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Castiglione. malgrado il giogo feudale al quale fu sotto-
posta  nei passati secoli, per la sua isolata e strategica posi-

– 140 –

zione (1)[1] apparisce riguardata come un centro importante e
di grande considerazione.
Le entrate che ricavava doviziose, dal suo vasto terri-
torio (2)[2] formavano l’agiatezza di queste classi sociali e lo
facevano annoverare fra i più ricchi comuni dell’isola.
Ebbe uomini di mente elevata e di cuor generoso; abi-
lissimi nel maneggio dei cittadini interessi, zelanti e coscien-
ziosi nel disimpegno dei pubblici uffici. La di loro mira fu
arricchire in ogni tempo Castiglione di privilegi d’ogni ge-
nere, di industrie lucrose ed importanti (3)[3], di fiere rinomate
e di curarne altresì la esenzione delle più gravose gabelle.
Venivano in cià secondati dal vivere schietto e soave,
patriarcae direi quasi, che originava bisogni di gran lunga
minori a quelli che la moderna civiltà ha imposto (4)[4].


[1] (1) Ragione necessaria in quell’epoca per il benessere, ed ora serio
inciampo allo sviluppo del commercio.
[2] (2) Negli antichi tempi: i feudi di Mojo, di Pittari e della Placa erano
anche compresi nel territorio di Castiglione; nonché la località dove sorge
Linguaglossa e sue dipendenze: come rilevasi da alcuni dritti che questi sin-
goli esercitavano su quei boschi e su quello della Cerrita insieme ( Vedi Con
suetudini).
Non ostgante lo smembramento dei feudi sudetti che, servirono a formare
i territori di Mojo, Roccella, Francavilla e Linguaglossa, molto esteso restò
quello di Castiglione.
La superificie totale del territorio di Castiglione è di Ha. 18000 e più.
Di cui 4/10 in monte; 5/10 in colle e la rimanenza in piano.
Il 6, 82 0/0 di essa superficie è ritenuta insuscettibile di cultura; poco
meno di ¼ è coperta di vigne; 1/6 circa a noccioleti; poco più di ¼ rappre-
senta laparte boschiva e il resto è utilizzata ad altre svariate culture.
Occupa il 13° posto per estensione fra i 63 comuni compresi in tutta la
provincia di Catania; ed il secondo nel circondario di Acireale, di cui rappre-
senta poco meno del terzo della superficie totale.
[3] (3) L’industria delle canne da zucchero; e quella apiraria; l’industria tes-
sile i setifici; ed infine l’industria della giuggiulena o cimino [cumino].
[4] (4) Per non urtare il senso generale dell’indiscutibile progresso odierno e
a scanso di apparire oscurantista, avverto: che, questi rilievi riguardano esclu-
sivamente la parte economica del presente nei rapporti col passato.

– 141 –

Con le leggi provvide e speciali, che eran singole per
ogni città o terra, adattate alle preculiarità di ognuna di
esse, e mercè i dritti che i singoli esercitavano sui feudi
del Comune e del principe, il benessere era generale e
reale.
Ma le varie vicende mpolitiche del XIX secolo, furono
causa di decadenza per le condizioni economiche di Casti-
glione.
I nuovi ordinamenti municipali e giudiziari che impor-
tarono la soppressione di diversi uffici in Castiglione, segna-
rono il principio di essa decadenza. Venne progressivamente
accentuata dalla abolizione degli Usi civici, dalla confisca dei
beni ecclesiastici (1)[5], nonché dalle diverse ripartizioni delle
terre del Comune e dalla scomparsa dei boschi.
Abrogati gli usi civici i contadini di Castiglione perdet-
tero il diritto di pascere, di legnare, di seminare, ecc. (2)[6] di
guisachè non bastando più a sopperire ai loro più urgenti
bisogni, si videro perduti e nuotanti nella più squallida mi-
seria. Il lavoro manuale non fu sufficiente da solo, al sosten-
tamento di questa povera classe. Ritornava intanto (3)[7] in vi-
gore e con più vasta applicazione la legge del 1792 sulla ri-
partizione dei terreno comunali. Questa legge che mirava ad
un più giusto e razionale indirizzo dell’arte dei campi e al
miglioramento della pubblica economia, creava i singoli pro-


[5] (1) La Manomorta in Sicilia comprendeva circa una terza parte della ric-
chezza territoriale siciliana.
[6] (2) A cui si univa l’altro dritto di raccogliere una bisaccia di ghianda,
per ogni singolo che allevava un mannarino seu majale. Tali dritti esercitavano
questi singoli come Condomini e non come Usuarii. La cessazione del dritto
della bisaccia della ghianda, non eliminò la vecchia usanza dell’ellevamento
dei majali nell’abitato. E in pienmo secolo XX, in mezzo a tanto splendore di
civiltà e di progresso assistiamo allo indecoroso ed esiziale vagare di essi
per le vie principali della città!
[7] (3) 1837-1841.

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prietari diretti di essi terreni (1)[8]. Parve per un momento
che tale disposizione avesse dovuto riuscire di pubblico ri-
lievo; ma altro male e non di lieve momento partorì questa
misura.
Avvenuta in seguito, la soppressione delle corporazioni
religiose ed incamerati dal Demanio tutti gli immensi beni
ecclesiastici, la fiscalità del governo mise al pubblico incanto
in lotti esuberanti, tutti i beni soppressi; dando agio di bel
nuovo, alla formazione di sconfinati tenumenti di terreni, punto
dissimili dai feudi di una volta, che teoreticamente condan-
navano ed aborrivano.
Estesi tenimenti di terreni del suo territorio, e forse i
migliori e più produttivi, divennero conseguentemente pro-
prietà degli stranieri.
Eguale effetto sortirono le quote comunali, toccate in
sorte ai singoli bisognosi: i quali adescati dalla ricerca, tro-
varono utile tradurle in moneta suonante, impinguando in tal
guisa, il grosso patrimonio dei ricchi. E con sommo dolore,
Castiglione assistè alla irrimediabile espolizione del suo ter-
ritorio (2)[9]; e annualmente deplora, la emigrazione delle vi-
stose entrate di quelle terre, che avrebbero dovuto servire
al nudrimento dei suoi figli.
Così il feudalismo venne abolito, ma il feudo, con greva
danno nostro, esiste tuttavia. ad accrescere le calamità pub-
pliche di Castiglione altri fatti non meno nocivi concorsero.
L’esoso aggravio di imposte e balzelli d’ogni natura, che


[8] (1) Il ricavato dei terreni comunali, prima della quotizzazione, ascendeva
a L. 18543. Dopo la quotizzzazione aumentà a L. 20087. Molto eloquente e
lusinghiera sembra a prima giunta, questa cifra per il notevole aumento di
oltre un terzo dell’annuo incasso. Ma appena i due terzi si realizzao, il ri-
manente, derivante da quote abbandonate e da partite insolvibili, va annual-
mente ad accrescere la colonna dei resti ad esigere, che tali resteranno fino
al giorno del giudizio.
[9] (2) Circa la quarta parte del territorio di Castiglione è posseduto dai fo-
restieri.

– 143 –

tartassano i contribuenti, fu misura necessaria, per comare
le esauste finanze comunali (1)[10].
Le quote, rimaste in potere dei più intraprendenti, acui-
rono non poco la crisi vinaria, che flagella queste plaghe.
Adescati dai prezzi rimuneratori del vino, tutti i minimi an-
goli beneficabili di esse quote, piantarono a vigneti. Scema-
rono in tal guisa le terre a frumento, e accrebbero di molto
i terreni vitati, aumentando sensibilmente la produzione vi-
nicola. Cotalchè, la crisi avvolge al presente, nelle sue spire
Comune e comunisti, danni maggiori apportando nella classe
agricola, che bisogna convenire, versa in condizioni tutt’altro
che floride.
Vi è però, chi rinviene un notevole miglioramento nello
stato finanziario del nostro contadino, nell’attualità.


[10] (1) Deleterie conseguenze della scomparsa dei boschi e della ripartizione
dei Demani del Comune, che formavano le vistose entrate di una volta di
Castiglione.
Adesso sono le tasse che costituiscono i proventi ordinari di questo Co-
mune (sovrimposta L. 54600, il massimo consentito dalla legge; tassa focatico L. 4000; dazio di consumo L. 16000; canoni L. 20700 nominali; esercizi e
rivendite e domestici L. 650, più L. 1000 circa, di entrate impreviste), sulle
quali viene formato l’annuo bilancio.
In tutto un reddito annuale di circa L. 100000 (sottratte si capisce alle
tasche dei comunisti) il quale viene intieramente assorbito: dagli impiegati
(L. 30000), dalla istruzione pubblica (L. 25000), dalla rata ammortamento mu-
tui, interessi e capitale (L. 19600), dalla illuminazione, ridotta alle sole prime
ore della sera (L. 10000), dalla banda (L. 2000), riservando alle opere pub-
bliche la esigua cifra di L. 5000 …!
Laddove, prima, le entrate ordinarie provenivano dai beni rustici (intorno
a L. 12000 annue), dal taglio annuale di una sezione degli immensi boschi
che possedeva (cioè: 1/20  di faggi, 1/80 di querce, 1/100 di pini) col ricavato di L. 10000 circa.
Le tasse non oltrepassavano le L. 25000 per ogni anno.
Ciò nonostante la pubblica istruzione veniva egualmente impartita, il le-
gato Badolato e l’oratorio di S. Filippo Neri, provvedevano largamente ad essa.
I pubblici miglioramenti (per quanto lo consentiva lo sviluppo dei tempi)
non venivano affatto trasandati, senza intaccare menomamente il patrimonio
dell’Università e tanto meno gravare la mano sui contribuenti.
Scevra di debiti e per ragione esente dalla tassa di ammortamento, che %

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%[11] Questo miglioramento è secondo me, apparente …
e nulla ha di reale e di definito. Il momentaneo be…
frutto dei risparmi messi da parte nelle lontane Americhe
dove la patria miseria li sospinge a flotte, in cerca di …
e lavoro, cesserebbe se l’America venisse a rifiutare …
par che si bu…, la mano d’opera straniera.
L’emigrazione, non c’è che dire, ha aperto un benefico
varco a questa classe. Ma se da un lato è un bene per l’o-
peraio, e precariamente e risente gli effetti benefici la pub-
blica ecomonia, d’altro canto, per le proporzioni gigantesche
che di anno in anno va assumendo, gravissimi danni arreca
all’agricoltura paesana sottraendo le più giovani e migliori
energie. Oltre la demoralizzazione che nella classe suddetta
va lentamente penetrando con le teorie moderne, di cui torna
fatalmente imbevuta. L’indifferentismo religioso, l’oblio del do-
mestico focolare, il giuoco, il vizio, pria del tutto sconosciuto
a questo popolo, che frugale e semplice scorreva nel quieto
vivere delle intime gioie della famiglia, adesso formano parte
integrante del vivere suo. Anche la pubblica igiene ne risente
le conseguenze, per la miriade di micidiali malattie impor-
tate d’oltre mare.
Così, come la vite, che esotici mali condannano a fare
scomparire dalle nostre ridenti plaghe, dove da secoli alligna
e abbondantemente fruttifica, malòanni fisici che ci piovono da
terre e da popoli che non sono i nostri, insidiano la pubblica
sanità delle belle nostre contrade.
Questo stato di cose, ha naturalmente partorito un serio
esquilibrio sociale. Tale esquilibrio, comune del resto a tutta


[11] % nell’attualità assorbe 1/5 del bilancio di ogni anno. Né tampoco erogava li-
re 30000 (!!) per impiegati, malgrado la sera importanza dell’azienda comu-
nale di allora!
Il moderno sistema amministrativo, che non dà ritegno alcuno ai Comuni
nello spendere, ha secondato la smania incosciente di un generale rinnova-
mento, permettendo lo sperpero delle rendite e dei beni dei comuni avvian-
doli al fallimento completo!

– 145 –

l’isola, considerato sotto l’aspetto di quistione operaia, preoc-
cupa da tempo, le menti dei nostri governanti.
Molto platonismo apparisce in essi, per la lentezza con la
quale trattano sì importante quistione; e risultati pratici an-
cora non si sono visti.
La classe abbiente, straziata in ispecial modo dalle in-
vadenti crisi, è tenuta in non cale. Ritenuto, forse, che la so-
luzione del problema operaio, possa indirettamente giovare
alla classe abbiente.
Ma se il proprietario produttore, venisse agevolato nel
giusto collocamento dei prodotti del suolo, di cui il governo
incoraggia l’accrescimento, e nello sviluppo delle industrie af-
fini all’agricoltura, non verrebbe di conseguenza rimesso
l’equilibrio sociale, non inciterebbe a ritornare all’alma terra
stabilendo nuovi e buoni rapporti fra il capitale ed il lavo-
ro? (1)[12]
La possibile reintegrazione dei beni comunali, con gli usi
civici di un tempo, armonizzati conle moderne vedute agra-
rie, forse, potrebbe fare il resto!
Se lo sviluppo economico fosse pari al progresso mora-
le, non ci sarebbe da lamentarsi gran fatto. Malgrado però,
la istruzione pubblica, il servizio militare, il continuato contatto
col gran mondo, la industria agraria molto progredita, che hanno
grandemente giovato allo incivilimento del nostro contadino
trasformandone menti e costumi, restiamo ancora a distanza di
quel benessere economico, che pure Castiglione ebbe una
volta. Non è da stupire, quindi, se tutte le belle istituzioni
di pubblica utilità, che con nobile iniziativa sorgono in Ca-
stiglione, malgrado l’attività che viene da questi cittadini spie-


[12]baratta (1) Non basta produrre molto (scriveva nell’agosto del 1903 il conte di
S. Bernardo, ministro degli Aff. esteri in Ispagna, solariano convinto e mili-
tante), se non si è sicuri di poter collocare i prodotti nelle migliori condizioni
possibili (BARATTA, Il pensiero e la vita di Stanislao Solari).

10

 

– 146 –

gata, nell’andar pari passo col progresso odierno, sviluppano
con penosa lentezza. Tutto, però, concorrerebbe per chè Casti-
glione potesse rifiorire.
Favorita in modo singolare dalla natura; con un cielo
tutto sole, ed un suolo fecondo; dove suolo, luce e calore
fusi in unico palpito di meravigliosa fecondità si trasformano
in frutta squisitissima, e in prodotti di gran pregio (1)[13]. Ca-
stiglione attende in un luminoso avvenire, che, mutandone
le sorti, la faccia assurgere all’altezza del suo primitivo
livello.


[13] (1) Le quali prerogative nei passati tempi le meritarono in ome di CONCA

D’ORO.

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