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La linda e simpatica chiesetta di S. Benedetto aggregata
all’edifizio moniale, sorse insieme a quest’ultimo nel 1407.
Nei primi tempi dello scorso secolo, venne rimodernata
ed abbellita dal Sac. D. Carlo Tuccari, che era il Rettore e
il Cappellano.
In essa, prima della soppressione delle Corporazioni re-
ligiose, vi si solennizzavano tutte le funzioni dell’anno; al pre-
sente a stento, si celebra la sola Messa quotidiana.
Il SS. Nome di Maria, che si ammira in questa chiesa,
pregevole pittura di Vito d’Anna, è un eccellente lavoro, forse
il migliore, che nel genere, possiede Castiglione.
Il Prof. Agati, trovò di squisita fattura e degna di nota
la minuscola inferriata, lavoro del 1700, da dove il prete som-
ministra la Sacra Specie alle monache.
L’annesso Monastero venne fondato da una pia vedova,
a nome Elenuccia, sotto il titolo di S. Maria del riposo[1] (1).
Corrottamente era detto, però, della Linucchia o della Li-
nuccia, in memoria della fondatrice. Dopo circa due secoli
di vita fu soppresso (1590) e le monache passarono in Mes-
sina[2] (2).


[1]              (1) Nel 1542, Suor Francesca Stamagno, Abbadessa di questo monastero, allora conosciuto sotto il titolo del Riposo si riceveva l’annuo canone di onze 1 dal B.ne D. Giulio Sardo, che lo stesso pagava sul fondo nominato il Giardino della Corte, in contrada Chiani, territorio di Castiglione (Archivio SARDO cit.).
[2]              (2) «Ma del monistero della Linuccia, la sua fondazione fu nella terra di Castiglione, e trasportato in Messina per degni rispetti dal Prelato, e perchè la prima Abbadessa che venne in Messina con le monache, si nomò %

[195]

Ricorda la popolare tradizione, che le monache di que-
sto Monastero (che mercè uno stretto corridoio comunicava alla
chiesa di S. Pietro) assistevano alle funzioni della Matrice[3] (1).
L’attuale edifizio che per la sua ampiezza e la maestosa
severità della costruzione, è dei più importanti che esistono
in Castiglione, fu opera della vasta mente del Sac. Giuseppe
Coniglio.
Il quale, con le sue larghe vedute, e nella speranza che
un locale vasto e ben fatto avesse determinato l’autorità ec-
clesiastica a reintegrare l’ordine in Castiglione, ingrandì e
migliorò con giusti criteri il ristretto recinto conventuale,
che esisteva.
Ma solo nel 1747, dopo essere ultimato di tutto punto,
venne reintegrato nuovamente in Castiglione; e a 27 marzo
del detto anno fu clausurato e solennemente inaugurato da
Suor Gesuarda Smarra a cui venne affidata la direzione delle
monache nella qualità di Abbadessa[4] (2).
In questo Monastero, conservasi con grande venerazione
e rispetto il ritratto del Sac. D. Onofrio Dimarco, che fu
Rettore delle monache.
Questo degno figlio di Castiglione, religiosissimo e pro-
digo col povero, morì in odore di santità nel 1799.


% [195] suor Helenuccia, si dedusse corrottamente in S. Maria della Linuccia, e s’unì ai tempi nostri con S. Catarina, e prima era nella contrada detta il Borgo di S. Giovanni, nella parrocchia di S. Marzeo» (BUONFIGLIO Op. cit.).
L’Arcivescovo di Messina D. Antonio Lombardo, per decreto di papa Gregorio X nel 1572 lo incorporava come sopra. Esecutoriato tal decreto a 1590 per approvazione di Papa Sisto V. – Cfr. SAMPERI- Iconologia.
[3]              (1) Tutt’ora esistono avanzi di costruzione che poterono avere relazione con tale passaggio.
[4]              (2) V. doc. N. 23. – Durò floridissimo questo Monastero fino alla soppressione delle corporazioni religiose. Tutt’ora nella parte superiore vivono miseramente tre monache superstiti. E pensare che fu riccamente dotato dalla fondatrice Elenuccia; cospicuamente arrendato dal Sac. Coniglio e in tutto possedeva ben 23 fondi rustici.

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L’Arcipr. D. Antonino Michele Sardo, che lo stimò ed
apprezzò, in pegno dei di lui eccelsi meriti ne fece ritrarre
dopo morto, le miti sembianze.
Ammirasi inoltre, un bacolo in legno, usato dall’Abba-
dessa nella solenne funzione della monacazione, geniale scul-
tura di un dilettante religioso cappuccino, fatta eseguire nel
1750, per espresso volere della Ill.ma e Rev.ma signora Ge-
sualda Maria Gioeni, Abbadessa, dei principi di Castiglione.
Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, rima-
sto vuoto l’immenso fabbricato conventuale[5] (1) sorse nella
parte inferiore di esso un Orfanotrofio femminile, il quale
venne affidato alle buone Suore di S. Anna.
Per la fondazione dell’Orfanotrofio furono impiegati i ca-
pitali della eredità Coniglio, ricavati dalla transazione col
comune di Mineo[6] (2), unitamente alle pie elargizioni di alcuni
caritatevoli signori Castiglionesi.
Quest’opera, sì altamente filantropica ed umanitaria sotto
il patronato della Regina Margherita ha pigliato un notevole
incremento, ed è al presente nel suo migliore sviluppo[7] (3).
E’ stata ed è la sollevazione morale e fisica di tante sventu-
rate bambine, che prematuramente orbate dal sostegno e dalla
guida dei genitori, invece di crescere nel fango e nei peri-
coli della corruzione, vengono in questo Istituto santamente
educate alla religione di G.C. ed al lavoro, che lor prepara
un avvenire agiato, onesto e tranquillo[8] (4).



[5]              (1) Divenne proprietà del Demanio che cedette al Municipio. Si presta benissimo per un grandioso Istituto educativo femminile!
[6]              (2) V. a pag. 185 del cap. 1 della parte seconda del presente volume.
[7]              (3) Per iniziativa del Rev. defunto Arcipr. D. Vincenzo Sardo Turcis, D. Antonino Di Carlo e signor Rosario Saglimbene Fidecommissarii del Coniglio, e del Cav. Gius. Sardo Avv. e Consulente legale delle chiese, i denari di Mineo furono, con nobile idea, devoluti a questo Istituto.
[8]              (4) Merita di esser visitato per vedere come è ben sistemato; e osservare i finiti lavori di ricamo e di cucito, opera delle Orfanelle.

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La seguente epigrafe, che leggesi nel vestibolo dell’Or-
fanotrofio, ricorda la munificenza dei signori, che ebbero la
pia e nobile idea di dotare l’umanitario istituto, tramandando
ai posteri la benedetta e lodata memoria.
QUESTO
ORFANOTROFIO REGINA MARGHERITA
INTESO
AD EDUCARE E REDIMERE L’ORFANELLA CASTIGLIONESE
FU FONDATO
DALLA FIDECOMMISSERIA CONIGLIO
COL
FILANTROPICO AUSILIO DEI CITTADINI
SIGNORI
MELCHIORRE ED ELOISA SARDO ABBATE
ANGELA TUCCARI E CONCETTA FELSINA
ANNO 1886

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