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Incerta è l’epoca della istituzione dell’ordine cassinese
in Castiglione sotto il titolo di Priorato, e poi di Abazia della
SS. Trinità.
Pare assodato però, che la prima abitazione di essi cas-
sinesi sia stata intorno il 750, in quel sito nominato San
Nicola in riva al fiume Alcantara[1] (1).


[1]              (1) Tale notizia è confermata da LUCA BARBERIO, nel suo Magnum Capibrevium; dal VILLABIANCA nella sua Sicilia Nobile e dal FILOTEO nell’op. cit., il quale parlando di S. Nicola così si esprime: «dove si vedono le ruine di molte abitazioni dei religiosi, che anticamente la governavano, dove pose parte del suo esercito il re Federico, assediando Castiglione.» V. pure a pagina 7 cap. 11 della parte prima del presente volume.
Riferisce l’Ab. AMICO (Dizionario topografico) che, prima ancor del 1000, questi cittadini allettati dalla vita esemplare dei monaci dell’ordine cassinese l’indussero a fondare qui un Cenobio. Sorse difatti in brevissimo tempo.
Questa, però, non è che una vecchia tradizione locale!

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Stante la insalubrità dell’aria quei monaci abbandonando
quel sito pensarono rifugiarsi in Castiglione. Intorno al 1400
li troviamo allogati in un reparto della chiesa di S. Pietro[2](1)
che durante la loro dimora, chiamarono Convento o Grancia
dei PP. di S. Benedetto[3] (2).
Pensarono, colà abitando, alla erezione di un’altra Abazia
che avesse avuto carattere di maggiore stabilità, e all’uopo
scelsero l’ex Cittadella. Nella quale, dopo averla trasformata
e resa rispondente agli usi della vita monastica, vi si tra-
sferirono definitivamente nel 1439 o giù di lì[4](3).
L’Abate della Trinità era esente dall’ordinaria potestà
vescovile, soggetto esclusivamente al Tribunale dell’apostolica
Legazione sicula, occupava il 59° posto nel Parlamento del
regno, ed aveva il diritto di sedere a mensa col Re[5](4).
Il diritto di patronato dell’Abazia passata in Commenda
spettava al Gran Contestabile Colonna. Ciò importava che il
candidato ad Abate venisse presentato dal G. Contestabile e
non da altri.
Da registri di amministrazione degli ultimi del secolo
XVIII e principio del XIX si rileva che fino a tal’epoca l’or-
dine fu qui fiorente[6] (5).
Ma intorno al 1820, pare che restasse il solo titolo ono-


[2]              (1) V. Manoscritto SARDO cit.
[3]              (2)           ibid.          ibid.
[4]              (3) Dove, prima di tal’epoca, secondo il cennato Manoscritto, fu anche un Monastero di donne. Di esso non ho trovato notizia alcuna; ritengo però, che potè avere relazione col monastero della Linucchia.
[5]              (4) Tanto, facevami apprendere in dotta conversazione, l’Ill.mo D. Ignazio Emmanuele Rossi dei principi di Cerami, da Acicatena; morto nell’agosto del 1907, profondo conoscitore di storia e competentissimo in quella Siciliana, come anche geniale cultore d’araldica.
[6]              (5) Dai registri di amministrazione del D.r Gius. Luigi Sardo Procur. gen. di essa Abazia nel 1787; e da altri che si conservano nella Segreteria della Matrice.

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rifico di Abate della Trinità[7] (1), di religiosi più non si trova
vestigio.
Al 1860 il generale Garibaldi creò fra Pantaleo, monaco
e garibaldino[8] (2), Abate della Trinità di Castiglione!
La chiesetta, dedicata a S. Vincenzo Ferreri, è la sola
fabbrica che rimane di tutto il corpo dell’edifizio, che formò
l’Abazia della Trinità, ultima abitazione dei Cassinesi in Casti-
glione[9] (3).
Essa è al presente proprietà privata, insieme al fondi-
cello nel quale sorge[10] (4), di cui la meschina rendita non ba-
sta al mantenimento del culto e alla quotidiana celebrazione
del divin Sacrifizio nella stessa chiesa.
Questo tempietto, ha dato il nome ad un nuovo quartiere
di Castiglione, sorto nelle sue adiacenze da un ventennio a
questa parte, per l’accrescimento continuo di questa popo-
lazione.


[7]              (1) L’Arcipr. G.B.Calì, brigò molto per essere Abate della Trinità, ma infruttuosamente.
Il primo Abate, secondo il VILLABIANCA, s’incontra nel 1468. Posteriormente D. Girolamo Sardo nel 1537 – Sac. Antonino Pagliaro nel 1563 – Giovanni De Falico nel 1670 – Giovanni Antonio Sardo nel 1751 – D.r Mario de Giorgi nel 1654 – Antonino Sardo 1741 – Carmelo Abbate (Arciprete) 1746 – Antonino Sardo Abate ad honorem di S. Nicola di Palma e della Trinità nel 1755 – D. Domenico Sardo nel 1756 – Antonino Pagliaro nel 1767 – D. Niccolò Camardi nel 1797 morto nel 1801.
[8]              (2) Padre Pantaleo di Castelvetrano, frate dei M.O., poscia ammogliato e libero pensatore. (BUTTA’, Da Boffadifalco a Gaeta).
[9]              (3) Tutt’ora questo sito è inteso dal popolo sotto il nome di Rocchi da batia.
[10]             (4) D. Melchiorre Sardo e Abbate acquistò chiesa e fondo da D. Antonino Platania. Migliorò e riaprì al culto la chiesa, dedicandola a S. Vincenzo (1854). Alla sua morte legò la chiesa con l’annesso fondicello al signor Mario Sardo Panebianco, di lui nipote.


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