,
della quale pigliava regolare investitura nel dì 8 agosto
del 1453.
Giovan Giliberto, primogenito del barone Antonino, ebbe
trasferito lo stato di Motta, con il tutolo di barone (sua in-
vestitura 1478).
Fu questi il primo barone di casa sardo, ammesso nel
parlamento di Sicilia sotto il Cattolico re D. Ferrante, ed
ebbe assegnato il 79° posto (1)[14].
Seguirno, successivamente, nel baronato Giovanni An-
tonio; Nicola Andrea; Giulio; Giovanni Antonio; Giov. Gi-
liberto; Pietro; Antonio, e Pietro.
Giulio, secondogenito del barone Giovanni Antonio, fra-
tello di Nicola Andrea per la morte di quest’ultimo improle,
si ebbe la baronia di Motta.
Sposatosi nel 1631 con la nobile Maria Varisano da Ran-
dazzo (2)[15], sclese per sua residenza Castiglione, centro dei
suoi interessi, da dove accudiva, alla baronia di Motta e ai
beni portatigli in dote dalla moglie, nel territorio di Ran-
dazzo, e in pari tempo reggeva le sorti di Castiglione, con
la elevata carica di Governatore (3)[16]. L’intensa amicizia con
Filoteo ed i buoni rapporti colla famiglia Gioeni, contribui-
rono non pocp a questa sua residenza. D. Giulio ebbe due soli figli maschi: Giovan Vincenzoi
primogenito, che sposò D.a Ippolita Gioeni, dei marchesi di
Castiglione e Giovan Antonio, che si unì in matrimonio con
D.a Caterina Dimarco e Procopio nobile di Messina. Quest’ul-
timo barone alla sua volta, è il capostipite di questa fami-
glia in Castiglione, che è stata sempre numerosa, e diffu-
sissima è al presente.


[14] (1) BUONFIGLIO, op. cit.
[15] (2) A 1. febbraio 1531. Capitoli matrimoniali in N.r Benedetto Depidono,
redatti in Randazzo, Testimoni: Spettab. D. Michele Spatafora barone della
Roccella e Magnifico D. Francesco Lanza (Archivio SARDO Vol. I, p. I)
[16] (3) V. Archivio SARDO cit. lib. V .

– 159 –

I Sardo, fin dal loro primo arrivo in Castiglione, furono
chiamati a coprire le cariche più eminenti ed onorifiche, e
in ogni tempo rifulsero per sapere e per censo. Vantano, al-
tresì, personaggi illustri; cav. Gerosolimitani, Giureconsulti,
Abbati della Trinità, Arcipreti ecc.
La nobiltà del sangue, loro vietava di coprire cariche,
che nulla avessero di onorifico. Nel 1774, difatti, Melchiorre,
Antonino e Vito figli del D.r Giuseppe Luigi Sardo, veni-
vano esentati in perpetuo dalle cariche del Peculio (1)[17], per-
chè ascritti nel numero dei nobili dell’ordine senatorio della
Città di Messina, di dove erano anche Patrizii.
Ebbero concessi privilegi diversi di titoli civili ed ec-
clesiastici. Nel 12 febbraio del 1618 ottennero il privilegio di
Don da re Filippo III (2)[18].
Il Sac. D. Antonino Sardo Roxerio, cassinese, fu da Fi-
lippo V creato Abate ad honorem di S. Nicola della terra
di Palma (3)[19]. Nel 1741 fu Abate dell’Abazia della Trinità
di Castiglione, terzo della famiglia che occupò tale elevata
carica ecclesiastica. Successe in tale carica il Sac. D. Do-
menico Sardo, di lui nipote, che pigliava il possesso nel 1756.
D. Melchiorre Sardo e Arnono si distinse nelle armi.
A Roma, dove trovavasi nella milizia Spagnuola con un
grado eminente, in un tumulto nato tra Spagnuoli e Fran-
cesi (1650) ebbe affidata la guardia di un posto importantis-
simo, dove compì atti di grande valore (4)[20].


[17] (1) Decreti a 20 aprile 1774 rilasciato dal Vicerè Fogliani. Conservasi
nell’Archivio SARDO cit. Vol. 21.
[18] (2) Tali concessioni venivano rilasciate ai veramente nobili, che erano ob-
bligati provare e documentare la nobiltà dell’origine. L’original privilegio tro-
vasi nel vol. 4 dello Archivio SARDO cit.
[19] (3) Privilegio a 17 aprile 1720; gli fu concesso inoltre, l’uso della moz-
zetta violacea e nera e portare in petto la Crocetta Abbaziale, regnando Fi-
lippo V. (Archivio SARDO cit. vol. 17). A titolo d’appannaggio, esso D. Antonino
esigeva onze 40 annue sul Vewscovado di Siracusa. (Vol. 4 Archivio SARDO cit).
[20] (4) Archivio SARDO cit. (Vol. 1, parte 1.).

– 160 –

Il D.r Melchiorre Sardo Roxerio fu Giureconsulto di
gran valore; Giudice di Castiglione, Delegato del principe di
Malvagna, I suoi eccelsi meriti, gli meritarono l’onore di es-
sere prescelto quale inviato della città di Castiglione (1713),
alla Corte di S. M. Vittorio Amedeo II di Savoia in Palermo.
Fu anche Procuratore della chiesa di S. Antonio, che abbellì
di marmi e pitture pregevolissime, ed arricchì di rendite, e
la rese la chiesa aristocratica di Castiglione.
Il D.r Giuseppe Luigi, primogenito del detto D.r Mel-
chiorre fu patriotta insigne, lustro di Castiglione nel XVIII
secolo, dove vestì le cariche più onorifiche.
Fu Sindaco diverse voltem Giudice di Castiglione. Luo-
gotenente e Capitano del S. Uffizio (1)[21], avvocato di grido, Con-
sultore degli stati di Maletto e Roccella, eletto dalla Princi-
pessa di Maletto, Capo Segreto, Procuratore Generale del-
l’Abazia della Trinità ecc. ecc.
Il D.r Melchiorre, figlio del precedente, non fu da meno
dei suoi antenati. Addottoratosi in Giurisprudenza, scienza
favorita alla famiglia, fu valoroso Giureconsulto, e meritò
l’alta carica di Giudice Delegato del Tribunale della Regia
Gran Corte (2)[22],
Fu Procuratore anche lui della Chiesa di S. Antonio, la
quale completò con artistic facciata.
Oltre le parentele precedentemente contratte con nobili
famiglie Spagnuole, col matrimonio di D, Giovan Vincenzo con
D.a Ippolita Gioeni nel 1575, e di D. Tomaso Gioeni con D. Anna
Gregoria Sardo nel 1629, i Sardo s’imparentarono ancora
cona la casa Gioeni, che ebbe il dominio di Castiglione.
E parimente, per il matrimonio di D. Angelo Rosso,
figlio di D. Luigi con Giacomella Sardo, figlia di Pietro ba-
rone di Motta e Lucrezia Falsone nobile di Siracusa, (intor-
no il 1632) e l’altro del Nobile andrea Lucio Rossi, figlio del


[21] (1) Decreto reale 1759. (V. Vol. 17 Archivio SARDO cit).
[22] (2) Archivio cit. Vol. 18.

– 161 –

Comm. Ignazio da Acicatena, con D. Maria Stella figlia del
signor Giuseppe da Castiglione (1896), strinsero parentela
con i Rosso, discendenti del conte Enrico, che fu barone di
Castiglione nel 1375.
I Sardo ebbero in gran conto le belle arti, e di esse si
piacquero lasciar memoria a Motta, dove erano signori, e a
Castiglione loro successiva residenza (1)[23].
Le armi dei Sardo sono: d’azzurro a quattro pali d’oro,
con tre gigli parimenti d’oro, sostenuti da una fascia in di-
visa di rosso. Corona di barone.
Fra le famiglie dell’aristocrazia castiglionese va anche
annoverata quella dei Tuccari.
Tolgo dal Calendario d’oro del 1900:
« La nobile famiglia Tuccari, originaria di Lucca, fu por-
tata a Messina da un Pompeo Niccolò Tuccari. Fu giudice
della Corte Stratigoziale nel 1286. Alberto fu magistrato nel
secolo XVII, ma dovette esulare insieme ai figli Pompeo e
Giovanni, che dal Duca di Modena furono collocati negli
eserciti ducali, e quindi passarono al servizio della Repub-
blica di Venezia, l’uno col grado di colonnello, e l’altro con
quello di capitano.
« Il padre fu pure colonnello, e prese parte alla guerra
del Peloponneso contro i Turchi; ebbe il governo della piazza
di Corone Francesco Stanislao, figlio del predetto Giovanni,
e fu senatore nel 1741-1761.
« Pompeo, suo fratello, fu ministro interino della R. Azien-
da di Messina nel 1780. Altro Giovanni Vincenzo Tuccari fu
esimio pittore nel XVII secolo (1657-1734); si disse che nella


[23] (1) Ne fan fede: il magnifico gonfalone in lego della chiesa di Motta,
opera d’intagli e pittura dei due Rosaliba, celebri artisti messinesi del 1500;
la chiesa di S. Antonio, le pitture che in essa si ammirano opera del Tuccari,
e buona parte della pregevole suppellettile della chiesa di S. Pietro in Ca-
stiglione.

11

– 162 –

lestezza di dipingere sorpassare Luca Giordano, il « …
della pittura ».
Il S. Filippo Neri di quest’ultimo, che si ammira nella
chiesa di S. Giuseppe in Castiglione fu eseguito nel 1713
Questa data ha stretta relazione con la venuta della famiglia
Tuccari in Castiglione. Fu un tal Giovanni Tuccari, che spo-
sandosi in tale epoca (1)[24] con Maria Badolato (2)[25], qui fermò
la sua residenza (3)[26]; e dalui discendono i Tuccari, che al
presente fioriscono numerosi in Castiglione.
« Inoltre, alla stessa famiglia Tuccari, discendente dalla
famiglia Calì di acireale Baroni di S. Carlom compete questo
titolo, il quale fu conferito a Carlo Calì Garofalo di Giuseppe
in data 27 agosto 1658 da re Filippo.
Arma: Partito nel 1, d’azzurro a due pali d’argento ed
un’aquila spiegata sul tutto; nel 2. d’azzurro ad un palo di
rosso bordato d’argento.
Avrei dovuto dire anche della famiglia Pagliaro che ap-
parisce antichissima in Castiglione e tutt’ora è fiorente.
Ma nulla ho potuto rinvenire sulla sua origine. Nondi-
meno, figura fin dal 1500 per le diverse pubbliche cariche
dai membri di esa occupate. Ebbe Capitani Giustizieri, Abati
della Trinità, Segreti ecc.
Ricordiamo, infine: la nobile famiglia Sanginisi, di antica
provenienza spagnuola; qui venuta intorno la metà del XVII
secolo, da Messina o da Taormina; e la famiglia Camarda,
antica di Messina, venuta in Castiglione sul finire del 1600.


[24] (1) Nella chiesa parrocchiale di S. Marco il 23 settembre 1711.
[25] (2) Maria Badolato discendente della nobile famiglia dei Badolato, qui
venuta dalla Calabria, con Ruggero di Lauria.
[26] (3) I di lui meriti goi accaparrarono ben presto la pubblica stima, e fin
dal suo primo apparire (1716) lo troviamo fra i Giurati di questa Università.

– 163 –

Un Camarda fu pittore valentissimo nel XVII secolo; a Mes-
sina, sua città natia,lasciò tele rinomate.
Non esistono notizie di sorta sulla origine delle famiglie
Vecchio e Camuglia, (quest’ultima, forse, di greca provenien-
za, qui venuta qualche secolo prima del 1000) tuttavia qui,
numerose nella borghesia, possono considerarsi però, delle più
antiche di Castiglione.





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