[7]
« Volgiti agli avi tuoi, guasto lignaggio »
LEOPARDI

Il gentile poeta, che lasciava la vita di Napoli assistito con premure
di affettuosa sorella da Paolina Ranieri, la donna gentile che io conobbi
nel tempo in cui dimorai in quella metropoli, rimpiangeva il passato e
gli eroi invocava di Grecia e di Roma – statue mute ed immobili – che
ammaestrano gli uomini con la sola maestà ed atteggiamento. Il passato,
oh, il passato è ciò cha ha sempre quel punto luminoso formato dal ri-
flesso della storia; e con savio pensiero dicesi che quando l’abiezione
del presente ingenera in noi il tedio della vita e il disprezzo o la com-
passione di questo ludibrio di tutti gli elementi fisici e morali, l’uomo,
sentiamo un bisogno di riandare il passato, di ritornare ai nostri padri,
rifugiarci nel tempio dell’antichità come in nuovo palladio, e allora l’
ombre maestose dei nostri antenati le vediamo sfilare ad una ad una di-
nanzi al nostro cuore, entusiastato e commosso; ci lusinghiamo di migliorare
avvenire nel contemplare, nello illustrare, nel vagheggiare le glorie avite,
i monumenti imperituri del passato. Mentre un senso di scetticismo per-
vade le nostre fibre malsane, ma, pur generose, dinanzi all’abiezione pre-
sente, il sentimento patriottico di un mondo che non è più ci anima di
nuova vita, c’illumina il sentiero, ci rappresenta ancora in lusinghiere
attrattive l’esistenza umana.

[8]

Queste patriottiche visioni si presentano a chi imprende lo studio
di patrie memorie, a chi si dedica con somma pazienza e con costante
amore alle ricerche di tutto quanto i secoli hanno abbandonato all’oblio,
a chi ricorda gli antichi fasti di una città o di un popolo e li consacra
in un volume per tenere attorno ad esso desta la memoria di tutti.
Oggidì questa lodevole intenzione manifestasi in molti studiosi – le
monografie storiche si succedono le une alle altre, talune meritevoli del
maggiore biasimo, perchè scritte per soddisfare soltanto la smania di
pubblicare un libro, spesso tradendosi la storia, o perchè come di un
sentimento partigiano in politica o in religione; altre degne di lode, perchè
con patrio amore compiono la grande missione di esporre il vero nella
sua nuda forma.
Oggidì, direi quasi, non v’è paese che non abbia il cultore delle sue
memorie – ed io, nella compilazione del mio Dizionario illustrato dei Co-
muni siciliani, tuttavia in corso di stampa, ne ho avuto la conferma,
giacchè tutti i giorni ricevo dono gradito di novelle monografie storiche
– e ciascuno di questi scrittori, convinto con Samuele Smiles, che « tal-
volta la vita dell’uomo, come della nazione, concentri in pochi fatti il
proprio lustro o l’importanza » accenna quelle, anche poche, glorie che
i suoi padri lasciarono in retaggio, perchè i presenti possano scaldarsi
di patrio amore.
Io non ho mai negato il mio modesto concorso a quanti mi hanno
chiesto collaborazione e consiglio nella compilazione di monografie sto-
riche di un qualsiasi paese, perchè sono convinto della utilità morale
che queste monografie arrecano. Oggi, la nuova generazione, avviata
agli studi con programmi estesissimi, acquista una cultura superficiale
nei diversi rami del sapere: noi vediamo i fanciulli, che licenziati dalle
scuole elementari entrano in quelle secondarie, conoscono Teodorico,
Odoacre, Attila, i Goti, i Visigoti, gli Unni, e non sanno l’origine del
loro loco natìo; non conoscono l’importanza dei ruderi di monumenti lo-
cali, che attestano tuttavia il principio della storia del loro paese; igno-
rano perfino la vita, le opere e talvolta anche il nome di quei sommi
che col loro sapere illustrarono la terra che oli vide nascere.
E fra questi studiosi di patrie memorie ho notato col maggior com-
piacimento Vincenzo Sardo Sardo, che con sentimenti nobilissimi, con pa-
triottico amore, con studi sennati, che riscossero anche la lode del chiaris-
simo prof. Agati, ha dato alla luce le vicende storiche attraverso i secoli
della sua Castiglione di Sicilia, città demaniale e città feudale; e non ho
potuto negare a lui il debole mio concorso con queste poco adorne parole,
che faranno come proemio al suo pregevole volume, che tratta larga-
mente e dettagliatamente della origine e dei primi abitatori (greci e
romani) della Civitas animosa, e successivamente della storia di essa nelle
diverse epoche, sino alla contemporanea – non trascurando la genealogia

[9]

dei baroni che nel lungo periodo feudale ne tennero or la generosa ed
or la tirannica signorìa, dalla quale più volte, col ruggito del leone do-
mato dalla dura catena, il paese si scosse elevando il grido della libertà.
– Nel libro pregevole del Sardo Sardo nulla è posto in oblìo dei monu-
menti e delle antiche istituzioni che un dì resero florida, possente e for-
midabile la città.
Egli, ridestando lo storico concittadino Filoteo degli Omodei[1] (1), e
quindi il Preximone[2] (2), il Lamonaca[3] (3), il Sardo[4] (4), e mettendo alla
luce quei documenti che rendono veritiera la storia cittadina, in questi
ultimi tempi compendiata dal Raccuglia[5] (5) e in qualche parte ricordata
da Carmelo Grassi[6] (6), ha formato un volume pel quale la città, ch’egli
illustrò in esso, dev’essergli gratissima; giacchè nulla omise che è meri-
tevole di menzione,. e di tutto parlò con competenza magistrale, come
della giacitura topografica, del clima, del progresso moderno, dei costumi,
delle credenze ed usanze, anche superstiziose; fece un diligente parallelo
fra le condizioni economiche di Castiglione del passato e del presente;
una rassegna accurata degli illustri castiglionesi e delle famiglie nobili
ed antiche che popolarono la città; una descrizione delle borgate, dello
Alcantara, dell’Etna; i siti, il fiume e l’ignivomo monte che sono la me-
raviglia del visitatore di quelle amene contrade, ed accenna, in fine della
prima parte, lo slancio della carità di Castiglione destatosi in occasione
del tremendo cataclisma che il 28 dicembre 1908 seppelliva Messina, la
mia diletta e cara città natale!
La seconda parte del volume il Sardo Sardo la destinò alle chiese,
ai conventi, alle abazie esistenti o distrutte; alla loro fondazione, alla
loro costruzione ed alle opere d’arte, meritevoli di menzione, che in essi
si conservano.
Chiude il pregevole lavoro con la trascrizione di venticinque docu-
menti importanti, che lo avvalorano, e confermano la grande pazienza e
il grande amore coi quali il chiarissimo autore completò il suo studio
per dare alla luce un’opera degna del maggiore apprezzamento, alla
quale promette in seguito l’aggiunta di una terza parte contente le


[1] Descrizione della Sicilia (in DI MARZO Bibl. stor. sic.).
[2] PREXIMONE Giuseppe. Ms. originale dell’anno 1616. Riscatto del mero
e misto impero 1610-12, con aggiunta di appunti storici cittadini, che si con-
serva bella biblioteca parrocchiale di Castiglione.
[3] LAMONACA Emanuele, Memoria sulla origine di Castiglione e Francavilla.
[4] SARDO Giuseppe Luigi. Ms. del 1745 che si conserva inedito dallo
avv. Mario Sardo.
[5] RACCUGLIA e CIMINO, Storia delle città di Sicilia. Castiglione.
[6] Motta Camastra e la valle dell’Alcantara.

[10]

consuetudini edite ed inedite, gli usi civici e conseguenti notizie sui
feudi di Castiglione.

Il libro del Sardo Sardo mi fa nascere l’augurio che per ogni Co-
mune e per ogni terra dell’isola nostra venga pubblicata una monografia
così diligentemente scritta e così completa, nella quale l’Autore fa ve-
dere tutto il glorioso passato della sua terra, come in un caleidoscopio,
mentre essa vive in un presente che nulla ritraendo della sua prisca
grandezza arreca immenso strazio all’anima dei diletti suoi figli!

Palermo, Novembre 1909

FRANCESCO NICOTRA

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