[25]

I. Delle mura, di cui era cinta Castiglione, con ben nove
porte, solo qualche avanzo rimane; delle quali faccio se-
guire la descrizione, che tolgo dal cennato manoscritto Sardo,

[26]

che tornerà accetta ai lettori. La popolare tradizione vuole
che queste fortificazioni fossero state costruite dai saraceni.
Nessuna notizia ho trovato in proposito. A dedurne però, dalle
denominazioni di qualcuna delle porte, nulla di difficile che
fossero state opera loro.
« Ritrovasi questa città cinta di mura, benchè al presente
la maggior parte è diroccata, nelle quali mura vi erano al
numero di nove porte, cinque sono esistenti, e del resto non
vi è più vestigio per l’incuria che li Giurati avendole possuto
ristaurare dal principio con poca spesa; e per non perdersi
dall’intutto la memoria ho stimato qui designarle della se-
guente maniera con li confini che al presente esistono (1)[1].
« Le mura di questa città (2)[2] incominciano dalla porta
nominata del Re al presente esistente in faccia all’oriente
verso la fontana vecchia, e Ven. Ospedale dei poveri, conti-
nuano con le case olim de Badolati al presente di D. Gio-
vanni Tuccari, ed escono infino allo Ospizio dei pp. cappuc-
cini, e scendono con le case di D. Benvenuto Pagliaro in sin
sotto il castello piccolo, ove vi era una porta chiamata dello
Speziale in faccia alla tramontana, di là vanno ad unirsi col
castello grande, sotto il quale vi era una porta nominata del
Castello, che riguardava verso l’occaso in mezzo la strada ove
si va dietro i castelli, ed al presente vi sono alcuni vestigi
vicino a quella rocca del castello pendente; di là scende di-
rettamente vicino al quartiero di S. Caterina in sino alla porta


[1] (1) Le porte venivano chiuse od aperte al suono della campana del Ca-
stello come è detto all’art. 115 dei capitoli di questa città.
[2] (2) Delle mura e porte qui descritte, solo un inutile avanzo della porta
Pagana rimane, e un brevissimo tratto di mura fra detta porta e il Castello
grande. Il resto è stato vandalicamente distrutto. La porta del Re e quella
della Bocceria, che ben si conservavano, furono abbattute nello sventramento
del 1882. Così sparirono i preziosi cimeli di quella grandezza che cinconfusero
di gloria Castiglione. E’ assai doloroso constatare la devastazione di tuttociò
che è monumentale e che ricorda la vetusta grandezza di Castiglione. Quanti
ricordi spariti sotto la mano distruttrice di un malinteso progresso!

[27]

esistente nominata della Pagana, la quale è a dirimpetto al-
ponente, dalla quale si sale in sino alla porta al presente esistente
nominata della Iudecca, e riguarda
la tramontana, di la fa una manica
e cinge tutto il quartiero di S. Ba-
silio, in sin sopra le case di Sor-
della, e s’unisce con la chiesa di
S. Maria, ove vi è una porta chia-
mata il Portello, ed esce alla porta
al presente esistente nominata della
Bocceria, la quale è verso mezzogior-
no, di là continuano con le case del
quondam D. Baldassare La Moni-
ca, di D. Lorenzo Lo Faro seu di
Francesco Lanza, maritale no-.
mine e case della quondam D. Isa-
bella Riggio e Gioeni, moglie che
fu di D. Gioacchino Riggio in sino
alla maggiore chiesa di S. Pietro e
Paolo, ove esiste una porta chia-
mata di S. Pietro che riguarda il
sirocco, unendosi al monastero di donne sotto il titolo di
San Benedetto scendono con le case dell’Imperi, ove si era
una porta chiamata di S. Martino, anticamente nominata
porta Priolo, come si vede nel cap. 114 dei capitoli di que-
sta città, la quale riguarda il sirocco, di là continuano con
le case di Caciò, case del quondam D. Filippo Castrogiovanni
sotto la chiesa di S. Antonio Abate, case di D. Carlo Abate,
case di D. Santo Gioeni e case di D. Francesco Lanza le quali
continuano con la porta del Re.
«Si divide la città in sette quartieri: il 1° si chiama il
quartiere di S. Pietro, il 2° di S. Maria, il 3° di S. Basilio,
il 4° di S. Caterina. il 5° di S. Marco, il 6° di S. Antonio
Abate, il 7° delli Cameni, il quale è situato verso l’oriente.
Fuori la città vi sono quattro borghi, e questo lo dice anche
Filoteo: «ed ha attorno le mura alcuni borghi»; il 1° nomi-

[28]

nato di S. Barbara verso tramontana, il 2° della Fontana
vecchia, seu ospedale dei poveri verso l’oriente; il 3° di San
Martino ed il 4° il Borgo chiamato il Borgo della Pattina
unito con la Cittadella, di cui faceva parte il Cannizzo. ».
II. Questo edifizio, di piccola mole, a cui da qualche
tempo in qua vien dato il nome di Cannizzo, forse dalla sua
forma cilindrica che raffigura un canniccio (1)[1], è tutt’ora ben
conservato (2)[2]. Esso non è altro che il Mastìo della Cittadella,
altra fortezza che sorgeva in quel sito; non essendo presu-
mibile sussistere da solo un forte così piccolo, in posto così
avanzato ed importante.

Il Filoteo così lo descrive: « ed in segno della sua an-
tichità (Castiglione) per la parte di ponente ad un tiro di
balestra, vi è una fortissima torre di forma rotonda, fondata


[1] (1) Recipiente costrutto con canne spaccate ed intrecciate, da noi in uso
per tenervi riposto il frumento.
[2] (2) Una lapide marmorea, che trovavasi sulla postierla di esso Cannizzo,
chissà quale data e quali fatti memorabili non ci avrebbero rivelati! L’epigrafe
in essa contenuta fu ritenuta indecifrabile dal proprietario che migliorò la
chiesa (1880) e credendo inutile conservare tale lapide, la fece incosciente-
mente impiegare per materiale di costruzione!

[29]

sopra un altissimo sasso, cinto d’altissime rupi e balze di
stupenda profondità, dove per un solo passo e con gran mala-
gevolezza vi si può andare, fabbricata di vive pietre quadrate,
dove ancora in un altro poggetto è una chiesa della mede-
sima fabbrica, dedicata alla Trinità »; un tempo, parte inte-
grante di essa fortezza.
Questa costruzione, pare rimonti alla stessa epoca del
castello; e l’ufficio suo fu sempre quello di posto avanzato,
nella valle sottostante, fuori cinta o Cittadella, come molto
propriamente la chiama il manoscritto. Chiaro lo dimostrano
le feritoje, in numero di quattro al primo piano, e una al
pianterreno di fronte l’entrata, che vi sono praticate nello
spessore dei muri.
Questa fortezza restava fuori le mura e fu la prima ad
essere occupata, allorchè Federico II ritolse il feudo e la
città di Castiglione a Ruggiero di Lauria nel 1301, come più
chiaramente avanti verrà detto.
Tutte le suddescritte fortificazioni, davano a Castiglione
l’aspetto di una piccola città fortificata, e piccola città fu detta.
Tale si rileva nella intestazione di un libro di conti della
Communia della Chiesa di S. Pietro nell’anno 1611 (1)[1] e così
è ricordata in una memoria manoscritta del secolo XVII di
Giuseppe Preximone (2)[2]. La sua conformazione ed i suoi ca-
stelli le meritarono il nome di Castrum – Leonis (3)[3] e origi-
narono altresì le sue armi. Esse erano rappresentate, engli an-
tichi tempi, da tre castelli con in giro scritto Civitas Castri-
leonis, come si osserva nel sigillo usato nei pubblici ufficii,
nel secolo XVI. I moderni innovatori lo ridussero ad un solo
castello, sormontato dal motto Civitas Animosa. Da recente


[1] (1) I. M. I. Antapoca reddituum Venerabilis Cappellae Sanctissimi Sa-
cramenti fundatae intus majores ecclesias huius parvulae Civitatis Castrileonis
sub titulo Sancti Petri Apostoli, nunc denuo facta et reformata. Civitas Ca-
strileonis antiqua. (Questo volume conservasi nella segreteria della matrice).
[2] (2) Giuseppe PREXIMONE castiglionese. Memoria del 1616.
[3] (3) Così detta dagli Aragonesi.

[30]

gli venne aggiunta la corona di città, che di dritto le spetta.
Il modello primitivo, però, completato dal motto e dalla
corona sarebbe più confacente, perchè consono alla natural
configurazione della città, ed insieme più ricco ed appariscente.

Secondo il Gravina lo scudo: armasi di campo azzurro
con un castello d’oro e due leoni, sopra il motto Civitas – A-
nimosa, sormontato da Corona di città.

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