[185]

I.

Chiese dei SS. Apostoli Pietro e Paolo,
S. Maria Maggiore e S. Marco Evangelista
 
La chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, che dalla sua fonda-
zione (vuolsi nel 1105)[1] fino ai giorni nostri è stata sem-
pre la Madrice della Città di Castiglione, si crede sia stata
fondata dal G. Conte Ruggero[2].
Nacque essa in seno all’antico castello, se pure non era
la cappella addetta agli usi del medesimo[3]. La data suc-


[1] (1) Questa data leggevasi sotto il campanile dal lato dove sorse la Biblio-
teca. Dinota essa presumibilmente, l’epoca quando il tempio venne comple-
tato. Esistevano parimente alcune parole scolpite sopra l’arco di pietra della
porta maggiore, visibili fino a pochi anni fa, (prima, cioè, degli ultimi restau-
ri) che qualche cosa doveano dire della vetustà di esso tempio. (Manoscr.
SARDO cit.). Tutt’ora sull’architrave della porta medesima si legge una iscri-
zione, la quale secondo la interpretazione del prof. NICOLA BARONE di Napoli,
suona così: ANNO DOMINI MCCCCXXXVIII MAGISTER SINOPOLIS EREXIT.
Il Prof. AGATI, a cui la feci osservare, congetturò che, presumibilmente,
questa iscrizione, altro non indica che il nome dell’artefice che eseguì qualche
importante lavoro in legno, alla base del quale era posta!
[2] (2) Questa tradizione trova appoggio in una nota del 1611, la quale dice:
« che la madrice Chiesa di questa Città di Castiglione sotto il titolo di San
« Pietro e Paulo si dice e per tradizione antica si ha essere stata edificata e
« complita dal sig. Conte Ruggiero nell’anno 1105.» (In un vol. di conti della
Communia di S. Pietro che conservasi nella Segreteria di essa Chiesa).
[3] (3) V. Cap. II della parte prima del presente volume, pag. 8.

– 186 –

cennata, la struttura di parecchie finestre di stile normanno[4] (1)
delle quali la più interessante è quella a rosa, soprastante
alla maggiore porta, a cui stava di contro un gigantesco arco
ogivale dell’abside (della quale esiste la parte superiore ben
conservata, che la volta attuale, costrutta negli ultimi ristauri,
relegò al di sopra di essa) e i privilegi dei quali venne
arricchita, la fanno invero supporre opera dell’Eroe normanno.
Egli, concedendo a Cremete il feudo della Placa, per
l’erigendo cenobio, col concorso dell’opera dei castiglionesi,
volle anche a questi ultimi lasciar memoria del suo passag-
gio, ordinando la costruzione di detto tempio[5] (2).
Ad accrescere il decoro di esso, e per la considerazione
in cui il gran Conte tenne Castiglione, l’arricchì di molti pri-
vilegi e volle altresì, che fosse la maggiore chiesa di Casti-
glione e della Valle, estendendo la podestà del suo Arciprete
su diversi Casali convicini[6](3).
Nè in minore conto è stato tenuto nei tempi posteriori.



[4] (1) Dal lato sud e dal lato ovest. Ora sono chiuse e murate, ma pure visibili.
[5] (2) Questa chiesa è stata rifatta diverse volte. I rottami di marmi, fra i
quali trovavansi molte lapidi con iscrizioni, (come mi è stato riferito) e le co-
lonnine della balaustrata del maggiore altare, che fu di marmo anch’essa, fu-
rono impiegati nella costruzione della Cappella del SS. Sacramento e al ri-
stauro di diversi altari della medesima chiesa ed in altre di Castiglione. Quali
tempi non ci avrebbero rivelati essi marmi, e quante memorie in quelle epi-
grafi si doveano contenere, ormai irrimediabilmente perdute! Possiamo da tanto
deteggere solamente, la ricchezza e la magnificenza dell’interno del tempio antico.
[6] (3) « La chiesa maggiore di questa terra stendeva (come ora in parte
stende) la sua giurisdizione su Francavilla, Linguagrossa, la Roccella, Cala-
tabiano, la Motta Camastra e Mascali, come io ho veduto gli antichi pri-
vilegi dei Normanni.» (FILOTEO op. cit. ediz. DI MARZO – V. pure AMARI
op. cit. vol. 1).
Perdette tale giurisdizione, a causa di lite sorta coi suddetti casali di-
pendenti, interrotta per la morte dell’Arcipr. D. Benedetto Rametta nel 1609
e abbandonata dal successore.
Non si ha nozione del primo Arciprete creato dal Gran Conte. Un elenco
di Arcipreti incomincia dall’anno 1415 e primo incontriamo un tale D. Gu-
glielmo de Fimi.

– 187 –

Le rendite che ebbe un tempo, gl’interni abbellimenti, la ricca
suppellettile, gli arredi sacri preziosissimi, che in parte con-
serva (dei quali enumereremo quelli di maggior rilievo), i
privilegi che ottenne nel XVIII secolo, ci fanno apprendere
l’interesse spiegato dai diversi Arcipreti, nel fare risplendere
questo tempio.
L’Arciprete D. Antonio Sardo e Marco, Abbate e Proto-
notario apostolico molto si cooperò all’arredamento di questa chiesa[7] (1).
I paramenti sacerdotali e il tosello verde venduti o ba-
rattati con cenci di nessun valore, che dicono essere stati bel-
lissimi e ricchissimi, furono in parte opera sua e dell’Arci-
prete A. Imperi (1768)[8] (2). La copertina in seta che racchiude
un volumetto con alcune orazioni manoscritte, (usato solo
dagli Arcipreti nelle funzioni solenni) porta d’ambo i lati le
armi di casa Sardo e Dimarco ricamate in oro e ar-
gento. Questo lavoro pregevole del 1642 si conserva tuttora,
sebbene un pò sciupato.
Il Sac. D. Giuseppe Coniglio, Vicario foraneo, profuse a
piene mani capitali e rendite rusticane diverse a questa chie-
sa, per accrescere il di lei splendore[9] (3). Legava partico-
larmente un capitale di onze 6000[10] (4) alla cappella dei Santi
Apostoli Pietro e Paolo, titolari del tempio e Protettori della
città, con diversi obblighi annessi, per la celebrazione di


[7] (1) Fu questi assunto all’Arcipretura di Castiglione il 26 gennaio 1624,
presentato dal principe D. Lorenzo Gioeni (spettava alla famiglia il jus pa-
tronatus dell’Arcipretrura di Castiglione) e creato da D. Andrea Mastrilli Ar-
civescovo di Messina (Vol. 16 Arch. cit).
[8] (2) La pregevolissima cappella a musaico venduta, fu opera del detto
Imperi.
[9] (3) Come da suo testamento in N.r Marcantonio Leone 9 novembre 1664.
[10] (4) L’Arciprete del tempo, D. Cesare Gioeni, dottore in Sacra Teologia,
ebbe richiesta in prestito tale somma dal Principe di Malvagna.
Ma, ragioni speciali, a noi ignote, non gli consentirono accondiscendere
alla richiesta del principe. E nel dubbio che il prepotente signore avesse usato %

– 188 –

% molte messe a quell’altare, per la manutenzione della comu-
nia dei Cappellani[11] (1) e per solennizzare le feste dei due santi
con molto decoro[12] (2).
Molto fece anche l’Arciprete D. Cesare Gioeni dei prin-
cipi di Castiglione, in beneficio di essa chiesa[13] (3).
Ma queli, che veramente le fu prodigo di tutto il suo[14] (4)
e durante la sua non breve Arcipretura pose ogni studio per
metterla alla pari con le cattedrali, arredandola con profu-
sione di sacri arredi e paramenti sacerdotali di inestimabil


% violenza per estorcere quel denaro, d’accordo col sagrista, lo nascose nella
chiesa medesima di S. Pietro dentro la sepoltura dei preti.
Soffrì per ciò molte persecuzioni, ed ebbe anche inflitta sei mesi di citta-
della, che scontò in Messina, insieme al sagrista.
Poco tempo appresso, però, per sottrarsi a nuove persecuzioni, e a mag-
gior garanzia della somma medesima, di buon grado la cedette in mutuo alla
Università di Mineo, (alla quale servì per il riscatto del mero e misto im-
pero) con l’annuo interesse di onze 320 (a ragione del 5%). Quale denaro, la
chiesa impiegava, per il rilievo e tumulazione dei cadaveri.
Per la qual cosa, i preti dovevano prestare servizio gratuito a tutti i
cittadini di Castiglione, in caso di morte.
Fallito il Comune di Mineo, la Fidecommisseria Coniglio per tutelare il
capitale mutuato fu costretta adire i Tribunali. Molti anni durò la lite fra le
parti; e in ultimo la Fidecommisseria suddetta, dovette accettare la transa-
zione e contentarsi di sole L. 40000. (Atto in N.r Filippo Saglimbene – Casti-
glione 24 dicembre 1880).
[11] (1) L’istituzione dei Cappellani apparisce antichissima; in una stipula di
contratto per la gabella nominata di lu Maldinaru (1606), si conveniva che
onze 15 dovevano corrispondersi annualmente all’Arciprete e ai Cappellani
della Madre Chiesa. (Cfr. vol. Capitoli fol. 112).
[12] (2) Molto pomposamente e con molto decoro vengono solennizzate le fun-
zioni in questa chiesa, e maggiormente quelle della settimana santa.
Antico tempore, l’intervento della Corte giuratoria e del Capitano, in
pompa magna, che sedevano in cornu epistolae di fronte il soglio arcipretale,
accresceva lo splendore della solennità delle funzioni.
[13] (3) V. doc. N. 20. – E’ opera sua la elegantissima coperta di lamiera di
argento traforato, applicata su felpa rossa, di un messale romano del 1665.
(Conservasi nella Segreteria parrocchiale).
[14] (4) La istituiva erede universale di tutti i suoi beni.

– 189 –

valore[15] (1) fu l’Arciprete D. Giacomo Gioeni dei principi di
Castiglione, e Abate di S. Maria di Castro Verule[16] (2).
L’opera sua duratura rifulge tutt’ora, come in questa così
in altre chiese di Castiglione: gli opportuni ristauri e gli in-
terni abbellimenti con marmi, con pitture e con quant’altro potè
occorrere al loro splendore giovarono ad accrescerne il de-
coro e la venerazione[17] (3).
Solo un boccale d’argento, squisitamente cesellato, la-
voro artistico di gran rilievo, rimane, dei preziosi metalli dal
Gioeni lasciati; sfuggito, forse a caso, all’avida ingordigia
degli speculatori sugli oggetti antichi.
A sua istanza, Monsignor Migliaccio Arcivescovo di Mes-
sina, nel 18 novembre 1717 consacrava questo tempio. Due
lapidi ai lati della porta maggiore ricordavano il sacro av-
venimento; or più non esistono. Questo Arciprete morì nel
1736, dopo 34 anni di savia amministrazione.
In questa chiesa, si ammira ancora una bella tela raf-
figurante S. Anna, opera del pennello del Tuccari, fatta ese-
guire per mandato dello stesso Arciprete Gioeni.



[15] (1) V. doc. N. 20.
[16] (2) Come da Privilegio dato a 2 maggio 1687 che si legge nel vol. 4. dal-
l’Archivio SARDO cit.
[17] (3) Ebbe il piacere di perpetuare con epigrafi i lavori da lui fatti ese-
guire.
Il campanile a cui si accede per la scala a chiocciola, di arenaria, prati-
cata nell’ala sinistra della torre, (la quale, è la medesima che in origine por-
tava sugli spaldi della torre suddetta) è parimenti opera sua.
All’intorno di esso si legge:
« Iacobus Abbas Gioeni Aragona Vicarius et Visitator generalis anno 1709 ».
Nel boccale, oltre di esservi abilmente rilevate le armi del casato, si legge:
« Iacobus Gioeni et Aragona Vicarius Generalis Eminentissimi Cardinalis
Columnae et Gioeni, praelatus honoris SS.mi Domine pape ».
Una lapide con basso rilievo e relativa epigrafe, da lui stesso dettata, si-
tuata al sinistro lato dell’altare de’ Ss. Pietro e Paolo nella chiesa di S. Pietro,
ricorda quanto fu largo e munifico con le chiese.

– 190 –

Gli Arcipreti, che successero al Gioeni, nulla di rilevante
accrebbero nella chiesa di S. Pietro fino al 1781, nel qual’anno
fu assunto all’Arcipretura D. Antonino Michele Sardo Campisi.
Questi non fu secondo al Gioeni negli abbellimenti del
tempio, e per gli importanti privilegi che gli ottenne dalle
autorità del tempo.
A maggiormente accrescere lo splendore, sollecitò ed ot-
tenne dall’Arcivescovo di Messina D.r D. Niccolò Cianfa-
glione[18] (1) la concessione dell’armellino ed altro. Si legge in
un suo privilegio (18 maggio 1785): che tale concessione
il vescovo accordavagli « per ornamento e decoro delle fun-
« zioni e per riuscire le medesime più maestose ed in aug-
« mento ancora del culto divino accordava a detto oratore
« (arcipr. Sardo) e di lui dodici cappellani la grazia di po-
« tere fare uso delli Rocchetti e Mozzetta con cappuccio tanto
« di color nero che violace e quella della Bugia seu Palma-
« toria d’argento e Cappa magna, con l’armellino per detto
« supplicante solo»[19] (2).
Il tosello in velluto rosso, assai stimato per i suoi pre-
gevolissimi ricami in oro (stile rinascimento)[20] (3) che ammi-
riamo nelle feste solenni, basta a dare un idea della sontuosa
suppellettile dal Sardo provveduta.
Detto tosello, per la sua magnificenza, fu, fin dal suo
principio, ritenuto un lavoro di non poco rilievo, la qual cosa
acquistavagli una certa celebrità.
Raccontasi, difatti, che in occasione della venuta di re
Ferdinando I di Borbone a Catania, i catanesi lo chiesero in
prestito per il trono che eressero in onor suo!
Fu durante l’Arcipretura del Sardo, e mercè le sue vaste


[18] (1) Fino al 1872 Castiglione fece parte della Diocesi di Messina – In quel-
l’anno venne aggregata a quella di Acireale, dalla quale dipende al presente.
[19] (2) V. Doc. N. 22. – Si riporta solamente la sanzione reale di tale privi-
legio, nella quale quest’ultima è riferito quasi per intiero. Possediamo pure
il privilegio originale.
[20] (3) Molto ricercato dagli antiquari. E’ tenuto con molta trascuratezza.

– 191 –

aderenze per la qualità di patrizio messinese, che questa
chiesa ebbe donato da una dama messinese, un ricchissimo
baldacchino di seta bianca, splendidamente ricamato in oro
di stile del rinascimento[21] (1). La leggenda B. Rita, che spicca
nel centro, ricamata a grandi caratteri parimenti in oro,
ricorda la sua fattura, avvenuta poco appresso la Beatifi-
cazione della santa, che ascese agli onori degli altari nel
22 luglio del 1628.
Nel 1818, questo tempio venne seriamente danneggiato
da un terremoto e per ragione di pubblica incolumità fu
chiuso al culto.
L’Arciprete D. Giov. Battista Calì Sardo, nipote del Sardo
e suo successore (1823) lo ristorò convenientemente e nel
1837 lo riaprì di nuovo al culto dei fedeli.
Questo Rev. Arciprete ordinò con molto discernimento
la ricca azienda delle chiese di Castiglione, sistemò l’Archi-
vio (importante lavoro che gli costò diversi anni di assidua
fatica per racimolare tutte le notizie che potè dagli avanzi
dei volumi salvati nell’incendio del 1600) e fondò una scelta
Biblioteca, che arricchì di parecchie migliaia di volumi, con
quale sentimento patrio non è a dire[22] (2).


[21] (1) Gli antiquari gli han riconosciuto un valore immenso, e non han la-
sciato mezzo intentato per averlo. Per fortuna ancora esiste, sebbene trascu-
rato, ed è visibile nella Sagristia di S. Pietro, dove si conserva.
[22] (2) A rilevare l’importanza di questa Biblioteca cenniamo: Il Canzoniere
del Petrarca coi commenti di Nuper Bernardo da Siena e di Francesco Fi-
delfo; edito a Venezia nel 1481 coi tipi di Leonardo Wild da Ratisbona. In-
cunabolo rarissimo e pregevolissimo. Fu acquistato a Palermo da D. Antnino
Calì, per onza una, nel settembre del 1851.
La Descrizione della Sicilia di Giulio Filoteo de Amodeo, in 4 volumi
manoscritti, fatta eseguire dallo stesso Arciprete, sull’originale che conservasi
nella Biblioteca nazionale di Palermo, la di cui copiatura costogli onze 100
(L. 1275).
Nonchè una Bibbia e la Messa pontificale, manoscritti; due volumi di gran-
dissimo pregio e valore del secolo XV, che furono vigliaccamente involati, tre
o quattro anni fa.

– 192 –

Una Biblioteca di questa entità, non è un fatto comune
per centri come Castiglione. Peccato che sia chiusa al pub-
blico e malissimamente tenuta.
Istituì inoltre, questo savio arciprete, un legato per il
mantenimento nel seminario diocesano degli aspiranti poveri
di questo comune, al ministero sacerdotale.
Il di lui successore Arciprete D. Vincenzo Sardo Turcis,
rimodernò e abbellì con marmi e stucchi, la cappella del
SS. Sacramento, fece costruire una esatta meridiana[23] (1) e
ordinò la fusione di due stupende campane, solennemente
inaugurate nell’estate del 1892.
Interrotta la consacrazione di questo tempio, per i ne-
cessari restauri avvenuti dopo i guasti del terremoto del 1818
fu sotto questo Rev. Arciprete, nuovamente consacrata dal
nostro benemerito ed illustre concittadino Mons. Luigi Can-
navò, assistito da Mons. Gerlando Genuardi Vescovo di questa
Diocesi. Tale commovente e memorabile funzione ebbe luogo
nell’indimenticabile giorno 27 giugno del 1889. Fu questo il
migliore e spontaneo ricordo, che monsignor Cannavò potè la-
sciare alla sua diletta patria.
Ad imperitura memoria della sacra cerimonia compiuta,
una epigrafe commemorativa, fu posta sulla porta maggiore,
nell’interno del tempio.
In questa chiesa si nota ancora un grande Crocifisso, pre-
gevole ed antica scultura in legno di arancio di un sol pezzo.
Ai piedi di esso Crocifisso sta la Vergine Addolorata; piccola
pittura antichissima, che fu anche bella, pria che la mano
di un imbianchino ignorante, a cui era stata affidata per la
semplice pulitura, l’avesse bruttata con incoscienti pennella-
ture, deturpandola gravemente.
Altra chiesa parrocchiale è quella di S. MARIA MAGGIORE.
Vuole la tradizione che, un tempo, sia stata anch’essa


[23] (1) Dall’Astronomo prof. Temistocle Zona, direttore dell’Osservatorio astro-
nomico di Palermo (1882).

– 193 –

la Madrice chiesa della Città di Castiglione. Ciò non è dif-
ficile perchè essendo molto antica, (tanto che s’ignora l’epoca
della sua fondazione) potè, in alcuna delle tante peripezie
occorse alla chiesa di S. Pietro, avere (pro tempore) il titolo
di Matrice e le attribuzioni.
Fu il suo interno migliorato ed abbellito dall’Arciprete
D. Giacomo Gioeni. Ma l’Arciprete Calì la rifece quasi intie-
ramente[24] (1). Delle diverse pitture che in essa si trovano, si
notano: la Vergine che porge il Bbambino a San Gaetano, e
il Transito di Maria SS.
La chiesa di S. MARCO EVANGELISTA è la terza parroc-
chiale di Castiglione.
Da due piccole finestre di stile normanno che ancora
esistono dal lato nord, può argomentarsi che la sua fonda-
zione possa risalire all’epoca normanna.
Ma l’urna marmorea con epigrafe latina, che in essa ri-
trovavasi[25] (2) può farci ritenere che la sua origine (di tem-
pio pagano forse) possa rimontare ad un’epoca più oscura;
alla romana forse!
Si ammirano in essa: la Madonna dell’Itria, pittura assai
pregevole del Chitè; la Pentecoste, la Resurrezione e Gesù
in Croce, tele di qualche valore del Gramignani (1779).
Nonchè un pergamo con sottostante confessionario, pre-
gevole scultura in legno del secolo XVII, barocco di stile e
d’ignoto scalpello.


[24] (1) Impiegò in alcuni altari di essa i marmi, che tolse alla chiesa di
S. Antonio (dove li sostituì con nuovi) e alla chiesa di S. Vincenzo. Il prege-
vole altare di Maria SS. del Rosario è lo stesso che esisteva nella chiesa di
S. Vincenzo, dove era stato eretto dall’arcipr. D. Giacomo Gioeni. La ricca
cornice in marmo del SS. Crocifisso fu opera dei Reggio.
[25] (2) V. cap. 1 pag. 5 del pres. vol.

13

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.