[115]

I. Conosciamo quanto il popolo sia avido di spettacoli,
e qual pascolo vi trovi l’animo suo. Il teatro in specie, ha
per esso una singolare attrattiva; e il diletto delle scene gio-
va, talvolta, ad educarne il cuore e migliorarne i costumi.
Quanto lodevole sia stata l’idea della costruzione di un
teatro in Castiglione non è a dire. Venne esso costruito nel
1780, a spese delle primarie e cospicue famiglie castiglio-
nesi, e corredato di ricco scenario. Sorse in un locale con-
cesso dall’Ospedale, che insieme al locale gli assegnava l’an-
nua rendita di ducati 3. Veniva regolarmente aperto tutti gli
anni per la sua brava stagione lirica.

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Con l’idea di costruirne uno migliore e in sito più cen-
trale (quello veramente era molto lontano dal centro) fu di-
strutto, intorno il 1885.
Nella nuova Casa comunale, però, è stato costruito un
vasto salone con tribune, per ora addetto ad aula consiliare,
con l’intendimento di trasformarlo in teatro, (ciò che impor-
rebbe una spesa lieve) quando meglio si riterrà opportuno.
II. Al teatro va congiunta l’arte musicale e di questa
diremo, considerandola nel sentimento del popolo, e nelle
istituzioni musicali.
La musica, quest’arte divina che ingentilisce gli animi
e, direi quasi, spiritualizza avvicinandoli alle eteree regioni,
esercita un fasino speciale su questo popolo.
Insita è in esso la passione per la musica, che natural-
mente esplica con canti armoniosi, e con strumenti primitivi.
I suoi canti malinconici e passionali, incarnano i diversi sen-
timenti, che tumultuano nell’animo suo, e molto ritraggono
delle patetiche fantasie orientali.
La cornamusa, il piffero, le armoniche, e le melodiche
chitarre, che formano la sua collezione di strumenti musicali,
servono ad allietare le intime feste di famiglia, le danze, i
baccanali della vendemia, le serenate estive (1)[1].
Il pastore trova conforto nella sua monotona solitudine
non da altro interrotta che dal belare del gregge, nella cor-
namusa e nel piffero. I suoni, che trae da essi, armoniosi,


[1] (1) Altro strumento caratteristico è il Tammureddu (Cembalo) lasciatoci
indubbiamente dai Saraceni. Pure quel brano, di carta pecora, distesa su ap-
posito leggiero cerchio di legno, che nulla ha di musicale, è l’indispensabile
passatempo delle giovani contadine, al cui suono cadenzato, monotono, fram-
misto al tintinnio dei molti sonagli che vi attaccano a collana, ballano il tra-
dizionale ballettu (specie di tarantella) e cantano la singolare canzone popolare
castiglionese, anch’essa avanzo dell’araba dominazione.
Stimiamo opportuno comprendere in queste pagine la musica originale di
questa millenaria canzone, che il tempo tende a svisare ed i nuovi canti, po-
polari vanno soppiantando, per far sì che non venga del tutto in oblio (v. fo-
glio interc. a pag. 120).

[117]

malinconici, ripetuti nella quiete solenne delle valli silenziose,
dall’amica eco, rendono cara ed ambita la vita dei campi.
III. Per questo senso musicale, che ha naturalmente svi-
Luppato, grande interesse e molto diletto trova altresì nei
concerti scientifici dell’orchestra, della banda, e da esse pende
numeroso, estatico, applaudendo freneticamente. Sempre vivo
è stato in lui il bisogno di possedere una orchestra, e una
banda, che con pubblici concerti ne allieti e rinvigorisca lo
spirito, dalle quotidiane e gravose cure affaticato.
Dicesi, di corpi musicali esistiti in castiglione in epoca
molto remota, ma nessuna notizia ho potuto rinvenire di essi.
La prima istituzione di questo genere, sotto il nome di
filarmonica risale al 1848 (1)[1]. Fiorì essa parecchio tempo, ol-
tre il servizio, che aveva come d’obbligo, nel teatro e nella
pubblica piazza per ragione di feste, aveva anche l’impegno
di suonare nelle chiese nelle solenni funzioni (2)[2].
Per disguidi avvenuti fra alcune famiglie e il maestro,
quest’ultimo abbandonò Castiglione, e i socii della filarmonica,
invece di passare alla nomina di un nuovo Direttore, pensa-
rono scogliersi pacificamente dopo circa 15 anni di esistenza.
IV. Dopo un certo periodo di silenzio, la generazione
seguente organizzavasi e formava una nuova orchestra (3)[3].
Ebbe anch’essa la sua fase di splendore, sì nelle funzioni ec-
clesiastiche, che in quelle civili, nonchè gli eventuali impegni
nella stagione teatrale.


[1] (1) A 1 settembre del 1848 alcuni signori di Castiglione, in N. di 12, si
costituivano in società, mercè privata scrittura, affidando la direzione di essa
filarmonica al maestro signor Alessandro Previtale da Palermo, per l’annua re-
tribuzione di onze 60.
[2] (2) Ben diciannove erano i servizi nel 1854; dal 16 gennaio per il Vespro
solenne di S. Antonio nella chiesa omonima, alla prima domenica di ottobre
per la festa di Maria SS. del Rosario nella chiesa di S. Maria Maggiore.
[3] (3) A 12 marzo 1876, un numero di giovani nobili equivalente a quello
della sciolta filarmonica, formava un’orchestra la di cui direzione affidaca al
maestro Giuseppe Gatti, per l’annuo compenso di lire 600.

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Ma dopo dieci anni di vita, quando potea dirsi assicu-
rata stabilmente, essa orchestra, venuta in uggia agli stessi
soci, estinguevasi placidamente. E, carpita l’occasione che
al Direttore veniva offerta la direzione della banda di Fran-
cavilla, con emolumento maggiore, la scusa di non danneg-
giare gl’interessi di esso Direttore, legittimavane lo scioglimento.
V. Qualche anno appresso, nuovo entusiasmo mosse questa
gioventù a fare rivivere, sotto nuovi auspici, la sciolta orchestra.
Prevalse invece l’idea della formazione di una banda cit-
tadina. Sorse difatti ad iniziativa dei nobili, i quali, dopo di
aver provveduto alle spese d’impianto ne curarono per di-
versi anni la manutenzione, non avendo potuto assumere il
Comune tale impegno a causa delle sue malferme finanze (1)[1].


[1] (1) A 20 aprile 1888, fu redatto pubblico contratto in Notar Filippo Sa-
glimbene, che legava i 30 individui che avevano aderito al contributo mensile
di lire 5, per il mantenimento della banda.
Al valente violinista signor Giovanni Licari da Catenanuova, venne affi-
data la direzione tecnica della stessa. Mercè l’abilità dell’esimio Professore la
banda venne in breve affermata mirabilmente. Malgrado però l’eccellente avvia-
mento del Licari ed i rapidi progressi per opera sua raggiunti in brevissimo
tempo, mancata la di lui direzione, non ostante i 20 anni di vita, essa banda
non è più all’altezza del primordiale livello!

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