[216]

La chiesa di S. Nicola è sita sulla sinistra riva dell’Al-
cantara, sulla rotabile Castiglione-Francavilla[1] (3); lungi dal-


[1] (3) L’antica strada regia.

[217]

l’abitato di Castiglione, circa due chilometri seguendo lo
stradale, e infra 600 metri, scendendo per l’accorciatoja.
Questa vetustissima chiesa, che la sua struttura, spesso
rimaneggiata, rivela diversi periodi[2] (1) ebbe annessa la pri-
ma abitazione dei monaci cassinesi in tempi remoti assai, in-
torno al 1590, sotto il titolo di Priorato della SS. Trinità di
Castiglione[3] (2).
E’ ben conservata, ma per la sua lontananza è chiusa
al culto.
Nelle annate di grande siccità viene in essa trasportato
il simulacro di S. Niccolò da Bari[4] (3), la cui presenza in quel
sito, secondo la popolare credenza castiglionese, è auspice
d’immediata e sicura pioggia.
Vien trasferito la domenica successiva alla Pasqua;
senza pompa ed ecclesiastici onori; ma calato a spalla da
contadini rincorrentisi con irriverenza, seguiti da immenso
stuolo di monelli.
La sua dimora laggiù è determinata dalla sollecitudine
con cui manda la pioggia; la quale, se viene subito, im-
mediato è il ritorno del santo in città. Non sono rari però,
quegli anni che lo vi si lascia, a mò di punizione, fin oltre
l’anno, perchè la pioggia non viene affatto[5] (4).
Molto applaudito e festeggiato è al contrario, quando
benefica concede la pioggia ristoratrice.
Il popolo, che vede quasi assicurato il buon esito del
futuro raccolto, grato alla grazia ottenuta, solennizza con re-


[2] (1) Bizantina è infatti la disposizione dell’ingresso che guarda ovest e
dell’altare che ha ad oriente. Normanne sono le finestre e le porte. Fino ai
tempi dell’Ab. Amico si osservavano tracce di antiche pitture.
[3] (2) V. Cap. Abbazia della Trinità pag. 174 del presente volume.
[4] (3) La sua sede è nella chiesa di S. Antonio.
[5] (4) Un pò dappertutto esistono ancora di simili utopie, avanzi di medioe-
vali credenze. Ricordo di aver letto in un n.[umero] della Trib. [una] illustr.[ata], di un pae-
sello delle Puglie, dove per implorar la pioggia, mettono la statua del Patrono
in molle, in pubblica vasca.

[218]

ligioso entusiasmo e cui unisce popolari passatempi, la sua
dipartita da quella chiesa.
Quel sito pittoresco, mollemente adagiato tra gli aulenti
giardini di aranci e le distese di promettenti frumenti, ba-
gnato dalle cristalline acque dell’Alcantara, è in quella breve
ora, (animato da molta gente) il geniale convegno dell’ari-
stocrazia castiglionese e della vicina Francavilla.
A tarda ora, sul vespro, coll’intervento di tutto il clero
e delle confraternite e a suon di banda, seguita dalla folla
inneggiante, la statua, adorna di fiori di arancio, di spighe,
di grano, e di steli di fave e piselli, rientra in vero
trionfo, nella sua chiesa.
Quivi, chiude l’animatissima festicciola solenne benedi-
zione col SS.mo, che provvida scende su tutto il popolo e
sulle campagne, a compire l’opera iniziata dal santo.

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