[210]

VI

S. Antonio

La viva devozione dei Castiglionesi a S. Antonio Abate,
diede origine nel 1601, all’attuale chiesa a Lui intitolata, dopo
rovinata l’antica, per effetto di una frana, sul finire del 1500 (1).
Mancavano i mezzi per ultimare la costruzione di essa
chiesa; per lo che, i rettori pensarono ricorrere allo spon-
taneo concorso dei confrati, che volentieri si prestarono, e
di altre pie persone (2).
Venne su poverissima, ma coll’andar del tempo fu con


(1) Che esisteva laggiù in seno al quartiere, tuttora esistente, che da essa pigliò in nome di S. Antonio Vecchio.
(2) V. petizione delli Rettori di essa chiesa all’Arcivesc. di Messina in data 23 maggio 1601 (Vol. 5 fol. 42 Archivio SARDO cit.) In essa si legge: «non potersi portare a compimento dessa chiesa per la sua estrema povertà, e dovere inoltre ricorrere alla elemosina dei devoti per la manutenzione del Cappellano. Che avesse dato il permesso di poter questuare e lavorare anche nei giorni festivi per compirla al più presto.» I giurati: Staphano Carchopilo e Francesco Cirio e il Giudice Antheo d’Amodeo certificarono la veridicità della supplica.

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molto decoro abbellita ed arricchita convenientemente di la-
sciti e benefici (1) dalla famiglia Sardo, e da altre nobili fa-
miglie castiglionesi.
Per opera di D. Melchiorre Sardo Roggeri, che fu Pro-
curatore di questa chiesa per diverso tempo, venne profu-
samente decorata di marmi lavorati a musaico (2) e di pit-
ture, delle quali affidava l’esecuzione al celebre pennello del
Tuccari.
Tutt’ora vi si ammirano: alcuni episodi della vita del
Santo Anacoreta, in cinque tele, la Madonna della Lettera e
il quadro dell’Annunziazione, qui trasportato dalla cadente
chiesa dell’Annunziata. Ammirabili sono pure gl’importanti
musaici, lavori di molto merito; dei quali riuscitissimo è
quello del maggiore altare, raffigurante il santo.
Furono parimente, opera del Sardo l’organo (3); e un
tosellino e uno stendardo di damasco bianco, ricamati (4) in
oro e seta.
Migliorato, in tal guisa, l’interno di questa chiesa, sul
finire dello stesso secolo, il D.r Melchiorre Sardo Campisi,


(1) In generale le chiese di Castiglione erano tutte ben provviste di rendite e di benefici. Spogliate dalla legge del 1866, qualche piccola rendita sfuggita allora, è stata da recente totalmente liquidata; ed al presente, stante il loro completo immiserimento, a stento si mantiene in esse il culto!
(2) Eseguiti dal marmoraro m.ro Tommaso Amato nel 1712 (Archivio SARDO cit. Vol. 8). Lo stile classico del tempio rivela nell’Amato un valente artista; informato alla scuola di quel fra Giacomo Amato (forse a lui congiunto) di cui è opera la facciata dela chiesa del monastero della Pietà a Palermo, insigne monumento dell’ultimo seicento.
(3) Costruito in Palermo nel 1723 da un tale Andronaco per onze 45. – Lo Andronaco doveva a sue spese consegnarlo a Giardini – da Giardini a Castiglione veniva inoltrato a spese della Chiesa (Archivio cit. vol. 8).
(4) A 5 sett. del 1720 i Confrati della congregazione di S. Antonio rilasciavano al Sardo certificato dei lavori fatti eseguire a sua cura (Archivio detto, Vol. 8).

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nipote del precedente, completava l’esterno con estetica e
monumentale facciata (1).
La centralità di essa, il lusso, direi quasi in cui venne,
la resero la chiesa dell’aristocrazia castiglionese (2).
La confraternita dei nobili, che esisteva in questa chiesa,
detta dei Bianchi, sotto il nome delle cinque piaghe del Si-
gnore o anche dei trentatrè, perchè non poteva eccedere
tale numero, era esclusivamente formata di gentiluomini di
nascita e di ecclesiastici. Aveva essa il privilegio di inter-
venire processionalmente, la mattina del mercoledì santo con
corona di spine e libano, preceduta dal suo labaro, e por-
tare la varetta col SS. Cristo morto sotto il baldacchino. Non
esiste più da tempo (3).
L’altra fondata nel 1605 sotto il titolo delle Anime del
Purgatorio (4), sciolta anch’essa da molto tempo, è stata nel
secolo XVIII sostituita dall’attuale, detta Confraternita di
S. Antonio Abate, che tuttora fiorisce.
A completare il sacro corredo di questo elegante tempio
occorreva il simulacro del Santo a cui era desso dedicato. E
a tanto, molto devotamente, provvide il barone D. Santo Ca-
mardi nel 1818.


(1) Sulla porta maggiore si legge:

D.O.M.
IU. D. D. MELCHIORRE SARDO.
ECCLESIAE CURATOREM 1796.

La solita smania rinnovatrice dell’epoca nostra, (circa quarant’anni fa) rimoveva i pregevoli altari di marmo, (dei lati) lavorati a musaico, con grave danno dell’artistica armonia del suo interno.
(2) Erano ivi le cappelle gentilizie delle famiglie che emergevano per rango e nobiltà d’origine, in Castiglione.
(3) Manoscr. SARDO cit.
(4) Privilegio di Mons. Arciv. di Messina F. Bonaventura, Patriarca di Costantinopoli a 20 ottobre 1605 (Vol. 9 pag. 590 Archivio SARDO cit.).

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Contro ogni aspettativa si ebbe una Statua in legno di

meravigliosa fattura (1).
Questo Legno sì divinamente plasmato, vero monumento
d’arte, per i suoi pregi venuto in grande celebrità è la mira
principale dei visitatori in Castiglione.
La festa, che nella terza domenica di settembre di ogni
anno, solennizzavasi in onore di Maria SS. delle Grazie (2),
accresceva l’importanza e il decoro del simpatico tempio.
Era dessa «celebrata con molta pompa, e concorso di
popolo, e per undici giorni, cioè giorni cinque innanti della
Festività, ed altri tanti dopo, come il medesimo giorno
della festività, vi era il Mercato, seu Fiera Franca (3), po-
tendo qualunque persona, così citatina come forastiera,
entrare ed uscire della città liberamente, qualunque sorta
di merci e generi senza pagar grano veruno di gabella, o
dogana, o altra angaria; dummodo che le merci si ven-
dessero in fiera, cioè nel piano della chiesa e nelle strade
ove passava la processione; eccetto il frutto della nocella,
la quale non s’esentava dalle solite gabelle cioè dalle ga-
belle d’introito ed esito, siccome tale esenzione si ritro-
vava ab antiquo osservata, oltre le concessioni fatte dal-
l’antichi Prencipi di questa città, e lettere di S. E. e Trib.
del Real Patrimonio, registrate nel libro della chiesa.»


(1) E’ attribuita a Niccolò Bagnano! Riuscita l’opera superiore all’aspettativa dell’Artefice, lo stesso si rifiutò a cederla per il prezzo convenuto di onze 40. Ma il barone, sicuro di arricchire la patria sua di un pregevole lavoro, secondò le pretese dell’Artefice complimentandolo generosamente, e con gran contento portò la Statua a Castiglione.
(2) Una statua della Vergine delle Grazie è stata fatta di recente, notevole per la dolcezza del suo volto.
(3) Questa fiera fu parimenti concessa dalla casa Gioeni, come per atto in notar Marcello Parapiedi in data 25 giugno 1629. Sparita è anch’essa da molto tempo. Anni sono, si tentò di fare rivivere l’abbandonata Fiera di S. Antonio, che precedeva di qualche giorno la festa del Santo: ma infruttuosamente!

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Spettava al Procuratore di essa chiesa l’elezione del
mastro di fiera nella persona di un gentiluomo, il quale
aveva la facoltà: «di dar meta ai pesci, salume, ed altro
che veniva in fiera, toccandoli rotolo uno di quello dava la
meta oltre dalla mostra, non entrando in ciò i Giurati,
come pure di tutto quello occorreva in fiera tanto di Ci-
vile quanto di Criminale, non entravano l’Officiali, ma tal
facoltà l’aveva il medesimo mastro di fiera, come per in-
veterata consuetudine si era osservato» (1).


(1) V. ms. SARDO cit. pag. 56.

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