[38]

VII.

NUNZIO APOSTOLICO NEL LIBANO 1964-1969

L’11 Febbraio 1964 giunsi a Beirut, dove cominciai la mia missione diplomatica nel Libano. Era la festa della Madonna di Lourdes e la mia missione non poteva cominciare sotto migliori auspici.
Ero passato da Istanbul, per salutare il mio amico, Comm. Pietro Cialian. Lo trovai [39] ammalato con una paralisi facciale e la sua dizione non era perfetta. Egli era stato amico di tutti i Delegati Apostolici in Turchia, cominciando da monsignor Roncalli, e di tutto il personale subalterno della Rappresentanza Pontificia. A tutti aveva dimostrato con generosità il suo attaccamento senza alcuna retribuzione. Faceva da interprete con le Autorità Turche con grande generosità e disinteresse. Morì lo stesso anno 1964 ed io, avvisato per telegramma dalla sua famiglia, andai a Istanbul, per presiedere ai suoi funerali. Apparve poi un articolo sulla rivista “Le Flambeau“, in cui si delinearono i meriti dello scomparso e furono passati in rassegna i Delegati Apostolici e i collaboratori diplomatici della Santa Sede.
Quando fui nominato Internunzio Apostolico in Indonesia, egli fece montare una pietra preziosa russa in un bell’anello. L’artista fu un orefice armeno ortodosso, da me ben conosciuto, quando mi trovavo in Turchia. La pietra si chiama Giacinto degli Urali (una specie di topazio russo), che aveva un valore storico perchè era stata incastonata nella fodera della spada dell’ultimo Zar di Russia. La pietra è stata attorniata da 12 brillanti, che erano appartenuti alla mamma del Comm. Cialian. La montatura rappresenta grappoli d’uva, per indicare l’Eucarestia, che sostengono i dodici brillanti (i dodici apostoli), che a loro volta sostengono la pietra (la Chiesa). Questo è il significato mistico del bellissimo e costoso anello.

Dopo la sua morte, la famiglia mi diede in dono una artistica Icona di scuola bulgara del XVIII secolo, firmata dal monaco Dubrichki. Il monastero era quello di Rila (120 Km. a sud di Sofia). Vi è l’influenza slava. In alto, in Staro-Slavo c’è scritto: “La tutta Santa Vergine e molto amata di Rila“. In basso a sinistra la firma del monaco. La Vergine porta gli abiti folcloristici bulgari. Lo stile non è nè greco, nè slavo, ma proprio della Scuola di Rila e di Tarnovo. L’immagine è coperta da lamina d’argento e sulla testa della Madonna a guisa di aureola vi sono 7 brillanti, che il Comm. Cialian fece applicare in ringraziamento [40] alla Madonna, per aver avuta salva la vita durante l’ultima guerra europea. La cornice è stupenda intessuta di foglioline d’argento, la cui fattura è diversa l’una dall’altra.


[40] Il ruolo di Nunzio Apostolico nel Libano, per quanto riguarda la vita della Chiesa, era  molto ristretto. Quattro Patriarchi, circondati da rispettivi Sinodi, erano indipendenti e le loro relazioni con il Nunzio Apostolico erano di pura cortesia, evitando il suo interessamento negli affari delle rispettive comunità. Il Nunzio era soltanto per distribuire i sussidi provenienti dalla Congregazione per le Chiese Orientali o far conoscere eventuali comunicazioni della Santa Sede. Nei Sinodi non era mai invitato. E per questo nella nomina dei Vescovi, il suo intervento era nullo. Durante la mia missione si riunì una volta il Sinodo del Melchiti, greci-cattolici, capeggiato dal Patriarca Maximos IV e furono nominati 4 nuovi Vescovi, Monsignor Hilarion Capucci, Monsignor Gregoire Haddad [*], un religioso salvatoriano e Monsignor Georges Haddad, quest’ultimo Arcivescovo di Tiro. Dei quattro, secondo il mio parere, Monsignor Georges Haddad era all’altezza del compito per la sua santità di vita, per il suo zelo e per la sua cultura.
Durante la guerra civile nel Libano egli si dimostrò pastore intrepido ed eroico; non lasciò la sua diocesi di Tiro e fu padre amoroso non solo dei suoi correligionari, ma anche dei musulmani, che egli aiutava con spirito altamente ecumenico. E’ morto di cancro. A lui mi legava una grande e forte amicizia.
Gli altri tre nominati erano di statura molto limitata. Tutti conoscono le gesta di Monsignor Capucci e le sue peripezie e compromessi con i palestinesi, tanto da essere arrestato dagli israeliti e finito in carcere.
Il religioso salvatoriano era una buona persona, di cultura però molto limitata; la sua bravura l’aveva dimostrata solamente negli affari finanziari.

Mgr Grégoire Haddad, “l’Abbé Pierre de l’Orient” (Photo: www.alaraby.co.uk)

[41] Monsignor Gregoire Haddad era un convertito dal protestantesimo e si dedicava alle iniziative sociali della sua comunità, tralasciando i valori spirituali. Era stato ordinato sacerdote senza aver fatto gli studi di filosofia. Alla morte di Monsignor Nabaa, Arcivescovo melchita di Beirut, mi recai a visitare il Patriarca Maximos IV, il quale era stato creato Cardinale da Paolo VI, suo malgrado, perchè non voleva accettare la nomina, considerando il Cardinalato una diminutio capitis, inferiore al suo grado di Patriarca. Quando andai da lui gli chiesi se pensava di elevare Monsignor Gregoire Haddad ad Arcivescovo di Beirut, di cui era Ausiliare. Mi rispose: “Jamais de la vie“. Venne però a morire e fu eletto dal Sinodo come Patriarca Monsignor Hakim, che prese il nome di Maximos V. Andato a felicitarlo, gli raccontai quello che il suo predecessore mi aveva detto di Monsignor Gregoire Haddad, solo a titolo di cronaca. Egli lo fece sapere all’interessato, il quale si sentì menomato dal mio intervento e venne alla nunziatura Apostolica accompagnato da Monsignor Capucci, quest’ultimo perorando la causa del suo collega Haddad. Io feci capire che non avevo nulla da dire e nulla da fare, perchè la decisione doveva venire dai voti dei membri del Sinodo.
Effettivamente Monsignor Gregoire Haddad fu eletto Arcivescovo di Beirut. Fu un vero disastro. La sua deficienza nelle scienze teologiche lo condusse a dissertazioni di tinta eretica, specialmente nei riguardi della Madonna. Le sue idee sociali, esagerate e non conformi a quelle del Magistero della Chiesa, dominavano la sua azione pastorale, a scapito del dogma e della dottrina tradizionale della Chiesa. Le sue strampalate asserzioni teologiche attirarono l’attenzione della Santa Sede e pertanto in seguito gli fu consigliato di dare la rinuncia del suo mandato di Arcivescovo.
Credo utile riferire le varie fasi della vicenda, come mi sono state esposte in seguito dal grande e santo Arivescovo di Tiro, Monsignor Georges Haddad:
17.X.71: Je vous envoie ci-joint un article publiè hier dans L’Orient-Le Jour par l’évêquw de Beyrouth, Mgr Gregoire Haddad. Les responsables chez nous apprécient de plus en plus combien Vous avez été prévoyant et lucide en toutes choses. En effect, dans la politique libanaise, il y a un renversement de valeur et on découvre tous les jours combien était erronée la politique du Président Chehab au Liban avec les Ferdayin et dans l’administration interne et comment dans les affaires ecclésiastiques, Vous saviez dire à temps le mot responsable“.
[42] Mons. Gregoire aveva scritto nel giornale, fra l’altro: “Mon rêve c’est de ne pas être évêque. Je voudrais retourner à la prêtrise, au laicat peut-être, pour donner au social tout mon temps“. A proposito scrivevo all’Arcivescovo Georges Haddad: “C’est pénible tout ce qu’il a dit: rien de surnaturel, rien du rôle de l’Evêque pour sanctifier et sauver les âmes. Le centre de ses sentiments est le passage suivant: ‘Mon rêve c’est de ne pas être évêque (c’est du mensonge), etc.’ – J’avais raison de ne pas l’avoir comme Archevêque de Beyrouth. – Oui, c’est vrai que pour faire du social il n’est pas nécessaire d’être prêtre ou pire évêque. C’est mieux qu’il s’en va, pour avoir un Evêque qui soigne les âmes que le corps“.
1.XI.71:C’est fut un ‘tollé’ général après la publication de fameux article de Mgr Grégoire Haddad dans ‘L’Orient-Le Jour‘, pour ceux qui le connaissent de près, cet article n’exprime cependant ses pensées que d’une manière voilée. Qu’un évêque puisse en arriver là, c’est bien triste.
J’en ai dit un mot à S.E. Mgr Bruniera et comment notre Patriarche a juoé sa comédie, lorsque s’étant rendu à Rome, il avait recommendé à Mgr Grégoire de l’y suivre et là, il l’avait présenté a Mgr Brini qui, à l’issue de l’entrevue, dit au Patriarche: ‘c’est l’un de vos meilleurs évêques‘. Ne devaient-ils pas, le Patriarche et Mgr Brini, s’en remettre à l’avis désintéressé et lucide du Nonce?
Notre Patriarche n’est pas encore rentré de Rome où il s’était rendu pour le Synode. Je suppose qu’il doit être bien déçu.
De plus en plus, on apprécie Vos interventions courageuses et prévoyantes pour le Liban et l’Eglise du Liban. Vos très nombreux amis évoquent toujours la grande et noble figure qu’ils ont la joie de connaître et d’estimer“.
[43] 16.XII.71:De retour de Rome, notre Patriarche dit qu’on a lui fait comprendre en hautslieux que la situation avec ‘l’évêque de Beyrouth’ ne puovait pas durer… Il semble très annuyé d’avoir appyué son élection et il constate, mais bien tardivement, que le Nonce avait vu plus clair que lui. Que va-t-il pouvoir faire? Ses démarches, jusqu’ici timides, n’inspirent pas grande confiance. Avec Vos très nombreux amis, nous évoquons très souvent Votre souvenir indélébile au Liban, que Vous avez beaucoup aimé et pour lequel Vous avez beaucoup fait et toujours avec grand courage et lucidité. Vos attitudes sont mieux comprises et plus appréciées maintenant“.
5.II.72.:La situation du Diocèse de Beyrouth ennuie beaucoup notre Patriarche mais jusqu’à présent aucune décision n’est prise. Il se rend compte que Votre Excellence avait vu plus clair que lui et que Vous lui donniez de conseils sincères“.

Mgr de Furstenberg en 1954 à Rémersdael pour le Centenaire

21.II.72:Du reste, avec vos nombreux amis au Liban, nous évoquons souvent votre suovenir et Vos interventions courageuses. Il s’est avéré que les évènements Vous ont donné raison… Maintenant on s’en rendu compte, y compris notre Patriarche“.
12.VII.72:Le Cardinal de Fürstenberg aurait fait savoir à notre Patriarche qu’il faut régler les cas de l’évêque de Beyrouth et le convaincre à présenter sa démission. Notre Patriarche est très annuyé mais n’aurait-il pas mieux fait de comprendre plus vite?… Combien Votre Excellence voyait clair et avait raison! Il s’en rend bien compte“.
2.I.73:Inutile de dire que nous avons évoqué (lui e i sacerdoti della sua diocesi) Votre souvenir ainsi que le courage et le perspicacité remarquables qui ont distingué Votre noble Mission au Liban“.
[44] 18.I.74:Il y a trois jours, une nouvelle revue intitulée ‘Al-Afaq‘ (Les Horizons) paraissait à Beyrouth; elle est fondée par Mgr Grégoire Haddad qui conteste cette fois l’Eglise comme Institution. Parmi ses collaborateurs, deux prêtres qui ne pratiquent plus. Destinée à être mansuelle, elle promet à chaque fois de ‘nuovelles perles’. Un fois encore, les responsables chez nous se rendent compte ancore d’une manière plus évidente combine Vous aviez raison, mais ils ont mis du temps pour le comprendre”.
12.V.74: “Le 30 Avril dernier, nous étions réunis en Synode particulier à Aïn-Traz pour le cas de notre Confrère Mgr Grégoire Haddad: on se demande, malgré ses déclarations, s’il croit à l’Eglise et comment il explique ses écrtis hétérodoxes. Chaque fois le Patriarche se rappelle de ce que Vous lui aviez dit à ces propos, mais c’est lui maintenant qui est le plus ennuyé“.
18.IX.74:A part l’affaire de Mgr Capucci, le cas de ‘Mgr Grégoire Haddad‘ apporte à Notre Patriarche et au Synode un maximum de préoccupations et de peine. Je Vous envoie ci-joint des extraits di journal ‘L’Oriente-Le Jour‘ qui relatent quelques renseignements à ce sujet. Combien Votre Excellence avait vu clair et comme le Patriarche et les autres responsables le reconnaissent maintenant… mais bien tard. Celui qui est le plus ennuyé et le plus peiné dans toute cette histoire, c’est bien notre Patriarche qui vient de suspendre Mgr Grégoire de se fonctions pour deux mois, renouvelables s’il le faut”.
12.XII.74:J’ai rencontré hier Mgr Tabet qui m’a remis Votre lettre… Nous avons passé un bon moment ensemble et nous avons pu évoquer Votre amour pour nos Eglises et pour le Liban. dans Vos prises de position perspicaces et courageuses. Notre Patriarche, qui a des fils à retordre avec Mgr Grégoire Haddad, ne cesse de répéter que Vous aviez vu juste et qu’il aurait bien fait d’écouter Vos conseils. Il ne sait que faire et il se rendra prochainement à Rome pour demander des directives concernant ce cas et le cas Mgr Cabbouji (Capucci)”.
13.IX.75: “L’affaireGrégoire Haddadest terminé; le Synode l’a transféré de Beyrouth à un évêché titulaire et c’est le R.P. Habib Bacha, sup. général des Peres Paulistes, qui sera ordonné demain archevêque de Byrouth. Notre Patriarche ne cesse de répéter qu’il devait dès le début suivre Vos conseils à son sujet“.
[Continua]

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