[69]

Genealogia e dominio della casa Gioeni (2)[1]
« Ugo Ciappeto, contestabile del regno di Francia, dopo
la morte di Ludovico il semplice, ultimo re dell’imperiale
stirpe di Carlo Magno nel 985 del Signore, s’incoronò di quel
famoso regno il quale governò anni 9 con molta lode dopo
la morte del quale prese lo scettro reale suo figlio Rub-
berto, che non meno del padre, amorevole coi popoli e ze-
lante della giustizia visse. Questo debellato Landrico conte
di Havernia, che dopo la morte di Enrico duca di Borgogna,
zio del medesimo re quella duchea occupato s’svea, diede
la duchea al figlio secondogenito Roberto.
Questo Roberto dunque procreò Henrico, che successe
al padre nel medesimo ducato, e acquistò la contea d’Angiò,
Arnulfo, Corrado e Borbone.
Arnulfo ebbe dal fratello il governo del contado d’An-
giò, ma ambizioso della gloria militare, lasciando quel domi-
nio e suoi stati nel 1070, coi fratelli Corrado e Borbone, in-


[1] (2) Questa genealogia, dalla sua origine fino al 1650, la tolgo dall’Archi-
vio Sardo vol. 1. Di essa trascrivo fedelmente, il ramo che ebbe il dominio
di Castiglione, integrandolo con l’aggiunta dei signori da quel tempo fino al-
l’abolizione del feudalismo.

[70]

sieme se ne venne in Italia, ove unitamente sotto i principi
normanni militarono.
Non lungi poscia, Arnulfo si casò con Erminia figlia del
duca di Spoleti, con la quale se ne ritornò in Francia, e nella
possessione del ducato di Borgogna, per la morte del fra-
tello senza figliuoli.
« Procreò Arnulfo: Corrado e Boemondo che morì fan-
ciullo; da Corrado nacquero Carlo e Rubberto; da Carlo, Gu-
glielmo,e da Rubberto, Filippo, primo re di Francia, e U-
gone che generò Corrado, padre di Enrico d’Angiò. Questo
avendo passato in Italia in aiuto di Carlo d’Angiò per l’ac-
quisto dei due regni di Napoli e di Sicilia, (secondo Gugliel-
mo Paradino) uccise il re Manfredi in Battaglia, per lo che
dal re Carlo ebbe Beatrice figlia del morto Manfredo per
moglie, con la dote di alcune terre e castelli cioè: Fiume di
Nisi, Calatabiano, Noara e la Motta di Camastra. Però, avendo
morto di febbre nel 1270 lasciò a Beatrice tre figliuoli: Rub-
berto, Manfredi e Luigi, i quali con la madre vedova nel
Vespro Siciliano, per opera di Aleolo Palici e Buonafede Col-
lura, messinesi, c’avevano designato di casar le loro figliuole,
l’una con Rubberto e l’altra con Manfredo d’Angiò, furono
salvati nella città di Reggio. Poscia la madre e i fanciulli,
per opra della regina Costanza in grazia del re Pietro suo
marito, quando venne a ricevere il dato regno di Sicilia, vo-
lontariamente furono ammessi; il quale re Pietro diede a
Rubberto, Fiume di Nisi e Calatabiano, e a Manfredo la Noara,
la Motta di Camastra e la Scaletta. Casò Rubberto con Luigia,
figlia di Alaimo di Lentini (1)[1] e Manfredo con la figlia di
Niccolò Palici. A Luigi che era prete diede l’Abbadia di
Roccadia di Leontini, casando pure Beatrice col marchese
di Saluzzo.
« Nacquero da Rubberto, Enrico e Guglielmo. Enrico


[1] (1) Il valoroso che sostenne vittoriosamente l’assedio di Messina, tenutovi
da Carlo d’Angiò all’epoca dei Vespri.

[71]

morì senza lasciar prole, e Guglielmo ebbe per moglie Chiara
d’Artojs, nobile Valentiana, con la quale procreò Bartolomeo
primo gran cancelliere del regno, sotto il re Federico II.
Però, costoro per scacciar via la memoria dell’odio che por-
tavano i siciliani ai francesi angioini, Gioeni si fecero chia-
mare, e mutarono parimenti l’arme, come a suo luogo si dirà.
« Si casò il suddetto Bartolomeo con Perna di Cosmerio,
nobile palermitana che gli generò Perrone I, così detto per
l’avo materno. Servì questi con molte supreme cariche ai
regi Pietro, Ludovico e Federico, e particolarmente con l’uf-
ficio di Protonotaro del regno. Fu il primo barone di Casti-
glione, avendo avuto concessa da Federico III la capitania,
la castellania e la baronia della terra e dei castelli di Ca-
stiglione per sè e suoi discendenti 16 dicembre 1373 (1)[1]. Si
casò esso Perrone con Mansueta Branciforti figlia di Stefano
cav. piacentino, signor del Prassuliato che gli generò Barto-
lomero II, che fu parimenti gran cancelliere del regno, si-
gnore di molte terre e castelli, e uno dei primi dei baroni
di quei tempi, che venissero sotto re Martino, dal quale ebbe
confermato Castiglione (1399) e la Noara, ed ebbe per moglie
Leonora Ventimiglia, figliuola di Arrigo barone di Buscemi.
« Bartolomeo comprò da re Alfonso il mero e misto im-
pero della città di Castiglione per onze 150, in compenso
di aver prestati servizii al re con soldati a pedone, a ca-
vallo ed altre spese, come risulta da due privilegi: uno a
16 dicembre 1423 (2)[2] e l’altro a 15 marzo 1425.
« Ma ad onta dei privilegi, per la viva opposizione dei
cittadini innanzi l’avvocato fiscale « e contestao, così il Pre-
scimone (3)[3], lo regio fisco stante Castiglione era demaniale »
non potè ottenere l’esercizio di detta giurisdizione.


[1] (1) V. docum, n. 3.
[2] (2) V. doc. N. 12.
[3] (3) Manoscritto inedito del secolo XVII, il quale conservasi nella Biblio-
teca di questa Matrice Chiesa di S. Pietro.

[72]

« Ne nacque da Bartolomeo II Perrone II, terzo barone
di Castiglione nel 1453, che fu valoroso cavaliere, e servì
nelle turbolenze del regno affettuosamente il re Martino. Si
casò con l’infantessa D.a Giovanna d’Aragona, figlia dell’in-
fante Guglielmo, figlio legittimo e naturale del re Federico
III; perciò che avendo venuto a morte lasciò per testamento,
erede universale Maria sua figlia unica, che ebbe da Co-
stanza sua moglie, allora di anni 14, signora del regno di Si-
cilia e d’altri stati. Lasciò al predetto Guglielmo l’isola di
Malta e del Gozzo, e in tutte le cose che gli spettavano per
sua madre Elisabetta in Alemagna, e volse che Maria non
si potesse sposare fino agli anni diciotto, per il qual tempo
dimorasse sotto la tutela e custodia di Artale Alagona, conte
di Iace e di Mistretta suo padrino, e in caso ch’ella moris-
se senza lasciar prole, allora succedesse nella corona di Si-
cilia il prenarrato Guglielmo, dopo la morte del quale senza
prole legittima, s’avessero i figli di Pietro VI re d’Aragona
e di sua sorella Leonora, dopo i quali seguissero i figli di
Guglielmo Peralta conte di Calòtabellotta e di Eleonora d’A-
ragona, figlia del duca Giovanni di Randazzo; nondimeno
ebbe per moglie Guglielmo d’Aragona, Beatrice d’Aragona
figlia di Giovanni marchese d’Avola, della reale stirpe del
re Federico II, che dopo la morte del padre seguita nel 1401,
fu casata da Giovanna baronessa d’Avola, e da sua madre
Beatrice, allora contessa di Passaneto, con il già detto Per-
rone II di Gioeni, barone di Aidone, con la dote dei feudi
di Nurgulla e Contessa, nei campi di Siragusa e generò
Bartolomeo III, quarto barone di Castiglione. Procreò il pre-
detto Bartolomeo con sua moglie Leonora Alcaron figlia
del barone di S. Filadelfo, con la quale fanciullo d’anni cin-
que, da sua ava Leonora Ventimiglia era stato congiunto in
matrimonio, Perruccio, Giovanni, Raimondo e Lorenzo, i quali
furono progenitori di quattro famiglie ovvero case da che
derivano tutti i signori Gioeni di Sicilia e Guglielmo ed
Antonino che non lasciarono veruna prole.

[73]

« Diremo di Perruccio, primo di questo nome, primogenito
e quinto barone di Castiglione, che dopo la paterna morte
succcesse nelle baronie di Castiglione, d’Aidone, della Noara,
del castello d’Oliveri e in altri feudi.
« Si casò primieramente con Bianca figlia di Giovanni
Coriglies barone di Francofonte e Calatabiano, con la quale
generò Leonora madre di D. Alfonso Cardona conte di Reg-
gio e di Chiusa, presidente del regno di Sicilia, dopo la morte
della quale passò a seconde nozze con la sorella del vi-
sconte di Gagliano e barone di Monterosso di casa Peri-
glios e Morrois che gli generò Bartolomeo IV, sesto barone
di Castiglione nel 1494 e Raimondo II.
« Bartolomeo doveva sposare D. Ramondetta Ventimiglia
figlia di D. Enrico marchese di Gerace; ma avendosi perdu-
tamente invaghito d’una sua vassalla, chiamata Antonella
Calcagno della Noara, che era assai bella, lasciando di se-
guire quel matrimonio di D. Ramondetta Ventimiglia, se la
tolse per moglie, la quale generò Giovan Tommaso e Con-
salvo. Giovan Tommaso ebbe elevata la baronia di Casti-
glione a marchesato e ne fu il primo marchese (1517). Eb-
be questi nel 1524 il privilegio da D. Antonio di Legname
arcivescovo di Messina del jus-patronato, di presentare l’ar-
cipresbiterato di Castiglione e suo distretto (1)[1] ed ancora
di presentare l’abate della Trinità di Castiglione (privilegio
dato in Randazzo a 5 aprile 1524). Però, acciocchè i secoli
non coprissero con l’oblivione la giusta derivazione che egli
aveva della casa reale d’Aragona, ottenne da Ferdinando il
Cattolico, privilegio (2)[2] dato in Cordova a 11 maggio 1485,
che fosse dichiarato discendente della prenarrata Giovanna
d’Aragona, e per conseguenza di detta real casa.


[1] L’assegno fatto dal Principe all’arcipretura di diverse terre ed altri
stabili nel feudo del Mitogio, fu fatto appunto con la riserva del jus-patronatus.
[2] Altro privilegio che gli accordava di potere usare le armi d’Aragona
e il Don gli venne rilasciato dallo stesso re Ferdinando in data 15 febbraio
1486. Archivio Sardo vol. 4.

[74]

« Ramondo secondo, figlio secondogenito di detto Per-
ruccio ebbe per moglie Leonora Barrese figlia del barone di
Militello del Val di Noto, con la quale procreò Perruccio
secondo, barone della Motta di S. Anastasia e D. Costanza,
che fu madre di D. Gaspare Moncada.
« Da D. Perruccio ne nacque D. Michele, che morì senza
figli. Il marchese Giovan Tommaso fu gran cavaliero, e si
casò con D. Leonora sorella di D. Lorenzo Gioeni, sua se-
conda cugina: da loro ne nacquero D. Perruccio terzo, se-
condo marchese di castiglione (1548), D. Lorenzo, D. Carlo
padre di D. Ippolita (che sposò D. Giovan Vincenzo Sardo
Varisano nel 1575, figlio del barone D. Giulio Sardo), Don
Consalvo, D. Antoni e D. Antonia, moglie di D. Andrea An-
dorno, presidente del real patrimonio.
« Si casò il marchese D. Perruccio con la figliuola del
barone della Roccella di casa Spadafora e Chiarito, il quale
non potendo avere figliuoli, diede la baronia di Aidone a Don
Lorenzo, terzo marchese di Castiglione, (1552) suo secondo
fratello, per casarla con D.a Caterina di Cardona, figlia del
marchese di Giuliana, conte di Reggio e di Chiusa., la quale
per la morte di D.a Diana Gonzaga sua nipote, figlia del marchese
suo fratello, successe nel marchesato di Giuliana, e nei con-
tadi di Reggio e Chiusa. Il detto d. Perruccio III, marchese
di Castiglione, venendo a morte fece testamento, e oltre il testa-
mento fece un codicillo sotto la giornata 12 novembre 1565, di-
cendo e dichiarando che oltre le cose che lassò per testamento
alli magnifici suoi nipoti D. Tommaso, D. Cesare, e D.a No-
rella Gioeni frati e soro, figlia di D. Antoni Gioeni suo fra-
tello minore, gli lasciava a detti D. Tomaso, e D. Cesare
Gioeni suoi nipoti, tutti li suoi armi che tenia nella sua ar-
maria, e alcuni cavalli e giumenti e boi, e alcuni denari
contanti a D.a Norella, sorella di detti D. Tomaso e D. Ce-
sare, che sposò D. Ferrante Magnera U. I. D. come appare
per l’atti di Pietro Miceli in data sopra detta.
« Da D. Tomaso in Castiglione ne nacquero molti figli,
maschi e femine, che per brevità tralascio i nomi; solo dico

[75]

che quando nacque l’ultimo suo figlio che si chiamò Tomaso
come lui, lui si morse. Il qual Tomaso rimasto orfano fan-
ciullo, fu privato dei beni di fortuna, restando povero cava-
liere, e avendosi casato con D. Anna Gregorio Sardo (1629)
la quale portavagli in dote molte ricchezze, procreò anche
lui circa dodici figliuoli, e avendo morto il primogenito che
si chiamava D. Antonino, e l’altri, restarono solamente Don
Francesco Gioeni, secondogenito, il quale fu canonico nella
real cappella di S. Pietro, in Palazzo di Palermo e D.a Do-
menica sposata in prime nozze in Castiglione con un Frisina.
« Tornamo a D. Cesare, come di sopra s’ha detto. Don
Cesare procreò D.a Michele e D. Sueva, in Castiglione che
sposò un Fioritta; D. Michele ebbe molti figli, e avendoli
morto il primogenito, il secondogenito ch’era già sacerdote,
fu arciprete di Castiglione chiamato D. Cesare Gioeni, il
terzogenito morì sacerdote, e il quartogenito, chiamato D. Raf-
faele fu Secreto di Castiglione, come fu il padre suo D. Mi-
chele. Avendosi casato detto D. Raffaele con D.a Anna d’Aiuto,
procreò a D. Michele unigenito di detto matrimonio, che fu
padre dell’unica e sola figlia D.a Isabella, che andò moglie a
Gioacchino Regio; dalle quali nozze nacque D. Giuseppe
Reggio e Gioeni che alla sua volta procreò Don Gioacchino e
Mario Reggio e Gravina.
« D. Lorenzo Gioeni, secondo figlio del marchese D. Gio-
van Tomaso, per la morte del fratello Perruccio marchese,
senza figli, ereditò il marchesato di Castiglione, e l’altre ba-
ronie. Casato con la suddetta D.a Caterina Cardona, procreò
quattro figli; Giovanni, Tomaso, Girolamo e Beatrice, moglie
di D. Ferrante Gravina marchese di Francofonte.
« Morto d. Lorenzo, gli successe nel marchesato di Ca-
stiglione il primogenito Giovanni, quarto marchese, e alla
morte della madre successe nel marchesato di Giuliana.
Giovanni lasciando il titolo di marchese di Castiglione, prese
quello di Giuliana, per essere più antico, e provenuto per
sentenza al marchesato D’Avola, con tutto che fosse più
antico di quello, prese per moglie D.a Caterina Tagliavia e

[76]

Aragona, sorella di D. Carlo duca di Terranova e principe
di Castelvetrano e ne nacque D. Alfonso II quinto mar-
chese di Castiglione, che ebbe per moglie D.a Maria D’A-
volos figlia di D. Carlo, secondogenito di D. Alfonso, mar-
chese del Vasto, e morì giovinetto d’anni 20 senza lasciar
figliuoli. Successe perciò negli stati D. Tomaso II, secondo
figlio del marchese D. Lorenzo III, il quale ebbe elevato
Castiglione a principato da re Filippo III (1602) da cui ne
comprava il mero e misto impero. Sposò detto D. Tomaso,
che fu il primo principe di Castiglione, D.a Susanna figlia
di D. Giliberto di Bologna marchese di Marineo, con la
quale procreò cinque figliuoli.
« Giuseppe secondo principe di Castiglione, che accasato
con D. Elisabetta Barrese morì senza prole; D. Lorenzo IV,
terzo principe, che seguì nel principato di Castiglione (1641)
e nel marchesato di Giuliana, contado di Reggio, di Chiusa,
e in altre baronie, con quella della terra di Monte Allegro.
Tomaso fu Pretore di Palermo nel 1595 e 99 e fu ca-
valiere di molta prudenza.
« Il Principe D. Lorenzo IV, col quale s’estingue il ra-
mo Gioeni in Castiglione (1)[1], ebbe per moglie D.a Antonia
d’Averna baronessa di S. Caterina in Calabria con grossa
dote e procreò D. Tomaso III, che morì fanciullo, e D.a Isa-
bella, (la quale era stata fidanzata a Giovanni di lei congiun-
to) che dopo la morte del padre, succedendo nelli stati pre-
narrati, andò moglie al principe D. Marcantonio Colonna, gran
contestabile del regno di Napoli, che in virtù di dette nozze,


[1] (1) Le armi di questa illustre famiglia furono primieramente un campo
rosso sparso di gigli d’argento; ma dopo il Vespro, per scemar l’odio antico
chiusero i gigli a guisa di picche di lanza, di maniera che pare una picca
rossa e l’altra d’argento nel mezzo campo dello scudo, e nell’altro mezzo capo
un mezzo leone nero rampante in campo d’oro. « Archivio Sardo cit, vol. 4. ».
In detto volume ritrovasi altresì, un ben fatto albero genealogico di essa fa-
miglia Gioeni con tutte le diramazioni, dalla sua origine fino al 1630.

[77]

ebbe l’investitura del principato di Castiglione e ne fu il IV
principe.
« Il predetto principe D. Lorenzo ebbe il carico di stratigò
della città di Messina nel 1616, fu promosso in molti altri
gradi del regno e fu signore di molto sapere e valore.
« Da D.a Isabella Gioeni nacque D. Lorenzo Onofrio Co-
lonna e Gioeni, quinto principe di Castiglione (1655) e
D.a Anna; il qual D. Lorenzo Onofrio (1)[1] casato con la ni-
pote del Cardinal Mazzarino, procreò figli, e il primo che
si chiamò D. Filippo Colonna, sesto principe di Castiglio-
ne (1689) succedette al padre nei dominii, e ne era signore
all’epoca che venne redatta la presente genealogia.
Successe a questi D. Fabrizio nel 1721, e Lorenzo nel
1756, e Filippo gran contestabile nel 1783.
Con Filippo si estinse il ramo dei Colonna in Castiglio-
ne; e per il matrimonio di D.a Margherita Colonna e Gioeni,
figlia di Filippo, con D. Giulio Cesare Rospigliosi, venne in-
vestita questa nuova famiglia del principato di Castiglione
nel 1819.


[1] (1) In virtù di procura per battesimo di un nato di D. Michele Gioeni e
di D.a Antonia Sanginisi sposi, il detto D. Lorenzo Onofrio, dichiarò ricono-
scere per suo parente il detto D. Michele nel 1686. – Archivio Sardo vol. 4.

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