Intorno la metà del secolo XVIII la chiesa di S. Giaco-
mo[1] (3) fu trasferita nella parte elevata della città, in sito
più centrale.
Sorse, presumibilmente, sull’ex chiesa di S. Sebastiano,
della quale ebbe incorporate le rendite ed i beneficii.
Le tracce di pitture sacre, che si rinvennero al disopra
della volta, nel recente ingrandimento della detta chiesa, ac-
cennano precisamente ad una costruzione primitiva di diffe-
rente livello, preesistente all’attuale[2] (4).


[1]  (3) Pare, che in seguito ad una frana che la danneggiò seriamente, i cit-
tadini pensarono abbandonare la vecchia chiesa di S. Giacomo, della quale an-
cora esistono gli avanzi abbondantissimi.
[2]  (4) «La chiesa di S. Sebastiano, la quale era vicino il castello piccolo ac-
canto il magazzino dell’eredi del quondam D. Bartolomeo Petroccitto, verso %

[202]

L’antichissima tela, raffigurante il martirio di S. Seba-
stiano, al presente esistente in questa chiesa, conferma la
nostra argomentazione.
Questa chiesa è comunemente conosciuta sotto il nome
di Maria SS. della Catena, Patrona di Castiglione da tre se-
coli in qua, perchè in essa si venera il di Lei simulacro.
Questo marmo celebratissimo, d’ignoto scalpello e d’i-
gnota provenienza[3] (1) eccelle, più che per i pregi artistici,
per l’angelica espressione del celestial suo volto, ed è, so-
pratutto venuto in grido per li grandi e strepitosi miracoli
operati a beneficio di questa città e fuori.
Ben a ragione Castiglione va altiera di sì taumaturga
effigie, della quale è gelosa custode; e a buon dritto la ri-
guarda come il più gran tesoro che si conservi nella città[4] (2).
E’ stata attribuita allo scalpello di uno dei Gagini. Il Filo-
teo però, loro contemporaneo, nulla dice di essa; il Sardo nelle
sue memorie e il Prescimone nella sua breve cronaca, pur
parlando di questa statua tacciono anch’essi della sua origine.
Ciò fa pensare che essa esistesse dimenticata nella vecchia chiesa
di S. Giacomo fin dal secolo XV, o che pure sorgesse nel-
l’ultimo ventennio del 1500, poichè, la sua taumaturga fama
ebbe principio col miracolo del sudore nella reluiz. del mero
e misto impero nel 1612. In seguito a tale avvenimento, di-
fatti, venne Essa, elevata a Padrona di Castiglione, mentre


mezzogiorno, le di cui rendite e beneficii furono aggregati alla chiesa
di S. Giacomo» (Manoscr. SARDO).
Col sorgere della nuova Chiesa di S. Giacomo più vasta della precedente,
venne distrutto il segreto passagio fra il castello e il castelluzzo, del quale
parla FILOTEO, descrivendolo come esistente all’epoca sua.
[3] (1) Si ha per leggenda che questa statua, unitamente ad un’altra che
trovasi a Roccella, e ad una terza che venerasi a Motta Camastra, fossero in-
sieme, notte tempo, trasportate da buoi, e deposte nei locali nominati!
[4] (2) La devozione a Maria SS. della Catena è antichissima in questa città.
Venne introdotta nei primordi del secolo XV, qualche anno appresso l’avvenuto
miracolo che Le originò tale titolo.

[203]

fino allora la città era stata sotto il Patrocinio dell’Imma-
colata.
La simiglianza, intanto, di alcuni non pochi dettagli di
questo marmo, con la statua della Vergine col Bambino di
Antonello Gagini, che si venera a Messina nella chiesa di
S. Maria di Gesù superiore, induce a credere: che se non è
opera del Gagini è di scuola gaginiana certamente.
Quest’ultima idea è la più accettabile; allora può essa
statua attribuirsi allo scalpello del Mazzola o del Montorsoli
o del Calamech (o dei Berrettaro secondo il Prof. S. Agati)
tutti scultori messinesi, che vennero dopo i Gagini e molti
rapporti ebbero con la Sicilia orientale[5] (1).
Ma se l’artefice, non seppe rendere perfetto l’umano la-
voro, guidato dagli Angeli, tutto seppe infondergli quel senso
mistico di spirituale fiducia, che ispira i popoli ad adorare
in quel marmo, realmente, la Bella Vergine, che siede Re-
gina nelle superne regioni.
Castiglione ha in Lei quella stessa fiducia che ha il bam-
bino nella madre sua.

L’umano affaccendarsi di questo popolo, per liberarsi dal
mero e misto impero, nel 1612, fu solennemente cementato


[5] (1) E opera d’artefice messinese la ritiene l’Ill.mo Sac. Vincenzo
RACITI Direttore della Biblioteca Zelantea di Acireale, il quale è molto compe-
tente nella partita.
Inoltre, da una notizia esistente nelle scritture della Congregazione di
S. Giacomo si rileva che la detta Congregazione avesse dato mandato a un
tale Canuro nel 1554 col caparro di onze 4, perchè si fosse recato in Messina,
per ordinare una Immagine della Vergine della Catena.
Trascorso un anno la Confraternita non avendo ricevuto notizia alcuna,
nè sulla Immagine nè sul Canuro convenne quest’ultimo in giudizio per le
quattro onze!
E ancora la notizia di un tal Camillo Buda, ricavata da antiche scritture
(forse nel secolo XVI), di cui è oggetto in una lettera che il medesimo in-
viava all’Arcipr. G.B. Calì nel 1840, che la famiglia Gioeni, cioè avesse di-
sposto di erigere una statua a Maria SS. della Catena. (Questa lettera a stampa
leggesi nella Biblioteca di S. Pietro).

[204]

dal divino prodigio da Essa in favor suo operato. Il sudore
emanato da quel marmo copiosa-
mente fu la divina sanzione per il
riscatto di questa città[1] (1).
Nel 1809 accolse benigna il voto
di questa gente e prodigiosamente
arrestò la lava dell’Etna che mi-
nacciava invadere e distruggere la
parte più bella e più ricca di que-
sto territorio[2] (2).
Nel 1879, nella ultima eruzione,
avvenuta nel nostro versante, in vi-
sta della bella Immagine, come per
incanto spegnevansi le bocche erut-
tive e la lava immantinente si fer-
mava, umiliata ed ubbidiente, a
breve distanza del fiume Alcantara e di Mojo[3] (3).
E nel dicembre del 1908 chi ci salvò dal seguire le tristi
sorti di Messina, se non la bella nostra Vergine della Catena?
L’Etna, terribile ovunque, è mite a noi perchè sotto l’im-


[1] (53) «L’immagine marmorea di Nostra Signora sotto il titolo della Catena, esistente nella Venerabile Chiesa di S. Giacomo per più volte mandò sudore
in tanta quantità che fu raccolto in una ampolla; avendosi di tutto ciò cer-
ziorato l’Ill.mo D. Pietro Ruiz Arciv. di Messina, ordinò all’Arcipr. D. Fran-
cesco Rametta, allora Arcipr. di questa Città di Castiglione acciò ne pren-
desse le dovute informazioni super toto facto e trasmetterli in Messina, sic-
come fu eseguito». V. Manoscr. SARDO cit. pag. 76).
[2] (54) V. doc. N. 24.
[3] (55) Il 26 maggio del 1879 alle ore 5 ¾ circa, p. m. si manifestarono le
prime fenditure accompagnate da cupe detonazioni e scosse di terremoto.
Il martedì 27 mattino incominciò a vedersi l’eruzione, e l’indomani 28,
abbondantissimo fiume di fuoco scorreva rapidamente per la direzione di Pas-
sopisciaro. Dal 29 maggio al  2 giugno, colmò tutta la Valle di Passopisciaro
e gli adiacenti ubertosissimi vigneti. La sera del 2 ripigliò la marcia ferale, di-
rigendosi verso Iannazzo. Qui, arrestavala il Simulacro della Vergine, che fin%

[205]

mediato materno ausilio di sì dolce Signora, nel cui grembo
fidenti viviamo.
Chi può ridire le grazie particolari, da questa Madre no-
stra tuttodì dispensate, a chi con vero affetto e fiducia di
esse la sollecita![4] (1)
Lo stuolo dei devoti, che ben due volte all’anno[5] (2) ac-
corre a Lei numeroso, prodigo di doni votivi, di cera e di
denari, rivela la grande devozione e la fiducia che non han
limite, nutrite in Castiglione e nei convicini paesi!
In quale alto sentimento di fede e di devozione sia te-
nuta presso i popoli dei limitrofi paesi, lo prova la fede, con
la quale nell’agosto del 1900 accorse il popolo di Lingua-
glossa, numerosissimo, in devoto pellegrinaggio, preceduto dal
Rev.do Clero. Tale spontaneo omaggio fu in riparazione del fur-


dal sabato mattino 31 maggio, era stato portato sotto casa mia (via Castelli) dirim-
petto la lava, dietro un triduo praticato in Suo onore in questa Madre Chiesa.
La sera del 6 le bocche eruttive apparvero miracolosamente quasi spente.
Il sabato 7 giugno completossi interamente il miracolo della gloriosissima
Beata Vergine Maria, sendo cessata totalmente l’eruzione prima ancora degli
otto giorni, dacchè si pregava la B. Vergine della Catena.
La pratica del S. Rosario, che tutte le sere si recita nella sua chiesa, ebbe il suo principio in quelle sere di ansie terribili.
[4] (1) Degli innumerevoli miracoli operati riferiamo quello avvenuto nella
persona del fu D. Carmine Cimino. – Trovandosi questi nella vigilia della festa
di maggio (che qui si celebra in onore di Maria, per voto emesso da questo
popolo nella lava del 1809) nella qualità di deputato, ad ornare la Statua dei
ricchi doni votivi dei fedeli, (come è  costume di ogni anno) fallitogli un piede
precipita, ruzzolando sopra un lungo chiodo, di quelli ove vengono fissati i
grossi ceri. Ma, oh, miracolo! il Cimino, nel cadere invoca con ardore Maria
e il chiodo anzicchè penetrargli nelle carni si piega sotto il di lui peso, come
debile fuscellino, e il Cimino rimane miracolosamente illeso, con grande stu-
pore e viva commozione dei presenti!
Conservasi il chiodo in memoria del miracolo, tuttavia piegato, e figura
fra i voti ricordanti le numerose grazie concedute.
[5] (2) Nella prima domenica di maggio, festa votiva; e nella seconda dome-
nica di agosto festa ordinaria, in chiesa solamente.

[206]

to[6] (1) da sacrilega mano consumato, di tutti i doni votivi, che
i fedeli da secoli avevano accumulati, in compenso di grazie
concedute dall’Augusta Signora[7] (2).
Negli antichi tempi, in questa Chiesa solennizzavansi con
molta pompa due grandi feste. Quella di San Giacomo a
25 luglio e l’altra di Maria SS. della Catena il giorno seguente.
Trasferita la chiesa suddetta nel centro della città «si
deperse quella gran fiera[8] (3) che si faceva in tempo della
festa di S. Giacomo incominciando cinque giorni innanti, e
cinque giorni dopo dura l’esenzione delle gabelle per la
suddetta festività del glorioso S. Giacomo, eccetto il fru-
mento, orzo, germana e legumi i quali sono esenti dalle
gabelle; ed era in tanta stima, che i messinesi facevano i
contratti di crediti colla destinazione del pagamento nella
suddetta fiera siccome in molti contratti fatti dalli notari
di Messina si vede e per non deperdersi la memoria di tale
fiera, il Procuratore della suddetta chiesa nel contratto di
gabella dei luoghi convicini alla suddetta chiesa depersa,
ove si facea la fiera sempre li pone il patto non potere es-
sere molestate in tempo della fiera tutte quelle persone che
ivi dimoreranno con qualunque sorte di bestiame siccome
per contratti stipulati per l’atti delli notari della città di
Castiglione si vede[1]. (4)»


[6] (1) La mattina del 15 giugno del 1899 fu trovata aperta la chiesa di
S. Giacomo, che ignoti ladri avevano scassinato. Si penetra in essa atterriti
si constata la sparizione della pisside con le Sacre Specie, e il  bel Simulacro
di Maria spogliato di tutti i preziosi tesori dalla gratitudine del devoto po-
polo annualmente accresciuti. Generale fu lo sdegno e solenni funzioni furono
praticate in espiazione del sacrilego delitto. Con devoto slancio, unanime il
popolo prestossi a rifare gli ori, più ricchi, più belli in ornamento della Statua.
[7] (2) A ricordanza degli avvenimenti due epigrafi furon poste lateralmente
l’altare della Taumaturga Patrona.
[8] (3) Concessione di D. Lorenzo Gioeni marchese di Castiglione nel 1565 (V. doc. N. 10).
[1] (4) Così il Manoscritto SARDO cit.

[207]

Nel 1779 questi naturali chiesero di unificare le due fe-
te e l’ottennero prorogando la fiera fino ai 5 di agosto[2] (1).
«Alla vigilia, e nel giorno della festività di Maria SS.ma
della Catena uscivano due orfane vergini ogni anno, pom-
posamente vestite e assistevano alla chiesa per tutto il tempo
che durava il vespere e la messa cantata, le quali erano
vestite dalle donne e poi accompagnate alla chiesa dalli
Rev. Sac.ti e Gentiluomini e poi le ritornavano alle case
delle donne da dove erano uscite e vestite. Maritandosi poi
conseguivano i loro legati di onze venti per una volta tan-
tum e l’altra di onze dieci lasciati da Isabella Disano come
per suo testamento stipulato per l’atti di Notar Melchiorre
Donna a 31 maggio 1689.»[3] (2)
Scomparsi sono: tanto la fiera e la festa di S. Giacomo
quanto la elargizione dei due legati.
Ha luogo in essa invece, la festa a Maria SS. della Ca-
tena, che solennizza il  popolo nella prima domenica del mag-
gio di ogni anno, (oltre a quella che le fa la chiesa nella 2ª
domenica di agosto) così praticato interrottamente dal mag-
gio del 1809 fino al presente, dietro la solenne promessa di
questo popolo in occasione della eruzione[4] (3).
«Si trovava fondata in detta chiesa la congregazione della
pescagione seu sciabica (estinta da tempo e della quale non
si ha più nozione) la quale era composta d’ogni ceto di


[2] (1) V. doc. N. 21.
[3]  (2) La festa di Maria SS. della Catena celebravasi allora con molta so-
lennità e devozione. Il Simulacro veniva portato in giro per tutto il paese, e
la devozione di questo popolo toccava l’apice del fanatismo!
Lungo le vie percorse dalla processione si trovavano pronte delle donne
con asciugamani bianchissimi, per tergere il sudore ai baldi giovani che
portavano a spalla la pesante statua, su una pesantissima bara. Quegli asciu-
gamani venivano religiosamente conservati quali amuleti!
Ora, la Statua non esce che in avvenimenti di grandissimo momento (Vedi
doc. n. 25 per la istituz. della festa).
[4] (1) Manoscr. SARDO cit.

[208]

persone, cioè: ecclesiastici, gentiluomini, mastri e ple-
bei[5] (1).
«Fiorisce invece, al presente l’altra, sotto il titolo di
Arciconfraternita di S. Giacomo, la quale assiste alle pro-
cessioni tenendo il primo luogo come più antica di quella
di S. Antonio e di S. Giuseppe ed ha il privilegio d’andare
la prima alla magiore chiesa la domenica delle Palme per
esponersi il SS.mo[1] (2). La sua fondazione rimonta al se-
colo XVI nel qual tempo fu di grande esemplarità e guida
nella via della eterna salute, non solo a questi cittadini
ma anche ai paesi convicini[2] (3)».
Si notano inoltre in questa chiesa: la Madonna dell’O-
digitria: questa pittura arieggia il pennello di Vito d’Anna;
nonchè una pregevole cornice di stile barocco, dorata con oro
zecchino, che simula un ricco cortinaggio sormontato da co-
rona sostenuta da due putti, che incornicia la tela della Ma-
donna del Lume o dei Cuori, pittura di un certo valore della
scuola del d’Anna.
Ricorrendo nello scorso anno 1909 il primo centenario
della festa votiva di Maria SS. della Catena, si pensò all’in-
grandimento di detta chiesa[3] (4), non più corrispondente alla
cresciuta popolazione. La ristrettezza del locale non consentì
costruire per intiero le due ali laterali, per la qual cosa le è


[5] (1) Manoscr. SARDO cit.
[1] (2)      Ibid.       Ibid.
[2] (3) In un vecchio Statuto della Congregazione.
[3] (4) Fu solennemente celebrata la posa della prima pietra di detto ingran-
dimento. La seguente iscrizione, su pergamena, chiusa in tubo di piombo, fu
posta sotto essa dal lato nord, nel centro esterno dell’abside sinistra:
«A. D. 1905 die XXIII julii, Archipresbytero Vincentio Sardo Camardi,
ecclesiae rectore Sac. Ros. Fiamingo, architecto Iosepho Lamonaca, intuitu fe-
storum, quae solemniter agendae sunt anno 1909 a praeservatione Civitatis et
finitorum locorum, ope B .M. V. de Catena obtenta a terribile Etnea igne, ar-
dentissimo civium voto positus fuit primus lapis.»

[209]

stata data la forma di Croce greca. Non fu possibile averla
completa per la festa.
Nei giorni 5, 6 ,7 e 8 agosto 1909, fu solennizzato il tanto
atteso centenario della lava del 1809, in onore della Vergine
SS. della Catena.
Imprevisti avvenimenti non permisero che fosse celebrato
con tutto il fasto conveniente alla grande circostanza, come,
con pomposa pubblicità, molto tempo avanti era stato an-
nunziato.
Malgrado tutto, però il triduo in onore della Vergine e
l’Orazione panegirica, pronunziati con l’anima da P.re Teodosio
da S. Detole[4] (1), e il giro del Simulacro per le vie della cit-


[4] (1) Castiglione ricorda con onore, di avere avuto altra volta, oratori in-
signi.
Il gesuita Di Giovanni nel 1896, P.re Gioacchino da Napoli nel 1901,
onorarono questo pergamo.
Va adesso superba, e con ragione, dell’aquila italiana del giorno, Padre Teo-
dosio da S. Detole.
Non parrà una temerità che dica una parola di lui, dettata dalla impres.
sione profonda, indelebile, che ha lasciato nell’animo mio e in quello di tutta
la cittadinanza!
P.re Teodosio, è una modesta ma energica figura di frate francescano,
temprata dalle algide e torride temperature, insieme.
La sua presenza dominatrice fa sentire tutta la picciolezza al cospetto di
tanto uomo; ma l’effluvio di vita nuova, che emana dalla di lui persona, in-
fonde un non so che, che riabilita, innalza!
Dallo studio profondo della natura e del cuore dell’uomo è pervenuto a
quella somma di sapere, (che ha formato di lui, per così dire, un portento
dell’arte oratoria sacra) che, insieme alla vasta enciclopedica cultura, dal per-
gamo, da dove la riversa a torrenti, infonde nelle moltitudini il sentimento
vero di religione, di amore, di pace, di carità evangelica.
La sua parola, piena di verità, rapida, vibrata, ammaliatrice, informata a
potente dialettica, affascina, dà fremiti di sensazioni strane, sconosciute, direi
quasi soprannaturali, induce allo spontaneo e sincero omaggio di uomini liberi
a Dio, alla Vergine SS.!
Lo gustammo per un periodo di tempo breve assai, fuggente!
Le sue prediche non furono che un inno fervido, sublime, continuato al %

[210]

tà, con nuovo e più indovinato itinerario (percorrendo per la prima volta, la via Federico) infusero alla festa nuovo entusiasmo, che le dette effetto insperato, veramente solenne.




Creatore, la divina apoteosi della Sua Vergine Madre, la riverente ammira-
zione di tutto il creato!
Non fu certo all’altezza dei centri intellettuali, dove è quotidianamente
chiamato a far sentire la sua divina parola. Ben lo premise, che avrebbe detto in
forma piana assai, popolare, per essere compreso dal popolo.
E’ merito dei grandi, scendere ai piccoli!
Malgrado ciò, nella pienezza della dottrina rivelatrice, non potea non ri-
velarsi l’uomo superiore, il profondo pensatore, dagli ardenti slanci, dagli scatti
improvvisi di lirica sublime, di artista insigne!


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