[218]

Questa piccola ed antica chiesetta, non del tutto abban-
donata, è vicinissima all’abitato; fu dal solito Arcipr. D. Gia-
como Gioeni, ristaurata e rimodernata[1] (1).
La pia leggenda narra: che un misterioso chiarore not-
tetempo osservato in quel posto, irto di macchie impenetra-
bili, confermato da segni inesplicabili di due vacche, rivelò
l’Immagine della Vergine della luce dipinta fra le fiamme sul
vivo sasso, che dal suo titolo diede origine alla chiesuola[2] (2)!


[1] (1) L’unico altare che in essa ritrovasi, è di marmo, compresi i gradini
di accesso; nel secondo dei quali, si legge: Ill.mus er rev.mus ABBAS IACOBUS
GIOENI Archipr. et Vic. Gen. 1701.
[2] (2) Il SARDO invece racconta: «che essendosi aperta accidentalmente la
rocca vi si trovò nel mezzo depinta la suddetta Immagine, la quale per molti
miracoli che fece, se le fabbricò per venerazione a lato di detta rocca la
chiesa.» Manoscr. cit. pag. 59.

[219]

La leggendaria pittura più non si osserva[3] (1).
Nella prima domenica di settembre, si solennizzava la
sua festa, «con la fiera franca per quel giorno solo, e si
correva il palio».
Al presente, questa festa si celebra annualmente, in
compimento dei sabati che vengono in quella chiesa tuttavia
praticati.
Essa festa, per il carattere spiccatamente villereccio, rie-
sce molto gaia e divertita.
L’intervento della banda cittadina, le corse ad occhi
bendati, oppure con i piedi stretti in sacchi, l’albero della
cuccagna ed altri giuochi popolari, attirano nel pomeriggio
il popolo, che volentieri e numeroso vi accorre.


[3] (1) Una tela della Madonna della luce, che si venerava in questa chiesa
sostituita dall’attuale è stata buttata nel dimenticatoio, in umido locale della
Matrice. Se non eccelle in arte, ha un merito per l’antichità del dipinto, e po-
trebbe con più rispetto essere piazzata altrove.
L’attuale è opera di un tal Finocchiaro da Randazzo, morto giovanissimo
intorno il 1870 in Palermo. Il Finocchiaro fu geniale pittore ed ebbe slanci
d’artista. Un ritratto di una signora castiglionese, D. Angela Sanginisi, pos-
seduto dal nipote signor Cimino Feliciano, oltre la naturalezza, rivela  qual
stoffa di artista sia così immaturamente mancato all’arte.

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