[108]

I. Il secolo XVII fu molto fecondo di importanti avve-
nimenti d’indole morale e materiale, per questa città.
Come le azioni di un popolo (che la storia saggiamente
registra a perenne ammaestramento dei posteri), rivelano i
sentimenti di virtù preclare che lo distinsero nei secoli, le
opere manufatte, con la loro durevolezza attestano il sin-
crono progresso di operosità intellettuale e materiale.
Al riscatto del mero e misto impero, che restituì la li-
bertà morale e fisica a questo popolo, seguì l’erezione di due
istituti, intesi esclusivamente al miglioramento del paese, e
con particolar riguardo, al sollevamento della classe povera.
Dobbiamo in ciò riconoscere l’infaticabile operosità degli uo-

[109]

mini di quel secolo, che appariscono tutti di una fibra spe-
ciale, e che al massimo grado possedettero l’amore della
propria patria, e molte durevoli impressioni lasciarono delle
loro nobili iniziative.
Afflitta da parecchi anni di carestia, questa Università
venne nella determinazione di formare un patrimonio per
l’acquisto annuale di tanta quantità di frumento (Colonna fru-
mentaria o Peculio), quanto poteva essere bastevole al locale
consumo della popolazione.
Chiesto regolare permesso al Governatore di Castiglione
Giovanni Rocco, venne indetto il solito colloquio. Pulsata
prius campana, segnale che chiamava alla pubblica adunanza
tutti i cittadini, a decidere sulle questioni di grave momento
riunivansi nella piazza, alla presenza del Sindaco D.r Fabiano
Lanza e dei Giurati: Paolo Bonerba, Antonino di Napoli,
Bartolomeo Caracoci e Giacchino Caltagirone, nel dì 24 mar-
zo 1636.
Era il Capitano che esponeva all’Assemblea le quistioni
che doveano esser poste in esame.
D. Michele Gioeni, capitano di questa terra, informò i
convenuti essere stati chiamati a quella riunione o colloquio
per avere il loro parere sulla convenienza di formare un pa-
trimonio per l’annuo acquisto del frumento.
Fece rilevare che non essendo Castiglione regione gra-
nifera e restando lontana dal commercio, per la sua isolata
posizione, soffriva in ogni tempo, penuria del prezioso ed in-
dispensabile cereale. E da poichè, l’Università era stata da
recente disgravata della quarte parte delle tande e donativi
regii (1)[1], che si pagavano sopra la gabella grande, e sopra
altre gabelle della stessa Università, gli propose destinare
questi risparmi per dieci anni consecutivi alla formazione
dei fondi necessari per tale annuale acquisto. Per maggior-


[1] (1) Tande – tasse – Donativi regii, contrinuto annuale che veniva corri-
sposto allo Stato da ogni Università. Castiglione pagava scudi 300.

[110]

mente accrescere il capitale, gli propose inoltre, la vendita
di un taglio di chianche di zappino e fago (1)[1] che erano al-
beri infruttiferi, nel bosco di Collabascia, patrimonio di questa
città, (delle quali era stata fatta una prima offerta di onze …
da Vincenzo Cappobianco, per ogni cento chianche), e il rica-
vato di esse unirlo ai fondi sunnominati.
Ben centoventuno furono gl’individui, intervenuti al col-
loquio, che concordemente accolsero tali progetti, e delibe-
rarono l’istituzione del Peculio.
Furono in esso colloquio pigliati i dovuti accordi, rela-
tivi alle modalità che si doveano stabilire nel contratto di
vendita, e convennero:

      1. che la vendita doveva aver luogo per licitazione pub-
        blica, e ceduta al miglior offerente.
      2. che gli alberi da tagliare non dovevano dare meno
        di due chianche per ogni albero.
      3. che dette chianche non poteano uscire dal bosco, se
        prima non venivano marcate e sgurbiate; e il compratore,
        in caso d’inadempienza soggiacesse alla perdita dei buoi, che
        aveano tirato esse chianche, o al pagamento di onze 4 per
        ogni chianca; questo denaro andasse, parimenti, incorporato
        al capitale.

Stabilirono, inoltre, prelevare una piccola cifra di detto
capitale, per impiegarla al rifornimento di letti corredati del
necessario, per la casa di questa Università; e alla costru-
zione di scaffali in legname, per riporvi gli atti dei notari
defunti, e le scritture che trovavansi in potere dell’archiva-
rio, di già abbastanza logorate e parte perdute, per man-
canza di detti scaffali.
Discussero lungamente sulla maniera con la quale doveva
essere amministrato detto denaro, e stabilirono che l’ammi-
nistrazione dovesse essere autonoma ed indipendente. Le sag-


[1] (1) Grossi tratti di lengo, lunghi non meno di m. 2., di pino selvatico e
di faggio.

[111]

gie decisioni pigliate in detto colloquio, formarono, in ap-
presso, i capitoli o regolamento del Peculio (1)[1].
In poco tempo l’istituzione pigliò un grande incremento,
e con i guadagni, che annualmente realizzava, si andò edi-
ficando dagli amministratori un grandioso magazzino, da ser-
vire, esclusivamente, all’uso del Peculio (2)[2].
Col procedere del tempo, forse a causa delle aumentate
strettezze finanziarie di questo popolo, la vendita in contanti
non diede più buon profitto, Gli amministratori allora, stabi-
lirono:
« Per sollevare i soli citatini nelle loro necessità, pre-
« starli il frumento con mandati, coll’obbligo di restituirlo in
« tempo di raccolta, una con tumulo uno di sopra più per
« salma; fermo restando l’obbligo, ad esso Peculio, di man-
« tenere il pane alle piazze, quotidianamente (3)[3]
Sotto questo nuovo indirizzo, fiorì ancora per diverso
tempo; adesso, è in istato miserevolissimo; tanta bella ed u-
tile istituzione minaccia di scomparire del tutto (4)[4].


[1] V. doc. N. 14.
[2] (2) Una lapide fu posta sul suo ingresso, circa un secolo dopo (1743) da-
gli Amministratori del tempo, (al presente conservasi in una sala del Munici-
pio) per ricordare ai posteri la sua fondazione e l’attività da essi Amministra-
tori spiegata nel miglioramento di esso.
[3] (3) ARCHIVIO SARDO cit. Vol. I p. 1a.
[4] (4) Dalle date seguenti, le sole che ho potuto trovare presso un privato
si rileva l’importante movimento che raggiunse sul finire del secolo XVIII e
nel principio del XIX: Negli anni 1795 e 1796 la colonna del Peculio am-
montava ad onze 1187-11-1 pari a lire italiane 15138,95; Certificato del Ra-
zionale Zeferino Bajonato 21-1-1797.
Negli anni 1797-1798 la colonna ascese ad onze 1202-1-6-3 pari a li-
re 15326: Certificato del Razionale Giuseppe Gonzales 26-1-1799.
Negli anni 1801 e 1802 la Colonna ammontava ad onze 1024-23-0-3 pari
a lire 13920,80; fu questa l’ultima cifra eloquente, d’allora in poi incominciò
a decrescere ed oggi la sua Colonna è ridotta quasi a zero!
La filantropica opera del Peculio rispecchia brillantemente lo zelo patriot-(%)

[112]

(%)[1]
II. Il Magnifico Pietro Andrea de Grimaldi, che l’Uni-
versità di Castiglione aveva eletto a suo rappresentante del
braccio demaniale nel parlamento tenuto in Messina, …
Governo del Vicerè D. Giovanni de Vega (1)[2], gr…
stessa per la carica di cui l’avea investito, volle lasciare
contrassegno della sua riconoscenza assegnando alla …
te (1582), ai Giurati della stessa Università, un annuo …
di onze 14 sulla baronia delle Favare (2)[3].
Nel 1616, Melchiorre de Basili da Castrogiovanni, …

[1] (%)tico e la paziente assiduità con cui i nostri maggiori attendevano a tutti i
bisogni della Università.
La Colonna Frumentaria, se non risolveva del tutto il problema del …
pure, tornava di grande ed immdiato sollievo nelle annate di pessimo raccolto.
Essa, sventuratamente però, è talmente assottigliata che fa temere di spe-
gnersi del tutto!
Ciò è assai deplorevole e insieme doloroso; perchè riesce difficile fare ri-
vivere, dato lo stato in cui si trova, istituzione sì altamente umanitaria!
Castiglione, intanto, per la sua isolata posizione (che i tempi hanno la-
sciata invariata) e per il numero più che quadruplicato dei suoi abitanti, deplora
tuttavia il difetto di una confacente produzione granifera, bastevole al consu-
mo locale.
Annualmente, difatti, eroga intorno alle L. 650160 per l’acquisto di quin-
tali 21672 circa, di frumento, per completare i 27000 quintali, (cifra occorrente
al fabbisogno dei suoi 13008 abitanti) di cui ne produce poco meno di un quinto.
La incomparabile scoperta della induzione gratuita dell’azoto libero del-
l’aria, del grande benefattore dell’umanità, Stanislao Solari, ci fornisce i mezzi
per aumentare indefinitamente la fertilità dei terreni, conseguendo prodotti
altamente rimunerativi.
Il sistema del Solari che da oltre un decennio è stato introdotto anche
nei nostri ubertosi terreni, con splendidi successi, dovrebbe incoraggiare a
spingerci ad estendere maggiormente la cultura del grano. Mercè la valida e
benefica scorta scientifica del sistema, sarà possibile quadruplicare la produ-
zione frumentaria del nostro territorio, con grandissimo vantaggio della eco-
nomia cittadina, presente e futura.
Questo nuovo avviamento agrario, malgrado i piccoli sacrifizii che si do-
vranno affrontare, renderenne meno disastrose le conseguenze del Peculio, che
fatalmente è destinato a scomparire!
[2] MONGITORE – I Parlamenti ecc. op. cit. Vol. I.
[3] In Val di Noto, ora Provincia di Girgenti.

[113]

legatario del defunto D.r Giuseppe de Pulitio, della mede-
sima città, avente causa del Grimaldi, ed esecutore testamen-
tario del de Pulitio, diede conoscenza ai giurati di Casti-
glione di esso legato di onze 14, e degli arretri accumu-
lati in onze 84, derivanti dal primo testatore D. Pietro Gri-
maldi; e volle che tale denaro fosse impiegato, in Castiglio-
ne, al miglioremanto di un ospedale esistente, o nella costru-
zione di uno nuovo.
Avvenuta in appresso la distrazione di detta Baronia, se-
guita da relativo giudizio di espropria nel 1619 i Giurati di
Castiglione furono ammessi alla graduatoria, per la cifra di
onze 14, che era l’annua soggiogazione ad essi giurati spet-
tante su detta Baronia. Le annualità 1619-1620-1621- 1622
appariscono pagate dal Tribunale, come si rileva dalle pro-
cure; per qual tramite detta somma veniva versata nelle mani
dei Procuratori della Università, Vincenzo Pagliaro e Vince-
zo Di Napoli. Le analoghe ricevute di detti pagamenti sono
firmate Antonino Lagiorlanda.
D’allora in poi, pare che l’annua soggiogazione non fosse
più regolarmente corrisposta; si rileva però, che una tale Ca-
milla de Asaro, che si aveva aggiudicato detta Baronia, ri-
conobbe questo debito del quale fece confessione in pubblico
contratto, chiedendone dilazione per i pagamenti. Molti anni
trascorsero per l’estinzione del debito. Accumulavasi così la
bella somma di onze 440. Nel 1655 i giurati fecero istanza
al R. Tribunale per essere sodisfatti di detto loro credito;
e ottenuta sentenza favorevole a 11 luglio del 1656 D. An-
tonino Gioeni, Sindaco e Procuratore generale di Castiglione,
intimò alla De Asaro il pagamento della predetta somma alla
Università di Castiglione.
La De Asaro, non potendo pagare, cedette alla detta Uni-
versità, rappresentata al contratto da Vincenzo Cipolla, con
la qualità di Procuratore di essa Università, i dritti e le ren-
dite sulla Baronia delle Favare, fino all’estinzione totale del
debito. Il Cipolla nello stesso anno, cedette tutti i diritti che si

8

[114]

era assegnato nel nome, ai Giurati della detta Università di Ca-
stiglione: signori: Bartolomeo Petrocitto, Petro Testa, Anto-
nino Coniglio e Vincenzo Dicarlo e al Rev. Sac. Giuseppe
Coniglio, Rettore e Procuratore dell’erigendo Ospedale.
D. Cesare Gioeni-Arciprete (1)[1].
Regolata in questo modo la partita del legato Grimaldi,
sorse nel 1660 il fabbricato, a cura del Sac. Coniglio, nel quar-
tiere della Fontana vecchia, nell’ex convento di S. Agostino,
(che era stato da recente soppresso per difetto di manteni-
mento), (2)[2] e fu intitolato Ospedale S. Giovanni di Dio.
Venne in seguito arricchito da lasciti di diverse pie per-
sone (3)[3] che ne accrebbero la dote. Il Sac. Giuseppe Coniglio,
che apparisce come il maggiore benefattore di esso Ospeda-
le, è da taluni molto erroneamente ritenuto il fondatore.
Fu egli invece, il fedele esecutore della volonta del Basile,.
e quegli che dotò molto cospicuamente esso istituto; come
risulta dal suo testamento in NO.r Marcantonio Leone (1664).
Al presente, migliorato secondo le moderne esigenze igie-
niche, è fiorentissimo, e può ritenersi uno degli Ospedali più
vasti e ben tenuti dei paesi limitrofi.
L’edifizio, diviso in due reparti, destinati ai due sessi, è
ampio e ben aerato. Le sue immense ed illuminate corsie,
la pulizia irreprensibile con la quale sono tenute, rendono
gaio e piacevole il locale, per natura sua opprimente, dove


[1] (1) Queste notizie ho tratto da atti esistentio nell’Archivio Sardo, manca
però il testamento del Grimaldi.
[2] (2) Da Monsignor Simeone Carafa con suo decreto dietro breve papale. –
Le sue rendite furono incorporate alla Comunia della Chiesa di S. Pietro di
questa Città. (Arch. cit. vol. 16).
[3] (3) I signori: Baldassare Syres – Giovanni Arnono 1675 – Giuseppe Finocchio
1686 – D. Michele Gioeni 1687 – D. Tullio Castrogiovanni 1691 – Melchiorre Bo-
nerba 1711 – D. Melchiorre Sardo Abate 1891 – contribuirono molto con i loro
legati all’arrendamento dell’Ospedale.

[115]

si accomunano le umane sofferenze. Può in esso allogare fino
a 50 ammalati.
L’amministrazione è tenuta da otto membri, retta da un
Presidente, perchè concentrata alla Congregazione di Carità. La
direzione e sorveglianza locale sono affidate alle buone Suore
di S. Anna, che con ammirevole cura e carità evangelica, disim-
pegnano il loro pietoso ufficio nel servizio degl’infermi; e ad
un cappellano, per la cura delle anime, che è pure rettore
della chiesetta annessa all’Ospedale.
Ha in seno ad esso la farmacia, ch’è di proprietà del-
l’Ospedale medesimo; con servizio continuo, diurno e nottur-
no di un medico ed un chirurgo, (a che non possono rifiu-
tarsi) mensilmente retribuiti.
Negli antichi tempi, trovavasi annesso all’Ospedale l’O-
spizio dei pellegrini, che serviva al ricovero dei viandanti po-
veri, opera di grande utilità anche questa. E’ stato soppresso
da molto tempo, e i fondi ad esso destinati, furono in se-
guito devoluti al soccorso dei poveri infermi a casa, che ven-
gono somministrati sotto forma di piccole sovvenzioni gior-
naliere, in denaro o in razioni alimentari.

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