[63] Quanto le autorità apprezzassero gli interventi del Nunzio si desume dal fatto che ogni anno io potevo visitare i diversi istituti di pena. Stavo [64] con i carcerati parecchie ore, dopo di aver celebrato la Santa Messa alla loro presenza. Essi mi confidavano le loro pene e la loro fiducia nella mia opera. Andavo dopo a vedere il Presidente della Repubblica e con lui far liberare alcuni carcerati.
Tre volte inoltre intervenni per far liberare dal Presidente della Repubblica due personalità italiane e una libanese, Felice Riva, Gaetano Baldacci e il Signor Migherdiche. Felice Riva era fuggito dall’Italia per essere stato perseguito per bancarotta fraudolenta. Arrestato nel Libano, lo feci uscire dal carcere e ricoverare in un ospedale; quindi fu affidato alle cure e protezione del Patriarca Maronita Meouchi. Gaetano Baldacci era giornalista di grido e di idee liberaloidi. Sono riuscito a farlo liberare dal carcere e ricoverare in un ospedale. In seguito divenne buon cattolico e molto devoto alla Santa Sede. La stessa cosa feci con Basile Migherdiche, banchiere armeno cattolico libanese.
In seguito alla mia nomina a Delegato Apostolico nel Kuwait, mi recai in quella minuscola ma ricca nazione per visitare il Vicariato Apostolico e la popolazione cattolica. Tutti i cittadini dello Stato circa 400 mila sono musulmani, e per la ricchezza del petrolio non hanno oneri fiscali, ma addirittura sono pagati dal governo. I cattolici provengono dal Libano, dalla Siria, dall’Iraq, e specialmente dall’India.

Holy Family Cathedral, Kuwait City.

Dopo di avere visitato la Chiesa cattolica e l’Amministratore Apostolico del Vicariato, un Padre Carmelitano spagnolo, chiesi udienza all’Emiro e al Ministro degli Esteri. La mia richiesta fu subito accordata. Mi recai per primo dall’Emiro, il quale mi accolse con molta gentilezza. Mi domandò notizie del Santo Padre e alla fine della nostra conversazione mi disse che sperava di stabilire relazioni ad alto livello con la Santa Sede. Recatomi dal Ministro degli Esteri, questi mi disse: “Quando Vostra Eccellenza vuole, potremo stabilire relazioni diplomatiche con la Santa Sede“. Risposi che avrei riferito alla Segreteria di Stato. Ritornato a Beirut, mi diedi premura d’informare la Santa Sede della richiesta dei governanti del Kuwait. Fatte tutte le pratiche relative, venne pubblicato sull’Osservatore Romano che il Kuwait e la Santa Sede avevano deciso di stabilire rapporti diplomatici, con l‘istituzione di una Nunziatura Apostolica* nel Kuwait e una Ambasciata del Kuwait presso la Santa Sede.
[* AAS 61-1969. pp. 305-306:

“LITTERAE APOSTOLICAE
I
KUWAITENSIS
In Civitate vulgo Kuwait Nuntiatura Apostolica constituitur

P A U L U S PP. VI

Ad perpetuam rei memoriam. — Sollicitudo illa cotidiana, qua, ut cunctis propius efficaciusque consulamus hominibus pro officio Nostro apostolico urgemur, Nos impellit ut, opportune oblata a Nobisque maximopere expetita occasione, eas cum civilibus cuiusque nationis auctoritatibus consuetudines excitemus ac foveamus, quae, omnium consensu, non solum sanctae Christi Ecclesiae, verum etiam nationibus ipsis haud parvas afferunt utilitates. Cuiusmodi autem consuetudines quoniam Sacra Congregatio pro Gentium Evangelizatione seu de Propaganda Fide proposuit ut etiam cum Civitate vulgo Kuwait instituerentur, Apostolica videlicet Nuntiatura condita, libenti Nos animo eius accedendum esse sententiae statuimus, id plurimum confisi ut, quae incepta in rerum sive religiosarum sive temporalium provincia inita ibi locorum fuerint, eadem magis in dies, Deo iuvante, florerent. Quae cum ita sint, Nos, motu proprio, certa scientia ac matura deliberatione, harum Litterarum vi, Nuntiaturam Apostolicam in Civitate quam diximus condimus, nomine Kuwaitensem, omnibus eidem delatis iuribus, privilegiis, honoribus, praerogativis, indultis, quae huiusmodi Legationum propria sunt.
Haec statuimus, decernentes praesentes Litteras firmas, validas atque efficaces exstare ac permanere ; suosque plenos atque integros effectus sortiri et obtinere ; ipsique Nuntiaturae Apostolicae nunc et in posterum plenissime suffragari; sicque rite iudicandum esse ac definiendum; irritumque et inane fieri, si quidquam secus super his, a quovis, auctoritate qualibet, scienter vel ignoranter attentari contigerit. Contrariis quibusvis nihil obstantibus.
Datum Romae, apud S. Petrum, sub anulo Piscatoris, die octavo mensis februarii, anno millesimo nongentesimo sexagesimo nono, Pontificatus Nostri sexto.

ALOISIUS Card. – TRAGLIA, 8. R. E. Cancellarius
Franciscus Tinello
Apostolicam Cancellariam Regens
£B Iosephus Rossi, Ep. tit. Palmyrenus, Proton. Apost.
Iosephus Del Ton Proton. Apost.

Loco £g Plumbi
In Ap. Cane, tab., vol. CXXX, n. Iß.”]

Sheikh Sabah Al Salem Al Sabah Reigned from 1965 – 1977

[65] Io fui nominato primo Pro-Nunzio Apostolico in quella Nazione. Mi recai, pertanto, nuovamente nel Kuwait per presentare all’Emiro le Lettere Credenziali. Dopo di essere stato ricevuto da lui, feci le altre visite protocollari, comprese quelle al Corpo Diplomatico. Tutti mi accolsero con grande cortesia, compreso l’Ambasciatore dell’Unione Sovietica, il quale fu di grande amabilità. A tutti i Diplomatici dissi che, dato il poco tempo che dovevo rimanere nel Kuwait, avrei ricevuto le visite protocollari in una mia successiva visita. L’Ambasciatore, però, dell’Arabia Saudita volle assolutamente ricambiare la mia visita, interessato com’era dalle mie considerazioni e proposte.
Tornato a Beirut, la stessa sera ricevevo un telegramma cifrato, in cui mi si comunicava il mio trasferimento in Irlanda. Crollarono tutti i miei sogni per un maggior contatto con i Paesi Arabi, specialmente con l’Arabia Saudita.
Il mio trasferimento in Irlanda suscitò immensa manifestazione di affetto e di rincrescimento fra la buona popolazione libanese e il Corpo Diplomatico.
Venne il giorno della mia partenza e l’aeroporto di Beirut era letteralmente stipato di personalità del Governo e specialmente di molti deputati cristiani, che mi vedevano loro malgrado partire.

Prima della mia partenza, il Presidente della Repubblica, Charles Hélou, volle insignirmi del Gran Cordone dell’Ordine Libanese del Cedro. In precedenza avevo ricevuto la Gran Croce dell’Ordine del Santo Sepolcro e la Gran Croce dell’Ordine di Malta.
Effettivamente la Revue du Liban nel suo numero del 10 Maggio 1969, ricorda che durante una colazione offerta all’Hôtel San Giorgio, il Ministro degli Affari Esteri, Signor Joseph Salem, mi ha rimesso le insegne del Gran Cordone dell’Ordine del Cedro, a nome del Presidente della Repubblica, in presenza del Ministro del Turismo, Signor Habib Keyrouz, di alti funzionari del Ministero degli Affari Esteri e di quelli della Nunziatura Apostolica.
In questa occasione il Signor Salem pronunziò un discorso, in cui ringraziava il Papa per la sua sollecitudine in favore del Libano e rese omaggio al ruolo di Monsignor Alibrandi alla testa del Corpo Diplomatico.
[66] Il Ministro additava Monsignor Alibrandi “fedele e leale amico del Libano e campione della Pace“. Questa espressione fu riportata in tutti i notiziari della radio e della televisione e da molti giornali.
Anche il Corpo Diplomatico testimoniò la sua simpatia per il suo partente decano con un pranzo all’Hôtel San Giorgio, il 4 maggio 1969. Nonostante la giornata domenicale e l’improvvisazione dell’invito, vi parteciparono oltre 40 Capi Missione dei 48 residenti a Beirut. Il Vice-Decano, Ambasciatore della Cina Nazionalista, Sig. Pei-Chi-Miao, mi rivolse un caldo indirizzo.
Ancora prima della mia partenza, mi fu assegnato il Premio Said Akl. Tale premio fu istituito nel 1962 dal famoso poeta e scrittore libanese Said Akl per rimeritare simbolicamente quanti con la loro opera promuovono la causa del Libano in ogni campo: della cultura, dell’arte, delle scienze, delle relazioni internazionali.
La stampa libanese dette molto rilievo alla notizia, riportando anche un comunicato della Agenzia Nazionale d’Informazione, in cui si diceva:

Le prix Said Akl pour Avril a été décerné au nonce Apostolique, Mgr Gaetano Alibrandi et ce, pour les efforts qu’il a déployés en vue de consolider les relations du Liban avec le Vatican et les maintenir à un période des plus critiques. Parmi les grandes Puissances à influence morale, le Vatican est resté le seul Etat n’ayant pas reconnu Israël. Son rôle d’appui accordé à la stabilité du Liban n’est surpassé que par les tentatives du nonce Apostolique, qui occupe un charge dans une partie du globe parmi les plus chères au coeur du Liban, de créer autour du Liban de grandes amitiès qui sauraient se tenir auprès de lui au besoin. Le Nonce a agi avec une rare perspicacité, il a apprécié la nécessité historique d’un liban intégral. Il a écrit, il a agi, il alutté pour que soit évité à ce Pays au rôle unique dans la civilisation, toute aggression ou tout affaiblissement de ses amitiés qui pourraient être préjudiciables à son avenir. Avec Gaetano Alibrandi a été écrite dans le livre d’action pour le Liban una page nuovelle“.

card-Renato-Raffaele-MartinoIl montante del premio è di mille lire libanesi e rappresenta una parte dei diritti sulle opere del poeta Akl. Il 24 Giugno 1969 nella sala del Sindacato della Stampa, in mia rappresentanza, Monsignor Renato Martino, Incaricato d’Affari della Nunziatura Apostolica, ricevette dalle mani del Presidente del Sindacato, Signor Ryad Taha, il premio a me attribuito.[67] Disposi che la somma fosse assegnata a un comitato che raccoglieva i fondi necessari per permettere a tre fratelli sofferenti di una grave malformazione cardiaca di recarsi negli Stati Uniti per subire un costoso intervento chirurgico.
La poetessa May Murr e suo marito Alfred scrivevano il giorno della presentazione del premio quanto segue:
Le prix Saïd Akl aura l’honneur d’être remis à Monsegneur Gaetano Alibrandi aujourd’hui même. Il est la preuve que le Liban tout entier, par la personne du plus grand Libanais de l’Histoire, Saïd Akl, éteint d’une éteinte d’Amour, de reconnaissance er d’admiration, l’apôtre qu’il a eu le bonheur de voir représenter le Christ sur sa terre cinq ans durant. Foi de Chrétiens et de Libanais, il nous reviendra celui-là qui désormais fair partie de notre glorieux patrimoine“.
[Continua]

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