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CAPITOLO XII.

Giacitura topografica – Clima – Progresso moderno –
Ufficii di pubblica utilità – Industrie – Esportazione –
Viabilità.

I. La posizione di Castiglione è quanto di più incantevole
e ridente si possa immaginare per una cittadina di montagna.
Situata a 600 e più m. sul livello del mare, sulla vetta
di un colle elevato, circondata da boschi di noccioleti e ca-
stagni, sta a cavaliere della lussureggiante vallata del fiume
Alcantara (2)[1], dominando tutto lo splendido scacchiere di


[1] (2) Questa lunga valle, (da Randazzo a Schisè) al tempo di Federico II
re di Sicilia, che regnò sino all’anno di nostra salute 1336, fu chiamata la
Valle di Castiglione e Francavilla. – FILOTEO op. cit

[119]

verde perenne, bagnato dalle acque del fiume omonimo. Ha
vato ed interminabile orizzonte, che nelle giornate di sere-
no, permette di spingere lo sguardo dal lato di occidente, fino
alle alture di Cesarò.
Dal lato di sud, ha la maestosa vista dell’Etna, impo-
nente, severa; mentre dal lato nord ed est, spazia l’occhio
fino alle lontane catene dei Nebrodi, che scendendo con dolce
declivio, vanno a tuffarsi nel Jonio.
Non manca di geniali e pittoresche vedute; ma quelle
che rendono veramente celebre questo sito si godono da
Castello e dal Castelluzzo.
Il Castelluzzo, ridotto a pubblico passeggio, solennemente
inaugurato la sera del 22 giugno del 1905, che torreggia su-
blime sull’elevato cocuzzolo di Castiglione, con le magiche e
pittoresche sue vedute, è un incanto perenne. Il sito è uni-
co, e vi si accede sempre con piacere, col lusinghiero mi-
raggio della vista che si va a godere, a quell’aria che vivi-
fica, che ritempra a nuova e rigogliosa esistenza.
E’ questa d’ordinario la meta, il giardino dove i touristes
sogliono far sosta, refezionandosia quell’aure pure, deliziose.
La cittadinanza, compresa da patriottico entusiasmo per
sì bel sito, si coopera a migliorarlo e completarlo nel con-
tempo, con proprii sagrifizii.
II. Il clima di Castiglione è salubre, mite e piacevole –
siamo nella regione dell’arancio e dell’ulivo. Potrebbe essere
un’ottima stazione climatica; quanti qui vengono a cercarvi
la perduta salute, tanti ne vanno via rifatti, sani e robusti
meglio di prima.
Le malattie epidemiche vi fanno poca breccia; se pur si
manifestano, non vi perdurano che brevissimo tempo. Ciò
principalmente, in grazia dei venti aquilonari, che forti e fre-
quenti vi soffiano.
La popolazione, in numero esiguo nei passati secoli, ha
pigliato un notevole incremento, da cinquant’anni a questa
parte.
Da 4000 anime che contava nel 1840 è più che tripli-


[120]

cata all’epoca presente. Nel censimento del 1901, raggiunse
la cifra di 13008 abitanti, compresa la popolazione delle bor-
gate annesse di Castrorao, Gravà, Cerro o Catena, Solicchiata e
Passopisciaro (1)[1].
III. Sensibile al progresso dei tempi ne ha accettato il
moderno incivilimento e sta alla pari delle altre città conso-
relle.
Dopo il 1860 Castiglione elevata a capoluogo di manda-
mento, fu compresa nei comuni della Provincia di Catania (2)[2]
e nel Distretto militare di essa (3)[3]. Ha venti consiglieri; ma
per il servizio di anagrafe, che ha da qualche tempo, il nu-
mero di essi sarà, fra non guari, elevato a trenta (4)[4].


[1] (1) Consultando il reg. anagrafe (agosto 1909) la popolazione è aumentata
di circa 1-13.
[2] (2) Rappresentata da un Consigliere provinciale.
Dal 1861 ad oggi ha avuto per Consiglieri:
Tuccari Abate Giuseppe 1861-62.
Sardo Ruggeri D.r Giuseppe 1862-67
Tuccari Abate Giuseppe 1867-83.
Cimino Avv. Rosario 1883-95.
Cimino Avv. Carmelo 1895-97
Lamonaca Ing. Giuseppe 1898, e al presente continua.
(Da un quadro sinottico dei Mandamenti della Prov. di Catania colle
elezioni dei rispettivi Consiglieri dal 1861 al 1900).
[3] (3) Dà un annuo contingente medio di circa tenta reclute.
[4] (4) « Questa Città veniva governata negli antichi tempi, da un Capitano,
« da in Giudice Fiscale, da quattro Giurati, dal Sindaco, dal Proconserva-
« tore, dal Segreto della Baglia e Segreto del Principe detto dello Stato. Per
« decreto del Re Ferdinando IV fu divisa la giurisdizione del Giudice in Civile
« e Criminale, per cui si crearono due Giudici: civile e criminale.
« Vi erano pure il Conseglio, il quale era costituito dal numero di qua-
« ranta persone chiamate Vocali, distribuite in quattro condizioni di persone
«cioè, dieci ecclesiastici, dieci gentiluomi, dieci mastri e dieci popolani, i
« quali uniti si congregavano nella casa Giuratoria, nei tempi stabiliti ed in
« altri ancora, con farsi sonare prima la campana all’arme, d’ordine delli
« Giurati (D.r SARDO, man. cit).

Bedda io sempri vardu ssi to trizzi
Di ssu culuri chi mi pari oru
Lu ventu ti li svola e su carizzi
Chi io ti mannu estaticu tisoru

Tu si rigina di veri biddizzi
E di lu suli pari ca si soru,
Ma quannu ss’occhi ‘nversu mua tu ddrizzi
D’amuri ‘rranni mi pari ca moru.

[121]

Fa parte del Circondario di Acireale, e del collegio elet-
torale di Giarre (1)[1].
Ha Pretura mandamentale, importante. Per l’Ufficio del
Registro (2)[2] e per l’Agenzia delle Imposte dirette adisce Lin-
guaglossa.
La posta ed il telegrafo son divenuti due ufficii impor-
tantissimi; dall’annesso specchietto può rilevarsi il progres-
sivo incremento dell’ultimo quinquennio.


[1] (1) Colle liste elettoriali del 1909 ha.
Elettori aministrativi         N.           485.
»       politici                    »              337
»       commerciali         »                17.
[2] (2) Fino al 1862 possedeva questo Ufficio. L’importanza degli affari de
territorio esigerebbe che fosse in tale Ufficio reintegrata, edi i moderni
potremmi cooperarci a farglielo riavere.
Castiglione sconta i Privilegi e le Franchigie che godette nei passati tempi
adesso cge, data la sua isolata posizione, avrebbe maggior bisogno di essere
agevolata!

[122]

Inaugurato nell’estate del 1907 il palazzo municipale (1)[1],
del quale Castiglione aveva preciso bisogno, vennero in esso
riuniti tutti i pubblici Ufficii. La posta e il telegrafo furono
quivi stabiliti definitivamente.
Migliorate sono pure le condizioni della igiene pubblica,
della interna viabilità, della pubblica illuminazione.
La luce morale del progresso abbatteva l’oscurantismo
intellettuale, e quella materiale sorgeva per rischiarare le te-
nebre della notte, irta, a quei tempi, d’intrighi e di delitti
che favoriti dall’oscurità spesso restavano impuniti.
Alle umilissime fiammelle a petrolio, che Castiglione ebbe
fin dal 1870, (gran novità del tempo) uno sfarzo di luce nuo-
va, abbagliante, seguiva, con le incandescenti lampade elet-
triche (2)[2].
Non manca di Circoli ricreativi; fra i quali emerge il
Circolo Principe Amedeo, di antica fondazione, sorto, sotto il
nome di Casino di Compagnia dei Civili. Non ha colore po-
litico. Si conviene in esso, in amichevoli riunioni: per con-
versare, giuocare e attendere alla lettura delle notizie dei
fogli quotidiani, dei quali se n’ha dovizia, non disgiunti da
periodici letterarii seri ed istruttivi. Oltre alla vasta sala di
lettura, messa con gusto ed eleganza, ha annesse sale da
giuoco e di bigliardi.
Inoltre, buoni caffè, negozii e farmacie, ritrovansi pure
in Castiglione, e nulla manca a rendere comoda la vita.
L’istruzione pubblica non fa difetto, a dedurne dall’enor-


[1] (1) Sorse sull’ex fabbricato del Peculio, in piazza Lauria.
[2] (2) Energia sviluppata con l’acqua del nostro Alcantara. In tutto il paese
vi sono 12 lampade ad arco e N. 170 lampadine ad incandescenza; ne occor-
rebbero molte ancora, perchè taluni quartieri tuttavia difettano di luce. Que-
sta illuminazione venne solennemente inaugurata dal Cav. Bedendo, in quel
tempo Prefetto della Provincia di Catania, la sera dell’8 dicembre del 1901.
Castiglione ha il vanto di essere stato dei primissimi fra i Comuni di Sicilia,
ad avere la illuminazione elettrica.

[123]

me cifra (1)[1] che annualmente eroga il Comune, per la ma-
nutenzione di essa. Ha tutte le scuole elementari maschili e
femminili e quelle serali (2)[2].
IV. Eccelle anche per varii istituti di pubblica utilità,
dei quali abbiam visto come in ogni tempo si è saputa ador-
nare, e per cui ha sempre primeggiato, fra i paesi convici-
ni. Al presente troviamo, una Cantina sociale, un Comizio
agrario (premiati entrambi in parecchie Esposizioni nazionali),
una Distilleria cooperativa, sorta nel brevissimo giro di un
decennio, che sono quanto di più nuovo ritrovasi nel genere,
al giorno d’oggi.
Ebbe anche una Cassa rurale, delle prime sorte in Sici-
lia, che fu floridissima ma di brevissima vita. In sua vece, è
stata fondata la « Pro Castiglione ».
E’ pure in corso di costruzione l’Ospizio di mendicità,
che ultimato, sarà una vera provvida manna per i poveri
vecchi, non più abili al lavoro.
V. Industrie importanti e di gran reddito non esistono
in Castiglione, dato il suo carattere prettamente agricolo e
la sua isolata posizione.
In tempi andati era esercitata, su vasta scala, con lucro
non indifferente, l’estrazione della seta (3)[3]. Cessata, intorno
il 1840 restò di essa il solo allevamento dei bozzoli, limitato
ai contadini, laddove prima era diffuso, molto utilmente, nelle
altre classi.
L’ostinatezza dei coloni, retrivi come sono nell’accettare
i moderni sistemi igienici di bonacazione ha fatto sparire al-
tresì, l’industria del canape e del lino, il cui abbondante pro-


[1] (1) Lire 22,000.
[2] (2) Frequentano dette scuole ben 600 alunni d’ambo i sessi, ma gli obbli-
gati sarebbero più di 1500 che per assoluto difetto di locale, non possono es-
sere tutti regolarmente ammessi. E’ in progetto un grandioso casamento sco-
lastico che ci auguriamo vedere attuato al più presto.
[3] (3) Nel torrente S: Giacomo – allora principale entrata della città.

[124]

dotto, formava in tempi andati, un capo di gabella del Pa-
trimonio civico di Castiglione.
Ebbe pure, molto profittevole l’industria delle Cannamele
o canne da zucchero. Filoteo fa menzione di questo cespite.
Una pertinenza della proprietà Cav. Ignazio Sardo, laggiù a
Mitoggio serba il nome di Cannamele, derivatogli dalla cultura
che di esse vi si praticava.
La tessitura dei così detti drappi, (di lana genuina di
pecora) che fornisce il vestiario ai pastori (comune un tem-
po a tutti i contadini) anch’essa di antica origine, è tuttavia
esercitata. Ma per il disuso nel quale è caduta la foggia di
quegli abiti primitivi, è molto ridotta e tende anch’essa a
scomparire.
Le cave di argilla, nella pianura del Pantano, (Cerro)
dànno vita alla industria dei laterizii. La produzione limitata
di tale industria è appena bastevole al consumo locale.
Si potrebbe tentare la estrazione del ferr-idrato, di cui
si vuole esistano tracce in questo territorio (1)[1]; come pure
l’utilizzazione delle acque minerali solforose di Furnari (ri-
corddate dal Filoteo col nome di Acquasanta, ed esata con
profitto in certe malattie anche nel suo tempo) (2)[2], con un
modesto stabilimento balneare (3)[3].
Nel genere industrie non sarà inutile annoverare: le sal-
sicce, le fellate, le cicciole e le sugne che si ottengono, riu-
scitissime, dalle carni di maiale. La squisitezza e serbevo-
lezza di esse le hanno acquistato rinomanza e sono molto ri-
cercate (4)[4]. Similmente ricordiamo la pasta all’uovo, che dà
i rinomati maccheroni e i gnocchi rigati.


[1] Cfr. POWER, – Guida della Sicilia.
[2] Al confino del territorio di Castiglione con quello di Mojo.
[3] Opere entrambi di grande e difficile impresa, che solo una società po-
trebbe intraprendere!
[4] Vengono esse confezionate dalle nostre donne (che sono in ciò maestre,
come del resto in tutte le altre industrie di famiglia) con inappuntabile cura
e scrupolosa pulitezza.

[125]

Nè si deve escludere certo genere di dolciume (specia-
lità castiglionese) noto sottol il nome di Nucatula (1)[1], nonchè
famosi biscottini (2)[2].
Industrie prettamente casalinghe; elargate però e messe
in commercio, potrebbero costituire una abbastanza onerosa
speculazione
I derivati dell’uva (mostarda, mostaccioli, o pane vinesco,
… o conserva d’uva, e mosto cotto) che immenso favore
incontrarono nella Mostra nazionale dei prodotti secondarii
della vite (Roma febbraio 1909), conseguendo plauso e pre-
mii, meriterebbero venir fuori dal modesto ambito della fa-
miglia, per esser lanciati con successo sui mercati.
In questi momenti di crisi vinaria, tale modesta industria
potrebbe forse giovare al prodotto principale vinaio.
Da recente è sorta una fabbrica di acque gassose, indu-
stria nuova per Castiglione, che in breve volger di tempo ha
pigliato un notevole sviluppo.
Ha al contrario, estesa molto l’industria agraria, che dà
prodotti per la esportazione.
VI. I vini, celebrati fin dai tempi di Cicerone, di Cipol-
late, Mitogio, Ficarazze, che per il loro titolo alcoolico (14-18)
e il naturale profumo, nell’invecchiamento rivaleggiano il mar-
sala, sebbene molto decimati dalla fillossera, costituiscono un
genere importante di esportazione.
Quelli di Solicchiata, malgrado inferiori di titolo alcoolico
ai precedenti, ma armonici, nel resto che per il complesso
dei loro caratteri naturali organolettici gareggiano col Chian-
ti (3)[3], “premiati in Esposizioni diverse, hanno acquistato an-
ch’essi rinomanza e sono molto ricercati.


[1] Specie di conserva al forno assai ghiotta, infarcita di cioccolatta, giu-
lebbe, fior di farina e nocciole, o mandorle tostate.
[2] Amalgama, indovinatissima, della più grande semplicità, di uova, zuc-
chero e poco fior di farina, che il calore moderato del forno completa.
[3] Così giudicati dalla Commissione esaminatrice del Ministero di A. I, e C.
alla quale doveano essere sottoposti tutti i vini italiani, e gli altri prodotti che
dovevano figurare nella esposizione universale, internazionale di Parigi nel 1900.

[126]

Le nocciole, altro cespite importantissimo di esportazio-
ne, sono molto apprezzate e ricercate insieme (1)[1]. Le noc-
ciole di Castiglione, per la loro eccellente qualità e franchezza
di gusto, vengono quotate ai migliori prezzi, sui mercati na-
zionali ed esteri.
Si esportano pure mandorle, arance, limoni, ortaglie; e
in quantità sparutissima formaggi, olii, frutta secca, lana ovina
ed altre derrate di minore importanza.Potrebbe venir ten-
tata, forse con successo, l’esportazione dei fichi d’india (2)[2].
VII. il territorio di Castiglione è discretamente tagliato
da vie rotabili, spaziose e ben tenute (3)[3], e ciò rende facile
ed agevole l’accesso in città, e nelle campagne.
Ha nel territorio medesimo, tre stazioni ferroviarie sulla
linea della Circum-etnea: quella di Passopisciaro, la fermata
di Solicchiata e la stazione centrale di Castiglione, lontana
dall’abitato solo 4 chilometri, a cui viene allacciata da un
servizio quotidiano di carozzelle.
Le pittoresche bellezze del nostro territorio, che l’inten-
siva cultura delle campagne, ha straordinariamente popolato;
i cdanti campestri melanconici, che risuonano armoniosi per


[1] (1) Il nocciuolo, secondo Plinio è originario da una provincia dell’Asia Mi-
nore. Fu introdotto in Italia ed esteso in Sicilia ed in molte isole del Medi-
terraneo dagli elleni, nella conquista che fecero di talune italiche regioni.
Gli Arabi ne intensificarono la coltura in Sicilia, distinguendo quattro
varietà; la rotonda, la bislunga, la grossa e la piccola, che si coltivano an-
che al presente, (Prof. Ferdnando ALFONSO. – Monografia sul nocciuolo).
[2] (2) Questa importante cactacea, indigena dell’America del sud, importata
nel nostro territorio come in tutta la Sicilia, dal dominio spagnuolo, è meri-
tevole del maggior apprezzamento; perché permette di utilizzare con profit-
to: i terreni scoscesi, le balze e le rupi, di altre colture assolutamente insu-
scettibili.
[3] (3) Data l’estensione del suo territorio molte ancora se ne dovrebbero
tracciare. Tutta la zona bassam frose la più bella, e la pià ricca del territorio (tanto
per ricordarne una) da Castiglione a Calatabiano manca financo di una vet-
turale possibile. L’accesso in quelle ubertoser contrade è disastroso, i trasporti
resi difficilissimi.

[127]

valli e pendii; le faccie amiche che s’incontrano ad ogni passo,
invitano a percorrere con piacere questi siti deliziosi, che
non la cedono per nulla ai giardini incantati di Armida!
Il succedersi non interrotto dei lavori preparatorii dei
terreni; le messi, il raccolto delle nocciole e successivamente
la vendemmia; il raccolto delle ulive e delle arance, sono i
coefficienti che rendono animatissime ed ospitali le campagne
castiglionesi in tutti i mesi dell’anno.
Per tutti questi fatti e per l’indole naturalmente mite,
generosa, comunicativa, del contadino castiglionese, insieme
ingentilita dalla moderna civiltà che lo rende ossequente alle
vigenti leggi, il vivere si svolge calmo, sicuro per ogni classe
di persone.
Impunemente e senza correre rischio di sorta, quindi, si
può viaggiare di giorno egualmente che di notte in tutti i
punti del territorio medesimo, garantiti nella forma la più
assoluta dalla tranquillità che vi regna sovrana.

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