[11]

CAPITOLO I.

Castiglione: Sua origine e suoi primi abitatori

 I. L’origine di questa antica e storica città si perde nella
notte dei tempi. La vetustà di essa e il difetto assoluto
di documenti inconfutabili della sua fondazione, fanno navi-
gare nel pelago delle congetture basate su notizie vaghe, in-
significanti, su tradizioni di poco valore storico.
L’archivio ecclesiastico della Chiesa-madre dei Ss. a-
postoli Pietro e Paolo, molto avrebbe potuto fornire in ma-
teria, se i due incendi avvenuti, l’uno sotto la dominazione
saracenica intorno al 900, e l’altro nel 1500, non avessero
distrutto, insieme alla Chiesa, tutti i volumi pregevoli e ricchi
di notizie storiche del nostro paese. E molto, ancora, l’archivio
municipale, se buona parte dei volumi, rimossi da un sito
all’altro, (mancando allora di un locale adatto e stabile) non
fossero marciti nell’umidità e dispersi, ed altri addirittura
trafugati.
Il non poter rintracciare documenti validi, comprovanti
l’esistenza di castiglione, in epoca anteriore al 1000, per
taluni importerebbe che prima di allora castiglione non fosse.
Esistono, però, delle prove locali che dicono questo sito
essere abitato, fin da tempi remotissimi.

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L’estesissimo territorio che ebbe, e che ancora in parte
conserva; le antiche abbazie e conventi dei primissimi ordini
claustrali, (S. Basilio, S. Agostino, S. Benedetto); le numerose
chiese sparse qua e là, di antichissima costruzione (in mas-
sima parte distrutte) dentro e fuori l’abitato, tutte sotto nomi
di santi dei primi tempi del cristianesimo; gli avanzi dei suoi
vetusti castelli; le mura di cui era cinta con ben nove porte;
(di che ancora se ne ammirano i ruderi, muti ricordi di un
tempo che fu) e il fatto istesso di non poter rinvenire notizia
alcuna sulla sua fondazione, provano la sua vetustà. Nonchè i
ricordi toponomastici, e il dialetto del popolo, viva e fedele
impronta delle varie dominazioni straniere. qui succedutesi.
II. Che questo sito fosse fin da tempi remotissimi abitato,
vien dimostrato dalle grotte di varie dimensioni, scavate nella
viva roccia arenaria, che tutt’ora si osservano nella parte oc-
cidentale dell’abitato; delle quali se ne riscontrano ancora sul
castello, sul castelluzzo e anche in locali circostanti al paese.
E specialmente in contrada Orgale, campagna al di là dell’Al-
cantara, in territorio di Castiglione, lungi circa, un paio di
chilometri dall’abitato, dove vi è il così detto Piano delle
Grottitte (piccole grotte); appunto per un gran numero di
escavazioni di simil genere, che ivi si trovano, che chiara-
mente rimontano all’epoca dei sicani e dei siculi (1)[1].
E ammesso pure, trattarsi di piccole tribù nomadi, che
vivevano raminghe e alla spicciolata, (come risulta dalle or


[1] Castiglione si vuole fabbricata dai sicoli per ben difendere Trinacia
dalle irruzioni dei greci. (Sebastiano SALOMONE, La provincia di Catania).
Dei tempi favolosi ho stimato conveniente non occuparmi. Il positivismo
dei moderni storici taccerebbe di assurdo ciò che non può venire in modo
veruno documentato. Un vecchio manoscritto accenna a un teschio umano di
fenomenal grandezza, rinvenuto sul Castelluzzo, che segnerebbe, secondo l’au-
tore di esso manoscritto, l’epoca dei Giganti e Lestrigoni, e a ossa umane,
seppellite nell’intimo della roccia arenaria, miste a sabbia vulcanica, da che il
detto scrittore deduce che l’abitazione prima di questo colle risalga a tal’epoca!
(cfr. MULLER, Storia universale; FAZELLO, De rebus siculis; prof. MANDA-
LARI, Le popolazioni dell’Etna).

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cennate escavazioni) che ancora non formavano un centro
popoloso e governato, perchè allo stato selvaggio, è da cre-
dere che d’allora in poi, data l’importanza del sito, le abi-
tazioni andarono succedendosi fermandovisi stabilmente, sino
a ridurlo un posto, che dal suo castello ebbe nome impor
tante, celebrato e temuto (1)[1].
III. Nel 400. a G. C. Dionisio il vecchio portava all’ester-
minio l’antica Nasso, città greca esistita tra il Comune di
Giardini ed il fiume Alcantara (2)[2].
Il sac. E. Lamonaca congettura, che una colonia di
Nassi, scampati all’eccidio, fondarono stabilmente Castiglione,
chiamandola allora Tirone, che vuol dire città nuova (3)[3].
La congettura del Lamonaca, che sì bene ha saputo illu-
strare, non pare per nulla errata (4)[4]; o il Mandalari le da
maggior valore chiamando nasso: « la pietosa madre di tutte
le popolazioni dell’Etna (5)[5] ».
Le numerose monete che si sono in ogni tempo trovate
in Castiglione, e quelle in special modo rivenute nel 1818
nel quertiere detto dei pagani, le quali sono quasi tutte di
Dionisio, appoggiano le argomentazioni del Lamonaca (6)[6].



[1] (1) MANDALARI prof. Mario, Le popolazioni dell’Etna.
[2] (2) DIODORO-SICULO, Lib. XI, cap. XIII; lib. XIV, cap. III; lib. XIV,
cap. XV.
[3] (3) Sotto questa denominazione abbiamo ancora una campagna adiacente
all’abitato.
[4] (4) LAMONACA Emmanuele, Memorie sulla origine di Castiglione e
Francavilla.
[5] (5) MANDALARI prof. Mario, op. cit. Una colonia di Nassi, dopo la rovina
della città, si stabilì in Castiglione e ne aumentò l’abitato (SALOMONE, op. cit.).
[6] (6) Ordine cronologico delle monete: Pertinenti a Geronimo tiranno di
Siracusa n. 64; a Tauromenio n. 266; a Siracusa coll’iscrizione SIRAKOSION;
a Gerone II senza iscrizione n. 2350. Tutto il resto allo stesso tiranno colla
leggenda IERONOS. Furon allora dette monete depositate all’Ufficio del Se-
creto di Catania sig. Barone Pedagaggi a 28 maggio 1818 (LAMONACA E.,
cit. pag. 110 e seguenti. Quelle di Gerone presentano i diversi tempi
della sua lunga età; rilevano alcune una testa imberbe e giovanile; altre
barbata e degli anni della virilità; e talune finalmente la testa di un uomo
arrivato al colmo della sua vecchiezza.

[14]

Nonchè qualche greca iscrizione, che ancora osservasi sul
frontespizio di porta di antico casamento (1)[1], il nome di qual-
che contrada, e le parole corrotte (2)[2] che incontransi nel dia-
letto del popolo come pure il tipo greco che predomina, pre-
valentemente, nel ceto dei contadini affermano la greca ori-
gine di questo sito. La fontana vecchia, o l’antico fonte Came-
ne e corrottamente delle Camere, sito nel quartiere omonimo,
che è il più antico del paese, ha dovuto pigliare tale deno-
minazione sotto i greci (3)[3].
Nessun vestigio, al presente, si osserva del periodo ro-
mano (200 a. C.); ma il Sardo ed il sac. Lamonaca ci fanno
apprendere che qualche traccia, per quanto limitata, esisteva
nei passati tempi.
L’urna mortuaria, convertita in fonte di acqua lustrale,
esistente negli antichi tempi, nella Chiesa parrocchiale di
Marco, di forma quadrangolare, con la iscrizione che segue:
« Diis manibus Liunio asia Tirano vix anni XXIII – marcia se-
vera bene de se merito », era stata, sì per la sua speciale


[1] (1) Ne esiste ancora una, ma indecifrabile perchè corrosa dal tempo, sita
sulla porta di un magazzino del cav. Ignazio Sardo in quartiere S. Marco,
che ha per emblema un teschio scolpito con tracce di greca leggenda, assolu-
tamente illegibile, raffigurante una pietra sepolcrale; perchè sia stata murata
in quel posto, veramente non arrivo a comprendere.
[2] (2) Per citarne qualcuna: Arpaio da Alpagos quell’arnese usato dai bot-
tai per mettere a posto le doghe. Pantalemmi da panta lemma nome di una
contrada di questo territorio. Calacitano dal greco Kalos buono e geta terra,
Buonaterra, nome di un colle finitimo al paese ecc.
[3] (3) E’ questa la sorgente che fornisce la maggiore quantità d’acqua all’a-
bitato, alla quale anticamente attribuivasi virtù purgativa.
Nel 1776 fu costruita la fontana del Carmine, e un’epigrafe ivi posta
ricorda gli amministratori a cura dei quali fu edificata.
La fontana nuova e le fontanelle, sono opera di quest’ultimo ventennio,
malgrado però, i molti denari spesi per provvedere abbondantemente di acqua
l’abitato di Castiglione, ancora non si ha la quantità igienicamente necessa-
ria al consumo giornaliero di ogni abitante.

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conformazione, che per la pagana iscrizione, da persona
competente, attribuita al dominio romano (1)[1].
Ai tempi dell’Arcipretura del Rametta (1613) alcuni pa-
dri gesuiti venuti in Castiglione, fecero rivoltare al muro que-
sto marmo per non leggere quella pagana iscrizione; e nel 1645
dall’arciprete Pietro Riganato, fu disposto di farlo addirittura
murare nel fonte battesimale (2)[2].
Gli acquidotti, sì in mattoni che in piombo, trovati in
varie epoche in diversi punti del paese, come riferisce il ci-
tato Lamonaca, erano indiscutibilmente opera romana. Non-
chè, qualche moneta, qualche vaso e gingillo in bronzo, che
sebbene rari, provano anch’essi la dimora di questo popolo
in Castiglione.


[1] (1) LAMONACA, op. cit.
[2] (2) Manoscritto del 1745 dell’avv. Giuseppe Luigi Sardo. Conservasi dal
signor avv. Mario Sardo, inedito.

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